I giudei e il comunismo in Sudafrica - Fred Rundle PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Settembre 2010 14:57

Fred RundleL’articolo che segue, scritto da Fred Rundle tra il 1999 e il 2004, è stato tratto dal sito internet Boerekryger e tradotto in italiano.
Le foto sono state prese dalla rete e servono ad illustrare il testo.

 

 

 

 

 

 

 

I giudei e il comunismo in Sudafrica

 

In un contesto internazionale di grande partecipazione giudaica al comunismo, l’esperienza sudafricana mostra dei parallelismi? Forse il modo migliore per far luce sull’argomento è citare passi di quattro libri, tre dei quali di autori giudei.

 

Primo libro

 

A History of Communism in South Africa [in italiano: “Una storia del comunismo in Sudafrica”, ndr] del dottor Henry R. Pike (edito da Christian Mission International of South Africa, Germiston, South Africa 1985, 1988).

Falce e martello con esagrammaUn grande numero di giudei hanno operato per promuovere il comunismo in Sudafrica, come indica il libro di Pike. Molti di questi giudei erano coinvolti in organizzazioni sindacali, in particolare organizzazioni sindacali di neri. Alcuni personaggi citati da Pike sono A.Z. Barman “un noto marxista” che guidava la Lega Industriale Socialista a Città del Capo; lo scrittore comunista David Shub, Solly Sachs, segretario del Garment Workers Union espulso e poi riammesso nel South African Communist Party [SACP, Partito Comunista Sudafricano, ndr], Bennie Weinbren che dirigeva la Federazione Sindacale dei Non-Europei, Issy Diamond, Abraham Levy, Hymie Levin, Issie Wolfson, Julius Lewin, Louis Joffe, il dott. Max Joffe, Molly (Zelikowitz) Wolton, Lazar Bach, Rebecca (Notlowitz) Bunting, Fanny Klenerman, Michael Harmel, Sam Kahn, Katy Kagan, Eli Weinberg, Yetta Barenblatt, Hymie Barsel, Leon e Norman Levy, Lionel Forman, Jacqueline e Rowley Arenstein, Errol e Dorothy Shanley, Monty Berman, Bertram Hirson e Neville Rubin.

Il dott. Pike (alle pagg. 212-3) cita la Gazzetta Ufficiale sudafricana (volume VI del 16 nov. 1962 pagg. 2-28) che elencava “persone che erano state dirigenti, membri o sostenitori attivi del Partito Comunista del Sudafrica”. La lista comprendeva 66 “giudei chiaramente identificabili”, 61 “bianchi non-giudei” e due incerti. Al tempo, la popolazione sudafricana era approssimativamente di 3 milioni di bianchi, mentre i giudei sudafricani erano 110.000 (World Almanac 1958 pag. 270). Ciò significa che approssimativamente nel paese per ogni giudeo c’erano 26 bianchi non-giudei. Se il supporto al comunismo tra i giudei e tra i bianchi non-giudei fosse stato identico, la presenza di giudei tra i membri del Partito Comunista sarebbe dovuta essere un ventiseiesimo di quella dei bianchi gentili. Invece, vediamo che era un po’ più numerosa quella dei giudei.  In altre parole, che un giudeo diventasse membro del Partito Comunista era trenta volte più probabile che lo diventasse un bianco gentile. Se poi in tale conteggio fossero stati calcolati anche i giudei con nomi non-giudei, il rapporto sarebbe stato probabilmente molto più elevato.

