5. Le Repubbliche del Transvaal e dello Stato Libero PDF Stampa E-mail

 

Libro: Boerestaat, di Robert van Tonder
Prima edizione inglese [1977]

Sommario

Capitolo 5

Le Repubbliche del Transvaal e dello Stato Libero

Delle migrazioni individuali si erano verificate già nel decennio iniziato nel 1820 ma, un movimento migratorio consistente prese il via nel dicembre del 1835, con il trek di Uys. La terra dello Stato Libero, su cui venne fondata la Repubblica del 1854, venne acquistato dai meticci di Adam Kok e dalla tribù nomade dei korana. La maggior parte dello Stato Libero, comunque, era disabitata. Questo innanzitutto per motivi climatici, con le tribù nere che si erano insediate nelle parti più calde del paese dove sono al giorno d'oggi – seppur su territori molto più estesi.
Poi perché lo Mfecane aveva distrutto quelle tribù che si erano insediate nelle parti più calde dell'interno. E. A. Ritter, nel suo libro 'Shaka Zulu', pubblicato da Panther nel 1976, così descrive lo Mfecane [la traduzione in italiano è a cura di Volkstaat.org. Ndr]:

“Zwide, il re degli ndwande, spazzò via gli ngwane, uccidendo tutti al suo passaggio. 'Con gli ngwane già privati della loro ricchezza, e ora cacciati dalle proprie case e dal proprio paese, Matiwane decise che si sarebbero cercati un nuovo territorio.'
“Fu quindi, perciò, Zwide, e non Shaka, a dare il via alle terribili migrazioni tribali collegate.
“Con il suo esercito come avanguardia, e con tutte le donne e i bambini della tribù nelle retrovie, Matiwane arrivò senza preavviso nella capitale degli hlubi, e la rase completamente al suolo, ammazzando tutti, compreso Mtimkulu. Prima che la tribù potesse organizzare qualsiasi resistenza, bruciò e massacrò tutti coloro che gli arrivarono a tiro, mentre guidava il bestiame che poteva tenersi davanti, compreso il proprio, che aveva recuperato. Comunque, una larga parte di hlubi riuscì a scappare verso ovest e, riuniti da Mpangazita, il fratello del capo rimasto ucciso, in un'orda formidabile di rifugiati, attraversarono i Drakensberg e si riversarono violentemente nel dominio degli sutu – [parte di quello che è] l'attuale Stato Libero di Orange. Li entrarono in sanguinoso conflitto con la tribù dei batlokwa, sotto la reggenza di Mantatisi, madre di Sekonyela, che a quel tempo era ancora bambino.
“Mantatisi diventò una dei più rinomati condottieri militari del tempo – una vera e propria Budicca. Dopo lo scontro con Mpangazita e i suoi hlubi, si abbatté a sud-ovest del fiume Caledon, seminando morte e distruzione su tutto il Basutoland occidentale e su gran parte dello Stato Libero di Orange.
“La feroce Mantatisi ebbe così tanto successo che, nel giro di uno o due anni, aveva disperso i ba-fukeng, spaventato e allontanato i bakwena, saccheggiato i makhwakhwa, e battuto lo stesso Mshweshwe (Moshesh), a Butabute nella Guerra delle Pentole – così detta perché nel combattimento a Mantatisi vennero rotte tutte le sue stoviglie tribali.

