La nazione boera dell’Africa del sud - Boere Republikeinse Verkiesingskommissie PDF Stampa E-mail
Martedì 16 Agosto 2011 09:00

L'unico volkstaat è il Volkstaat boero

Da freewebs.com

Salve a tutti,
per quelli che non sanno se sono boeri, con la presente allego il […] documento che presentammo alle Nazioni Unite a Ginevra nel 1995. Mi rivolsi anche alle Nazioni Unite affinché ci dessero, a noi Boervolk [nazione boera. Ndr], riconoscimento come popolo indigeno.

[...]

Vi prego di sottoporre questo documento alle persone che non hanno chiaro chi sono, in particolare gli afrikaner. Molti di quelli che si considerano afrikaner, semplicemente non si rendono conto di essere boeri. I media liberali e i politici, controllati dal segreto Broederbond, per decenni gli hanno fatto il lavaggio del cervello affinché credessero di essere afrikaner e non boeri. Il loro obbiettivo era quello di distruggere l’identità dell’orgoglioso e odiato Boervolk, al fine di annientarci, per supportare i leader liberali del paese.

Vorrei anche far notare che la guerra contro gli inglesi, anche conosciuta come Guerra Boera, fu sotto il comando di generali boeri e non di generali afrikaner.

Saluti boeri,
Fred Rundle

 

L’IDENTITA’ DELLA NAZIONE BOERA

 

1. INTRODUZIONE
1.1 E’ opinione diffusa nel mondo esterno che tutti i popoli bianchi del Sudafrica sono un gruppo omogeneo – che sono uniti e che fino a poco tempo fa, tutti loro volevano dominare gli altri popoli mediante l’Apartheid. Questo non è vero, trattasi di una falsità diffusa da coloro che avevano il potere politico assoluto in Sudafrica, e che volevano vedere l’unico popolo indigeno bianco dell’Africa del sud, quello boero, distrutto. Lo scopo di questo documento è quello di mostrare che ci sono bianchi in Sudafrica che non sono parte del patrimonio colonialista; che non sono parte dei “sudafricani bianchi”: che oggigiorno sono visti come i cattivi del mondo. Questo gruppo di persone è conosciuto come: boeri.

2. DEFINIZIONI
2.1 Secondo il Dizionario Oxford, “indigeno” è un aggettivo che significa “nativo, che appartiene alla terra dov’è nato,” (dal latino indigena). Un popolo indigeno è perciò un popolo che occupa un territorio e può dimostrare di avere le radici proprio su quel particolare territorio, e non da qualche altra parte del mondo. Questa definizione è molto importante e va tenuta a mente quando si analizzano i bianchi della RSA.

2.2 Sebbene da molti anni il mondo esterno consideri, erroneamente, i bianchi del Sudafrica come un singolo gruppo etnico, vi sono in realtà tre distinti gruppi etnici:

(I) i sudafricani anglofoni,

(II) gli afrikaner, e

(III) i boeri

2.3 La distinzione tra questi tre gruppi etnici, e in particolare tra gli ultimi due (gli “afrikaner” e i “boeri”) è di importanza cruciale nel determinare i diritti dei boeri come popolo indigeno.

3. COLONIZZAZIONE BIANCA

3.1 Anche se i primi bianchi approdarono al Capo di Buona Speranza nel 1652, non arrivarono come coloni. Erano olandesi venuti a creare una stazione di rifornimento per le loro navi che viaggiano da e verso est. Il primo bianco olandese sbarcato, Jan van Riebeeck, lasciò infatti l’Africa poco dopo per non farvi più ritorno.

3.2 Un certo numero di europei, comunque, arrivarono al Capo poco dopo che la stazione di rifornimento olandese era stata allestita, e formarono un reale nucleo di coloni, nel Capo occidentale. Questi coloni provenivano da vari paesi europei, tra cui Olanda, Germania, Francia e una serie di altre nazioni più piccole.

3.3 Molte di queste persone erano membri di chiese protestanti in Europa, e arrivarono come rifugiati religiosi. Questa ondata di protestanti stabilì una comunità protestante in Sudafrica, tant’è che ancor oggi il protestantesimo è la religione cristiana dominante nel paese.

3.4 Il Capo era sotto il dominio olandese, che diventò sempre più autocratico e insopportabile. Lentamente ma inesorabilmente una parte di questi coloni bianchi, molti dei quali erano già fuggiti una volta dalla persecuzione e, pertanto, avevano già un animo indipendentista, iniziarono a mobilitarsi contro il dominio coloniale olandese. Questi sentimenti portarono alla nascita del movimento “Vryburger” (il “Libero Burger”) che chiedeva ai colonialisti olandesi sempre più indipendenza.

