I Boeri non furono colonialisti PDF Stampa E-mail
Martedì 27 Luglio 2010 08:57

 

Il “colonialismo” è l’estensione della sovranità di una nazione su territori e popoli fuori dai propri confini, spesso per controllarne le risorse, economiche ed umane. Il termine indica anche l'insieme di convinzioni usate per legittimare o promuovere questo sistema.
Con il termine “colonialismo” si intende anche l'imposizione (non necessariamente cruenta) del proprio sistema, economico, politico e culturale, ad altre nazioni.

L’articolo che segue è stato tratto da Republican Trekker Volk e tradotto in italiano.

 

I boeri non furono colonialisti

 

Il Grande Trek boeroGli occidentali che si avvicinano all’Africa meridionale lo fanno spesso con l’idea preconcetta ed errata che i boeri furono colonialisti, per il fatto che sono bianchi, ma questo non corrisponde a verità, giacché i boeri sono il risultato di una cultura formatasi sul suolo africano dai diversi gruppi che la VOC [Vereenigde Oost-Indische Compagnie, in italiano: Compagnia olandese delle Indie orientali. Ndr] portò al Capo a partire dalla metà del 1650. I primi bianchi ad arrivare vennero portati dalla Compagnia olandese delle indie orientali (la VOC) – una compagnia semiprivata che voleva realizzare una stazione per il transito delle navi al Capo, e che fondò Città del Capo. Questi primi arrivati erano principalmente tedeschi di etnia frisone – molti dei quali erano stati cacciati dalle proprie case dalla VOC e poi costretti ad accompagnare Jan Van Riebeeck al Capo – e da un piccolo numero di olandesi. Dopo circa 35 anni un gran numero di Ugonotti francesi arrivò al Capo, si trattava di rifugiati, in fuga dalle persecuzioni politiche e religiose che si stavano compiendo nel loro paese d’origine, e lì nello spazio di una generazione si amalgamarono con gli altri arrivati con cui svilupparono la lingua locale che stava emergendo, che successivamente verrà chiamata afrikaans. Anche se i boeri spesso chiamavano – e spesso ancora chiamano – il loro dialetto “taal” (“lingua” [o “lingua boera”, ndr]), questo è diverso anche da quello originariamente parlato dai bianchi del Capo occidentale, che successivamente diedero il nome di “afrikaans” alla lingua [l’autore sottolinea che i boeri parlano un afrikaans diverso, rispetto agli afrikaner. Ndr]

A partire dal tardo 1600 e per tutto il 1700, un significativo numero dei più poveri abitanti del Capo, parlante una prima forma di afrikaans definita “proto-afrikaans”, iniziò a migrare dal Capo occidentale e dall’entroterra, e a dedicarsi alla pastorizia, nel tentativo di sfuggire all’autocrazia della VOC e per trovare pascoli migliori. Il termine “trekboer” fu utilizzato per descrivere questo popolo nomade e di frontiera, fatto di agricoltori migranti che iniziarono ad occupare le frontiere settentrionali e quelle orientali del Capo, e per distinguerlo dagli abitanti delle aree urbane del Capo occidentale, a cui spesso si faceva riferimento come “olandesi del Capo”. Con il trascorrere del tempo il termine “trekboer” fu abbreviato in “boero”, per descrivere quel popolo di frontiera votato all’indipendenza, che nel 1795 si scontrerà con il potere olandese nella sua prima lotta per la libertà.

Il popolo boero e la sua cultura, quindi, non si sviluppano in Europa e neppure nel Capo; i boeri si sviluppano in Africa e sono una combinazione di tante origini diverse. Seppur molti dei loro antenati vennero effettivamente dall’Europa, è importante ricordare che essi non lo fecero come colonialisti, per conto di una potenza europea, ma come servitori della Compagnia olandese delle Indie orientali. In seguito la VOC, per ridurre i costi, liberò molti di loro, che diventarono così liberi cittadini. Quando circa 300 ugonotti francesi arrivarono al Capo come rifugiati – in fuga dalle persecuzioni religiose in Francia – dal 1671 fino al 1707 (una famiglia arrivò anche nel 1726): le fondamenta della nazione Boera vennero gettate, perché questi videro nell’Africa la loro nuova casa e contribuirono alla formazione della lingua afrikaans che stava nascendo. Numerosi, arrivarono anche i protestanti tedeschi, come rifugiati politici e religiosi.
Le basi del popolo-nazione Boero sono perciò un amalgama, dei coloni olandesi e frisoni, con i rifugiati francesi, ugonotti, e tedeschi, protestanti.

Ancora, contro chi afferma l’origine colonialista: i boeri, in passato, sono stati definiti anche come “Tribù bianca d’Africa”, ed effettivamente alcuni gruppi bantu li identificavano come tali all’epoca del Grande Trek [la migrazione dei trekboers. Ndr].

La nascente nazione Boera ruppe i propri legami con l’Europa ben presto, in particolare verso la fine del 1600 e per tutto il 1700, quando iniziò a migrare verso est e verso l’interno allo scopo di sfuggire il governo autoritario della Compagnia olandese delle Indie orientali. Quindi: quando occidentali non informati o malinformati affermano che i boeri sono “colonialisti bianchi” esplicitano solo la loro mancanza di conoscenza in materia. Mentre molti di quelli che rimasero nel Capo occidentale potrebbero certamente essere considerati colonialisti da un certo punto di vista – i trekboer, e quindi i boeri, non possono essere oggettivamente considerati come tali, visto che si separarono immediatamente dalla dominazione europea, visto che si considerarono africani, e visto che svilupparono un proprio dialetto che fu classificato come “afrikaans del confine orientale”, dopo l’espansione dei confini regionali della frontiera del Capo orientale dove i boeri si svilupparono.

I voortrekker – che in seguito fondarono le più famose e numerose repubbliche Boere – erano di discendenza trekboer. Ancora: i boeri diventarono popolo-nazione molto prima di incontrare un gruppo nero bantu. Il loro primo incontro con un gruppo bantu fu attorno al 1777, con gli Xhosa. 125 anni dopo l’arrivo dei loro primi antenati europei al Capo. Questo è un punto molto importante che contraddice ogni tesi che si oppone alla loro presenza nella loro terra di nascita. Mentre i loro antenati avevano incontrato popoli indigeni nel Capo occidentali: i Khoisan (dalla pelle giallo-marrone con tratti orientali [boscimani e ottentoti. Ndr]), popolo originariamente nativo e quindi aborigeno di gran parte della metà meridionale e orientale dell’Africa, prima di essere scacciato e annichilito dalla migrazione nera dei gruppi bantu. Il gruppo Khoisan si trova ora solo nel Capo settentrionale e in Namibia (soprattutto i San / Bushmen [boscimani, ndr]) mentre i restanti Khoi [ottentoti, ndr] sono stati assorbiti dalla popolazione coloured del Capo.

I capi voortrekker erano una combinazione unica, a metà tra i generali europei e i capi africani. I voortrekker migravano in clan, dietro uno specifico capo eletto, e discendevano da un popolo semi-nomade che aveva percorso un cammino migratorio da record.