Libertà, di Piet Rudolph (19 luglio 2010) Stampa
Giovedì 12 Agosto 2010 16:27

L’articolo sotto, redatto da Piet Rudolph dell’Orde Boerevolk, è stato tradotto dall’afrikaans (titolo originale: “Vryheid”).
L’articolo è stato diffuso in data 19 luglio 2010.

 

Libertà

 

Vogliamo la libertà?
Monumento PaardekraalLentamente ma inesorabilmente, l’uomo bianco sta realizzando che la guerra è contro di lui. Questa è una guerra di pulizia razziale finalizzata a porre fine alla civiltà bianca. Al nemico, nella sua forma nera, non importa se siete boeri, afrikaner o addirittura inglesi, ma se la vostra pelle è bianca.
Proprio per questo, le divisioni che continuano ad affliggerci, sono un lusso che non possiamo più permetterci. La nostra nazione è ancora divisa in vari gruppi che impediscono di mettere in pratica “L’unione fa la forza” [storico motto boero, ndr].
Siamo grati a tutti quelli che cercano di riunire il nostro popolo, insegnandogli la comune appartenenza. Il fine settimana scorso un tentativo è stato fatto a Paardekraal, da Andries Breytenbach [dell’Afrikanerfront. Ndr], da Paul Kruger [della Volksraadsverkiesingskommisie – VVK - in italiano: Commissione Elettorale per l’Elezione di un’Assemblea Popolare afrikaner-boera, ndr], e dai Verkenners [Movimento scoutistico afrikaner, ndr], un tentativo a cui ci siamo uniti con gioia, seppur sia solo l’inizio di un lungo cammino. Un programma specifico sta per essere redatto e sta prendendo forma. Lungi dall’essere perfetto, è comunque un passo nella direzione giusta. Se questo programma non sarà finalizzato a riottenere tutte le nostre libertà, sarà condannato al fallimento. I cosiddetti afrikaner parlano di “libertà”, ma spesso molti di noi non capiscono cosa intendono esattamente con questa bella parola.

Alla ricerca della libertà
Il bisogno di libertà della nostra nazione taglierà i legami tra la nostra gente. Anche con quelli che sperano la situazione cambi, ma che non fanno nulla per modificarla.
Questo probabilmente è quello che accadde ai vortrekker [pionieri – boeri. Ndr] prima di abbandonare le loro case per andarsene dai britannici. Tra loro c’era chi non voleva andare. Per questi ultimi il governo britannico era accettabile, la bandiera inglese era accettabile, e da molti l’inglese era parlato come lo parlano gli inglesi. Per molti di questi era più facile dire addio ai propri famigliari che abbandonare i propri possedimenti.
Si autodefinivano afrikaner, avevano la loro lingua, e seppur discriminata, poterono continuare a parlare l’afrikaans. Non avevano terra di loro proprietà, e neppure la bandiera e l’inno inglese gli appartenevano. Dopo che erano passati quasi 40 anni da quando i loro fratelli avevano preso i carri nel tentativo di arrivare alla libertà, iniziarono delle dispute riguardo alla lingua ma rimasero comunque sotto i britannici. Queste diversità e divisioni esistono ancor’oggi e non possono essere ignorate. Il fatto è semplice: solo la nazione Boera ha cercato di essere libera. Solo lei si spinse verso l’ignoto selvaggio e lo domò. L’Africa del sud, nella sua interezza, non era solo il nostro paese e non potrà mai essere solo il nostro paese.

La nazione Boera
I boeri andarono verso nord alla ricerca di un posto da chiamare casa. Lì, tra difficoltà e pericoli, iniziarono a vivere come un popolo e a trasformarsi in nazione – la nazione Boera.
Nel 1838, circa sei mesi prima della Battaglia del Fiume di Sangue, il Governatore inglese del Capo scrisse una lettera ai vortrekker, con l’intestazione: “Ai Boeri circa i loro confini stabiliti”. Questa lettera riconosceva i vortrekker come nazione ancor prima che avessero un proprio territorio. Questo mostra chiaramente la differenza tra coloro che rimasero nel Capo e quelli che poi furono i fondatori delle due Repubbliche Boere, il Transvaal e lo Stato Libero di Orange. Per cui è sciocco parlare di “afrikaner” quando si parla dei boeri. I due gruppi sono come il sale e il pepe. Lavorano bene insieme, ma sono in due contenitori diversi. Non sono la stessa cosa, e non possono essere confusi.
Può sorgere confusione, invece, quando si parla di libertà. Cosa significa libertà per gli afrikaner? Significa, certamente, avanzare pretese su un territorio e proclamarne la legittima proprietà?
Per i boeri è un concetto semplice – noi avevamo un territorio che potevamo dire nostro. La storia è stata scritta con il sangue, le lacrime e il sudore. Per quello soffrimmo e combattemmo, dando e versando il nostro sangue. Per quello mettemmo le nostre donne e i nostri bambini sull’altare [riferimento all’uccisione di 27.000 donne e bambini nei campi di concentramento inglesi, ndr]. Per quello pagammo un prezzo enorme, un prezzo che stiamo pagando ancor oggi, come servi, e con il sangue, perché continuiamo ad essere ammazzati.
Possibile che dopo esser fuggiti dalle fiamme e dalla repressione della vecchia Europa, come protestanti, noi si finisca qui distrutti e macellati? No, mille volte no!
Allora, chiediamo una volta per tutte agli afrikaner, come nostri fratelli – che cosa intendete quando parlate di libertà e dove volete la libertà? Potete davvero ignorare la nostra storia? Se volete una qualsiasi altra forma di libertà, diversa dalla restaurazione delle Repubbliche Boere, e intendete la libertà in quanto bianchi, questa è una libertà diversa, che noi dobbiamo riconoscere come tale.
Le circostanze impongono che i nostri leader trattino con il nuovo potere. Una libertà annacquata per il nostro popolo, sarà come morire a fuoco lento. Il concetto “afrikaner” deve essere sezionato e analizzato perché troppe strane credenze si annidano in esso.
Gli afrikaner sono conosciuti per i facili compromessi. La nostra liberazione dovrà essere senza compromessi. Altrimenti avremo fatto tutto per niente!