1. La colonizzazione dell'Africa del sud Stampa

 

Libro: Boerestaat, di Robert van Tonder
Prima edizione inglese [1977]

Sommario

Capitolo 1

La colonizzazione dell'Africa del sud

Per quanto riguarda i paesi colonizzati, la storia del Sudafrica è unica. Tre distinte tipi di colonizzazione sono evidenti. Il primo tipo fu una migrazione graduale via terra, determinata dalla crescita della popolazione, i costumi tribali e influenze geografiche. Il secondo tipo ebbe inizio attraverso la creazione di una stazione di rifornimento al Capo e fu determinata inizialmente dalla crescita della popolazione e da fattori economici, per poi essere altamente condizionata, nella sua fase finale, da motivi demografici e politici. Il terzo tipo fu simile al modo in cui gli Stati Uniti, l'Australia e la Nuova Zelanda sono stati colonizzati.

1.1 Colonizzazione nera

In via generale è stato stabilito che le popolazioni di lingua bantu dell'Africa meridionale migrarono gradualmente dall'Africa occidentale e orientale.

“Evidenze archeologiche e l'uso del radiocarbonio come metodo di datazione di reperti, hanno dimostrato che dal 500 al 400 aC c'erano persone che vivevano in Africa occidentale ed orientale che sapevano come usare e lavorare il ferro. Questi uomini dell'età del ferro, oggi ritenuti dagli archeologi come persone di lingua bantu, migrarono verso sud in lente ondate successive, i tempi di questa migrazione furono dettati con ogni probabilità dalla crescita della popolazione.”

Con tutta probabilità lo sfruttamento eccessivo dei pascoli e le siccità cicliche furono i fattori più importanti.

“Testimonianze di marinai e di superstiti di naufragi hanno fornito agli storici una fonte di informazioni più attendibili sulla presenza di gruppi neri in Africa del sud. Ad esempio i racconti dei sopravvissuti della Santo Alberto (1593) e della Stavenisse (1686-88), che trovarono persone di lingua bantu sulla costa est del Sudafrica.”

“Loro (nguni) migrarono verso sud lungo la costa orientale dell'Africa del sud, tra la catena dei Drakensberg e il mare, e alla fine del 17° secolo i sopravvissuti del nubifragio della Stavenisse li videro più a sud-ovest del fiume Qonce/Buffalo. Nel 1800 le avanguardie degli nguni avanzarono ad ovest del fiume Nxuba/Fish.”

“Dal 1800 gli sotho iniziarono a vivere nell'interno ad ovest dei Drakensberg, in un'area delimitata dai fiumi Limpopo e Senqu/Orange.

“Migrando sempre più a sud, le persone di lingua bantu entrarono in contatto con i khoi/khwe (ottentotti) e i san (boscimani) che erano sparpagliati su grandi aree dell'Africa del sud. Né i khoi né i san furono ritenuti alla loro altezza, e furono costretti a cercare rifugio in aree più secche e più montuose. Ricerche linguistiche hanno provato, per esempio, che i khoi lungo la costa sud-est del Sudafrica occupavano in precedenza un territorio che si estendeva almeno fino al fiume Mzimvubu. Nel 1736 erano stati cacciati così a sud-ovest che il fiume Xesi/Keiskamma venne accettato come il 'confine' tra i khoi e i nguni meridionali (di lingua xhosa), anche se alcuni khoi rimasero a vivere come subordinati tra le persone di lingua bantu.

“Contatti tra gli nguni meridionali e i khoi, che influenzarono entrambi, si verificarono durante un periodo molto lungo che generò interazioni culturali e linguistiche, facilitate dal fatto che le culture e le organizzazioni sociali dei due gruppi presentavano alcune somiglianze. Questi contatti avvennero in vari modi, dei quali il commercio e i matrimoni misti furono probabilmente i più importanti [1].”

1.2 Colonizzazione bianca – Prima fase


Nel 1652 la Compagnia Olandese delle Indie Orientali mandò Van Riebeeck con un gruppo di 60 servitori per stabilire una stazione di approvvigionamento di prodotti freschi per le navi. I primi tentavi furono del tutto negativi e nel 1657 si ebbe la prima 'privatizzazione' in Sudafrica. A nove 'vryburgher[2]' venne concessa della terra da coltivare. Avevano previsto di commerciare esclusivamente con la C.O.I.O. La Compagnia non fu mai interessata a colonizzare il Sudafrica cosicché la stagnante economia portò le attività agricole dei 'vryburgher' ad arrivare ben presto ad una fase di sovra-produzione.

