Comandante Willem Ratte, carriera militare Stampa
Mercoledì 20 Ottobre 2010 15:02

Dal Forum del 32esimo Battaglione

L’interessante storia di Willem Ratte, uno dei comandanti delle forze speciali sudafricane.

Guerra

Soldato in Rhodesia

Willem RatteDiversamente dal Sudafrica, che in quel periodo era ancora relativamente pacifico e prospero, una guerra sanguinosa infuriava in Rhodesia, suo paese confinante a nord-est. Willem non avvertì la famiglia di quelle che erano le sue reali intenzioni. Gli disse che si sarebbe trasferito a Johannesburg, ma invece si recò a Salisbury, la capitale della Rhodesia, ed entrò come volontario nell’esercito rhodesiano. Solo dopo che la sua domanda fu accettata telefonò ai genitori a Windhoek per informali in merito alla nuova carriera intrapresa. Negli anni successivi, Willem Ratte frequentò il corso di formazione per sottufficiali della Rhodesian Light Infantry (RLI [Fanteria Leggera della Rhodesia, ndr]) con grande successo, tant’è che fu trasferito all’unità d’elite SAS, la Special Air Service. In questa nuova funzione, svolse incarichi speciali come paracadutista. La guerra in Africa, specialmente la guerra di Rhodesia, non può essere paragonata in alcun modo agli scontri militari in Europa. Le azioni militari in Europa si caratterizzarono per il confronto su larga scala tra unità contrapposte che occupavano grandi aree, nella guerra africana nel bush [boscaglia africana, savana, ndr] è il singolo soldato al centro di tutto. Di tale natura erano i compiti assegnati al soldato Ratte. Agiva in piccole unità, generalmente composte da pochi uomini, con l’obbiettivo di spiare le basi nemiche, distruggerle e annientare il nemico. Questo era il compito per il quale era stato addestrato e che gli era stato inculcato. Tuttavia, vi erano anche nemici che non potevano essere combattuti con i coltelli o con l’R1: il terreno arduo, la boscaglia praticamente impenetrabile con i suoi alberi spinosi, la sete, il caldo indicibile anche di notte, la malaria e la schistosomiasi – per non parlare di un vero e proprio esercito di serpenti velenosi, scorpioni, pidocchi e i “grandi cinque”: rinoceronti, elefanti, bufali, leoni e leopardi. E in cima a tutto questo, uno zaino da almeno 40 chili sulla tua schiena per tutto il tempo. Non era solo nel conflitto vero e proprio che si poteva versare il proprio sangue. I vili tentativi messi in atto dai terroristi possono essere compresi parlando di un’azione “civile” – uno di un’interminabile lista di casi – che quasi costarono la vita al sottufficiale Ratte. Insieme a Ben van der Merwe, Willem volle far visita ad un amico a Samabula. I due uomini si incontrarono in una fattoria ed entrarono sulla loro jeep blindata. Il veicolo era appena uscito quando fece esplodere una mina, che sventrò completamente la parte anteriore della jeep. Fu un autentico miracolo che i due amici ne siano usciti indenni. Siccome i terroristi entravano in Rhodesia dal Mozambico per mettere mine e attaccare le fattorie, speciali azioni lungo i confini erano intraprese frequentemente. In quegli anni, Willem agiva con lo pseudonimo di Willum Butler. Nel libro commemorativo delle SAS della Rhodesia, si legge quanto segue in merito alla “Operazione Inhibit [interdizione, ndr]”, che ebbe luogo il 17 dicembre del 1978: “Erano ormai disperatamente a corto di acqua. Non erano riusciti a trovare niente durante la loro lunga marcia e quel poco che rimaneva nelle loro borracce era davvero molto prezioso. Sapevano che avrebbero avuto problemi se non avessero