Il Vryheidsfront Plus (VF+) - ex VF (Freedom Front) PDF Stampa E-mail
Lunedì 02 Maggio 2011 10:16


Simbolo del Vryheidsfront (VF), fondato nel 1994

Genesi
Il Vryheidsfront Plus (VF+, in inglese: “Freedom Front Plus (FF+)”. In italiano: “Fronte della Libertà Più”), deriva dal Vryheidsfront (VF), partito politico afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans) fondato il 4 marzo del 1994 dal gen. Constand Viljoen (ex capo di tutte le Forze Armate della RSA), per partecipare alle elezioni multinazionali del 27 aprile 1994, che avrebbero costretto molti popoli e molte nazioni dell’Africa del sud in un unico impero capitalista-comunista, amministrato dalla ANC.
Il gen. Constand Viljoen
Il gen. Constand Viljoen, quando fondò il Vryheidsfront (VF) per partecipare alle elezioni del nascente Impero, era a capo del “direttorio” dei generali dell’Afrikaner Volksfront (AVF), una coalizione che aveva contribuito a realizzare, che riuniva molte organizzazioni “nazionaliste” afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans), l’Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB; a quel tempo grande movimento  nazionalista boero), e un gran numero di ex-generali delle Forze Armate e delle forze di Polizia della RSA, che (almeno teoricamente) si opponevano alle elezioni multinazionali e alla nascita di un nuovo impero su tutta l’Africa del sud, e reclamavano l’indipendenza per il “popolo-nazione boero/afrikaner” (era questo il termine utilizzato prevalentemente) sulle terre delle Repubbliche Boere (circa il 16% di tutto il territorio), per formare il “Volkstaat” (letteralmente: “lo Stato del popolo-nazione”). Obbiettivo principale dell’Afrikaner Volksfront era quello di ottenere l’indipendenza se possibile tramite negoziati, altrimenti con una Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza Boera nel Transvaal occidentale. Il piano indipendentista dello AVF prevedeva di difendere l’indipendenza anche con la forza (nel Transvaal occidentale), impiegando membri delle forze armate e delle forze di polizia (che avrebbero dovuto seguire i loro ex generali, e in particolare Constand Viljoen), e gli uomini delle forze paramilitari dell’AWB.

Che il gen. Constand Viljoen, a capo del direttorio dei generali dell’AVF (una coalizione che aveva contribuito a creare, teoricamente, per liberare afrikaner bianchi e boeri, evitando fossero inglobati dal nuovo Impero), abbia fondato e registrato un partito politico (a cui diedero immediatamente sostegno tantissimi ex generali della RSA, politici, militari, intellettuali e imprenditori) proprio per diventare parte di tale Impero, contravvenendo pure le decisioni del Parlamento di cui era membro (Volksverteenwoordigende Rand, VVR. Consiglio dei Rappresentanti istituito dall’AVF), e il Governo indipendentista di cui era Ministro della Difesa, palesa una chiara strategia, volta ad unificare il fronte indipendentista afrikaner e boero, per controllarlo, e poi disgregarlo e sottometterlo. E così è stato. Una nuova strategia afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans non boeri), per sottomettere la nazione boera all’Impero. Un tempo a quello britannico, poi a quello della RSA, e poi a quello di Azania.

L’uscita di Constand Viljoen dal fronte indipendentista e la sua partecipazione alle elezioni multinazionali, fecero intendere molto bene che polizia ed esercito non avrebbero appoggiato il piano secessionista che doveva seguire la Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza Boera. Questo fece subito recedere il Konserwatiewe Party (KP), e solo l’AWB proseguì con il piano indipendentista.

Il giorno delle prime elezioni del nuovo Impero, Viljoen e altri 35 ex-generali (31 dell’Esercito della RSA e 4 della Polizia della RSA) se ne andarono a votare presso il seggio della base militare di Voortrekkerhoogte, a Pretoria (la città che l’AVF, a fine gennaio, aveva dichiarato capitale del Volkstaat).
Proprio a Voortrekkerhoogte, anni prima, ad una riunione dell’Afrikaner Broederbond (AB), Viljoen si era espresso a favore di uno Stato unico in Africa del sud, che avesse compreso tutte le nazioni che lo abitano (quindi un impero). Il giorno era arrivato.
Oggi la base militare si chiama “Thaba Tshwane”.

Robert van Tonder, leader del Boerestaat Party, a pochi giorni dalle elezioni imperiali del 1994, dichiarò che chi votava per il parlamento dell’Impero non era un boero, perché i boeri (in sangue e in spirito) non avrebbero votato per un Impero straniero, contro la propria libertà. La differenza tra un semplice bianco di madrelingua afrikaans e un boero è anche questa.