La cosa potrebbe essere spiegata, in teoria, dalla preoccupazione dei giudei per le necessità dei più bisognosi, delle classi più svantaggiate, che nel contesto sudafricano sarebbe testimoniata dalle simpatie giudaiche al di là delle barriere razziali, contro il razzismo. Per verificare l’esattezza di tale ipotesi, possiamo analizzare un altro caso. Le stesse preoccupazioni, com’è noto ed evidente, non si sono manifestate in alcun modo nel lungo conflitto in Medio Oriente. Lì, il consenso giudaico internazionale è stato assolutamente e fermamente a favore dei giudei israeliani, e non dei palestinesi che hanno perso il loro paese, e a migliaia hanno perso le case dove vivevano, a causa dei violenti coloni arrivati dall’Europa orientale e dall’America. Dopo tutto, l’intero territorio era stato sotto il controllo politico dei palestinesi fino al 1947. Nel 1917 la popolazione giudaica nell’area era soltanto il 7% su un totale di 700.000 abitanti. L’altro 93% erano arabi. Nel 1947 le Nazioni Unite a causa di tremende pressioni USA davano ai sionisti, che possedevano soltanto il 6% circa della terra, il 56% del territorio della Palestina. Da allora, s’è sviluppata un’azione per assumere il controllo del restante territorio con la forza, la violenza, la guerra, la corruzione e  l’inganno.

Si potrebbe anche pensare che il dott. Pike sia soltanto un “antisemita” e che il suo approccio sia preconcetto. Diamo allora un occhiata al prossimo autore:

 

Secondo libro

 

Jews and Zionism: the South African Experience (1910-67) [in italiano: “Giudei e sionismo: l’esperienza sudafricana”, ndr], del dott. Gideon Shimoni (Oxford University Press, 1980).

Questo libro sembra esser stato scritto per un pubblico giudeo.

Due lunghe citazioni dal libro sono un’utile sintesi della situazione di alcuni decenni fa.

[Il dott. Shimoni nacque in Sudafrica da genitori provenienti dalla Lituania, ma si trasferì in Israele dove insegnò presso l’Università giudaica di Gerusalemme e dove conseguì varie specializzazioni post-laurea in storia giudaica. Mentre sdegnava il Sudafrica del sistema della apartheid, il dott. Shimoni condivideva il concetto di raggruppamenti etnici su aree geografiche che era alla base del sistema sudafricano. Questo tipo di contraddizione, per non dire di ipocrisia, è tipico dei giudei che si oppongono al “razzismo” in Europa, negli USA e in Sudafrica.]

Israel MaiselsIl dott. Shimoni scrive di “… straordinariamente rilevante presenza di giudei tra gli oppositori bianchi al regime della apartheid. Durante questo periodo nomi di giudei apparivano in ogni aspetto della lotta: tra i riformisti liberali; nell’opposizione comunista radicale; nei tribunali, sia come imputati sia come consulenti della difesa; nelle liste di divieto e tra coloro che avevano lasciato il paese per sfuggire all’arresto. La loro importanza fu particolarmente rimarcata durante il Processo per Tradimento che occupò importanti spazi su media per tutta la seconda metà degli anni ’50. Tale processo iniziò nel dicembre del 1956, quando 156 persone vennero arrestate con l’accusa di tradimento per aver cospirato al fine di rovesciare lo Stato con la violenza e instaurare il comunismo. Ventitre degli arrestati erano bianchi, e più della metà di loro erano giudei. Tra questi vi erano: Yetta Barenblatt, Hymie Barsel, Lionel (Rusty) Bernstein, Leon Levy, Norman Levy, Sydney Shall, Joe Slovo, Ruth (First) Slovo, Sonia Bunting, Lionel Forman, Isaac Horvitch, Ben Turok, Jacqueline Arenstein, Errol Shanley, Dorothy Shanley. Come se non bastasse, durante una fase del processo la difesa degli imputanti fu condotta da Israel Maisels, mentre il pubblico ministero altri non era che Oswald Pirow. La contrapposizione era impressionante: Maisels, il leader giudaico più importante della città, difendeva quelli accusati di voler rovesciare la supremazia bianca; Pirow, l’estremista afrikaner, nazionalista ed ex simpatizzante nazista, difendeva la supremazia bianca.” (pagg.. 227-8).