“Nel corso di queste grandi devastazioni, senza che lo sapessero, Mantatisi e Mpangazita erano gravitati l'una verso l'altro in due semicerchi, e a Mabolela si affrontarono di nuovo. Dopo una battaglia selvaggia Mantatisi fu in grado di ritirarsi oltre il Caledon, sotto Kolonyama, e da li tenere a bada Mpangazita. Durante il corso di tutti i difficili anni successivi la valorosa capo tribù operò per preservare la propria tribù dalla distruzione, ma con costi spaventosi per le altre tribù. Le astuzie e gli stratagemmi da lei utilizzati, combinati con il suo incredibile coraggio, meriterebbero una trattazione completa.
“Mpangazita, dal canto suo, dopo aver combattuto innumerevoli battaglie e distrutto un incalcolabile numero di clan, alla fine si scontrò ancora una volta con Matiwane, nel 1825 vicino Mabolela, mentre questi stava cercando di allontanarsi il più possibile da Shaka. Per cinque giorni Matiwane e i suoi ngwane combatterono una battaglia di stermino con Mpangazita e i suoi hlubi.
“Matiwane, dopo il primo scontro con gli hlubi, non li seguì nella loro terra d'origine quando questi attraversarono le montagne dei Drakensberg. Invece, devastò l'intera parte settentrionale, centrale e occidentale dell'attuale contea di Klipriver nel Natal. Sterminò la tribù dei bele, cugini di primo grado degli hlubi, e senza pietà puntò verso sud, bruciando e massacrando donne e bambini, anziani e malati. Ogni qualvolta veniva trovato un capo morto, lui gli asportava la cistifellea e ne beveva il contenuto, credendo, in tal modo, avrebbe aggiunto il coraggio e la ferocia del nemico morto ai propri. Dopo aver attraversato il fiume Alto Tugela si stabilì in quello che è oggi il distretto di Bergville all'ombra dei Drakensberg, dove questi raggiungono la loro altezza massima di circa 12.000 piedi [12.000 piedi corrispondono a circa 4.248 metri. Ndr]. Li trovò la pace, ma solo per quattro anni, quando Mdlaka, generale di Shaka, spinse lui e la sua tribù alla rinfusa oltre i Drakensberg fino nello Stato Libero, facendogli perdere il bestiame.
“Una seconda ondata di devastazione travolse allora il Basutoland nord-occidentale e lo Stato Libero orientale, e i resti delle tribù, che stavano cercando di riprendersi dopo che erano stati travolti dalla carneficina di Mpangazita e Mantatisi, vennero fatti a pezzi e dispersi, i loro granai saccheggiati, e il bestiame che gli rimaneva portato via dall'orda di ngwane affamati.
“La descrizione sconcertante di queste guerre di sterminio tra tribù, della crudeltà spietata e dell'indicibile brutalità che le caratterizzarono, messe in atto dai seguaci di Matiwane, Mpangazita o Mantatisi, sono tutte riconducibili ad uno stesso modello [11].

“La sconfitta di Matiwane da parte del colonnello Somerset alla testa di 1.000 europei, sostenuti da 18.000 xhosa e tembu, avvenne il 26 agosto 1828, vicino al monte Baziya, nella provincia orientale della Colonia del Capo. In realtà la spedizione era diretta contro Shaka, i cui eserciti erano penetrati in quei paraggi ma questi, con abili manovre, erano riusciti ad andarsene con molto bottino. Misurando approssimativamente la distanza da tappa a tappa lungo il percorso di Matiwane, ed escludendo i continui zigzag, aveva coperto la maggior parte di 1.000 miglia attraverso nuovi territori, da quando aveva lasciato la sua casa ancestrale, e trasformato la sua tribù in “Nomads of Wrath” [“Nomadi della Collera”. Ndr], guidandola sapientemente attraverso innumerevoli pericoli e terribili vicissitudini, per poi soccombere alla fine contro le armi da fuoco e i cavalli dell'uomo bianco, alleato con una schiacciante orda di guerrieri nguni. Con il costante assorbimento di fuggitivi da tutte le parti, questo abile capitano aveva riunito una forza nettamente superiore a quella con cui aveva iniziato a muoversi. Questi “Nomadi della Collera” furono responsabili delle più gravi atrocità, ma alla fine morirono con coraggio temerario anche di fronte ad nuovo terrore, fatto di tuoni, fumo e morte.

