Gen. Constand Viljoen PDF Stampa E-mail
Venerdì 29 Aprile 2011 02:08

Generale Constand Viljoen. Capo delle forze armate della RSA (SADF). 29 dicembre 1983Constand Laubscher Viljoen è nato il 28 ottobre 1933, a Standerton, in Africa del sud. E’ sposato con Christina Sussanna Heckroodt e ha quattro figli e una figlia.
Nel 1955 conseguì una laurea in scienze militari all’Università di Pretoria e nel 1956 si arruolò nell’esercito della RSA (Republic of South Africa, Stato dei “bianchi” [con riferimento al solo colore della pelle] in Africa del sud). Nel 1965 venne nominato comandante. Nel 1974 venne nominato Direttore Generale delle Operazioni presso il quartiere generale dell’esercito della RSA e successivamente diventò il Direttore dello Staff delle forze di difesa. Nel 1975-1976, durante la campagna in
Angola, fu l’ufficiale più anziano. Nel 1977 diventò Capo dell’Esercito.
Gen. Constand Viljoen (SADF)Nel 1978 pianificò la Battaglia di Cassinga (in Angola, il 4 maggio 1978) - il più grande attacco aviotrasportato delle SADF - contro le truppe della SWAPO (South West Africa People’s Organization), di Cuba, dell’Angola, della Germania dell’Est e dell’Unione Sovietica.
Nel 1980 venne nominato generale, e capo di tutte le Forze Armate della RSA (SADF).
La sua carriera militare, ai vertici di forze armate di un paese da anni in guerra (la RSA combatteva su più fronti in Africa del sud), gli portò grande fama e le simpatie dei “nazionalisti” afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans).
Nel 1985 si ritirò dall’esercito per dedicarsi ad attività rurali.