“Durante questo periodo di cinque anni, tra la comparsa di un’opposizione violenta e la sua effettiva repressione, il coinvolgimento di giudei di spicco fu sotto gli occhi della pubblica opinione come mai era avvenuto prima. E ciò fu ancor più evidente durante i drammatici “arresti di Rivonia”. L’11 luglio 1963 la polizia fece irruzione nella casa di Arthur Goldreich a Rivonia vicino Johannesburg, dove fu catturato, di sorpresa, tutto il vertice della Umkonto we Sizwe in clandestinità. 17 persone vennero arrestate. Cinque di loro erano bianche, e tutte giudee. Erano: Arthur Goldreich, Lionel Bernstein, Hilliard Festenstein, Dennis Goldberg e Bob Hepple... La netta impressione era che i giudei fossero in prima linea come bianchi radicali che stavano cercando di rovesciare il sistema della supremazia bianca in Sudafrica. Quando nel 1964 fu stroncato il clandestino African Resistance Movement (ARM) [in italiano: Movimento di Resistenza Africano, ndr], fu nuovamente evidente che molti giudei erano coinvolti. Uno dei suoi fondatori venne identificato in Monty Barman… altri erano Adrian Leftwich e Bertram (Baruch) Hirson. Tra quelli che si erano associati allo ARM vi erano Neville Rubin e Michael Schneider, altri coinvolti erano Frederick e Rhoda Prager, Raymond Eisenstein e Hugh Lewin…” (pagg. 232-3).

Giudei arrestati a Rivonia

Il dott. Shimoni riporta con palese disgusto il testo di una lettera in afrikaans, pubblicata da un quotidiano, critica nei confronti di una tendenza fondamentalmente ipocrita dei giudei: “Loro stessi (i giudei) sono il popolo più segregazionista, eppure qui si battono per l’integrazione”. Mentre gli stessi giudei non danno segni di volersi integrare o mescolare con le masse africane, sono stati ipercritici con i tradizionalisti bianchi che non volevano seguire tale percorso, criticando le chiese con politiche segregazioniste, mentre le loro sinagoghe sono rimaste etnicamente giudee al 100%.

 

Terzo libro

 

Cutting Through the Mountain: Interviews with South African Activists [in italiano: “Tagliando per la montagna: interviste ad attivisti sudafricani”, ndr] edito da Immanuel Suttner (Viking-Penguin, Inghilterra e USA 1997).

Anche questo libro sembra esser stato scritto per un pubblico giudaico. E’ uno spesso e costoso libro rilegato di più di 600 pagine, economicamente supportato dalla Liberty Life Foundation creata dal giudeo ultra-capitalista Donald Gordon. Suttner scrive “uno sproporzionato numero di giudei giocò un importate ruolo nella trasformazione del Sudafrica in una società più giusta. Ci sono due correnti: quelli che combatterono “all’interno del sistema” come giuristi, membri del parlamento, tramite i media, nella società civile, e quelli che entrarono nelle organizzazioni “illegali” che erano socialiste, comuniste o comunque popolari nel carattere.” (pag. 2) Scrive che il libro da il “bentornato non solo a questi (giudei) come valorosi sudafricani, socialisti, comunisti o liberali, ma come valorosi giudei” (pag. 3). Alcune di queste “persone straordinarie” (pagina VII) considerate eroiche nel libro comprendono:

Taffy Adler, è stato coinvolto tra il 1970 e gli anni ’80 nella “formazione e nel consolidamento dei sindacati neri”. Suo padre era un giudeo lituano emigrato in Sudafrica nel 1926, e lui è stato “assolutamente fedele a Stalin e al comunismo russo” fino alla caduta dell’Unione Sovietica nel 1989. Suo zio, Michael Harmel, diventò segretario generale del Partito Comunista Sudafricano [SACP, ndr].
Ray Alexander (Rachel Alexandrowich) è arrivata in Sudafrica dalla Lettonia e si è iscritta al Partito Comunista Sudafricano [SACP, ndr] cinque giorni dopo. Ha svolto un ruolo determinante nell’organizzazione dei sindacati. Era sposata con Jack Simons, un “devoto comunista” docente presso l’Università di Città del Capo.
Pauline Podbrey (Podbrez) nata in Lituania è arrivata in Sudafrica all’età di undici anni. Ha aderito alla Lega della Gioventù Comunista di Max Joffe, e alla collegata Lega Giovanile del Lavoro di Hilda Bernstein. Del Partito Comunista dice: “la maggioranza dei membri erano giudei… adesso ripensandoci, e come se tutti fossero stati giudei”. (*pag. 52). Sposò un importante sindacalista indiano, importante dirigente del Partito Comunista, con la conseguenza che la madre fu emarginata dalla comunità giudaica sudafricana, anche se era ed è pratica normale di questa comunità dipingere i bianchi non-giudei come spregevoli razzisti affetti da pregiudizi.
Joe SlovoJoe Slovo nato in Lituania, è arrivato in Sudafrica all’età di sedici anni, dove si è unito alla Lega Giovanile Comunista [YCL, ndr]. E’ stato un membro del comitato centrale del Partito Comunista Sudafricano [SACP, ndr] e un “fervente stalinista”, fino a diventare segretario generale del partito nel 1986. Si è focalizzato sulla costruzione della Umkhonto we Sizwe, il “braccio armato” della ANC (African National Congress), diventandone il capo del direttivo e lo stratega durante la campagna dinamitarda diretta contro obbiettivi civili e in altri atti di terrore. Ha abbandonato la sua devozione allo stalinismo e al comunismo in stile sovietico, quando il blocco sovietico iniziò a crollare, verso la fine degli anni ’80, e ciò si era reso necessario. Dopo esser stato un uomo chiave per la ANC e un suo stratega durante i negoziati con il governo di De Klerk per la consegna del potere, è stato nominato ministro, nel consiglio dei ministri del governo di Mandela, quando l’ANC è salita al potere nel 1994. E’ morto di cancro alcuni anni dopo. Sua figlia ha pubblicato un libro autobiografico dove descrive una relazione di suo padre con una giudea comunista amica della moglie, e il suo totale rifiuto a riconoscere il figlio nato da tale relazione.


Gill MarcusGill Marcus, figlia di genitori affiliati al Partito Comunista, membro di vecchia data del partito e della ANC, attualmente vice governatore della South African Reserve Bank dopo esser stata membro del primo consiglio dei ministri di Mandela.
Ronnie Kasrils, è stato una figura centrale del Partito Comunista Sudafricano [SACP, ndr] e capo del controspionaggio dell’ala militare della ANC. E’ stato vice ministro della Difesa nel governo Mandela, e attualmente è ministro delle Acque e dell’Agricoltura.

 

 

 

 

 

Quarto libro

 

Traitors’ End: The Rise and Fall of the Communist Movement in Southern Africa [in italiano: “La fine dei traditori: Ascesa e caduta del movimento comunista in Africa meridionale”, ndr] di Nathaniel Weyl (Arlington House, USA, 1970).

“La maggior parte dei giudei era arrivata in Sudafrica dalla Lituania al volgere del secolo… In un primo momento erano stati benvoluti, ma non fu più così dalla metà degli anni ’30. I giudei si erano fortemente urbanizzati. A Johannesburg costituivano il 17 percento della popolazione ed erano sufficientemente numerosi cosicché la metropoli era talvolta soprannominata, invece di Jo’burg, “Jewburg” [“Città dei giudei”, ndr]. Suscitarono invidia e un po’ di rancore durante gli anni della grande depressione, perché controllavano gran parte delle attività a Johannesburg e in altre città… L’antisemitismo fu alimentato dal malessere economico… Un motivo ancor più importante fu forse l’influenza dei giudei sudafricani nel campo finanziario, minerario e in altri posti di comando dell’economia nazionale, da un lato, e in quelli rivoluzionari e dei movimenti per le riforme razziali dall’altro. Fin dall’inizio, i giudei erano stati presenti in numero rilevante all’interno del Partito Comunista e nelle sue varie organizzazioni. Così come erano numerosi nei vari movimenti che volevano abbattere le barriere che separavano i bianchi dalla popolazione non-bianca. La propaganda antisemita sudafricana… rappresentò il giudeo come un elemento sradicato che cerca di distruggere la civiltà bianca e il nazionalismo con le armi sinergiche del comunismo e della finanza internazionale. Data la rilevanza manifesta dei giudei in entrambi i settori, tale dottrina è stata accettata da taluni”.