Come i loro figli raggiungevano l'età adulta non avevano molte alternative, così molti di loro accettavano la loro eredità, fatta di attrezzi, sementi e bestiame, e si spingevano verso l'interno, per coltivare per sé stessi. A causa del mercato limitato al Capo erano costretti ad una agricoltura di sussistenza e di totale auto-sufficienza, che gettò le basi per la Grande Migrazione (Grande Trek) che doveva aprire e civilizzare l'interno dell'Africa del sud. Generazione dopo generazione penetrarono nell'interno, sempre più lontano dalla comunità del Capo di Buona Speranza prendendo il nome di 'trekboer[3]'.
Le guerre religiose in Europa tra cattolici e protestanti produssero un'ondata immigratoria di ugonotti francesi. I primi arrivarono nel 1689 e attraverso matrimoni misti vennero assimilati dalla comunità del Capo. Si deve principalmente a loro la creazione de settore vinicolo nel Capo occidentale.

I boscimani del Capo, che erano cacciatori-raccoglitori nomadi, con poche cose, erano stati cacciati dal Capo occidentale dal conflitto tra ottentotti e trekboer. Nella metà del XVII secolo gli ottentotti, decimati dalle epidemie di vaiolo nel 1713 e nel 1755, erano dispersi. In questo periodo la popolazione coloured del Capo si era formata attraverso la mescolanza di prigionieri musulmani provenienti dall'India, ottentotti, schiavi bantu dal Madagascar, dall'Angola e dalla “costa degli schiavi” dell'Africa occidentale, con una piccola parte di schiavi malesi e bianchi. La comunità malese, come la comunità bianca, ha sostanzialmente mantenuto la propria identità razziale e culturale.

Nel 1800 erano passati 150 anni da quando Van Riebeeck era sbarcato al Capo. Nella storia delle colonie questo è un periodo cruciale. La Rivoluzione Americana ebbe luogo dopo che questo periodo di tempo era passato. La Gran Bretagna prese il potere in Canada dopo che era stato un colonia francese per 150 anni (e ad oggi i franco-canadesi non hanno ancora accettato il dominio inglese). Alla fine la Gran Bretagna prese al potere al Capo nel 1814, quando due tentativi per ottenere l'indipendenza erano già stati compiuti, con la repubblica di Graaff-Reinette e quella di Swellendam.

1.3 Colonizzazione bianca – Seconda fase

Nel 1795 la Gran Bretagna prese il Capo per prevenire il suo utilizzo da parte della Francia che era alleata dei Paesi Bassi durante le Guerre Rivoluzionarie Francesi. Dopo la pace di Amiens nel 1802 la colonia venne restituita ai Paesi Bassi nel 1803. Comunque, nel 1806 la Gran Bretagna rioccupò il Capo e negli accordi di pace di Vienna del 1814, la colonia venne permanentemente ceduta ai britannici.

Fin da subito la Gran Bretagna adottò una politica di anglicizzazione. Già nel 1814 il nederlandese venne ufficiosamente vietato nei tribunali. Nonostante la popolazione nederlandese del Capo avesse raggiunto la fase di naturale emancipazione, la Gran Bretagna inviò 5.000 coloni britannici nel Capo orientale nel 1820. Nel 1826 l'inglese fu dichiarato lingua ufficiale nei tribunali e la struttura dell'amministrazione, i 'Landdrost' e i 'Heemraden' che davano ai boeri una certa forma di rappresentanza, vennero rimpiazzati dai magistrati e dai commissari civili.

Nel decennio che seguì il 1820, si scatenò lo Mfeqane [4] all'interno dell'Africa meridionale. Il risultato fu che si andò a creare una pericolosa situazione di confine che diventò insostenibile con l'arrivo nel Capo orientale di fuggiaschi da nord. Questi formavano bande armate di predoni con l'obbiettivo di rubare bestiame delle fattorie isolate. Contemporaneamente l'amministrazione britannica del Capo, sotto l'influenza di filantropici missionari britannici, era incapace di fornire un'adeguata protezione ai boeri e di impedire che questi intraprendessero azioni punitive.