“Con un pugno dei suoi seguaci Matiwane fuggì allo […] [sterminio. Ndr], con l'intenzione di affidarsi alla misericordia di Shaka...
“Alla fine Matiwane raggiunse Zululand per scoprire che Shaka non c'era più, e Dingane era salito al trono. Quest'ultimo diede ospitalità a lui e al suo kraal reale per un certo tempo, e poi lo invitò a presentarsi al suo cospetto. Temendo il peggio, Matiwane si tolse il suo bracciale d'ottone e lo consegnò al suo figlio quattordicenne, Zikali, istruendolo affinché rimanesse a casa.
“Dov'è il tuo popolo?' chiese Dingane. 'Qui sono tutti, tutti quelli che sono rimasti di loro,' fu la risposta. 'Allora portateli via tutti,' fu l'ordine di Dingane. Subito dopo questi vennero portati via, con ogni ngwane con il collo spezzato da una violenta torsione della testa; ma Matiwane venne torturato a morte...
“... La direzione che aveva scelto si rivelò sfortunata; se fosse andato a nord-ovest invece che a sud-ovest avrebbe anticipato Mzilikazi di quattro anni, e avrebbe potuto girare l'Africa senza entrare in collisione con i bianchi o con altre tribù inguni.”

Prima che ciò che rimaneva di queste tribù potesse riprendersi dalla devastazione, apparì Mzilikazi. La citazione seguente è tratta da 'The Washing of the Spears' di Donald R. Morris come pubblicato da Jonathan Cape nel 1966.

“Nel 1824 tutto era finito. Non un solo clan era rimasto in una cintura larga centinaia di miglia a sud del fiume Tugela; nell'area che era stata costellata da clan vivaci rimanevano solo migliaia di kraal deserti, molti dei quali ridotti in cenere. Rimanevano un qualche migliaio di abitanti terrorizzati, nascosti nella boscaglia o nella foresta in piccole bande, e il cannibalismo fiorì. Nessuno osava coltivare o costruire kraal.
“La struttura del clan nel profondo sud teneva, anche se logorata al suo limite. Due tribù principali si formarono da ciò che era rimasto: i fingo della Kaffraria britannica [12] – ridotti quasi a iloti – il cui nome stesso deriva dalle loro grida di bisogno di quando entrarono nell'area; e i baca, che conducevano un'esistenza precaria negli angoli abitati del Natal, fino all'arrivo dell'uomo bianco che gli diede riparo dall'ira degli zulu [13].
“Altre spedizioni zulu molestarono il nord, dove alcuni clan di sutu sparsi si erano rovesciati dal Transvaal. Shaka mise Mzilikazi a capo di una di queste incursioni e, nel paese dei ndwandwe, questi si fermò fuori dal kraal dove suo padre una volta aveva governato, prima d'essere ucciso da Zwide. L'accoglienza che gli venne riservata fu cordiale e la sua missione si concluse con un successo; si insediò quindi nel kraal di suo padre con il bestiame che aveva preso – e due reggimenti affidatigli.
“Shaka, notando la discrepanza tra il numero di bestiame preso da Mzilikazi, e quello inviatogli, gli chiese il saldo ma Mzilikazi non gli rispose. Quella sfida era più che sufficiente per scatenare pesanti ritorsioni, ma Shaka spedì solo un piccolo corpo armato per raccogliere il bestiame, e Mzilikazi lo sconfisse. Anche se Shaka era incline a lasciar cadere la questione – Mzilikazi era uno dei suoi preferiti – gli zulu anziani non potevano perdonare tale resistenza da parte di un giovane straniero. Così Shaka seppur con rammarico spedì un secondo contingente, più vigoroso, e Mzilikazi fuggì verso l'interno.
“Aveva con se solo trecento guerrieri all'incirca, ma erano zulu, e portarono ulteriore rovina a quella provocata dai baTlokwa, dagli emaNgwaneni e dagli amaHlubi [o Hlubi. Ndr]. Mzilikazi spinse una tribù – gli matabele – fuori dal proprio territorio originario e così anche i clan sutu che poteva assorbire. Mentre Mshweshwe si era fondato una fortezza inespugnabile, lavorando con persone che parlavano una sola lingua, Mzilikazi andava alla deriva su una pianura aperta, costretto a far fronte a barriere linguistiche. La nazione che forgiò, comunque, fu la più potente del Basuto, e dopo aver provocato una grande scia di distruzione...”

