Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza Boera (1994) PDF Stampa E-mail
Sabato 17 Marzo 2012 13:00

Il testo che segue è stato tratto, prevalentemente, dal capitolo 22 del libro “Victory or violence: The Story of the AWB of South Africa”, di Arthur Kemp. Aggiunte e trasformazioni sono a cura di Volkstaat.org.

Il gen. Constand Viljoen con il capo del KP Ferdi Hartzenberg. Pretoria 1993, comizio dell'Afrikaner Volksfront (AVF)Dopo quasi 84 anni di illegittime elezioni multi-nazionali, generalmente aperte a tutti coloro che avevano la pelle abbastanza chiara (la “razza” è un'altra cosa), all'inizio del 1994 era ormai evidente che le prime elezioni multirazziali dell'Impero sudafricano (Repubblica del Sudafrica, RSA) si sarebbero tenute alla fine d'aprile di quell'anno – nonostante sia l'Inkatha Freedom Party degli zulu sia l'Afrikaner Volksfront (AVF) – una coalizione che includeva l'Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB) – insistessero nell'affermare che non vi avrebbero preso parte.
Le elezioni del 1994 miravano a cementare l'Impero, forgiato all'inizio del secolo dal capitalismo internazionale mediante la forza militare britannica, consegnando il potere, su tutte le nazioni e le tribù dell'Africa australe, ad una forza nera comunista.
Contro tutto questo l'AVF elaborò piani per liberare una grande parte del Transvaal – con la collaborazione di ventuno consigli comunali controllati dal Konserwatiewe Party (KP) nel Transvaal occidentale.
Il piano prevedeva che i consigli comunali controllati dal KP sequestrassero i propri beni per evitare che questi finissero nelle mani del regime imperiale – questo includeva sia beni finanziari che altre risorse. Per questo, un piano specifico prevedeva che tutte le autorità locali controllate dal KP, a un dato ordine, trasferissero i propri beni in una “banca del volk” che avrebbe dovuto finanziare il tentativo di dichiarazione unilaterale di indipendenza. Questi avrebbero capeggiato la "Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza Boera" nel Transvaal occidentale.
Il generale Constand Viljoen, che guidava il “direttorio” dell'AVF, era pienamente consapevole di questi piani ed era stato incaricato di garantire in merito alla lealtà e al sostegno di reparti della South African Defence Force. Anche se in seguito lo negò, egli aveva anche il compito di riunire un certo numero di generali dell'esercito e della polizia, in carica e di altri andati da poco in pensione, affinché comandassero il lato militare della dichiarazione unilaterale di indipendenza. (Viljoen riuscì a riunire un considerevole numero di tali generali, ma invece di guidarli nel tentativo di dichiarazione unilaterale di indipendenza, li condusse letteralmente al seggio elettorale della principale base militare, Voortrekkerhoogte, il giorno delle elezioni imperiali nell'aprile del 1994.)
All'AWB spettava il compito di occupare fisicamente le città, molte delle quali erano nel Transvaal. Le forze dell'AWB sarebbero state dispiegate in alcuni punti strategici, al fine di controllare l'accesso alle cittadine, formando le “truppe d'assalto” per scongiurare qualsiasi reazione dell'Impero alla dichiarazione unilaterale di indipendenza.

1991. L'AWB marcia a Vereneeging

L'idea della Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza Boera puntava a stimolare una reazione violenta del regime imperiale, il che avrebbe innescato (almeno in teoria) azioni di rappresaglia in tutta l'Africa del sud.
In previsione di questo alcune persone nel Transvaal occidentale e alcuni consigli comunali del KP acquistarono alcune vecchie auto corazzate, svendute durante il rapido ridimensionamento della South African Defence Force, con l'intenzione di utilizzarle per fortificare delle aree nel Transvaal occidentale alla data prefissata.
Naturalmente i servizi di intelligence dell'Impero erano informati in merito a questi piani. Nel gennaio del 1994 l'allora capo della South African Defence Force, il gen. Kat Liebenberg, si incontrò con i vertici dello AVF (escluso Eugene Terre'Blanche) e li informò che l'Impero era al corrente dei loro piani indipendentisti, e li esortò ad abbandonare l'idea, perché l'esercito imperiale non avrebbe consentito che tale piano andasse avanti.