Periodo storico
Sul finire degli anni ’80 il capitalismo internazionale ritenne che i tempi fossero maturi per l’instaurazione di un grande Impero in Africa del sud, amministrato da un grande forza politica nera e comunista (l’ANC). Tale impero doveva sostituire quello della RSA, amministrato politicamente dagli afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans), e inglobare vari Stati indipendenti o autonomi neri. Tale progetto ricevette il sostegno di tutte le forze capitaliste-comuniste internazionali, in tutte le loro molteplici forme ed espressioni.
Il 2 febbraio 1990 FW De Klerk (leader del Nasionale Party [NP] e presidente della RSA), annunciò nel Parlamento della RSA che l’African National Congress (ANC), il Pan Africanist Congress (PAC) e il South African Communist Party (SACP, Partito Comunista Sudafricano) – fino a quel momento combattuti in quanto terroristi - sarebbero stati riammessi alla legalità, e Nelson Mandela (condannato per terrorismo) scarcerato. La scarcerazione dei terroristi comunisti, com’era logico aspettarsi, fece aumentare drammaticamente gli episodi di violenza in tutta la regione. Ciononostante, nel giro di pochi mesi, tutte le leggi che rimanevano del sistema dell’Apartheid (già modificate durante gli anni ’80), vennero abolite. L’abolizione delle leggi dell’Apartheid (strumento capitalista responsabile di aver modificato demograficamente l’Africa del sud) decretava la fine della RSA (l’Impero “bianco” [con riferimento al colore della pelle]). Ma l’azione non era volta a liberare i popoli che tale Impero aveva soggiogato, a partire da quello boero (visto che varie nazioni nere si erano viste riconosciute l’autonomia o l’indipendenza), bensì a crearne uno nuovo, ancora più grande, che inglobasse sia la RSA sia vari altri Stati autonomi o indipendenti neri, per mettere tutte queste nazioni sotto un’unica forza politica comunista, che tutelasse gli interessi del capitalismo internazionale: l’ANC.
Nonostante la Costituzione della RSA fosse stata cancellata dall’abolizione di alcune sue leggi fondamentali, lo NP rimase al potere. Per darsi una parvenza di legittimità (che non aveva) nel marzo del 1992 tenne un referendum popolare, riservato a chi era stato classificato “bianco” (di qualsiasi nazionalità, ma avente la pelle piuttosto chiara) dall’impero della RSA. In esso, dopo un estenuante bombardamento mediatico finanziato dal capitalismo internazionale, si chiedeva di approvare la condotta di De Klerk volta a negoziare una nuova costituzione. La maggioranza di bianchi di madrelingua afrikaans (boeri e non boeri) votò “no”, ma la maggioranza totale dei bianchi [con riferimento al colore della pelle] votò “sì”.
Tra i vari movimenti che si erano schierati per il “no” vi erano anche: il Konserwatiewe Party (KP), lo Herstigte Nasionale Party (HNP), e l’Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB); che proprio grazie al fine comune, avevano iniziato a collaborare.
Lo HNP era un piccolo partito, ma aveva un leader molto rispettato: Jaap Marais.
Il KP, nelle elezioni della RSA del 1989, aveva ottenuto il 31,5% dei voti. Era la principale forza di opposizione parlamentare e si fondava su un voto prevalentemente afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans) molto forte nelle aree delle ex Repubbliche Boere. Raccoglieva circa il 43% del voto afrikaner (e solo il 7,5% circa di quello degli anglofoni), e controllava la maggior parte delle amministrazioni del Transvaal.
L’AWB era una grande forza nazionalista extraparlamentare dotata di strutture paramilitari, l’unica realmente capace di mobilitare uomini, politicamente e militarmente (tanti suoi uomini avevano combattuto durante la Guerra Sudafricana di Confine).
Queste tre forze, però, nel 1990 avevano ancora finalità diverse. L’AWB sosteneva l’indipendenza boera, mentre la maggioranza del KP sosteneva la RSA, così come lo HNP.
Tra il 1990 e 1993, l’Africa del sud fu teatro di una massiccia serie di attentati dinamitardi, azioni armate, e manifestazioni paramilitari di piazza, condotte dai nazionalisti boeri, allo scopo di forzare il Governo dell’Impero della RSA; i comunisti; e il capitalismo internazionale; a riconoscere l’indipendenza di uno Stato Boero sulla terra delle Repubbliche Boere.
Con il passare dei mesi, e il progredire dei negoziati per la creazione del nuovo Impero; l’idea di uno Stato indipendente sulle terre delle Repubbliche Boere iniziò a sembrare l’unica via percorribile anche al KP.
Nel settembre del 1992, il KP; l’Inkatha Freedom Party (IFP) degli zulu; lo Stato del Bophuthatswana; lo Stato del Ciskei; e lo Stato del KwaZulu; fondarono il COSAG (Concerned South Africa Group), che chiedeva la libertà per tutte le nazioni dell’Africa del sud.
La situazione, in tale periodo, era estremamente instabile. Gli zulu minacciavano la guerra, qualora non gli fosse stata riconosciuta l’indipendenza, e intanto si scontravano e si ammazzavano con l’ANC. I bianchi venivano uccisi dai terroristi neri. Le bombe dei nazionalisti boeri scoppiavano, e questi minacciavano di dare inizio alla loro Terza Guerra di Liberazione.
Il 10 aprile 1993, Janusz Waluś – anticomunista polacco emigrato in Africa del sud – uccideva Chris Hani, segretario del SACP ed ex capo di stato maggiore del braccio armato della ANC. Si era sull’orlo di una guerra.