Il Transvaal era quasi completamente disabitato. Mzilikazi, il capo zulu ribelle, in fuga dall'ira di Shaka, aveva eretto kraal temporanei nell'area di Marico, sul confine con il Botswana, da dove continuava a saccheggiare per il proprio tornaconto i clan sopravvissuti, fino a spingerli tutti fuori dal Transvaal. Con il passare del tempo gli emigranti boeri arrivarono nel nord dello Stato Libero, da dove esplorarono il Transvaal, mentre Mzilikatse [Mzilikazi. Ndr] era penetrato in profondità nel Botswana.

Il 16 ottobre 1836 Mzilikatse spedì 5.000 dei suoi guerrieri ad attaccare la carovana boera a Vegkop. Sotto il comando di Potgieter 38 fucilieri boeri respinsero l'attacco perdendo un uomo e uccidendo 400 matabele. Questa fu la prima di una serie di brillanti vittorie che questo leader boero, che mai perse una battaglia e mai commise errori, avrebbe conseguito. L'attacco di Mzilikazi era stato respinto ma questi non era stato sconfitto, il gruppo di Potgieter era troppo piccolo per ottenere un simile risultato. Tuttavia, il 17 gennaio 1837, Potgieter e Gerrit Maritz unirono le forze e diedero battaglia all'esercito di Mzilikazi a Mosega, nelle vicinanze di Zeerust, ottenendo un clamoroso successo.

Mzilikatse fuggì e costruì nuovi kraal a nord. Nonostante la vittoria contro i matabele a Mosega, Potgieter comprese che non aveva affatto distrutto la potenza di Mzilikazi.
Dal 4 al 12 novembre Potgieter e Pieter Uys unirono le forze e attaccarono i matabele a Kapain con 330 uomini. In un'epica battaglia, durata nove giorni, riuscirono a cacciare i matabele oltre il Limpopo, a nord, fino a Bulowayo nello Zimbabwe, dove essi vivono anche al dì d'oggi. Con questa gloriosa battaglia Potgieter sgomberò e rese sicuro l'intero Transvaal per l'insediamento dei boeri, una cosa che non venne ottenuta con la spedizione punitiva del Fiume di Sangue perché gli zulu non vennero mai cacciati dal Natal.

Va detto che Mzilikazi si lasciò influenzare dai missionari britannici Moffat e Livingstone che gli passarono armi di contrabbando e lo istigarono contro i boeri, così come aveva fatto Owen nel kraal di Dingane. Per altro i missionari britannici che odiano i boeri hanno continuano sulla stessa strada fino ai giorni nostri. Si pensi a French-Beytagh, a Reeves, ad Huddleston, e a Tutu oggi.

Nel 1852, dopo che i nostri boeri diedero del filo da torcere a sir Harry Smith durante la Battaglia di Boomplaats, la Gran Bretagna riconobbe l'indipendenza del Transvaal con la Convenzione del Fiume Sand nella quale venne usato il termine 'Emigrante-boere' [in italiano: 'Emigranti boeri'. Ndr]. Attraverso questa Convenzione la più importante delle nostre Repubbliche boere venne alla luce. Lo Stato Libero venne fondato nel 1854 e fin dall'inizio le due Repubbliche avrebbero voluto unirsi ma la Gran Bretagna non lo consentì.

Per soli 25 anni i boeri poterono fondare e sviluppare i propri Stati. Nel 1874 venne scoperto l'oro a Pelgrimsrust e nel 1877 i britannici interferirono nuovamente fino all'annessione del Transvaal. Il nostro volk boero diede allora alla luce il più grande dei suoi leader: PAUL KRUGER.

