Volkstaat PDF Stampa E-mail
Giovedì 07 Luglio 2011 20:30

Il testo che segue, in nero, è stato tratto da Wikipedia in lingua italiana, salvataggio del 1 luglio 2011, e qui riproposto e salvato, prima che possa essere alterato con errori di ogni tipo. Il testo blu è stato aggiunto da “Volkstaat.org”.

 

La Vierkleur, la bandiera “Quattro Colori”, fu la bandiera della Repubblica boera nel Transvaal, la Zuid Afrikaanse Republiek (ZAR). Oggi è il simbolo principale dei nazionalisti boeri.

La Vierkleur, la bandiera “Quattro Colori”, fu la bandiera della Repubblica boera nel Transvaal, la Zuid Afrikaanse Republiek (ZAR). Oggi è il simbolo principale dei nazionalisti boeri.

 

 

 

 

 

 

Il termine “volkstaat” (in lingua afrikaans: “Stato della nazione”) è inteso differentemente dai nazionalisti boeri rispetto a quelli afrikaner bianchi. Per i nazionalisti boeri il “volkstaat” è il “Boerestaat” (lo Stato della nazione boera), da realizzarsi attraverso la restaurazione delle libere repubbliche boere in Africa del sud (la Repubblica Sudafricana – ZAR - e lo Stato Libero di Orange), che furono riconosciute a livello internazionale; per gli afrikaner bianchi è la restaurazione di una piccola parte dei territori dell’Unione del Sudafrica (poi Repubblica del Sudafrica, RSA), il macrostato da loro amministrato ufficialmente dal 1948 al 1994, forgiato nel 1902 dal capitalismo internazionale mediante la forza militare dell’Impero britannico, che dopo aver sconfitto le repubbliche boere le annetté alle proprie colonie.
Entrambi i progetti, seppur differenti, storicamente si propongono di trasformare demograficamente le aree interessate, affinché la popolazione ivi residente sia omogenea.

1. Afrikaner e boeri
2. “Nazionalismo” afrikaner
3. Nazionalismo boero
4. Storia indipendentista dopo l’annessione delle Repubbliche boere
5. Crisi d’identità
6. Movimenti indipendentisti contemporanei
7. Volkstaat.org

1. Afrikaner e boeri
“Afrikaner” e “boero” non sono sinonimi, seppure spesso, erroneamente, siano usati come tali. La storia boera non è la storia “afrikaner”. Con il termine “afrikaner” (in afrikaans: “africano”) si intendono tradizionalmente tutti i bianchi di madrelingua afrikaans; ma in epoca più recente si intendono tutti i madrelingua afrikaans. I boeri sono i discendenti biologici e spirituali dei trekboer (migranti seminomadi), dei voortrekker (pionieri), e dei cittadini delle repubbliche boere. La maggioranza degli “afrikaner bianchi” non furono trekboer e non seguirono i voortrekker durante il Grande Trek. Rimasero nel Capo, felici di sottostare alla potenza coloniale nederlandese, e per questo sono ancora definiti “Olandesi del Capo”. Non furono quindi cittadini delle repubbliche boere, e durante la Seconda Guerra Anglo-Boera combatterono sotto le insegne dell’Impero britannico, mosso dal capitalismo internazionale, contro i boeri.

2. “Nazionalismo” afrikaner
Il cosiddetto “nazionalismo afrikaner bianco” fu promosso dall’Unione del Sudafrica (dominion britannico), al fine di consolidare sé stessa, in funzione anti-boera (indipendentista). Tale ideologia, bastata principalmente sulla “razza” (con riferimento al solo colore della pelle) e sulla lingua, fu alla base della Repubblica del Sudafrica (RSA), nata dall’Unione del Sudafrica nel 1961, e del sistema dell’Apartheid.

3. Nazionalismo boero
I boeri sono a tutti gli effetti africani, in quanto la loro nazione e la loro cultura si sono formate in Africa, e hanno sempre sfuggito il colonialismo (nederlandese prima, britannico poi) per cercare la libertà. Tutto questo al contrario degli afrikaner bianchi non-boeri. Per questo i nazionalisti boeri si sentono l’unico “volk” (l’unica nazione bianca africana), e per loro il termine “volkstaat” è sinonimo di “Boerestaat”. L’identità boera fu quasi cancellata dalla propaganda afrikaner della RSA, per cui tutti i “bianchi” (con riferimento al solo colore della pelle) dell’Africa del sud dovevano sentirsi parte di un’unica nazione. La storia boera, invece di essere considerata nella sua specificità come genesi di una nazione specifica, iniziò ad essere utilizzata come parte di un insieme molto più grande, che comprendeva anche gli Olandesi del Capo, i britannici dell’Africa del sud e, più in generale, tutti i “bianchi” residenti in loco. Il sentimento nazionalista boero iniziò a risorgere verso la fine degli anni ’70, grazie soprattutto al libro “Boerestaat”, di Robert van Tonder.