Constand Viljoen su nuovo fronte afrikaner: in politica
Nel 1993 Constand Viljoen alla guida di altri ex-generali delle Forze Armate e delle forze di Polizia della RSA, si presentò agli afrikaner bianchi (con riferimento a tutti i bianchi di madrelingua afrikaans, boeri e non boeri) garantendo l’appoggio, estremamente importante, di ampi settori delle Forze Armate e delle forze di Polizia della RSA alla causa indipendentista del “popolo-nazione boero/afrikaner” (era questo il termine utilizzato prevalentemente) da realizzarsi sulle terre delle Repubbliche Boere (circa il 16% di tutto il territorio); il “Volkstaat” (letteralmente: “lo Stato del popolo-nazione”).
Polizia e Forze Armate della RSA erano ancora guidate da bianchi (con riferimento al solo colore della pelle), i quali, per anni, avevano combattuto contro quelle stesse forze a cui le elite della RSA e le elite internazionali stavano consegnando (formalmente) molte nazioni, una bianca (quella boera) e le altre nere, dell’Africa del sud.
La partecipazione degli ex-generali, le loro promesse e le loro assicurazioni, furono il collante per mettere insieme vari movimenti ed organizzazioni. Con il loro appoggio (che era credibile, in quella fase storica) l’indipendenza degli afrikaner bianchi (con riferimento a tutti i bianchi di madrelingua afrikaans, non boeri) e dei boeri, su una buona parte delle terre che erano state delle Repubbliche Boere, pareva assolutamente realizzabile.
Nel 1993 la figura di Constand Viljoen apparve a molti come quella di un salvatore. Una figura nuova in campo politico (anche perché non era un politico, ma un militare), con un passato di prestigio, capace di radunare afrikaner bianchi e boeri per condurli verso la libertà, contrapponendoli e liberandoli da quel potere che, dopo aver alterato demograficamente l’Africa del sud con l’Apartheid, stava ora consegnando popoli e nazioni ad una grande forza politica nera e comunista (l’ANC).
Le speranze, purtroppo, oscurano spesso la realtà creando pericolose e malsane illusioni. Constand Viljoen non era un rivoluzionario boero, pronto a guidare una guerra contro i poteri forti dell’Africa del sud e internazionali per liberare la nazione, al contrario: era solo un bianco di lingua afrikaans che aveva fatto carriera proprio per la fedeltà a tali poteri. E su tale strada – come tanti altri - rimarrà sempre.

Costand Viljoen sfruttò l’AWB (Afrikaner Weerstandsbeweging) e il KP (Konserwatiewe Party van Suid-Afrika) - e altri movimenti minori - per acquistare peso politico, e per affermarsi nell’opinione pubblica come leader “nazionalista”.

Insieme ad altri ex-generali della RSA, si impegnò per costruire un grande polo indipendentista (l’Afrikaner Volksfront, AVF) attorno alla sua figura, dopodiché lo distrusse, agendo affinché gli afrikaner bianchi e i boeri continuassero a seguirlo, ma da un’altra parte, non all’indipendenza sulle terre boere, ma alla sottomissione a poteri soprannazionali.

Maggio 1993. Il gen. Constand Viljoen e Ferdi Hartzenberg (leader del KP) annunciano la formazione dell’Afrikaner Volksfront (AVF)Il 19 maggio del 1993 Constand Viljoen presentò, insieme a Ferdi Hartzenberg (leader del KP), la nuova creatura politica: l’Afrikaner Volksfront (AVF – Fronte Afrikaner del Popolo-Nazione), che riuniva molte organizzazioni “nazionaliste” afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans), l’Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB; a quel tempo grande movimento nazionalista boero), e un gran numero di ex-generali delle Forze Armate e delle forze di Polizia della RSA.
Ferdi Hartzenberg dichiarò: “Il Volksfront non parteciperà al tavolo dei negoziati, l’unica idea è quella di unire la nostra nazione per l’autodeterminazione”, così come “Tutti i partecipanti al Volksfront sono contrari allo Stato unico [in Africa del sud. Ndr]”.

Presidente del consiglio esecutivo dell’AVF (composto da nove membri) venne eletto Ferdi Hartzenberg, leader del KP. Il consiglio esecutivo era però affiancato da un “direttorio” di quattro generali, guidato dal gen. Constand Viljoen. Così i generali, invece di avere un ruolo subalterno ai leader politici, come sarebbe stato logico, si erano installati ai vertici della coalizione (AVF), ritagliandosi importanti ruoli di rappresentanza (soprattutto nelle trattative esterne, più o meno segrete); quando il loro compito (teoricamente) doveva essere tutt’altro: operare affinché settori delle Forze Armate e di Polizia della RSA si dichiarassero fedeli al nascente “Volkstaat”.

Le truppe di Viljoen nell’AVF
La presenza dell’AWB nell’AVF fornì la base popolare e paramilitare, e l’Afrikaner Volksfront poté scendere in piazza, mostrando i suoi numeri e la sua forza. Nel giugno del 1993, tra gli uomini della Wenkommando e della Ystergarde che marciavano a Pretoria, vi era proprio Constand Viljoen, con le insegne dell’Afrikaner Volksfront e sulla giacca il Tre-Sette dell’AWB (simbolo nazionalista cristiano).