3.5 I vryburger furono i primi bianchi in Sudafrica interessati dalla transizione da “coloni” a popolo indigeno cresciuto “sulla terra”. La maggior parte dei vryburger erano nati in Africa del sud, e molti avevano lasciato l’Europa da due o più generazioni. Furono i membri di questa comunità che iniziarono a migrare dal Capo, motivati dal desiderio di sfuggire il dominio Coloniale olandese.

3.6 Questa agitazione contro il dominio coloniale può dirsi come la prima delle origini del solo popolo indigeno bianco d’Africa. E’ perciò molto importante tenere a mente che il primo vero movimento anti-coloniale in Africa fu il movimento dei vryburger bianchi – che era la nazione boera in germinazione. Questi tentativi di sfuggire il colonialismo furono l’origine del popolo boero.

3.7 Tuttavia, è altrettanto vero che un gran numero – nei fatti la maggioranza – di coloni bianchi al Capo non sostenevano il movimento Vryburger. La maggior parte di questi erano abbastanza soddisfatti della situazione coloniale, e assolutamente felici di rimanere sotto la bandiera olandese. Queste persone erano il nucleo di quello che oggi conosciamo come “afrikaner” – soprattutto residenti al Capo. Questo gruppo è trattato nel dettaglio più sotto.

3.8 Una terza ondata di coloni bianchi arrivarono in Sudafrica in gran numero dopo il 1820. L’Impero britannico a quel tempo aveva occupato il Capo durante le guerre napoleoniche in Europa per proteggere le rotte marittime orientali. Come risultato dell’occupazione britannica del Capo, un gran numero di anglofoni arrivarono in loco, portando la loro lingua, religione e altre caratteristiche culturali.

4. I COLONI OLANDESI DEL CAPO

4.1 Quando la popolazione bianca al Capo si divise sulla questione coloniale – come già spiegato in precedenza, quelli che volevano sfuggire il dominio coloniale erano migrati lontano dal Capo, mentre quelli che non avevano rivendicazioni nazionaliste e volevano mantenere legami con l’Europa erano rimasti. Queste persone che erano rimaste, erano tutti cittadini olandesi, e quando i britannici occuparono il Capo, furono felici di diventare leali cittadini britannici.

4.2 Quelli che rimasero al Capo iniziarono ad essere conosciuti tra i boeri, dalla mentalità indipendentista, come “olandesi del Capo” – appellativo che sottolinea il loro attaccamento all’Europa. Questo gruppo sostenne ogni governo coloniale europeo, e si oppose con veemenza a tutti i tentativi della neonata popolazione boera di rompere i legami con i governi coloniali.

Questo gruppo si opponeva fortemente alla neonata popolazione boera e differiva da loro a tutti i livelli – a cominciare dal loro approccio al colonialismo fino alla lingua. Non è noto, per esempio, che ci sono marcate differenze di pronuncia e di accento tra i boeri e gli “olandesi del Capo”.

4.3 La veemenza con cui gli olandesi del Capo si opposero alla popolazione boera fu sottolineato dalla scomunica che i boeri ricevettero dalla Chiesa Riformata Olandese del Capo quando questi abbandonarono il Capo.

4.4 Questo gruppo di coloni olandesi del Capo perciò si sono sempre opposti allo sforzo boero per l’indipendenza e l’anti-colonialismo e, insieme ai coloni britannici, furono i veri padroni coloniali dell’Africa del sud, mentre i boeri cercarono sempre di uscire da questa mentalità e stato di cose.

5. I SUDAFRICANI ANGLOFONI

5.1 Dopo che avevano occupato il Capo nel 1975 per la prima volta, i britannici decisero che l’Africa doveva aggiungersi all’Impero britannico in espansione. A tal fine il governo britannico si impegnò nell’insediamento su larga scala di suoi cittadini in Africa del sud. La prima ondata di grandi dimensioni arrivò nel 1820, e queste persone si stabilirono prima nel Capo e successivamente in quello che fu poi conosciuto come Natal.

5.2 L’occupazione britannica del Capo è importante perché, ancora una volta, dimostra che i boeri, i quali, è bene ricordarlo, avevano già cominciato a migrare dal dominio bianco olandese al Capo, si ribellarono anche contro il dominio coloniale bianco britannico.

5.3 La rivolta boera contro il dominio britannico al Capo raggiunse l’apice con una ribellione armata nel 1812/1813, conosciuta come la rivolta di Slagtersnek. Anche se la rivolta fallì, essa esemplifica quella che era la differenza tra i boeri e i “coloni bianchi” – sia di madrelingua olandese che inglese. I boeri non volevano essere parte della colonizzazione, mentre gli altri coloni erano soltanto colonizzatori e niente altro.

