Sudafrica 2010: un mondiale nel paese degli stupri PDF Stampa E-mail
Martedì 06 Luglio 2010 17:41

L’articolo che segue, del dicembre 2007 a firma Lorenzo Cairoli, è stato tratto da L’Arena di Verona.

Sudafrica 2010

Giocare al pallone in un paese dove ogni 23 secondi una donna viene stuprata

Il 15 maggio 2004 la Fifa preferisce per quattro voti il Sudafrica al Marocco consegnando così il mondiale di calcio del 2010 a uno dei paesi più violenti del mondo. Se i mondiali si giocassero oggi, i tifosi troverebbero, calcio a parte, bei parchi da visitare, vini eccellenti, una cucina per grandi felini (in cui la verdura ha una funzione puramente decorativa) e una criminalità così spietata da far sembrare disneyane le bande che infestavano il Bronx negli anni settanta. Il Sudafrica, lo conferma anche il Ministero degli Affari Esteri, è uno degli stati più a rischio del mondo. Escludendo quelli coinvolti in un conflitto, rincara la dose il Daily Telegraph, è il più violento dopo la Colombia.

La contabilità degli stupri in Sudafrica è orrore puro

Sonette Ehlers presenta il RapexRapine, rapine a mano armata, omicidi (quasi 9.000 negli ultimi sei mesi), furti, ma soprattutto stupri. La contabilità degli stupri in Sudafrica è orrore puro. Ogni 23 secondi una donna viene violentata, ogni 30 minuti un minore (fonte: People Opposing Women Abuse). Ogni anno 1 milione di donne subisce violenze sessuali su una popolazione di 46 milioni, maschi compresi. Un sudafricano su quattro almeno una volta nella vita ha commesso uno stupro. Una ragazza su quattro e un ragazzo su cinque sotto i 16 anni sono stati vittime di stupro. E lo Stato che fa? Punisce solo il 7 per cento dei casi denunciati. Le leggi contro gli abusi sessuali sono vecchie di mezzo secolo, inadeguate, grottesche. In aula non si deve provare la colpevolezza dello stupratore ma l’innocenza della stuprata. E gli avvocati dello stupratore possono sempre appellarsi alla ‘provocazione’ della donna, eccezionale panacea per mandar tutti assolti. Ecco perché su nove donne violentate una sola sporge denuncia. La bestiale catena di montaggio dello stupro assume ogni giorno di più numeri e proporzioni da piaga biblica. Sonette Ehlers ha provato a contrastarla brevettando il Rapex, il primo condom antistupro. Ha le dimensioni di un tampone, è di lattice e si infila nel canale vaginale come un diaframma. Il Rapex è rivestito da microscopiche setole dentate che durante la penetrazione si conficcano nelle carni del violentatore. Provoca dolori atroci e può essere rimosso solo chirurgicamente. Ai giornalisti che le chiedevano a cosa si fosse ispirata per la sua invenzione, la Ehlers ha risposto: “Ho incontrato una vittima. Non faceva che ripetermi ’se solo avessi avuto i denti laggiù’. L’ho accontentata”.

La doccia maledetta di Jacob Zuma

A rendere il quadro ancora più apocalittico l’Aids. Il 30 per cento delle morti in Sudafrica è causato dall’Hiv. Il Sudafrica è uno dei paesi del mondo più colpiti dal virus dell’immunodeficienza. Di Aids Mandela ha perso un figlio. Di Aids è morto Parks Mankahlana, portavoce del presidente e il parlamentare Peter Mokaba, a cui un demente ha pensato bene di intitolare uno degli stadi del mondiale. Sosteneva che l’Hiv non esiste. Rifiutò dalla Boheringer forniture gratuite di Nevirapine perché le considerava veleno. Rifiutò farmaci anti-Aids dagli americani a prezzo dimezzato perché non voleva che i suoi fratelli continuassero a fare le cavie dei bianchi. La sua follia e l’Aids lo hanno condannato a morte. Per la verità tutta la nomeklatura nera del Sud Africa ha un atteggiamento delirante nei confronti dell’Aids. Prendiamo i due uomini più potenti del paese, Jacob Zuma e Thabo Mbeki, rispettivamente il trionfatore e lo sconfitto all’ultimo congresso dell’ANC.
Zuma ha ancora un processo in corso per lo stupro di una ragazza, la figlia di un suo ex compagno di prigionia negli anni della lotta anti-apartheid. Al processo, seguito da tutto il Sudafrica col fiato sospeso perché con Mandela Zuma è la figura politica più carismatica del paese, Zuma si dichiara innocente. “La ragazza quella sera indossava un piccolo kanga e teneva le gambe incrociate. Secondo la tradizione zulu sono i segni che è consenziente. Nella nostra cultura rifiutare questo segnale è colpa più grave che fare violenza”. Non contento, Zuma compie il più clamoroso degli autogol per sé e per il suo paese. La ragazza è già stata vittima di una violenza. E’ sieropositiva dal 1999 e Zuma lo sa, ma nel ‘rapporto’ si guarda bene dall’usare il preservativo: “Dopo essere stato con lei ho fatto subito una doccia per ridurre al minimo il rischio di contagio” ha dichiarato. Ora immaginate un paese dove lo stupro è più popolare del rugby. Un paese dove ci sono più sieropositivi che militari (6 milioni, non troverete niente di simile su tutta la terra). Un paese in cui il presidente Mbeki affida il ministero della salute alla signora Manto Tshabalala-Msimang che contraccambia dichiarando guerra all’Aids con la castità, l’astinenza da alcol e pozioni di olio, aglio e barbabietole. Un paese in cui all’ultimo Congresso Internazionale sull’Abuso e sull’Abbandono dei Minori a Durban si denuncia che alla base di questa escalation di stupri c’è la credenza, sempre più diffusa nel paese, che violentando una vergine si guarisca dall’Hiv. In un paese così, avete idea dell’effetto devastante che ha prodotto ‘la doccia’ di Jacob Zuma? Come se agli MTV Award o alla notte degli Oscar, Halle Berry o Naomi Campbell facessero outing dichiarandosi a favore della mutilazione genitale femminile.

In arrivo leggi più dure
“Zuma – sostiene un medico di M.S.F. – con quella doccia ha sbattuto il Sudafrica in una fottutissima macchina del tempo e lo ha fatto tornare indietro di 10 anni. Ha bruciato tutto il nostro lavoro di prevenzione in pochi minuti!”. Qualche giorno fa però è successo qualcosa di incredibile, almeno per gli standard sudafricani. Sul ‘Sowetan’ ho letto della condanna di Mongezi Jingxela, stupratore seriale di Johannesburg (66 stupri accertati su più di 200 contestati); questa volta niente leggi obsolete, tolleranza zero. Lo hanno condannato a 55 ergastoli per un totale di 1092 anni da scontare in prigione. E in concomitanza con la sua condanna, il governo sudafricano ha approvato nuove leggi contro gli abusi sessuali. Le nuove leggi danno per la prima volta alle vittime di stupri la possibilità di appellarsi alla corte e avere subito assistenza medica. La legge introduce inoltre misure più radicali per la tutela dei bambini e dei disabili mentali vittime di violenze carnali e della pornografia. Si volta veramente pagina? Presto per dirlo, ma questo insieme alla fine della caccia alle balene in Giappone è il regalo più bello che il Natale 2007 potesse farci.