4. Storia indipendentista dopo l’annessione delle Repubbliche boere
Nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, i boeri si ribellarono in armi al governo dell’Unione del Sudafrica, nel tentativo di ripristinare le proprie Repubbliche. I boeri furono sconfitti dalle forze armate fedeli all’Unione, composte prevalentemente da afrikaner bianchi.
Nel 1939, alcuni nazionalisti boeri fondarono l’Ossewabrandwag (OB, in afrikaans: “Sentinella del carro dei pionieri”), movimento politico, culturale e paramilitare, che chiedeva la restaurazione delle Repubbliche boere. L’OB arrivò ad avere tra i 300.000 e i 500.000 iscritti; suoi affiliati si rifiutarono di prestare servizio militare per l’Unione del Sudafrica e ne boicottarono l’intervento militare a fianco della Gran Bretagna durante la Seconda Guerra Mondiale. L’Ossewabrandwag iniziò il suo declino nel 1948, con l’avvento al potere del Nasionale Party (NP, in afrikaans: Partito Nazionale), che sosteneva e promuoveva il “nazionalismo” afrikaner bianco.
Tra la fine degli anni ’70 e gli inizi dei ’90, una serie di movimenti “afrikaner bianchi” abbracciarono il nazionalismo boero. Il più importante di questi era l’Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB, in afrikaans: “Movimento di Resistenza Afrikaner”).
Tra la fine degli anni ‘80 e gli inizi dei ’90, il “nazionalismo” afrikaner bianco (non-boero) iniziò a formulare un’idea di Stato avente confini diversi, e molto rimarginati, rispetto a quelli della Repubblica del Sudafrica (RSA). Tale Stato doveva chiamarsi Orandeë, e svilupparsi nel Capo (l’ex colonia britannica). Nel corso degli anni è stata fondata solo una piccola comunità di afrikaner bianchi, chiamata Orania.
Nel 1990 una serie di attentati dinamitardi vennero messi a segnò dai nazionalisti boeri. Una bomba venne fatta esplodere a Melrose House, a Pretoria, dove nel 1902 era stato firmato il trattato di pace che aveva messo fine alla Seconda Guerra Anglo-Boera e all’esistenza delle Repubbliche boere.
Nel 1993, vari ex-generali della RSA e una serie di partiti e movimenti, tra cui l’AWB, si coalizzarono dando vita all’Afrikaner Volksfront (AVF, in afrikaans: “Fronte Afrikaner del Popolo-Nazione”), rivendicando l’indipendenza su buona parte delle terre che erano state delle Repubbliche boere (circa il 16% di tutta la Repubblica del Sudafrica). Uno dei due leader dell’AVF, il gen. Constand Viljoen (ex capo delle Forze Armate della RSA), abbandonò però la coalizione per formare un nuovo partito politico, il Vryheidsfront (in afrikaans: “Fronte della Libertà”), che partecipò alle elezioni multinazionali e multirazziali che si tennero nel 1994, e che portarono alla formazione del nuovo Stato del Sudafrica, che praticamente ripristinava i confini dell’Unione del Sudafrica (creata dal capitalismo internazionale mediante la forza militare dell’Impero britannico) creata dai britannici, annettendo tutte le homeland nere. Tale operazione politica fu avversata dai nazionalisti boeri, e in particolare da membri dell’AWB, con iniziative politiche, attentati e azioni paramilitari.
Il Vryhedisfront, a quel tempo, chiedeva uno Stato indipendente per gli afrikaner bianchi, sul modello di “Orandeë”.
Nel 1995, una serie di movimenti indipendentisti boeri, tra cui l’AWB e il Boerestaat Party (BSP, in afrikaans: Partito dello Stato Boero), diedero vita alla Boere Republikeinse Verkiesingskommissie (BVK, in afrikaans: Commissione Elettorale Boera), che presentò alle Nazioni Unite, a Ginevra, un documento in cui descriveva la storia e l’identità della nazione boera; contraddiceva la teoria che esistesse una “nazione afrikaner”; e chiedeva il riconoscimento del popolo boero come popolo indigeno africano.
Nel 2008, l’UNPO, l’Organizzazione delle nazioni e dei popoli non rappresentati, su iniziativa del Vryheidsfront Plus (evoluzione del Vryheidsfront, ormai non più indipendentista), ha ammesso tra i propri membri gli afrikaner (con riferimento agli “afrikaner bianchi”). Nell’aprile del 2011 il dott. Lets Pretorius, nazionalista boera, ha scritto all'UNPO per contestare la cosa e chiedere il riconoscimento dei boeri.

5. Crisi d’identità
L’avvicendarsi di Stati diversi, fondati su concetti diversi e contrapposti, hanno prodotto una forte crisi d’identità. Relativamente ai discendenti biologici dei boeri: spesso si sentono semplicemente “afrikaner bianchi”, “afrikaner”, o “sudafricani”. Tale crisi d’identità è ravvisabile anche nel pensiero e nell’azione di vari movimenti politici.

6. Movimenti indipendentisti contemporanei
Sul fronte autonomista “afrikaner bianco” è attualmente attiva la Volksraad Verkiesing Kommissie (VVK, Commissione elettorale per il Volksraad), che raggruppa un certo numero di movimenti politici e culturali (tra cui anche l’AWB). Punta ad accreditarsi come soggetto politico in grado di trattare con il Governo della nuova Repubblica del Sudafrica, per raggiungere una certa autonomia su territori di scarso interesse per la medesima. Sul fronte indipendentista boero l’unica associazione che al momento produce una certa attività è l’Orde Boerevolk (in afrikaans: Ordine della nazione dei boeri) di Piet “Skiet” Rudolph.

7. Volkstaat.org
L’attuale “Sudafrica” (vecchia RSA più le homeland nere), come ogni impero, comprende più popoli e nazioni. Come ogni impero è illegittimo. Tutte le nazioni hanno diritto all’indipendenza.
Gli afrikaner bianchi non sono una nazione. L’unico volk è il Boerevolk, l’unico volkstaat è il Boere-volkstaat (lo Stato Boero). Non ci sono altri volk bianchi nel continente africano.