La partecipazione del Vryheidsfront alle elezioni multinazionali era strumentale a dare una parvenza di legittimità ad una operazione assolutamente illegittima, giacché nessuna nazione può decidere per un’altra, imponendo la propria volontà grazie ai numeri; il diritto all’autodeterminazione dei popoli è inviolabile. Gli Stati che sottomettono varie nazioni, privandole del diritto all’autodeterminazione con qualsivoglia strumento (con la propaganda; con il voto; con la guerra), non sono altro che imperi.
L’operazione “Vryheidsfront” era finalizzata ad attestare la partecipazione degli afrikaner bianchi al voto multinazionale.

Il Vryheidsfront, presentandosi alle elezioni multinazionali del 1994, illuse una parte di afrikaner bianchi con la promessa che avrebbe ottenuto l’autodeterminazione degli stessi, fino alla creazione di un certo tipo di “volkstaat” (da intendersi come stato indipendente afrikaner non boero). Il regime entrante, per supportare tale illusione, si inventò il “Volkstaat Council”, un organismo previsto dalla sua costituzione ad interim, i cui membri furono scelti dallo stesso gen. Viljoen, dopo che il suo partito (il Vryheidsfront, VF) aveva preso parte alle elezioni multinazionali.
Il Volkstaat Council, teoricamente, doveva indagare su come realizzare l’autodeterminazione degli afrikaner (i bianchi di lingua afrikaans – senza alcun riferimento alla nazione Boera), affinché questa fosse prevista costituzionalmente. I fatti parlano chiaro: la nuova costituzione del regime della ANC, presentata nel 1996, non ha concesso nessun tipo di “volkstaat”.

Il Vryheidsfront non è un movimento nazionalista
Il Vryheidsfront (oggi “Vryheidsfront Plus”) non è mai stato un movimento nazionalista boero. La sua attività è sempre stata volta a negare l’esistenza della nazione boera, rappresentandola come parte di un insieme più grande, la cosiddetta “nazione” afrikaner (generalmente basata su colore della pelle e lingua), che avrebbe dovuto raggiungere l’indipendenza non sulle terre delle Repubbliche Boere, ma (prevalentemente) su quelle che un tempo furono dell’Impero britannico. Anche questo è genocidio. Anche questo è imperialismo, l’esatto contrario del nazionalismo. Chi propaganda un falso nazionalismo (afrikaner) non è un nazionalista.

Nel 2001 Constand Viljoen ha lasciato la guida del Vryheidsfront al dott. Pieter Mulder.

Pieter Mulder, leader del Vryheidsfront Plus (VF+)Vryheidsfront Plus (VF+)
Nel 2003 il Vryheidsfront (VF) ha inglobato il KP e l’Afrikaner Eenheids Beweging (AEB, in italiano: Movimento di Unità Afrikaner) cambiando nome in Vryheidsfront Plus (VF+). Successivamente s’è aggiunta anche la Federal Alliance.
Simbolo del Vryheidsfront Plus (VF+)
Un movimento afrikaner, organico all’Impero
Nel 2011 il Vryheidsfront Plus (VF+) si propone sempre come partito degli afrikaner (ancora intesi, prevalentemente, come bianchi di madrelingua afrikaans). Il termine “afrikaner” però, come già visto in questo scritto, da origine a molte ambiguità; non identificando nessuna nazione (con precise caratteristiche biologiche-spirituali e storiche), si limita a significare “africano” in lingua afrikaans. Così con il termine “afrikaner” sempre più persone intendono (correttamente) tutti i madrelingua afrikaans, senza distinzioni razziali/nazionali.

Il Vryheidsfront Plus (VF+) supporta la piccola cittadina di afrikaner bianchi di Orania. Per cercare di accaparrarsi i voti dei bianchi, che votano alle elezioni dell’Impero, il VF+ organizza regolarmente proteste contro le leggi che li discriminano; contro il genocidio che li stermina in Africa del sud; nonché iniziative di aiuto ai più poveri. Non parla praticamente più di autodeterminazione e indipendenza; tali argomenti (dopo anni di propaganda del nuovo potere) sono meno popolari di un tempo e meno produttivi dal punto di vista elettorale. Adesso la propaganda “indipendentista” dei bianchi afrikaner (non-boeri) è gestita da altri.

Dopo le elezioni del 2009, Pieter Mulder è stato nominato da Jacob Zuma (presidente del regime imperiale e della ANC), vice ministro dell’Agricoltura.
Il Vryheidsfront (oggi “Vryheidsfront Plus”) è, dalla sua fondazione nel 1994, parte organica, funzionale e fondante, dell’Impero che regna sulle nazioni dell’Africa del sud.
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