AWB gen. Nico Prinsloo, Eugene Terre’Blanche, gen. Constand Viljoen

L'Impero elaborò delle contromisure, che culminarono nelle dichiarazione formale dello Stato di Emergenza nel Tranvaal occidentale durante il periodo elettorale dell'aprile 1994.
Dalla seconda settimana del marzo del 1994, l'AVF si divise in merito alla partecipazione alle elezioni. Il gen. Viljoen, da molti considerato come il militare che aveva salvato i nazionalisti nell'ora della crisi, usò la sua posizione di rilievo all'interno dell'Afrikaner Volksfront per avviare negoziati con l'African National Congress (ANC) e l'allora governo imperiale del Nasionale Party (NP). Quando il presidente della ANC, Nelson Mandela, pubblicamente dichiarò l'assoluta indisponibilità a qualsiasi tipo di “stato boero/afrikaner”, l'AVF interruppe tutti i negoziati con la ANC e il governo, ma Viljoen a quel tempo era anche un membro di spicco della "Freedom Alliance" – (in italiano: Alleanza per la Libertà, ex COSAG), l’alleanza multinazionale che chiedeva la libertà per tutte le nazioni dell’Africa del sud.
La Freedom Alliance era composta dai capi delle homeland nere (Mangope del Bophuthatswana, Buthelezi del KwaZulu e Oupa Gqozo del Ciskei) e dalla coalizione dell'AVF (che riuniva molte organizzazioni “nazionaliste” bianche afrikaner; l’AWB, a quel tempo grande movimento  nazionalista boero; e un gran numero di ex-generali delle Forze Armate e delle forze di Polizia della RSA); i quali, inizialmente, si erano tutti opposti alla creazione di un regime unico, ancora più grande di quello che già c'era.
La Freedom Alliance era ancora impegnata nei colloqui con l'ANC e il governo imperiale dello NP, cosicché Viljoen poté continuare praticamente senza interruzioni le sue trattative, non più in veste ufficiale di membro dello AVF ma della Freedom Alliance.
Queste azioni fecero intendere ben presto agli altri all'interno dello AVF che una fazione sotto la guida di Viljoen era in realtà a favore della partecipazione alle elezioni imperiali dell'aprile del 1994, più che ad una insurrezione armata per la restaurazione delle Repubbliche boere.
Il 29 gennaio del 1994 lo AVF tenne una grande manifestazione popolare presso il quartiere fieristico di Pretoria, per inaugurare il proprio governo di transizione (in risposta a quello appena istituito da ANC/NP per guidare l'Impero): il Volksverteenwoordigende Rand (VVR, Consiglio dei Rappresentanti), il Parlamento del popolo-nazione. Quest'autorità di transizione doveva essere una sorta di parlamento boero, con il presidente dello AVF, il capo del KP Ferdi Hartzenberg, nominato “presidente del Volkstaat” e la nomina di un “consiglio dei ministri” per consigliarlo.
Tuttavia, la manifestazione fu preceduta da alcune manovre dietro le quinte. Giovedì (27 gennaio 1994) prima della manifestazione popolare (che fu tenuta il sabato),  Hartzenberg chiamò Terre'Blanche per un urgente incontro privato presso la sede del KP a Hatfield, Pretoria. Lì Hartzenberg disse al capo dell'AWB che Viljoen aveva presentato una “strategia alternativa” al piano indipendentista dello AVF, e che l'alternativa consisteva che lo AVF registrasse un partito politico e prendesse parte alle elezioni del “nuovo” Impero.
Hartzenberg aggiunse che aveva acconsentito che Viljoen presentasse la sua proposta alla manifestazione del sabato venturo. Terre'Blanche espresse la sua opposizione alla proposta, rimarcando che non vi sarebbe tratto alcun beneficio nel partecipare al sistema in quella fase.