Il famoso Processo di Rivonia del 1960 fu il risultato di una raid in una fattoria vicino Johannesburg nel quale vennero arrestati i vertici del partito comunista. Gli imputati bianchi erano virtualmente tutti giudei, compreso Dennis Goldberg, “un ingegnere civile che prestava servizio come comandante in un campo di addestramento comunista per istruire giovani guerriglieri”, e Lionel “Rusty” Bernstein, il solo detenuto ad essere assolto. Architetto di Johannesburg, Bernstein “ammise di essere stato comunista per 25 anni, ma successivamente di aver lasciato il partito, senza, comunque, aver cambiato le proprie convinzioni rivoluzionarie.” (Weyl pagg. 122-3). Tra gli altri imputati nel processo vi erano anche i giudei Joe Slovo e sua moglie Ruth First, Bob Hepple e Michael Harmel. “L’Operazione Mayibuye [un piano di guerriglia, invasione armata del Sudafrica e conquista del paese da parte dei comunisti] era stato redatto da Arthur Goldreich, forse l’uomo più importante catturato dalla Polizia Sudafricana a Rivonia. Goldreich riuscì a comprarsi il rilascio dalla prigione… Durante il processo, Goldreich fu presentato da Mandela e da altri imputati come un esperto militare che aveva servito come ufficiale nella guerra d’Israele per l’indipendenza… Il piano di Goldreich era modellato sulla strategia della guerriglia concepita dai comunisti cinesi… Il taccuino di Goldreich mostrava la sua preoccupazione costante per i dettagli pratici della guerra rivoluzionaria. Entrava nel dettaglio in merito al tipo di esplosivi e di inneschi necessari…” (Weyl pagg.124, 127-8).


Arthur Goldberg“Il 6 dicembre del 1966, le Nazioni Unite bollarono la Rhodesia come “una minaccia alla pace internazionale”. L’ambasciatore del presidente Johnson alle Nazioni Unite, Arthur Goldberg, immediatamente giurò che gli Stati Uniti avrebbero sostenuto le sanzioni contro la Rhodesia “al fine di mostrare chiaramente al regime illegale (di Ian Smith) che la comunità internazionale non tollera l’esistenza di un sistema discriminatorio basato sul governo di una minoranza a dispetto delle Nazioni Unite e dei suoi principi.” La logica dell’ambasciatore Goldberg era straordinaria, per non dire altro. Più della metà dei 122 Stati membri delle NU non si fondavano sul governo della maggioranza. Per quanto riguarda la dichiarazione delle Nazioni Unite per cui la Rhodesia minacciava la pace internazionale, semplicemente stravolge la realtà. La Rhodesia era esposta agli attacchi di guerriglieri, armati, finanziati, addestrati e spalleggiati da altri stati neri africani membri delle Nazioni Unite in palese violazione della Carta delle Nazioni Unite… L’ambasciatore Goldberg aveva già mostrato in altre precedenti occasioni che, quando si trattava di questioni razziali, era solito adottare un doppio metro di giudizio in favore delle richieste nere… L’ambasciatore Goldberg non era solo nella sua fanatica ostilità al governo bianco in Africa…” (Weyl pagg. 162-3).

I giudei in Sudafrica, in generale, e quelli citati sopra, in particolare, hanno spinto tutti per un governo maggioritario dove i numeri della popolazione significano nella realtà delle cose che i bianchi non hanno più voce in capitolo nei propri affari. Il nuovo Sudafrica dominato dalla ANC è indicato come una “democrazia”, ciononostante un importante esperto di scienze politiche, il professor Hermann Giliomee ha descritto il sistema elettorale come un semplice censimento etnico. I bianchi, per esempio, non hanno potere effettivo sul governo in relazione a ciò che li riguarda, come la scuola per i loro figli o la loro lingua. La Corte Costituzionale, che si presume dovrebbe essere la custode di questi diritti, è un’altra entità occupata dai giudei che mostra poca simpatia per i diritti dei bianchi non-giudei. Anche il cricket, tradizionale gioco sudafricano di origine inglese, è stato trasformato – l’ex direttore giudeo del consiglio del cricket, il dott. Ali Bacher, ha fatto tutto ciò che era in suo potere per trasformare il cricket nostrano in uno sport dominato dai neri.