Sotto la brillante guida di Paul Kruger il nostro volk organizzò una formidabile resistenza e con la grande battaglia di Majuba la forza coloniale britannica in Sudafrica ricevette un duro colpo e noi riconquistammo la libertà. Ma anche questa volta il nostro volk boero ebbe pace solo per diciannove anni....

Le nostre meravigliose Repubbliche, che erano considerate Stati modello, ottennero fama mondiale con la scoperta dell'oro nel Witwatersrand, nel Transvaal, nel 1886.

Indovinate chi tornò in scena a quel punto?

Nel 1899 la Gran Bretagna attaccò nuovamente le nostre Repubbliche boere e quella che seguì fu la battaglia più eroica che il mondo abbia mai conosciuto.

La popolazione totale boera era di sole 180.000 anime; uomini, donne e bambini. Le nostre forze erano costituite da 60.000 uomini, a partire dai bambini di 9 anni fino agli ottuagenari. Contro questo esercito modesto la Gran Bretagna schierò 440.000 soldati reclutati in Inghilterra, Scozia, Irlanda, Galles, Canada, Australia, Nuova Zelanda, India, Colonia del Capo e Natal.

Il nostro volk boero fu costretto alla guerra totale. I boeri combatterono con tutte le loro forze. Combatterono per sopravvivere come volk e come esseri umani. Durante le grandi battaglie di Magersfontein, Colenso, Spioenkop, Paardeberg, Dalmanutha, Sannaspos, Ysterspruit, Tweebosch, Nooitgedacht e tante altre, inflissero, uno dopo l'altro, colpi devastanti alla potente Gran Bretagna... seppur fossero 180.000 contro 15 milioni!

La Gran Bretagna venne umiliata dinnanzi al mondo intero e noi boeri piantammo il primo chiodo nella bara dell'Impero britannico. La Germania prese coraggio e mise in piedi un potente esercito e una formidabile marina, combattendo due Guerre mondiali contro la Gran Bretagna fino a ridurla ad una potenza di secondo piano, nonostante avesse avuto libero accesso all'oro del Sudafrica [14]. Soltanto 70 anni dopo, dalla nostra battaglia per la libertà, una grande potenza venne umiliata allo stesso modo, quando il piccolo Vietnam riuscì a sopraffare gli U.S.A. e gli fece fare i bagagli.
La cosiddetta 'Guerra Boera' terminò con l'umiliante e criminale Trattato di Vereeniging che era mitigato da quanto previsto al punto 7. “L'AMMINISTRAZIONE MILITARE nel TRANSVAAL e nella COLONIA DEL FIUME ORANGE sarà sostituita il prima possibile da un GOVERNO CIVILE e, appena le circostanze lo permetteranno, Istituzioni Rappresentative, che conducano all'autogoverno, saranno introdotte.” Questo era seguito dal punto 8 che recitava: “La questione relativa alla concessione del diritto di voto ai nativi non sarà decisa fino all'introduzione dell'autogoverno.”

Ancor oggi al Transvaal e allo Stato Libero di Orange non è stato concesso l'autogoverno. E il governo del Sudafrica ha ereditato automaticamente gli obblighi di tale Trattato, da quando l'Unione venne proclamata con un atto del Parlamento britannico.

Nonostante gli sforzi i britannici non potevano ottenere una vittoria militare sul volk boero. Per questo diedero il via al più grande genocidio della storia moderna – 35.000 case boere nel Transvaal e nello Stato Libero vennero incendiate, e tutte le nostre donne e i nostri bambini vennero incarcerati in campi di concentramento. I primi campi di concentramento del mondo, dove i britannici uccisero sistematicamente 27.000 innocenti! Un sesto del nostro volk boero venne sterminato. Nei campi infernali di Turffontein, Kroonstad, Irene, Potchefstroom, Kimberley, Klerksdorp, Bloemfontein, Nylstroom, Bethulie, Winburg e in tanti altri – per la lista completa consultare l'introduzione del libro – il nostro volk boero venne quasi cancellato dalla faccia della terra.