trovato acqua alla svelta. Il tenente Rich Standard, il suo secondo in comando, il sergente Billy Gardner, e la maggior parte degli uomini formavano il gruppo d’agguato, con il sergente Dale O’Mulligan e il suo collega in un primo gruppo di avanscoperta … e il sergente Willum Butler e il suo collega nell’altro. I gruppi di allarme avevano preso posizione ai lati del gruppo principale di agguato, e il sergente O’Mulligan si era appena tolto lo zaino e si era sistemato per aspettare i veicoli dello ZANLA [Zimbabwe African National Liberation Army (ZANLA), ala militare dello Zimbabwe African National Union, ndr], che il suo collega gli sussurrava che dei civili si stavano avvicinando. Come alzò gli occhi, vide un gruppo di uomini dello ZANLA militarmente equipaggiati, che passeggiavano lungo i binari della ferrovia. Passò rapidamente la segnalazione al capo missione, quindi contò quaranta terroristi. Gli uomini SAS, colti completamente alla sprovvista dal fatto che uomini dello ZANLA stessero camminando nella boscaglia, guardarono nella savana con stupore – e li lasciarono passare. Il nuovo tenente SAS sapeva di aver fallito. Rich Standard maledì sé stesso ma sapeva che non sarebbe stato sufficiente dire che non si aspettava uomini dello ZANLA appiedati. Sapeva che il suo errore non sarebbe stato né perdonato né dimenticato. Come aveva potuto lasciarsi sfuggire un’opportunità del genere?”. Ma per la maggior parte del tempo, Willum servì come un buon “butler” [gioco di parole. In lingua inglese “Butler” significa “maggiordomo”. Ndr]. Come membro dell’unità delle forze speciali, servì ai terroristi quello che meritavano. Come riconoscimento per le sue eccezionali azioni, Willum ricevette in seguito la decorazione rhodesiana al coraggio e alla dedizione al dovere, la “Wings on Chest”. Nel 1976 questo soldato d’elite fu seriamente ferito durante un attacco ad un campo di terroristi nel Mozambico. Un proiettile lo colpì alla coscia destra e un altro allo stinco sinistro, fu così evacuato all’ospedale da campo di Salisbury. Durante la sua convalescenza, la sua amicizia con una giovane donna di nome Aletta de Clerq – che era stata una conoscente, sua e del suo amico Johan Joubert – crebbe ulteriormente. Lei era una rhodesiana madrelingua afrikaans, di discendenza ugonotta, a quel tempo impiegata in una banca di Salisbury che nel tempo libero serviva spesso come riservista nella polizia, con il ruolo di “Woman Field Reservist”. Alcuni anni dopo, lei diventò sua moglie, e gli diede due figli e due figlie. Ad oggi, i loro amici continuano a chiamarla Aletta Zaanzie.
Willem recuperò velocemente, le cicatrici sono tutto ciò che rimane delle sue ferite. Appena tornato in salute fece ritorno alla sua unità. La carriera di soldato era la sua vita – era autenticamente nato soldato. La guerra di Rhodesia fu persa, per ragioni che non è necessario discutere qui. E’ sufficiente dire che un motivo essenziale della sconfitta, con il quale Ratte ha dovuto confrontarsi più e più volte durante la sua vita, fu: il tradimento. Quello che è importante in questo contesto è che, sebbene la guerra fosse perduta, la carriera militare del sottufficiale Ratte non ebbe fine. Al contrario, i sei anni trascorsi avevano dotato Willem Ratte di un’insuperabile addestramento militare, perfezionato dalla pratica intensiva e dalla costante esperienza fatta sul campo. Adesso, ricco di competenza ed esperienza, voleva mettere tutto al servizio del suo paese d’origine, dove le cose non erano più tranquille come in passato.