Ci sono vari tipi di ipocrisia al lavoro. Autori come Immanuel Suttner, forse inconsapevolmente, rivelano la loro chiara convinzione che i giudei sono moralmente migliori dei bianchi sudafricani, a causa del loro orientamento politico. Questo di per sé non è soltanto razzista, è anche sbagliato. Possiamo studiare l’atteggiamento dei sudafricani giudei in Medio Oriente per vedere chi è veramente superiore dal punto di vista morale. Fino a pochi anni fa i giudei sudafricani davano più soldi ad Israele di qualsiasi altra comunità giudaica nel mondo, inclusa quella d’America (Suttner pag. 420).

Ronnie Kasrils“Quando Ronnie Kasrils, uno dei leader della campagna armata della ANC contro l’apartheid in Sudafrica, ritornò a casa 27 anni dopo l’esilio, fu idolatrato da un istituto giudaico locale che voleva dare il suo appoggio tardivo alla lotta. La sua foto è stata messa nel museo giudaico di Città del Capo e il suo nome è nel libro d’onore. La comunità giudaica si beava nella sua gloria riflessa” (Fair Lady, 22 maggio 2002, pag. 37). Il rabbino capo del Sudafrica Cyril Harris ha ufficiato ai funerali di Joe Slovo, chiamandolo “un giudeo migliore di tanti” (ibidem pag. 39). Chi era Slovo? Era il segretario generale del Partito Comunista del Sudafrica e capo di stato maggiore dell’ala terrorista della ANC (African National Congress). Quando Kasrils, in una posizione difficile a causa del suo incarico nel governo della ANC, che comprendeva vari mussulmani molto influenti, diventò uno dei pochissimi giudei a prendere posizione contro le politiche di Israele a danno del popolo palestinese in Palestina, il suo nome diventò fango. Egli firmò una petizione insieme ad altri 286 giudei per affermare che il trattamento riservato da Israele ai palestinesi non aveva la loro benedizione. La Federazione Sionista Sudafricana prontamente organizzò una petizione contrapposta di supporto al primo ministro israeliano Ariel Sharon, che raccolse 11.500 firme. Helen Suzman, giudea e parlamentare sudafricana di lungo corso contro il sistema dell’apartheid, e proprio per quello destinataria di numerosi premi e riconoscimenti internazionali, “crede che tutto ciò che ha fatto Israele sia stato solo per ritorsione” (ibidem pag. 39), nonostante gli israeliani, con il supporto dei giudei di ogni dove e in particolare di quelli negli USA e di tale governo, si siano presi impunemente la Palestina, ignorando con disprezzo assoluto e violento i diritti umani e i diritti di proprietà dei palestinesi. Questa ipocrisia è molto comune, per non dire dominante, nella comunità sionista che costituisce la stragrande maggioranza dei giudei sudafricani.

 

 

Nessuna franca discussione in merito alle questioni sollevate in precedenza ha mai potuto svilupparsi in Sudafrica prima che il regime bianco cadesse, a causa del cartello che controllava i giornali. Si è parlato molto di un “legame Capitalismo-Comunismo giudaico” – dobbiamo riconoscere che il capitalismo monopolistico ha una certa affinità con il comunismo. Secondo Antony Sutton (Wall Street and the Bolshevik Revolution [“Wall Street e la Rivoluzione Bolscevica”, ndr]) banchieri internazionali finanziarono la rivoluzione in Russia. Nel 1917, Trotsky e 200 rivoluzionari furono letteralmente trasferiti dal Lower East Side di New York a San Pietroburgo per fomentare la rivoluzione in Russia. I giudei, a livello internazionale, sono sinonimo di iper-capitalismo o di capitalismo monopolistico, dove un sempre maggiore potere finanziario è cercato, dando l’impressione di una fame insaziabile. Il controllo dei mezzi di informazione di massa è una parte importante di questo programma, perché la critica dev’essere soffocata a tutti i costi. Queste potenti persone sono sempre attive al fine di convincere o costringere le persone di discendenza europea alla non discriminazione, ma contemporaneamente supportano il proprio paese con le sue radicali discriminazioni razziali per cui i palestinesi nati a Gerusalemme non hanno diritti, mentre un giudeo ateo nato a Milwaukee o a Miami ha pieno diritto di cittadinanza in Israele.