11. 'Ci deve essere stata una qualche causa alla base di questi movimenti. Le persone che praticano l'agricoltura basata sul disboscamento e l'allevamento di bestiame spesso sono portate a spostarsi per l'impoverimento del suolo. Questa è una possibile causa.' - Nota di piè pagina di E. A. Ritter.
12. Sul confine orientale della provincia orientale della Colonia del Capo.
13. Lungi dall'opprimere i neri per 300 anni, come l'A.N.C. e il S.A.C.P. vorrebbero far credere a tutti, noi boeri li liberammo da generazioni di tirannia nera!
14. Citazione da pagina 56 delle memorie della Seconda Guerra Mondiale di Winston Churchill.

Bambini – Prigionieri di guerra presi dai britannici e traghettati a migliaia di chilometri, a Ceylon e a Bermuda.
Bambini – Prigionieri di guerra presi dai britannici e traghettati a migliaia di chilometri, a Ceylon e a Bermuda.
Bambini – Prigionieri di guerra presi dai britannici e traghettati a migliaia di chilometri, a Ceylon e a Bermuda.

 

Donne e bambini vengono caricati su vagoni aperti adibiti al trasporto del carbone, per essere trasferiti ai campi di concentramento in pieno inverno. Molti bambini si ammalarono di polmonite la prima notte e morirono appena arrivati ai campi.
Donne e bambini vengono caricati su vagoni aperti adibiti al trasporto del carbone, per essere trasferiti ai campi di concentramento in pieno inverno. Molti bambini si ammalarono di polmonite la prima notte e morirono appena arrivati ai campi.
Donne e bambini vengono caricati su vagoni aperti adibiti al trasporto del carbone, per essere trasferiti ai campi di concentramento in pieno inverno. Molti bambini si ammalarono di polmonite la prima notte e morirono appena arrivati ai campi.

 

Donne e bambini venivano radunati nei campi di concentramento mentre le loro case bruciavano all'orizzonte. Per questo compito crudele i britannici erano soliti impiegare i neri.
Donne e bambini venivano radunati nei campi di concentramento mentre le loro case bruciavano all'orizzonte. Per questo compito crudele i britannici erano soliti impiegare i neri.


Uno scheletrico bambino boero in un campo di concentramento.
Uno scheletrico bambino boero in un campo di concentramento.

 

Come la piccola Lizzie van Zyl qui sopra e lo scheletrico bambino qui sotto, 27.000 donne e bambini boeri vennero uccisi dai britannici nei loro infami campi di concentramento.
Come la piccola Lizzie van Zyl qui sopra e lo scheletrico bambino qui sotto, 27.000 donne e bambini boeri vennero uccisi dai britannici nei loro infami campi di concentramento.
Come la piccola Lizzie van Zyl qui sopra e lo scheletrico bambino qui sotto, 27.000 donne e bambini boeri vennero uccisi dai britannici nei loro infami campi di concentramento.

 

Tutte le chiese boere nelle Repubbliche vennero distrutte.
Tutte le chiese boere nelle Repubbliche vennero distrutte.

 

Una famiglia boera fotografata poco dopo il suo arrivo in un campo di concentramento. Di questa specifica famiglia solo la madre riuscì a sopravvivere ad una detenzione di tre mesi.
Una famiglia boera fotografata poco dopo il suo arrivo in un campo di concentramento. Di questa specifica famiglia solo la madre riuscì a sopravvivere ad una detenzione di tre mesi.

 

SUSSIE IS SIEK (La sorellina è malata) - Questa è la commovente didascalia della fotografia nel libro originale. Non c'è un letto per la bambina morente. Delle sedie sono usate per improvvisare un letto.
SUSSIE IS SIEK
(La sorellina è malata)
Questa è la commovente didascalia della fotografia nel libro originale. Non c'è un letto per la bambina morente. Delle sedie sono usate per improvvisare un letto.

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