AWB-Ystergarde. Pretoria, giugno 1993. AWB e Afrikaner Volksfront marciano a Pretoria

Gen. Constand Viljoen. Pretoria, giugno 1993. AWB e Afrikaner Volksfront marciano a Pretoria

Gen. Constand Viljoen con simbolo Tre-Sette sulla giacca. Pretoria, giugno 1993. AWB e Afrikaner Volksfront marciano a Pretoria

L’AWB aveva la gente, pronta anche a battersi (e l’aveva dimostrato in molte occasioni). Il KP aveva i voti, e controllava le amministrazioni comunali. Constand Viljoen, e gli altri ex generali, avevano garantito il supporto di vasti settori di Polizia ed Esercito della RSA. Purtroppo, i piani di Constand Viljoen – e lo dimostreranno i fatti – erano ben altri.
In termini di uomini impegnati concretamente sul campo, l’arrivo di Constand Viljoen e degli altri ex-generali della RSA non cambiò granché. L’AWB era, e rimase, la forza nettamente maggioritaria.

1993. Gen. Constand Viljoen, capo dell’Afrikaner Volksfront (AVF)

Che gli attivisti dell’AWB fossero in numero superiore rispetto a quelli di tutti gli altri movimenti messi insieme dall’AVF, lo si evince dalla partecipazione alle iniziative del tempo. Alcuni esempi: quando circa 6.000 persone si radunarono dinnanzi al World Trade Center di Johannesburg il 25 giugno del 1993, per chiedere l’indipendenza del “popolo-nazione boero/afrikaner” (nei termini dell’AVF), almeno tre quarti erano membri dell’AWB; quando l’Afrikaner Volksfront entrò nel Bophuthatswana per difenderne l’indipendenza (su richiesta del suo presidente, Lucas Mangope), dei 1.100 uomini totali, 750 erano dell’AWB (e furono gli unici a combattere); quando il 29 gennaio del 1994 più di 10.000 persone parteciparono ad una manifestazione dell’AVF a Pretoria, Viljoen fu duramente contestato e Terre’Blanche (leader dell’AWB) grandemente applaudito.

AWB gen. Nico Prinsloo, Eugene Terre’Blanche, gen. Constand Viljoen

Un progetto afrikaner, non boero
Forze minoritarie, all’interno dell’AVF, con il termine “afrikaner” intendevano (correttamente) tutti i madrelingua afrikaans, senza distinzioni razziali/nazionali; per cui esse non miravano alla costituzione di uno Stato “boero/afrikaner”, ma di un Impero Afrikaans. Tali forze erano, in particolare, l’Afrikaner Volksunie (AVU) e l’Afrikaner Vryheidstigting (Avstig) del prof. Carel Boshoff; movimenti molto piccoli, ma molto influenti.
Alcuni movimenti di liberazione boeri, nel progetto “boero/afrikaner” dell’AVF, non vedevano un modo per riunire e assimilare tutti i bianchi (quando assimilabili) in una nazione boera (come auspicava l’AWB), ma un falso nazionalismo, senza capo ne coda, capace solo di una cosa: annientare il vero nazionalismo (boero). Una nazione è sé stessa, non barra qualcos’altro. Parlare di popolo-nazione “boero/afrikaner” (utilizzando i due termini come sinonimi) quando la maggioranza degli afrikaner (con riferimento a tutti i bianchi di madrelingua afrikaans, boeri e non boeri) non furono trekboer; non parteciparono al Grande Trek; e combatterono a favore dell’Impero Britannico contro le Repubbliche Boere; poteva significare tutto e il contrario di tutto, mentre una nazione ha confini ben precisi: biologici e spirituali, storici e territoriali.

Obbiettivi dell’Afrikaner Volksfront (AVF)
Obbiettivo principale dell’Afrikaner Volksfront era quello di ottenere l’indipendenza per il “popolo-nazione boero/afrikaner” se possibile tramite negoziati, altrimenti con una Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza Boera nel Transvaal occidentale. Il piano indipendentista dello AVF prevedeva di difendere l’indipendenza anche con la forza (nel Transvaal occidentale), impiegando membri delle forze armate e delle forze di polizia (che avrebbero dovuto seguire i loro ex generali, e in particolare Constand Viljoen), e gli uomini delle forze paramilitari dell’AWB.