Dopo l'emancipazione degli schiavi tramite un atto del parlamento britannico nel 1833, il modo con cui venne determinato il risarcimento dei proprietari di schiavi, fu la proverbiale goccia che fece traboccare il vaso. Non solo ai boeri venne offerto un terzo del valore di ogni schiavo che avevano, ma il denaro doveva essere riscosso a Londra, di persona. Un'orda di speculatori arrivarono al Capo da Londra e si comprarono i diritti ad un decimo del loro valore.

I boeri nell'est ne avevano avuto abbastanza e così, nel 1835, la prima emigrazione organizzata verso nord ebbe luogo. Nel 1838 il ruscello si era trasformato in un fiume. Questi emigranti venivano chiamati dalla stampa 'De Uitgewekene Boeren', gli emigranti boeri. Nel 1852 la Convenzione del Fiume Sand riconobbe l'indipendenza di questi 'Emigrante-boeren' a nord del fiume Vaal. Nel 1854 agli 'Emigrante-boeren' tra l'Orange e i fiumi Vaal fu data l'indipendenza alla Convenzione di Bloemfontein.

Fino al 1880 la parola 'afrikaner' significò semplicemente 'africano'. Ma con la fondazione dello Afrikaner Bond nel 1880 assunse una sfumatura politica che descrive una persona di particolari convinzioni politiche. Nel 1882 gli afrikaner del Bond decisero di accettare la sovranità della regina britannica e di appartenere all'Impero britannico, e durante la Guerra Britannica (Guerra Boera) sostennero lo sforzo militare britannico nella Colonia del Capo su tutti i fronti.

Il significato attuale della parola 'afrikaner' – un'alterazione linguistica e totalmente inaccettabile – si è sviluppato dopo il 1925 quando la 'taal', come fino ad allora era stata chiamata, venne chiamata ufficialmente 'afrikaans' al fine di sostituire il nederlandese come lingua ufficiale. Per una discussione più dettagliata in merito vi invito a consultare il capitolo 13, pagina 135.

La seconda ondata di immigrazione britannica si ebbe con la scoperta dei diamanti nel 1867 e nel 1870. Nel 1874 l'oro fu scoperto a Pelgrimsrust e nel 1886 il filone principale fu scoperto nel Witwatersrand. A quel punto gli immigrati si riversarono in gran numero in Africa del sud creando una serie di tensioni politiche nella Zuid-Afrikaansche Republiek. Quando fu stabilito che questa particolare riserva d'oro non si sarebbe esaurita in pochi anni ma che si era dinnanzi al più grande Eldorado di tutti i tempi, la Guerra Britannica fu inevitabile[5].

L'ultima importante immigrazione di britannici è iniziata durante il mandato di Verwoerd come Primo Ministro. Un totale di circa 500.000 immigrati britannici sono stati portati in Sudafrica da allora [l'autore ha scritto questi testi nel 1977 o prima. Ndr].

Le date di emancipazione naturale dei discendenti di queste differenti ondate di immigrati britannici, applicando la regola dei 150 anni, sarebbero il 1970, il 2030, il 2050 e il 2100. Adesso bisogna tenere a mente che le moderne tecniche di comunicazione hanno ristretto il mondo, che l'inglese è una delle lingue ufficiali, che l'inglese è la lingua commerciale dominante e la continua esposizione di questo paese ai sottoprodotti della cultura anglo-americana. Aggiungiamo a questo che di recente c'è stato detto che siamo tutti 'sudafricani', anche se parliamo quindici lingue diverse e apparteniamo a gruppi culturali molto diversi. Allora non dovremmo stupirci se gli anglofoni sudafricani avessero una crisi di identità. Perché essere un 'sudafricano' esprime qualcosa di indefinito. Il significato della parola identità è: “La qualità o la condizione di essere uguali; di essere assolutamente o essenzialmente gli stessi; la stessa cosa[6].”



1. Citazioni tratte da “Tribes and Kingdoms” di J.S. Bergh & A.P. Bergh: DON NELSON, C.T. - Heritage Series.
2. Letteralmente: 'cittadini liberi'.
3. Letteralmente: 'contadini migranti'.
4. Per una descrizione di questa orgia di sangue e sterminio leggi quanto scritto da E. A. Ritter nel suo Shaka Zulu, capitolo 5 pagina 30.
5. Per conferma leggi 'The Boer War' di Thomas Pakenham.
6. Shorter Oxford Dictionary.

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