Uhuru PDF Stampa E-mail
Lunedì 12 Luglio 2010 07:30

Uhuru

“Uhuru” significa libertà e indipendenza in swaihili, una lingua bantu.
Il Movimento Uhuru, organizzato e guidato dall’African People’s Socialist Party (APSP, in italiano: Partito Socialista degli Africani), è un movimento nero di ispirazione comunista (nato negli Stati Uniti d’America) che identifica, sempre e comunque, i bianchi con gli oppressori capitalisti e i neri con gli sfruttati. Il Movimento Uhuru ritiene la razza bianca l’origine di tutti i mali; sostiene l’idea per cui tutta l’Africa apparterrebbe solo ai neri; e propugna l’allontanamento dei bianchi dal continente africano. Idee simili a quelle del Pan Africanist Congress of Azania (PAC; nato nel 1959 da una scissione della ANC. Il termine “Azania” è utilizzato al posto di “Sudafrica” per rimarcarne la diversità: Azania è solo dei neri).
Il termine “Uhuru” è uno slogan dell’internazionalismo nero, utilizzato in molti paesi. Molti sudafricani ritengo però sia anche una parola in codice indicante “La notte dei lunghi coltelli”, una supposta operazione volta a sterminare tutti i bianchi in Africa del sud.
L’ipotesi di un simile evento non viene presa sul serio da molti, specie se extra-africani, specie se poco informati su ciò che avviene realmente in Sudafrica. Al contrario, chi vive in un paese africano dove dal 1994 hanno ammazzato circa 35.000 bianchi, certe voci (più o meno realistiche) può anche prenderle molto sul serio.
Liberia, Sierra Leone, Angola, Sudan, Somalia, Congo, Ruanda. Nei paesi africani la parola genocidio è sempre molto attuale, anche se sui media occidentali non fa neppure più notizia, come se, al di là dei proclami ufficiali su diritti e uguaglianze, la si ritenesse una condizione “normale” per tali paesi.
Il Sudafrica nel corso degli anni (con una forte immigrazione, con interessi economici non armonizzati a quelli nazionali, e con la consegna del potere all’ANC su tutta l’Africa del sud), si è progressivamente trasformato, diventando sempre più simile agli altri paesi africani. Per cui, oggi, quello che è accaduto e accade in altri paesi del continente, potrebbe avvenire più facilmente anche all’interno dei suoi confini. Nel 1994, mentre il mondo applaudiva distratto alla fine ufficiale dell’Apartheid in Sudafrica, in cento giorni, in Ruanda, venivano sterminate circa un milione di persone.
E se la stessa cosa avvenisse in Sudafrica?
Tra i bianchi sudafricani è storicamente diffusa l’idea di un’insurrezione nera, il cui obbiettivo principale sarebbe quello di sterminarli. Proprio i timori per un evento simile nel 1992 spinsero molti bianchi, dopo una imponente campagna mediatica di convincimento, a votare SI al Referendum per mettere fine all’Apartheid.
Nel 1993, subito dopo l’uccisione di Cris Hani, si temette potesse accadere qualcosa di simile, e la vendita di armi da fuoco schizzò alle stelle.
Adesso l’ANC è al potere, e su tutta l’Africa del sud, ma i timori di un’insurrezione nera volta a sterminare i bianchi si sono moltiplicati. Il motivo è semplice: si sono moltiplicate le violenze e le campagne d’odio. Chi credeva di fermare la violenza accettando il regime della ANC, ha commesso il più grottesco degli errori: ha dato potere ai propri nemici. Nemici che alimentano l’odio per i bianchi, per nascondere la corruzione, il nepotismo, l’incapacità e i fallimenti del regime.
La situazione in Sudafrica è sempre più difficile. L’immigrazione nera continua, la disoccupazione è altissima, la criminalità sconvolge la regione e la povertà dilaga. Tutte le promesse della ANC, che per anni ha illuso milioni di neri con il miraggio di condizioni di vita migliori, sono andate deluse. L’insoddisfazione e la rabbia aumentano, mentre il regime si nasconde incolpando la minoranza bianca, in particolare gli agricoltori; non certo i poteri forti, quelli che gli hanno consegnato il potere e con cui fa affari.
In un contesto simile, tutto risulta estremamente instabile, e molte ipotesi possono trovare giustificazione.
C’è chi ipotizza un collasso delle istituzioni, o addirittura: azioni su vasta scala contro i bianchi, magari con la complicità del regime.
L’ipotesi della regione che precipita nel caos è ritenuta valida da molti seguaci di Van Rensburg, il profeta boero (1862 – 1926). Adriaan Snyman, massimo esperto in materia, ritiene che sia stato predetto un bagno di sangue dopo la morte di un importante uomo nero.
Un “uomo nero” che, molti, suppongono potrebbe essere Nelson Mandela.
Ad un occidentale medio quest’ipotesi può apparire assolutamente fantasiosa. Ma basta inserirla nel contesto sudafricano (assolutamente instabile), e aggiungerci magari qualche altro elemento catalizzatore (ad esempio: che la morte sia violenta, o che del suo ipotetico assassinio venga incolpata una specifica comunità) per rendere plausibili molti scenari inquietanti.
Il movimento Suidlander, che riscuote una certa popolarità tra afrikaner e boeri, incentra la propria attività proprio sul prepararsi a fronteggiare una grande minaccia che si abbatterà sulla nazione, mettendo in pericolo di vita tutti i suoi appartenenti.
Il pericolo “Uhuru” è discusso in molti ambienti; nel corso di tali processi popolari si è arricchito di nomi suggestivi (Operazione Vula, Operazione Aquila di Ferro, Campagna Ottobre Rosso, Operazione di Pulizia dai Bianchi) e di ipotesi, anche piuttosto fantasiose. Alcuni temono possa avere inizio dopo i Mondiali di Calcio del 2010, un evento che il regime ha sfruttato (oltre che per arricchire la sua elite e le grandi imprese) a scopo propagandistico e che ha caricato di artificioso patriottismo. Per i mondiali di calcio si è cercato di silenziare la criminalità sui media, le proteste dei lavoratori, e s’è oscurata la povertà, affinché passasse l’immagine del nuovo Sudafrica che fa comodo al regime, un’immagine molto lontana dalla realtà. E dopo? C’è chi teme possa essere l’inizio di un’operazione volta a sterminare tutti i bianchi in Africa del sud.
Al di là della data: Uhuru è fantasia o realtà?
Molto spesso la realtà supera la fantasia. Forse l’operazione “Uhuru” è già in corso, ed è solo più diluita nel tempo; quindi: solo più subdola.
35.000 bianchi, di cui più di 3.000 agricoltori boeri, sono già stati assassinati. E ogni giorno il conteggio aumenta.

 

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