Attività di Constand Viljoen nell’Afrikaner Volksfront (AVF)
Le dichiarazioni degli ex-generali dell’AVF, a partire da Constand Viljoen, per vari mesi furono molto bellicose. Promettevano guerra, qualora il Volkstaat non avesse avuto l’indipendenza.
Contemporaneamente, però, Constand Viljoen ed alcuni esponenti politici minori dell’AVF, rilasciavano dichiarazioni estremamente contraddittorie sulla natura della nazione per cui dicevano di volere l’indipendenza. Invece di parlare di nazione boera, sulla terre delle Repubbliche boere (come faceva l’AWB); parlavano talvolta di “nazione bianca”, relativamente al solo colore della pelle (ben sapendo che il solo colore delle pelle non fa una nazione), dando l’impressione di rivolere un nuovo impero della RSA, e per di più su un territorio non ben identificato. Tutto questo serviva solo a depotenziare la causa dell’unica vera nazione bianca, l’unica che aveva, ed ha, diritto all’indipendenza e all’autodeterminazione: la nazione boera.

Il 25 giugno 1993, mentre l’AWB invadeva e occupava il World Trade Center di Kempton Park a Johannesburg, dove si tenevano i negoziati multipartitici (gli stessi che l’AVF aveva chiesto di interrompere) Constand Viljoen, invano, cercava di fermare i nazionalisti boeri.

Nel dicembre del 1993, durante l’occupazione di Fort Schanschop da parte di uomini del Pretoria Boere Kommando (PBK) guidati dal comandante Willem Ratte, Constand Viljoen interveniva per consigliare i nazionalisti boeri di lasciare immediatamente il Forte, per evitare un conflitto con le forze della RSA. L’iniziativa voleva protestare contro l’insediamento del Transitional Executive Council (TEC), il governo di transizione che doveva portare alla nascita del nuovo impero.

A fine gennaio 1994, dopo soli 9 mesi dalla sua apparizione ufficiale in politica, Constand Viljoen iniziò a rivelare i suoi veri obbiettivi. Propose infatti una “strategia alternativa”, che altro non era che la partecipazione alle elezioni multinazionali del 27 aprile 1994, che avrebbero costretto molti popoli e molte nazioni dell’Africa del sud in un unico impero, amministrato dalla ANC. L’esatto contrario di quello per cui lo AVF era stato costituito. Tale proposta fu bocciata dalla folla (29 gennaio 1994), mentre alcuni boeri cercarono addirittura di aggredirlo (si placarono solo dopo l’intervento di Terre’Blanche).
Lo stesso giorno fu comunque inaugurato il Volksverteenwoordigende Rand (VVR, Consiglio dei Rappresentanti): il Parlamento del popolo-nazione. Presidente del VVR fu nominato Ferdi Hatzenberg; che a sua volta nominò Constand Viljoen ministro della Difesa ed Eugene Terre’Blanche ministro degli Interni.

29 gennaio 1994. Raduno popolare dell’AVF a Pretoria. Il gen. Constand Viljoen è contestato dalla folla

29 gennaio 1994. Raduno popolare dell’AVF a Pretoria. Il gen. Constand Viljoen, contestato dalla folla, lascia il palco ad Eugene Terre’Blanche

Il VVR, nella sua prima seduta del 10 febbraio 1994, decise ufficialmente di non partecipare alle elezioni del nuovo Impero, in quanto estranee al popolo-nazione “boero-afrikaner”.

Quando Mandela dichiarò pubblicamente che l’ANC non avrebbe mai permesso la nascita del Volkstaat, e le forze armate della RSA minacciarono dure rappresaglie contro l’indipendentismo armato, l’esecutivo dell’Afrikaner Volksfront decise di interrompere tutte le trattative con il governo di transizione dell’ANC/NP e diede ordine a Constand Viljoen di fare altrettanto. Ma lui continuò per la sua strada, che di certo era opposta a quella della nazione boera. Il 4 marzo 1994 registrò un suo partito, il Vryheidsfront (VF, in inglese: “Freedom Front”, FF), alle elezioni multinazionali. Decisione subito respinta a stragrande maggioranza dal Volksverteenwoordigende Rand (VVR).

