Il Movimento di Orania - Orania Beweging Stampa
Giovedì 27 Maggio 2010 14:43


Il professor Carel Boshoff, fondatore di OraniaOrania è una piccola cittadina di più di 700 anime, esclusivamente afrikaner bianchi (bianchi di lingua afrikaans), nel Capo settentrionale.
Orania doveva essere l’embrione di un “volkstaat” afrikaner bianco indipendente, che avrebbe dovuto realizzarsi su un’area che comprendeva il nord-ovest del Capo e una fascia della Namibia meridionale. Questa, almeno, era l’idea sostenuta dall’Afrikaner Vryheidstigting (AVSTIG, in italiano: Fondazione per la Libertà degli Afrikaner), che venne presentata nel febbraio del 1989 dal suo fondatore, il professor Carel Boshoff (scomparso nel 2011). Un’idea già elaborata, qualche tempo prima, dal Suid-Afrikaanse Buro vir Rasse Aangeleenthede (SABRA, in italiano: Ufficio Sudafricano per le Relazioni Razziali), organizzazione culturale fondata nel 1948 dall’Afrikaner Broederbond (in italiano: Fratellanza Afrikaner, una sorta di massoneria afrikaner bianca), e di cui Carel Boshoff fu presidente, dal 1972 al 1999.
Nel 1990 l’AVSTIG acquistò dal Dipartimento delle Acque sudafricano circa 430 ettari di terra ad Orania, per 1,6 milioni di Rand. Su tali terreni rimanevano strutture ormai fatiscenti, che erano state utilizzate, prevalentemente, per ospitare i lavoratori addetti alla costruzione della diga di Vanderkloof Gariep, sul fiume Oranje.
L’idea era quella di ritirarsi in terre ancora disabitate e povere, di scarso interesse per il regime a cui si stava consegnando il potere su tutta la regione (e quindi anche su di esse). Sventolando (abusivamente) delle bandiere boere, si propagandava un nuovo Trek, ma al contrario: una migrazione dalla nazione (boera) alla riserva anti-nazionale (afrikaner bianca) verso terre straniere alla nazione boera.
L’idea di uno Stato afrikaner bianco (con riferimento a tutti i bianchi: anglofoni, olandesi del Capo e boeri) era alla base dell’Unione del Sudafrica (poi Repubblica del Sudafrica, RSA), il macrostato forgiato nel 1902 dal capitalismo internazionale, mediante la forza militare dell’Impero britannico, che dopo aver sconfitto le repubbliche boere le annetté alle proprie colonie. Lo Stato afrikaner bianco (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans) sarebbe, in ogni caso, straniero ai boeri. Gli afrikaner (bianchi o non-bianchi) non sono i boeri. Non esiste, e non è mai esistita, una nazione “afrikaner”.
Nel novembre del 1991 venne acquistata anche la fattoria Vluytjeskraal, di 2.300 ettari. In pochi mesi la piccola e nuova “comunità” afrikaner bianca restaurò le case e iniziò a dotarsi di infrastrutture, utilizzando solo ed esclusivamente il proprio lavoro.
Forse, proprio nel tentativo d’ottenere un atteggiamento benevolo dal futuro regime, il professor Carel Boshoff entrò subito nella Konvensie vir ‘n Demokratiese Suid-Afrika (KODESA, in italiano: Congresso per un Sudafrica Democratico), costituitasi nel dicembre del 1991, e partecipò al processo di transizione che imprigionò tutte le nazioni della regione in un’unica entità.
Dal 1993 l’AVSTIG smise di insistere sulla secessione, dicendosi a favore anche di una semplice autonomia all’interno di una confederazione.
Carel Boshoff aderì prontamente all Vryheidsfront (VF, in italiano: Partito della Libertà), un partito politico creato nel marzo del 1994 dal gen. Constand Viljoen per disgregare l’Afrikaner Volksfront (AVF, in italiano: Fronte Afrikaner del Popolo-Nazione), la grande alleanza tra movimenti “nazionalisti” afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans) e l’Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB; a quel tempo grande movimento  nazionalista boero), di cui lo stesso Viljoen era presidente (sic), partecipando alle elezioni multinazionali del 27 aprile. La partecipazione del VF a tale voto diede una parvenza di legittimità al regime che si andava instaurando in Africa del Sud. Un regime che privava della libertà tutte le nazioni della regione. Un regime di cui il VF è complice, e parte organica.
Il professor Carel Boshoff fu nominato presidente del VF per il Capo settentrionale, e fu eletto al parlamento regionale.
Il Vryheidsfront si dichiarò a favore di un “volkstaat” afrikaner bianco autonomo, ma solo in quelle aree dove gli afrikaner bianchi fossero diventati la maggioranza. Un’ipotesi non troppo realistica, specie se non incentivata dalle istituzioni.
Il Vryheidsfront indicò come massimo “progetto a lungo termine” un “volkstaat” afrikaner bianco nel nord-ovest del Capo, tra Orania e l’oceano Atlantico. Un progetto chiaramente influenzato dalle dichiarazioni di Carel Boshoff.
Oggi, nel 2011, il Vryheidsfront (diventato “Vryheidsfront Plus”) non mostra più mappe e non parla più di “volkstaat” afrikaner bianco. Chiede solo, in modo molto generico, più autonomia regionale.
Il “volkstaat” afrikaner bianco non è stato riconosciuto, e non si è realizzato. Lo stesso professor Boshoff, nel 2005, ammetteva la sua delusione per le poche centinaia di residenti che aveva Orania, contro i circa 60.000 che aveva ipotizzato alcuni anni addietro.
La città di Orania è di proprietà di una società privata, la Vluytjeskraal Aandeleblok. Sopravvive come piccola “comunità” afrikaner bianca grazie a questo fatto.
Bandiera di OraniaNel marzo del 2009 Julius Malema, presidente della Lega Giovanile della ANC (ANCYL), ha fatto visita alla città e ha affisso i suoi manifesti lungo le vie, dove già erano appesi quelli del VF+. Lo ha accolto il figlio di Boshoff, nuovo presidente del Movimento di Orania dal 2007. Carel Boshoff IV ha sostituito il padre anche nel VF, oggi Vryhedisfront Plus, dopo l’unione con il Konserwatiewe Party van Suid-Afrika (KP, in italiano: Partito Conservatore del Sudafrica), con l’Afrikaner Eenheids Beweging (AEB, in italiano: Movimento di Unità Afrikaner) e con la Federale Alliansie (in italiano: Alleanza Federale). Carel Boshoff IV è oggi presidente del VF+ per il Capo Settentrionale.
Sulla strada di VF+ ANC che Volkstaat (STATO BOERO) può esserci? Nessuno. Gli afrikaner – con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans non-boeri – hanno sempre servito l’impero che li ha dominati.