Ritorno a Camelot (2011) - lettera di Piet “Skiet” Rudolph PDF Stampa E-mail
Lunedì 05 Settembre 2011 09:20

La lettera seguente [l’originale è in inglese], è stata letta a “Camelot” dal “Maccio” (responsabile di Volkstaat.org), sabato 3 settembre 2011, alla conferenza “Idee e comunità, tra strada e web”. Successivamente, il documento era disponibile, in italiano e in inglese, presso lo stand di “Volkstaat.org” per la nazione boera.

 

Ritorno a Camelot
di Piet “Skiet” Rudolph

Miei cari fratelli bianchi e amici nazionalisti, vi saluto in occasione del raduno di Ritorno a Camelot.

Anche se sono un boero, con tutto il cuore posso identificarmi con le vostre aspirazioni e progetti per la nostra razza.

Sono grato al mio caro compatriota Maccio che sta facendo così tanto per informare la nostra famiglia bianca sulla situazione, e sulla lotta per la libertà, della quasi dimenticata “Tribù Bianca d’Africa”.

Nel 1899-1902 la mia piccola e valorosa tribù affrontò il potente Impero britannico di quel tempo, in una guerra di logoramento per l’oro e i diamanti della nostra terra. Quando la guerra finì, più di 24.000 bambini e 3.000 donne erano stati uccisi nei campi di concentramento, morti di fame e per aver sofferto gravi violazioni dei diritti umani.

Quella guerra fu condotta contro le due piccole Repubbliche boere del Transvaal e dello Stato Libero di Orange. Giovani ragazzi e vecchi uomini malati, vennero imbarcati e deportati dalla loro patria, con il pretesto che avrebbero potuto aiutare lo sforzo bellico dei boeri. Proprietà vennero rase al suolo, bovini e altri capi di bestiame vennero uccisi a colpi di baionetta, e ogni possibile rifugio distrutto. Connazionali si rivoltarono contro il loro stesso sangue, comprati dai britannici per un tozzo di pane. I neri vennero impiegati contro i boeri e gli venne concesso di compiere i crimini più efferati. Tuttavia, i nostri padri riuscirono a tenere a bada i britannici, aiutati e spalleggiati da compatrioti bianchi da tutto il mondo. Ma alla fine perdemmo i nostri Paesi, la nostra indipendenza e perdemmo le nostre bandiere.

Non abbiamo mai riconquistato la nostra libertà e oggi sembra una causa persa. La nostra lotta per l’indipendenza, e per il ripristino dei nostri confini, muove ancora i primi passi, essendo stata fuorviata dai britannici e dai nostri capi nel 1910, per cui l’Unione del Sudafrica, creata dalle summenzionate Repubbliche boere e dalle due Colonie britanniche, era una forma di autodeterminazione. Non lo era. Non era altro che una astuta forma, escogitata per un tacito dominio britannico. Questo fu la Repubblica del Sudafrica, creata nel 1961 da politici della stessa risma, sugli stessi confini e con le stesse dimensioni della vecchia Unione; e che, a sua volta, fu consegnata su un piatto d’argento all’ANC, da politici e voltagabbana afrikaner.

Per assisterci, nostri fratelli bianchi vennero da lontano, dall’Irlanda, dalla Scozia, e uomini nobili dalla Francia, dall’Italia e dalla Russia. Molti di loro persero la vita sul suolo africano per portare avanti la nostra causa boera.

Uno di questi nobili era Camillo Ricchiardi, nato ad Alba, sulle Alpi occidentali italiane, e morto il 21 gennaio 1940 a Casablanca, in Marocco. Studiò presso le accademie militari di Modena, Udine e Pinerolo, e nel 1887 diventò tenente del IV Reggimento di Cavalleria. Successivamente andò a Saluzzo come capitano della Reale Cavalleria Piemontese, quindi diventò consigliere militare del re del Siam nel 1891.

Nel 1899 giunse in Sudafrica, e dopo la morte del generale De Villebois Mareuil, nobile francese, fu nominato Comandante delle Legioni Straniere. Ferito in azione a Colenso, fu ricoverato in ospedale a Pretoria; dove conobbe sua moglie, nata in Africa del sud. Ricchiardi, dopo il ricovero andò in Svizzera, a far visita al presidente Kruger, che là viveva in esilio. Kruger dichiarò di esser nato sotto la bandiera britannica, ma che non sarebbe morto sotto di essa. Morì in Svizzera. Il suo corpo fu portato in Sudafrica per essere sepolto a Pretoria. I britannici cercarono di impedirlo, dando fuoco alla chiesa in Church Square.

Permettetemi di concludere ringraziandovi per il vostro sostegno. Se i boeri si solleveranno nuovamente per prendere possesso della loro terra, resta da vedere. A causa dei tanti movimenti e delle tante organizzazioni che si spacciano per nazionalisti e sostenitori della causa boera, si creano molte divisioni, per cui è quasi impossibile avere successo. Comunque, un semplice test per questi disgregatori, è di costringerli a rispondere in merito a che tipo di libertà vogliono, e dove la vogliono.

Per quanto mi riguarda, come repubblicano boero, la nostra lotta deve continuare, e anche se non raggiungeremo i nostri obbiettivi nel corso della mia vita, è irrilevante. Siamo di fronte ad ostacoli pressoché insormontabili, ma usando le parole di un poeta britannico: E come può morire meglio un uomo, se non affrontando cose spaventose, per le ceneri dei sui padri e i templi delle sue divinità?

Lettera di Piet "Skiet" Rudolph (in inglese ed italiano) a "Ritorno a Camelot" 2011