32esimo Battaglione

32esimo BattaglioneNel 1979, poco prima della cosiddetta “indipendenza” della Rhodesia, Willem Ratte lasciò la SAS per ritornare in Sudafrica, dove immediatamente entrò nella South African Defence Force. Non sorprende che l’esercito sudafricano abbia subito compreso l’abilità di Willem Ratte come soldato. Fu subito promosso tenente e immediatamente assegnato all’unità d’elite sudafricana, il 32esimo Battaglione. Questa unità di combattimento, guidata dal colonnello Deon Ferriera – con il quale Willem Ratte aveva una grande intesa – fu l’unità sudafricana delle forze armate più utilizzata, e di gran lunga quella che ebbe maggior successo, durante l’intera battaglia dell’Africa del sud-ovest e in Angola. Il battaglione era composto interamente da angolani cacciati dal proprio paese, che combattevano contro le truppe del governo comunista.
In quest’unità militare, il tenente Ratte diventò ufficiale in comando del gruppo selezionato di ricognizione. In conformità con gli scopi dell’unità, il compito primario del tenente Ratte e dei suoi uomini era quello di trovare e distruggere le basi della SWAPO [South West African People's Organisation. Organizzazione paramilitare di stampo marxista che operava in Namibia. Ndr]. E questo – visto dalla prospettiva dei terroristi comunisti – riusciva a farlo tremendamente bene. Sotto il comando di Willem Ratte, la sua unità diventò la più conosciuta non solo del 32esimo Battaglione, ma una delle più temute -  almeno per il nemico - tra tutte le forze di combattimento del Sudafrica. Nel 1984, il tenente Ratte fu promosso capitano e comandante attivo del 1 Reggimento sudafricano Salvage. Sfortunatamente non poté andare d’accordo a lungo con il suo ufficiale superiore, il comandante Willie Snyman, che si dava eccessivamente all’alcol. A causa di ciò, dopo soli sei mesi, il capitano Ratte lasciò l’unità e si fece trasferire a Nepara nel Kavango, dove progettò il piano Spiderweb e lo mise in atto. A quel tempo, la guerra delle mine stava procurando gravi sofferenze nell’area tra Sudafrica e Angola. Willem Ratte fu nominato responsabile di un progetto speciale nella provincia settentrionale del Kavango, chiaro quanto lodevole: ripulire il terreno e dare assistenza umanitaria. In un brevissimo lasso di tempo riuscì ad allestire insediamenti per i nativi, che erano stati messi a dura prova, e li pose sotto la propria protezione, assicurandogli la pace. Nessuno dei suoi protetti fu ucciso finché vi fu lui a farsene carico. E ancora: gli fornì cibo, così durante questo periodo, in particolare i bambini, poterono dimenticare gli orrori della guerra. Nel 1985, il capitano Ratte fu promosso maggiore. Nel 1987 il maggiore Ratte fu trasferito a Quando River nel Caprivi, dove iniziò ad addestrare soldati dell’UNITA [União Nacional para a Independência Total de Angola (movimento di liberazione dell’Angola, che fronteggiava il Movimento Popular de Libertação de Angola (MPLA, comunista). Ndr]. Lì, per un certo periodo, servì sotto il colonnello Jan Breytenbach, il quale lo calunnio quasi dieci anni dopo definendolo “ingenuo e dubbioso”. Comunque, con il successore del colonnello Breytenbach, il colonnello Bert Sachser, il maggiore Ratte se la cavò davvero molto bene, con il risultato che un alto numero di angolani fu in grado di attraversare la frontiera, per tornare a combattere per l’Angola, equipaggiato degli insegnamenti ricevuti. Il maggiore Ratte era totalmente convinto della missione che stava portando avanti, per dare un eccellente addestramento militare al maggior numero di neri che era possibile. Per quello lui lavorava giorno e notte, nella ferma convinzione di dover addestrare una grande forza contro la costante espansione del comunismo e del terrorismo. Non si era mai risparmiato, e questo lo portò anche a compiere un