Eugene Terre'Blanche e Ferdi Hartzenberg. 1994

La manifestazione andò come previsto, e vide la partecipazione di 10.000 persone. Quando venne il turno di Viljoen a palare, fu accolto con calorosi applausi – ma il consenso venne meno e fu sostituito da muggiti quando annunciò la sua “alternativa strategica” della partecipazione alle elezioni imperiali.
Nonostante il presidente della manifestazione, Frank le Roux (responsabile della disciplina politica all'interno del KP, e deputato di Brakpan al parlamento dell'Impero) cercò di avanzare una mozione per supportare la proposta di Viljoen, la folla si imbestialì e la manifestazione degenerò nel caos. Molti uomini inferociti cercarono di assalire fisicamente Viljoen per ciò che aveva suggerito, e fu solo grazie alla presenza delle sue guardie del corpo che non venne aggredito. Sua moglie, che era con lui sul palco, scoppiò in lacrime, mentre la folla esprimeva il suo disappunto.
Gli uomini sul palco a quel punto dovevano andarsene, perché era diventato troppo pericoloso rimanere lì. Il pandemonio continuava, e la folla si rivolse all'uomo che osteggiava l'idea della partecipazione alle elezioni, iniziando ben presto ad intonare “Terre'Blanche” e “Volkstaat adesso” per zittire Viljoen o i suoi sostenitori che tentavano di rispondere alle critiche. La folla si calmò solo quando Terre'Blanche salì sul palco e disse alla platea di calmarsi.
Il capo dell'AWB propose allora che l'intera questione fosse rinviata al Consiglio Esecutivo dell'AVF, per ulteriori discussioni. Nonostante questa controproposta fu accolta con applausi euforici, non fu mai recepita dal corpo esecutivo dello AVF, giacché le cose ebbero una veloce evoluzione dopo questo confronto.
L'inaugurazione del Volksverteenwoordigende Rand quindi proseguì, e Hartzenberg nominò Viljoen ministro della Difesa e Terre'Blanche ministro degli Interni.
Viljoen comunque non prese questo stop come un'indicazione ad abbandonare tale linea di pensiero, e quasi immediatamente ripresi i suoi colloqui, fino ad allora segreti, con l'ANC e il NP. Quando il capo dell'ANC Nelson Mandela annunciò, in pompa magna, che l'ANC “non avrebbe mai accettato un Volkstaat boero afrikaner” l'esecutivo dello AVF prese la decisione finale di interrompere i colloqui con la ANC e ordinò a Viljoen di fare lo stesso.
Viljoen comunque era diventato parte della delegazione della Cosag/Freedom Alliance che era anch'essa impegnata in colloqui con il governo di transizione di ANC/NP, e in tale contesto continuò il suo lavoro per un'alternativa al piano indipendentista dello AVF.
Percependo che c'era la possibilità di una scissione nelle fila dell'Afrikaner Volksfront, il governo di transizione di ANC/NP iniziò ad esercitare pressione tra le fila della Freedom Alliance affinché partecipasse alle elezioni imperiali, che a quel punto erano fissate pochi mesi più avanti. Il Ciskei fu il primo a cadere sotto le pressioni, e il suo leader Oupa Gqozo si dimise dal Cosag e lasciò che la sua homeland si unisse al processo del governo di transizione.
Ulteriori pressioni vennero poi fatte al Bophuthatswana e al KwaZulu. Uno Stato di Emergenza fu proclamato nel KwaZulu, e la regione fu inondata di carri armati e truppe, apparentemente per stabilizzare la situazione, ma in realtà per lanciare un chiaro messaggio all'Inkatha Freedom Party che ogni tentativo volto a boicottare le elezioni o a proclamare l'indipendenza di un Regno zulu (così come l'IFP chiedeva a quel tempo) non sarebbe stato tollerato.
Allo stesso tempo, disordini scoppiarono in Bophuthatswana, provocando una grave crisi in tale homeland. Questi disordini scatenarono il fallito intervento in tale Stato da parte di una forza armata composta da AWB e AVF (vedere: “Conflitto in Bophuthatswana - 1994”).
Il 4 marzo 1994, l'ultimo giorno della registrazione per i partiti che intendevano prendere parte alle elezioni imperiali di aprile, Viljoen registrò un nuovo partito, chiamato "Vryheidsfront" (VF; in inglese: "Freedom Front", FF) al fine di gettare le basi per la partecipazione alle elezioni degli afrikaner bianchi non-boeri.
Il giorno immediatamente dopo la registrazione di Viljoen, una seduta del “Parlamento boero” fu tenuta a Pretoria, e lì la decisione di Viljoen di registrare il Vryheidsfront fu rigettata a stragrande maggioranza. Viljoen fu oggetto di critiche particolarmente aspre da parte di uno dei tre membri dell'AWB nel Parlamento, Fred Rundle, Rundle, che operava come portavoce dell'AWB per i media, chiese a Viljoen dove aveva ottenuto i soldi (75.000 Rand) necessari a registrare il Vryheidsfront, perché sicuramente non provenivano dalla cassa dell’AVF.
Viljoen rispose allora, sorprendentemente, che non sapeva da dove proveniva tale denaro, asserendo di aver avuto tali soldi (sotto forma di un assegno bancario) in tasca “per le due ultime settimane.” Questa era ovviamente un'evidente bugia, per coprire chi effettivamente aveva messo a disposizione il denaro, pare un uomo d'affari di Kempton Park nell'East Rand.
Viljoen accettò di rispettare la decisione del Parlamento e di lasciar scadere la registrazione del Vryheidsfront (il che sarebbe avvenuto automaticamente se il partito non avesse presentato una lista di candidati) e la riunione ebbe fine.
A quel punto, comunque, i negoziati tra Viljoen, il NP e la ANC erano arrivati ad un punto preciso. Un emendamento fu aggiunto all'ultimo momento alla costituzione imperiale ad interim, che istituiva il "Volkstaat Council" il cui compito sarebbe stato quello di esaminare l'intera questione dell'autodeterminazione degli afrikaner bianchi dopo le elezioni (l'autodeterminazione per gli afrikaner bianchi è una cosa molto diversa dall'indipendenza per il volk dei boeri!). In cambio di questa inutile “concessione”, Viljoen doveva accettare di prendere parte alle elezioni imperiali a mezzo del suo nuovo partito politico, il Vryheidsfront. Se il Vryheidsfront avesse ottenuto dei seggi nel nuovo Parlamento imperiale (il sistema di voto era quello proporzionale) si sarebbe guadagnato il diritto di nominare i membri del Volkstaat Council.
Al Volkstaat Council era comunque espressamente vietato di fare proposte incentrate su una homeland indipendente, sovrana.