Cartello della AWB a PretoriaLe grandi riserve di oro, diamanti e altre ricchezze naturali attirarono un gran numero di giudei da Germania, Lituania, Lettonia, Polonia e Russia. La scoperta dell’oro nella repubblica boera del Transvaal si è rivelata tragicamente sfortunata per i boeri. Secondo J.A. Hobson, un pensatore inglese liberal-socialista e corrispondente della guerra Anglo-Boera, “una piccola cerchia di finanzieri internazionali”, principalmente giudei, hanno portarono la Gran Bretagna in guerra per i propri egoistici interessi capitalistici. (Hobson, The War in South Africa – its causes and effects [“La guerra in Sudafrica – cause ed effetti”, ndr]. New York, Macmillan, 1900, pagg.194, 184, 190). Fattorie e città boere furono rase al suolo. Donne e bambini boeri furono ammassati in campi di concentramento, dove in 26.000 morirono per epidemie e condizioni igieniche precarie. Ma i giudei conquistarono la vetta nel settore dei diamanti e dell’oro, con nomi di spicco come Barney Barnato, Solly Joel e Lionel Phillips. Alla fine la famiglia Oppenheimer, con il supporto finanziario dei Rothschild, assunse il controllo non solo delle più grandi miniere d’oro del paese ma anche del cartello mondiale capeggiato dalla De Beers nel campo dei diamanti; di una grande parte dell’economia sudafricana; e il monopolio dei giornali di lingua inglese. La De Beers, negli ultimi decenni è stata spesso implicata nel commercio dei “diamanti di sangue” dalle zone di guerra in Africa. (Il commercio internazionale di diamanti a New York e ad Amsterdam è anch’esso in gran parte controllato da giudei). Il cartello della stampa controllato dalla Oppenheimer rappresentava regolarmente gli sforzi bianchi in Sudafrica per l’autodeterminazione, comprese le politiche di apartheid e di sviluppo separato, come totalmente e assolutamente riprovevoli ed inaccettabili. Contemporaneamente il cartello ha operato affinché lo Stato di Israele non venisse criticato per la sua incomparabile azione inumana e violentemente repressiva dei nativi palestinesi. I giudei hanno trovato utile esacerbare la tensione tra bianchi e neri in Sudafrica, con il chiaro obbiettivo di sovvertire l’idea dell’apartheid di autodeterminazione etnica al fine di favorire una situazione dove i bianchi non-giudei finissero per essere soggetti ad un potere nero politico e sociale illimitato. Da quando tale obbiettivo è stato raggiunto, i giudei sono emigrati in gran numero, principalmente negli Stati Uniti. Nonostante il disprezzo per i bianchi non-giudei a causa del razzismo durante l’epoca dell’apartheid, nessuno di questi emigranti giudei sembra essersi trasferito in un altro paese africano. Come scrive Immanuel Suttner “La comunità giudaica… continuerà probabilmente a ridursi a causa dell’emigrazione, e i giudei che sceglieranno di rimanere in Sudafrica, e sceglieranno di legarsi pienamente al Sudafrica che nascerà, dovranno affrontare un periodo difficoltoso ridefinendo il proprio ruolo e cercando un posto in cui credono di essere importanti e utili.”  (Cutting Through the Mountain pag. 4).

Howard WolpePerché ci sono attivisti politici giudei di primo piano in tutti i paesi occidentali, ma sicuramente non tra i palestinesi, come cinquant’anni di storia hanno dimostrato? Perché ci sono stati membri del Congresso USA come Stephen J. Solarz e Howard Wolpe, strumentali nell’infliggere sanzioni contro il Sudafrica del regime dell’apartheid, ma “incrollabili nel loro impegno per Israele” (Paul Findley, They Dare to Speak Out: People and Institutions Confront Israel’s Lobby [“Osare parlar chiaro: persone e istituzioni in lotta con le lobby di Israele”, ndr] (1985) pagg. 70-71). Programmi tribali-razziali nascosti, sono un fattore nelle “liberali” università americane e, soprattutto, in politica?