5.4 La colonizzazione britannica in Africa del sud ha formato il secondo maggior gruppo etnico di bianchi in Sudafrica. Ad oggi essi hanno conservato il loro retaggio britannico e i legami con la loro patria, al punto che molti di loro hanno la doppia nazionalità o comunque accesso a tale doppia nazionalità – sudafricana e britannica.

5.5 La maggior parte di questi anglofoni, durante la loro storia in Sudafrica, sono rimasti fedeli alla Gran Bretagna e, manco a dirlo, si opposero attivamente anche al tentativo boero di anti-colonizzazione. La lingua, la religione e la cultura di questi coloni inglesi è ancora parte della loro patria europea.

6. I BOERI

6.1 Come prese il via la prima iniziativa anti-colonialista nella colonia olandese al Capo, così i più zelanti “boeri” (la parola deriva da agricoltore) iniziarono ad allontanarsi dal Capo in cerca di libertà ed indipendenza. Queste persone continuarono ad allontanarsi sempre di più dal Capo, fino ad incontrare le prime grande migrazioni nguni – il popolo xhosa – che contemporaneamente si muovevano verso sud. L’incontro avvenne in quello che, oggi, è conosciuto come Capo orientale.

6.2 Quando le due grandi migrazioni – boera e xhosa – si incontrarono al fiume Fish nel Capo orientale, si arrestarono temporaneamente. Nel frattempo, però, l’Impero britannico aveva occupato la Colonia del Capo, e i boeri, che avevano sacrificato così tanto per fuggire dai loro padroni coloniali bianchi, olandesi, si trovavano ora, nuovamente, sotto il dominio bianco, questa volta britannico.

6.3 Fu nel Capo orientale che iniziò la prima di quelle migrazioni che vennero conosciute come Grande Trek. Il Grande Trek fu, nei fatti, la migrazione del popolo boero lontano dall’Impero britannico – il che prova, ancora una volta, che il primo movimento anti-coloniale in Africa fu un movimento boero – un popolo indigeno che cercava di fuggire la colonizzazione di una potenza europea.

6.4 La causa principale del Grande Trek fu che i padroni coloniali britannici cercarono di colonizzare i boeri delle frontiere del Capo. Vi furono altri fattori di secondaria importanza ma, riassumendo, si può dire che fu il desidero dei boeri, di essere liberi ed indipendenti dal dominio coloniale, che generò il Grande Trek.

6.5 E’ di fondamentale importanza notare che, ogni qualvolta si fa riferimento al Grande Trek, si è sempre detto che i “boeri” hanno fatto il Grande Trek. Non vi fu infatti un Grande Trek “afrikaner”, e non vi furono capi “afrikaner” del Grande Trek, solo capi boeri del Grande Trek. Questa cosa ci indica che in tale fase i boeri avevano già sviluppato una propria identità, distinta dagli olandesi del Capo e dai coloni inglesi del Capo.

6.6 I boeri, dalla mentalità indipendentista, fecero i bagagli e puntarono verso nord – verso quelli che oggi sono conosciuti come Stato Libero di Orange, Transvaal e Natal. Anche se su tali territori vivevano sparpagliati popoli di lingua nguni, particolarmente nel Natal dove gli zulu regnavano, una gran parte di questi territori erano disabitati, dopo che la popolazione era stata decimata dallo Difaquane, una serie di guerre tribali che si dice abbia avuto origine con la salita al potere del re zulu Shaka.

6.7 La prima spedizione boera nel Natal cercò di negoziare l’acquisto di terre dal re zulu, Dingaan. Questi tentativi con gli zulu, per l’acquisto di terre, finirono male e i capi boeri vennero assassinati.

6.8 L’esercito zulu fu comunque sconfitto in una battaglia, che oggi è conosciuta con il nome di Battaglia del Fiume di Sangue, nel 1838, e poco dopo fu fondata la prima repubblica boera nel Natal.

6.9 La Battaglia del Fiume di Sangue è considerata dai boeri come la nascita simbolica della loro nazione, anche se certamente, nei fatti, i boeri avevano già una loro propria identità molto prima di questo evento. La ragione per cui, comunque, i boeri considerano la battaglia come nascita simbolica della loro nazione è che sentivano che la loro vittoria contro forze schiaccianti era stata ispirata dal divino. I boeri avevano fatto un giuramento a Dio [YHWH. Ndr], che se Gli avesse concesso la vittoria il giorno sarebbe stato onorato come sacro, e che una “Casa sarebbe stata costruita” al Signore [YHWH. Ndr], che biblicamente significa che una nazione sarebbe stata fondata.

