VVK, qual’è la tua nazione? PDF Stampa E-mail
Venerdì 12 Agosto 2011 09:00

VVK: what is your nation?

I membri della nazione, sanno qual’è la loro nazione. Ne conoscono il nome; la bandiera; e i confini, in particolare: quelli biologici e spirituali.
Africa del sud, 2011. La Volksraad Verkiesing Kommissie (VVK), la Commissione Elettorale degli afrikaner bianchi, che sostiene il cosiddetto “nazionalismo afrikaner bianco” (promosso dall’Unione Sudafricana - dominion britannico forgiato dal capitalismo internazionale - al fine di consolidare sé stessa in funzione anti-boera), ha posto una semplice domanda ai propri candidati: di rivelare il nome della “nazione” a cui appartengono. Le risposte contraddittorie e conflittuali degli stessi candidati, di quello che dovrebbe essere il futuro “Parlamento” della “nazione afrikaner bianca”, sono la miglior testimonianza che non esiste (e non è mai esistita) nessuna nazione afrikaner. Tali risposte (riassunte più sotto, in blu), spesso grottesche, testimoniano – purtroppo - anche la profonda crisi d’identità che vivono molti discendenti biologici dei boeri. Una crisi d’identità promossa dal capitalismo internazionale, attraverso uomini, organismi e Stati che si sono succeduti in Africa del sud. Citandone alcuni: l’Unione Sudafricana; la Repubblica del Sudafrica (RSA); l’Afrikaner Broederbond; il Nationale Party (NP); il Vryheidsfront (VF); e oggi la VVK.

La VVK è, fondamentalmente, una creatura dei Verkenners. E i Verkenners appaiono come una nuova forma di Afrikaner Broederbond (la “Fratellanza Afrikaner”), una sorta di massoneria afrikaner bianca, che opera per confondere il vero nazionalismo (boero) con uno falso (afrikaner bianco). Così come i massoni, abitualmente, operano per confondere il Bene con il Male.

Tra i candidati della VVK ci sono anche delle brave persone, probabilmente in buona fede, così come sono sicuramente in buona fede tanti suoi sostenitori, ma questo non cambia la verità palese delle cose. La crisi d’identità è il DNA della VVK, e il suo diabolico progetto è un nuovo attacco all’identità boera. Un nuovo capitolo del genocidio boero, scritto dagli afrikaner bianchi non-boeri.

Chi conosce la propria nazione, non ha dubbi sulla propria identità. Ovvero: chi è boero si dice boero, e sta dalla parte dei boeri. Niente altro.

 

Qual è il nome della nostra nazione?

Alwyn de Klerk, segretario dei Verkenners, dice che il nome “boero”; “afrikaner”; o “afrikaner boero”; vanno tutti bene.
Andries Breytenbach, leader dello Herstigte Nasionale Party (HNP), dice che “afrikaner” e “boero” sono come sinonimi. Secondo questa strampalata tesi (fondamento del cosiddetto “nazionalismo” afrikaner bianco) tutti i bianchi di madrelingua afrikaans sarebbero una nazione, che sarebbe come sostenere che tutti i bianchi anglofoni sono una nazione.
Ben Geldenhuys, presidente dei Verkenners, dice che “afrikaner” e “boero” sono sinonimi, e che le controversie in merito sono fatte per dividere la loro nazione (quale nazione?!). Per supportare la propria tesi cita Christiaan de Wet. Un atteggiamento tipico di chi opera per confondere il male con il bene. E infatti Christiaan de Wet può essere ricordato soprattutto come generale boero, che combatté per i boeri, anche contro gli afrikaner bianchi non-boeri (prevalentemente “Olandesi del Capo”) e contro l’Unione del Sudafrica.
Pieter Aucamp, dei Verkenners, dice che “boero” e “afrikaner” non sono sinonimi; che tutti i boeri sono afrikaner, ma non tutti gli afrikaner sono boeri.
Ferdie Devenier, della Evangeliese Gereformeerde Kerk (EGK, Chiesa Evangelica Riformata) preferisce il termine “afrikaner boero” e con esso sembra intendere tutti i bianchi.
Flip Bruwer, dei Verkenners, preferisce il termine “boero”, ma anche “afrikaner” e “afrikaner boero” gli vanno bene.
Frans Pieterse, dello HNP, ritiene che il termine “boero” si riferisca al periodo delle Repubbliche boere, mentre oggi sarebbero tutti (boeri e altri bianchi di madrelingua afrikaans non-boeri) “afrikaner”.
Franz Jooste, leader del Kommandokorps (KK), ritiene che il termine “afrikaner boero” sia preferibile, visto che ormai molti confondono il termine “boero” con “agricoltore” (in afrikaans, boer = agricoltore; Boer = boero) e “afrikaner” con “africano” (il significato di “afrikaner”, in afrikaans, è proprio “africano”, in senso geografico).
Jaco Steyn, dello HNP, ritiene che sia il termine “boero” sia “afrikaner” vadano bene, come se fossero sinonimi, per cui il termine “boero” si riferirebbe al passato (le Repubbliche boere) e “afrikaner” al presente.
Kleintjie Rabie ritiene che si possa usare qualsiasi nome, per non creare divisioni; ma allora perché non arrivare a dirsi “sudafricani”, per non escludere proprio nessuno?
Peet Joubert, dello HNP, si definisce afrikaner, ma dice che va bene anche “afrikaner boero” o “boero”.
Philip Nieman, dei Verkenners, si dichiara “afrikaner boero”.
Steyn van Ronge, nuovo leader dell’Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB) dice che tutti i termini: “afrikaner”; “boero”; e “afrikaner boero”; vanno bene, così da non escludere nessuno. I tempi (1995) in cui l’AWB era parte della Boere Republikeinse Verkiesingskommissie (BVK, la Commissione Elettorale Repubblicana Boera, che alle Nazioni Unite dichiarò che gli afrikaner non erano parte della nazione boera), sembrano ormai molto lontani.
Tiaan Theron, dei Verkenners e dell’Orania Beweging, si definisce “afrikaner boero”, dove il termine “boero” sembra essere inteso nel senso di “agricoltore”.
Abel Malan, vice-presidente dei Verkenners, ha molte “identità”; preferisce definirisi “boero” o “patriota afrikaner”; ma anche “afrikaner boero”; “membro del Popolo del Voto / afrikaner del Voto”; “burger”; e addirittura “bitterender” (appellativo per i combattenti boeri che combatterono fino alla fine durante la Seconda Guerra di Liberazione Boera, e per quelli che si ribellarono all’Unione del Sudafrica). Afferma che non è molto importante come ci si chiama (e forse neppure chi si è, almeno per lui!).
Sakkie van der Merwe si definisce boero, e sottolinea che non ci sono state guerre di liberazione “afrikaner”, né campi di concentramento “afrikaner”. Anche Etienne Le Roux si dice boero, membro della nazione boera.
Ma se sono veramente boeri, che ci fanno tra questa gente?