errore, durante una sessione di addestramento sulle mine, con gravi conseguenze. Il maggiore Ratte stava tenendo una lezione dimostrativa sulle mine anti-uomo, e ne stava spiegando la costruzione, la gestione e gli effetti. Al fine di mostrare alla sua classe come trattare quel dispositivo pericoloso, iniziò a smantellarlo. Dopo aver svitato l’otturatore, la concentrazione dell’esausto ufficiale, che per tanto tempo aveva servito in prima linea, venne meno per una frazione di secondo, e un movimento poco accurato causò l’esplosione del detonatore nella sua mano – portandogli via la parte anteriore del pollice destro e un altro dito.
Due anni dopo fu trasferito al 5 Salvage Unit della South African Defence Force. Nel marzo del 1989, all’incirca quando iniziò la politica dell’UNTAG [United Nations Transition Assistance Group, missione delle Nazioni Unite nei territori dell’Africa del sud ovest (Namibia). Ndr], che costrinse la South African Defence Force a ritirarsi, e che diede il potere alla SWAPO, il maggiore Ratte istituì la Fondazione Ombili. Il suo amico dei giorni passati nel 32esimo Battaglione, Dawid van der Merwe, gli diede instancabile assistenza. Questo particolare progetto umanitario, una fondazione sociale per proteggere i diritti dei boscimani [primi abitanti dell’Africa del sud, dalla pelle giallo-marrone con tratti orientali. Ndr], prese vita a nord di Tsumeb, presso la fattoria “Hedwigslust” di proprietà di Klaus Mais e di sua moglie Beate. Va ricordato che i boscimani sono un popolo a sé stante, che ha avuto la sfortuna di essere sfruttato come schiavo in più occasioni, da tribù più potenti. Inoltre, il loro spazio vitale è stato progressivamente minacciato e distrutto dall’industrializzazione, l’urbanizzazione e il turismo. Il fatto che alcuni di questi primi abitanti dell’Africa meridionale siano sopravvissuti fino ai giorni nostri, mantenendo la propria cultura, è anche grazie agli sforzi di Willem Ratte. Inoltre, soprattutto dopo il ritiro delle forze armate sudafricane, altri idealisti dell’Africa del sud ovest si sono dichiarati disposti a sostenere e sviluppare il progetto. Dopo la morte di Klaus Mais, uno dei fondatori, sua moglie ha continuato il lavoro. Oltre all’orticoltura, l’agricoltura e l’allevamento, i boscimani occupano il tempo con piccoli lavori, di artigianato e ricamo. La maggior parte dei prodotti sono venduti all’estero, e il ricavato è utilizzato dai boscimani per comprare zucchero, sapone, sego, tè, caffè e tabacco. “Gli articoli fatti a mano”, recita un opuscolo pubblicato dalla Fondazione Ombili, “richiedono molto più tempo e sforzi di quanto si pensi. Nel caso dei cestini, per esempio, le foglie di palma devono essere prima raccolte e poi lavorate. Poiché hanno una diversa concezione del tempo rispetto a noi, e non mirano ad una vita frenetica, i boscimani impiegano giorni e settimane per preparare le loro manifatture.” Questa fondazione è stata possibile, anche, grazie alla generosa assistenza finanziaria dalla Germania, comprese donazioni di singoli tedeschi e di organizzazioni, come la Förderungsgesellschaft Afrika, la Verein Hilfe zur Selbsthilfe, la Dutsch-Namibische Entwicklungsgesellschaft e l’imprenditore Gerd Brülle, la famiglia Ressle della Bavaria e la famiglia Schwarz di Heilbronn, tanto per menzionarne alcune. La Fondazione Ombili è una delle poche organizzazioni africane per i diritti umani, internazionalmente riconosciute, che realmente salvaguarda la vita e l’esistenza di un popolo minacciato, e che non si è piegata ai voleri e agli interessi di gruppi politici. Nel 1990, Willem Ratte fu promosso comandante. La politica era cambiata. Le truppe sudafricane si erano dovute ritirare dall’Africa del sud ovest. L’anno e mezzo successivo lo trascorse prima a Phalaborwa, e poi a Queenstown, la sua ultima guarnigione.