Sudafrica, 1994. Gen. Constand Viljoen con simbolo del Vryheidsfront (VF) sulla giacca, chiede alla gente di partecipare alle elezioni multinazionaliLa partecipazione del Vryheidsfront alle elezioni multinazionali era strumentale a dare una parvenza di legittimità ad una operazione assolutamente illegittima, giacché nessuna nazione può decidere per un’altra, imponendo la propria volontà grazie ai numeri; il diritto all’autodeterminazione dei popoli è inviolabile. Gli Stati che sottomettono varie nazioni, privandole del diritto all’autodeterminazione con qualsivoglia strumento (con la propaganda; con il voto; con la guerra), non sono altro che imperi.
L’operazione “Vryheidsfront” era finalizzata ad attestare la partecipazione degli afrikaner bianchi al voto multinazionale.

Forse, la strana e improvvisa comparsa di Constand Viljoen nell’area indipendentista, non era dettata da buona fede, ma era parte di un piano prestabilito, orchestrato dal regime che stava per insediarsi e dalle forze che lo sostenevano, per cui tutto doveva andare come poi effettivamente andò. Fu questa l’analisi di Eugene Terre’Blanche, che definì Viljoen un giuda, mandato dai massoni del Broederbond (in italiano: Fratellanza Afrikaner), dalla ANC e dal NP per mandare gli afrikaner bianchi e i boeri in rovina. Anche quanto accadde in Bophuthatswana nel marzo del 1994 (operazione di supporto al presidente Lucas Mangope) conferma questa tesi.

L’Afrikaner Volksfront era anche parte della Freedom Alliance (in italiano: Alleanza per la Libertà, ex COSAG) - insieme all’Inkatha Freedom Party (IFP) degli zulu; allo Stato del Bophuthatswana (con presidente Lucas Mangope); lo Stato del Ciskei; e lo Stato del KwaZulu; che chiedeva la libertà per tutte le nazioni dell’Africa del sud.
Il 10/11 marzo 1994, quando l’Afrikaner Volksfront intervenne in Bophuthatswana per difenderne l’indipendenza, su richiesta dello stesso Mangope, gli uomini dell’AWB vennero gettati deliberatamente in pasto ai nemici, tra le cui fila vi erano anche forze governative del Bophuthatswana - che avrebbero dovuto combattere al loro fianco - equipaggiate con armi da guerra. Ciononostante, gli uomini dell’AWB riuscirono in molti casi ad avere la meglio, grazie al loro addestramento e al loro sangue freddo (l’AWB perse comunque quattro uomini, di cui tre assassinati, dopo essersi arresi, da un agente nero della polizia del Bophuthatswana), distinguendosi per atti di grande coraggio. Da ricordare l’azione guidata dal gen. dell’AWB Roelf Jordaan, che portò al salvataggio di civili neri attaccati da sostenitori armati della ANC.
Perché il gen. Viljoen diede l’assenso alla missione in Bophuthatswana e ne nominò addirittura il comandante, quando tale missione era volta a supportare il presidente Mangope e l’indipendenza di tale Stato, evitando che fosse costretto a partecipare alle elezioni multinazionali, quando Viljoen si era già registrato per parteciparvi?

1994. Manifesto del gen. Constand Viljoen, candidato alle elezioni multinazionaliQuesta domanda se la pose anche Eugene Terre’Blanche, quand’era ancora nel Bophuthatswana con i suoi uomini, dopo aver saputo che il gen. Viljoen e il gen. George Meiring (al tempo capo dell’Esercito della RSA) avevano sorvolato insieme, poco tempo prima, proprio tali aree.
L’AWB andò in Bophuthatswana per tenere fede agli accordi della Freedom Alliance e per evitare che il Bophuthatswana fosse costretto a partecipare alle elezioni multinazionali. Constand Viljoen vi andò per motivi opposti: per favorire la partecipazione del Bophuthatswana alle elezioni multinazionali, e colpire l’AWB, l’unica vera forza di resistenza (boera) pronta a combattere contro il regime unico.
Mesi dopo, con grande faccia tosta, Constand Viljoen ebbe il coraggio di affermare che la sua decisione di partecipare alle elezioni multinazionali era nata dopo la spedizione in Bophuthatswana, che i media capitalisti-comunisti avevano dipinto (sovvertendo i fatti) come un fiasco per l’AWB.