1994. L’atto finale del tradimento: gen. Constand Viljoen con Roelf Meyer (NP) e Thabo Mbeki (ANC)

Cinque giorni dopo la riunione dell'AVF del 5 marzo, il presidente del  Bophuthatswana Lucas Mangope chiese ai suoi alleati nella Freedom Alliance e nell'AVF di aiutarlo a contenere i disordini fomentati dall'ANC nel suo paese. Questa richiesta fu l'oggetto di una riunione urgente del consiglio supremo dell'AVF il 10 marzo – e Viljoen, che era ancora un membro dello AVF, era presente quando l'AVF decise di inviare una spedizione armata in Bophuthatswana per sostenere il governo di Mangope. Come narrato nell'articolo “Conflitto in Bophuthatswana (1994)”, la spedizione terminò con la ritirata di AWB e AVF, con Viljoen e l'AWB ad accusarsi l'un l'altro per l'insuccesso dell'operazione.
Viljoen subito dopo annunciò che non avrebbe lasciato decadere l'iscrizione del Vryheidsfront, e che lo avrebbe attivato per partecipare alle elezioni imperiali. Anche se Viljoen in seguito disse d'aver deciso di partecipare “dopo la spedizione in  Bophuthatswana” (come riportato nel Sunday Newspaper Rapport del 27 novembre 1994) dai fatti risulta evidente che in realtà aveva deciso di partecipare alle elezioni molto prima di quella data.
Gen. Constand Viljoen. Pretoria, 1994Con l'abbandono di Constand Viljoen e la formazione del Vryheidsfront, anche il  Konserwatiewe Party decise di abbandonare i piani indipendentisti. Lo stesso sabato che la prima autobomba dell'AWB esplodeva a Johannesburg, il capo del KP Ferdi Hartzenberg chiamava personalmente a casa di Terre'Blanche a Ventersdorp per dire al capo dell'AWB che le amministrazioni controllate dal KP non avrebbero appoggiato la campagna per la dichiarazione unilaterale di indipendenza. Ma a quel punto, ovviamente, era troppo tardi per arrestare i piani dell'AWB e impedire che venissero attuati.
Proprio all'ultimo momento, quindi, la grande coalizione dell'AVF andò in frantumi e non si verificò nulla di quanto accuratamente pianificato nei piani indipendentisti – ciononostante, l'Impero non volle correre rischi e l'intero Transvaal occidentale fu invaso da truppe e blindati durante il periodo elettorale.
Era ovvio che la non partecipazione dello Inkatha Freedom Party alle elezioni sarebbe stata cruciale per rendere efficace qualsiasi programma di resistenza dell'AWB, giacché disordini nel KwaZulu/Natal avrebbero obbligato l'Impero a dividere le proprie forze in due regioni.
L'Impero, dal marzo 1994, aveva dichiarato uno Stato di Emergenza nel KwaZulu nell'ovvio tentativo di intimidire lo IFP affinché accettasse di partecipare alle elezioni imperiali. Di maggiore importanza per l'AWB era comunque il fatto che lo Stato di Emergenza nella regione zulu aveva fatto sì che la SADF e la polizia dispiegassero un gran numero di truppe e veicoli blindati in tale area – truppe e blindati che non potevano quindi essere impiegati nel Transvaal occidentale. Comunque nelle prime due settimane del marzo 1994, il leader dello IFP, Mangosuthu Buthelezi, sembrò iniziare a vacillare. Terre'Blanche lanciò un tentativo per prevenire la partecipazione dello IFP alle elezioni imperiali, scrivendo varie lettere al Re degli zulu, Goodwill Zwelethini.
L'AWB e l'IFP si erano alleati ufficialmente a fine novembre 1993.

