La VVK è fuori dai confini della nazione boera PDF Stampa E-mail
Sabato 05 Marzo 2011 14:43

Boere-Volkstaat (Boere Republieke)Volkstaat.org supporta l’indipendenza della nazione boera, l’unica nazione bianca in Africa. Gli afrikaner, con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans, non sono una nazione. Per cui non hanno diritto all’indipendenza, perché solo le nazioni hanno tale diritto.
Gli anglofoni bianchi non sono una nazione, gli inglesi sì. I francofoni bianchi non sono una nazione, i francesi sì.
Sostenere un “nazionalismo” artificiale (afrikaner), serve solo ad indebolire l’unico nazionalismo bianco africano reale: il nazionalismo boero.

La maggior parte degli afrikaner, con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans, non partecipò al Grande Trek. La maggior parte degli afrikaner combatté contro i boeri durante il conflitto tra Impero britannico e Repubbliche boere. La maggior parte degli afrikaner sostenne il regime della RSA che imprigionò le Repubbliche boere.

Il fatto che molti bianchi sudafricani, anche discendenti biologici dei boeri delle Repubbliche boere, utilizzino i termini “afrikaner” e “boero” come sinonimi, testimonia la loro grande crisi di identità, indotta dalla propaganda capitalista-comunista che gli ha lavato il cervello, e forse anche di più: lo spirito.

Utilizzare i due termini “afrikaner” e “boero” accostati, fosse anche in buona fede, credendo di promuovere unità, serve solo a partorire un nonsenso: una nazione che non esiste e non può esistere. Due popoli insieme non fanno una nazione, fanno l’anti-nazione, la falsa nazione che nega quella vera.

Piet "Skiet" Rudolph, Robert van Tonder, Eugene Terre'Blanche

AWB: gli inglesi pro-beri sono con Eugene Terre'Blanche!I confini di una nazione, come quelli di una famiglia, sono quelli naturali, dettati dal sangue e dallo spirito. Essere discendenti dei boeri non significa esserne solo i discendenti biologici, ma soprattutto quelli spirituali. Come scriveva Robert van Tonder, intellettuale che favorì la rinascita spirituale boera, qualsiasi afrikaner bianco può diventare boero, se ne abbraccia la cultura, la tradizione, e lo spirito.
Eugene Terre’Blanche, storico leader boero, spese la vita per riunire gli afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans) e gli altri bianchi dell’Africa del sud, non certo per dividerli, ma sotto le bandiere della nazione boera, per farne dei boeri. Il “Volkstaat” promosso dall’Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB) non era un pezzo di terra in un posto qualsiasi dell’Africa del sud, per genti bianche qualsiasi, ma uno Stato boero (il “Boerestaat”), per i boeri, sulle terre delle Repubbliche boere. L’Afrikaner Volksfront (AVF), che si formò nel 1993, sosteneva l’indipendenza boera, e in caso di fallimento dei negoziati (come poi avvenne) aveva previsto una Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza Boera: piano indipendentista (poi portato avanti, nel 1994, solo dall’AWB) che prevedeva la liberazione del Transvaal occidentale (e non di una terra qualsiasi in un posto qualsiasi).

 

Boerestaat (Boer Volkstaat)

Gli sforzi della Volksraad Verkiesing Kommissie (VVK, in italiano: “Commissione Elettorale per l’Elezione di un’Assemblea Popolare afrikaner boera”) per eleggere candidati che rappresentino una ipotetica nazione “afrikaner boera”, non vanno quindi nel verso giusto.

Sicuramente la stragrande maggioranza delle persone che lavorano e partecipano alla VVK sono brave persone, assolutamente in buona fede. Tra i suoi candidati figurano anche persone stimate ed importanti, come Clive Derby-Lewis, Steyn van Ronge (nuovo leader dell’AWB) e Franz Jooste del Kommandokorps, ma questo non ci deve distrarre dalle finalità di tale commissione.
Leggendo gli scritti di molti candidati, si comprende che non sono boeri in spirito. Già questo invalida il tutto. Solo i boeri possono guidare i boeri. L’esempio più eclatante è quello di Dan Roodt, acerrimo nemico dei veri nazionalisti boeri, che tanto si sta prodigando per sostenere e diffondere un pensiero afrikaner-giudaico, organico e utile solo al capitalismo-comunismo.

A volte non serve saper leggere, basta guardare le figure. Da una parte Dan Roodt, dall’altra Piet “Skiet” Rudolph, ultima icona del popolo boero. La scelta da fare è evidente.

I fatti di Paardekraal, dove Piet “Skiet” Rudolph (74 anni) è stato minacciato, oltraggiato, picchiato  e fatto arrestare dagli afrikaner per aver sostenuto la causa boera, impongono una scelta di campo.
Le forze di sicurezza dell’AWB, presenti a Paardekraal, non sono state sicuramente responsabili di quello che è avvenuto; sono composte da patrioti coraggiosi, che cercano di aiutare il loro popolo. Purtroppo, quello non è il loro popolo. Gli afrikaner non sono il loro popolo; anche perché gli afrikaner non sono un popolo.
In questi giorni Volkstaat.it ha pubblicato un documento dell’AWB, scritto nel 2002 e ancor oggi sul sito internet del movimento. La nazione boera non è una “nazione” afrikaner. Leggetelo, amici.
Le parole di Paul Kruger, di altri della VVK e di Jaco Mulder (VF+), dopo i fatti del 17 febbraio a Paardekraal, sono la “bandiera” afrikaner, ancora una volta sventolata contro i patrioti boeri, contro Piet “Skiet”. La bandiera di chi ha combattuto per l’Impero britannico, di chi ha sostenuto la RSA contro l’indipendentismo boero, di chi nega l’esistenza del Boero indicandolo come “agricoltore” (sic).

Il progetto della VVK è un progetto afrikaner, che ricorda quello del Vryheidsfront (Freedom Front), quando gli afrikaner parlavano di uno Stato indipendente nel Capo. Anche se fin dal 1994 il VF (oggi VF+) siede nel parlamento dell’Impero capitalista-comunista che regna in Africa del sud. E tanti afrikaner votano per lui.

Molti ritengono che l’iniziativa del VVK sia comunque positiva. La popolazione bianca di lingua afrikaans in Africa del sud è sempre più disgregata, i movimenti politici hanno perso membri e forza, le persone sono sempre più povere, molti hanno lasciato l’Africa del sud, la criminalità dilaga e vivere è sempre  più difficile e pericoloso.
Ma imboccare l’ennesima strada sbagliata servirà solo ad allontanarsi dalla meta.
Registrarsi e votare è molto semplice. Ma basta guardare i paesi europei, che votano stabilmente: le loro nazioni stanno camminando verso il proprio genocidio (culturale, biologico e spirituale).
La libertà, e la sopravvivenza, non si ottengono con una matita.

Come ha ricordato di recente Piet “Skiet”, 4.313 donne boere e 22.057 bambini boeri vennero assassinati nei campi di concentramento inglesi, durante la II guerra di liberazione. Un sacrificio enorme, per una piccola nazione, che non voleva rinunciare a sé stessa. Oggi, i loro discendenti, rinnegheranno di esseri boeri? Peggio del genocidio c’è solo l’auto-estinzione.

Prima di voler liberare la nazione bisogna aver chiaro cos’è la nazione. Quali sono i suoi confini, biologici e spirituali, e poi territoriali.

Volkstaat.org ritiene che la VVK sia fuori dai confini della nazione boera.

Libertà per la nazione boera!