L’uscita di Constand Viljoen dal fronte indipendentista e la sua partecipazione alle elezioni multinazionali, fecero intendere molto bene che polizia ed esercito non avrebbero appoggiato il piano indipendentista che doveva seguire la Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza Boera. Questo fece subito recedere il KP, e solo l’AWB proseguì con il piano indipendentista.

1994. L’atto finale del tradimento: gen. Constand Viljoen con Roelf Meyer (NP) e Thabo Mbeki (ANC).

Il giorno delle prime elezioni del nuovo Impero, Viljoen e altri 35 ex-generali (31 dell’Esercito della RSA e 4 della Polizia della RSA) se ne andarono a votare presso il seggio della base militare di Voortrekkerhoogte, a Pretoria (la città che l’AVF, a fine gennaio, aveva dichiarato capitale del Volkstaat).
Proprio a Voortrekkerhoogte, anni prima, ad una riunione dell’Afrikaner Broederbond (AB), Viljoen si era espresso a favore di uno Stato unico in Africa del sud, che avesse compreso tutte le nazioni che lo abitano (quindi un impero). Il giorno era arrivato.
Oggi la base militare si chiama “Thaba Tshwane”.
Che il gen. Constand Viljoen, a capo del direttorio dei generali dell’AVF (una coalizione che aveva contribuito a creare, teoricamente, per liberare afrikaner bianchi e boeri, evitando fossero inglobati dal nuovo Impero), abbia fondato e registrato un partito politico (a cui diedero immediatamente sostegno tantissimi ex generali della RSA, politici, militari, intellettuali e imprenditori) proprio per diventare parte di tale Impero, contravvenendo le decisioni del Parlamento di cui era membro (VVR), e il Governo in cui era Ministro, palesa una chiara strategia, volta ad unificare il fronte indipendentista afrikaner e boero, per controllarlo, e poi disgregarlo e sottometterlo. E così è stato. Una nuova strategia afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans non boeri), per sottomettere la nazione boera all’Impero. Un tempo a quello britannico, poi a quello della RSA, e poi a quello di Azania.

Robert van Tonder, leader del Boerestaat Party, a pochi giorni dalle elezioni imperiali del 1994, dichiarò che chi votava per il parlamento dell’Impero non era un boero, perché i boeri (in sangue e in spirito) non avrebbero votato per un Impero straniero, contro la propria libertà. La differenza tra un semplice bianco di madrelingua afrikaans e un boero è anche questa.

Il Vryheidsfront, presentandosi alle elezioni multinazionali del 1994, illuse una parte di afrikaner bianchi con la promessa che avrebbe ottenuto l’autodeterminazione degli stessi, fino alla creazione di un certo tipo di “volkstaat” (da intendersi come stato indipendente afrikaner non boero). Il regime entrante gli diede manforte inventandosi il “Volkstaat Council”, un organismo previsto dalla sua costituzione ad interim, i cui membri furono scelti dallo stesso gen. Viljoen, dopo che il suo partito (il Vryheidsfront, VF) aveva preso parte alle elezioni multinazionali.
Il Volkstaat Council, teoricamente, doveva indagare su come realizzare l’autodeterminazione degli afrikaner (i bianchi di lingua afrikaans – senza alcun riferimento alla nazione Boera), affinché questa fosse prevista costituzionalmente. I fatti parlano chiaro: la nuova costituzione del regime della ANC, presentata nel 1996, non ha concesso nessun tipo di “volkstaat”.

Nel 2001 Constand Viljoen ha lasciato la guida del Vryheidsfront al dott. Pieter Mulder.
Attualmente si dedica ad attività rurali in proprio ed è consulente della ARMSCOR (Krygstuig Korporasie van Suid-Afrika o Armaments Corporation of South Africa. Industria degli armamenti sostenuta dal regime).