Membri dell'AWB addestrano militanti dell'Inkatha Freedom Party degli zulu. La foto è relativa ad un campo d'addestramento segreto dell'AWB, ad Heidelberg, nel 1994

L'ultima di queste lettere, datata 14 aprile, faceva appello al monarca zulu affinché “rimanesse saldo” e prometteva che il governo e il braccio armato della ANC, Umkhonto we Sizwe, sarebbero stati “troppo divisi” per reprimere efficacemente i “boeri e gli zulu”. La lettera concludeva con la promessa che “presto si scatenerà l'inferno” - un dichiarazione che si dimostrerà vera.
Nonostante l'ultima lettera fosse stata consegnata al Re zulu da un membro della famiglia reale zulu, che per molti anni era stato in buoni rapporti con il capo dell'AWB, il tentativo dell'AWB di tener fuori lo IFP dalle elezioni imperiali non ebbe successo, e il partito aderì elezioni imperiali proprio all'ultimo momento. Alle elezioni imperiali lo IFP ottenne a stento il controllo della provincia del KwaZulu Natal e si affermò come terzo partito nel nuovo parlamento imperiale.
La reazione dell'AWB alla partecipazione dello IFP alle elezioni imperiali fu imprevista: una dichiarazione venne rilasciata giovedì 21 aprile 1994 e affermava che la “cosiddetta pace ora siglata tra IFP e ANC non sarà duratura. Le elezioni saranno l'occasione per un confronto tra l'ANC e l'intera nazione zulu.” L'AWB prediceva che la “guerra tra l'ANC e l'IFP si intensificherà perché gli zulu non accetteranno mai l'esito delle elezioni.”
“L'AWB dichiara che, in nessun caso, prenderà parte alle imminenti elezioni; che considera ancora le elezioni illegali e perciò non ha fiducia nel futuro governo. Lo Stato maggiore e il Consiglio esecutivo hanno perciò deciso di proteggere i membri dell'organizzazione e il volk boero contro il caos, la rivolta e la rivoluzione che seguiranno.”
Con la decisione dell'IFP di andare alle elezioni imperiali e la spaccatura nella coalizione dell'AVF, Terre'Blanche si rese conto di dover affrontare una situazione che era rapidamente mutata. Decise di provare ad accelerare il previsto confronto con l'Impero, e a tal fine annunciò formalmente che l'AWB andava avanti con il suo piano di concentrare le proprie forze nel Transvaal occidentale. Il paragrafo finale del comunicato stampa che commentava la decisione dello IFP di partecipare alle elezioni, recitava così:
“L'AWB ha dichiarato come base il territorio che si estende dal Transvaal settentrionale fino ai confini con il Capo. Migliaia di membri dell'AWB sono già impegnati a trasferirsi nell'area, al fine di garantire un numero sufficiente per scongiurare qualsiasi azione persecutoria contro i membri della destra da parte del futuro governo comunista.”
L'AWB in questa fase iniziò a concentrare le proprie forze nel Transvaal occidentale – come stava facendo il governo dell'Impero sudafricano, che non aveva più nessun altro fronte aperto, dopo che l'IFP aveva deciso di prendere parte alle elezioni imperiali.

Ernie van der Westhuizen, Eugene Terre'Blanche, Nico Prinsloo. Ventersdorp, marzo 1994