6.10 Successivamente i boeri ripresero i negoziati con gli zulu, e il loro nuovo re, Mpande, accettò che i boeri avessero un territorio nel Natal. Si può notare che da questo primo periodo in poi, i boeri furono riconosciuti dagli altri popoli dell’Africa del sud come una nazione indipendente e non come parte di governi coloniali – in altre parole, già allora erano stati riconosciuti come indigeni, e non come una semplice estensione delle colonie europee, perché allora gli zulu, per esempio, non avrebbero trattato con loro, ma direttamente con le potenze europee.

6.11 Tuttavia, l’impero britannico voleva ancora colonizzare i boeri, e nel 1840 annetté il Natal. Dopo alcune scaramucce con i britannici, i boeri, ancora una volta, fecero i bagagli e lasciarono il Natal; ne rimase solo un piccolo numero nel Natal settentrionale.

6.12 I boeri nel Natal si unirono poi ai loro compatrioti boeri nello Stato Libero di Orange e nel Transvaal, i quali nel frattempo si erano adoprati per ottenere l’indipendenza nazionale. Anche se vi erano altri popoli indigeni che vivevano in parti di tali territori, i boeri erano accettati da loro come un altro popolo indigeno, e vale la pena notare che furono veramente pochi gli scontri rilevanti tra boeri e popoli neri a quel tempo. Quando tali scontri avvenivano, erano solitamente dovuti a questioni relative al bestiame o ai pascoli – che a quel tempo erano materie di normale discussione per i popoli indigeni.

6.13 Alla fine, nel 1852, l’Impero britannico stesso fu costretto a riconoscere l’indipendenza boera alla Convenzione del Sand River. Quell’anno fissa il riconoscimento legale dei boeri come popolo indigeno nel diritto internazionale. In questa prima fase, non una, ma due repubbliche boere indipendenti, furono riconosciute dal mondo intero, che gli riconobbe la capacità di prendere accordi, come a qualsiasi altra nazione indigena indipendente. Il semplice fatto che i padroni coloniali britannici accettarono questo stato di cose, dimostra che anche le potenze europee riconoscevano che questa nazione libera ed indipendente era nata dall’Africa, e non da qualche esperimento coloniale.

6.14 I boeri nel frattempo svilupparono una propria cultura e lingua – di fatto la lingua parlata dai boeri delle repubbliche del Transvaal e dello Stato Libero di Orange è una delle lingue più recenti del mondo. Si tratta di una lingua diversa da qualsiasi lingua europea, e molte delle sue parole hanno avuto origine in Africa – e non in un’altra lingua europea. Linguisticamente, la lingua dei boeri venne creata in Africa – un’altra indicazione che i boeri e la loro cultura sono indigeni dell’Africa, e non d’importazione coloniale.

6.15 E’ di importanza fondamentale sottolineare, anche, che quando si citano le repubbliche indipendenti sono sempre state chiamate “repubbliche boere” – e mai “repubbliche afrikaner”. Questo, per certo, conferma che i boeri avevano un’identità diversa dai coloni olandesi del Capo. Questa identità diversa è confermata nel diritto internazionale, attraverso la Convenzione del Sand River del 1852.

6.16 Anche se i boeri pensavano di essersi finalmente liberati dal colonialismo, si sbagliavano. L’Impero britannico lanciò altri due tentativi per ricolonizzarli – e il secondo ebbe successo.

6.17 Il primo tentativo di colonizzare i boeri si ebbe con l’occupazione del Transvaal da parte di un piccolo contingente britannico nel 1877. Questo evento portò direttamente alla Prima Guerra Anglo-Boera (si noti ancora che è chiamata “Guerra Anglo-Boera” e non “Guerra Anglo-Afrikaner”); nel 1881 le forze britanniche vennero sconfitte dai boeri, in modo tale che i britannici furono costretti a riconoscere, nuovamente, l’indipendenza delle repubbliche boere. Questo riconoscimento venne formalizzato dalla Convenzione di Londra del 1884 -  la seconda volta che i boeri vennero riconosciuti come popolo indigeno indipendente nel diritto internazionale.

6.18 E’ un cosa che fa riflettere, negli anni ’90, pensare che la prima guerra di liberazione contro i padroni coloniali fu, in verità, combattuta dai bianchi boeri contro i colonialisti bianchi britannici – che precede qualsiasi guerra di liberazione nera di parecchi decenni. Si può affermare che solo un popolo indigeno può condurre una guerra di liberazione. E questo mostra, ancora una volta, che i boeri sono un popolo indigeno.

6.19 Il secondo tentativo dei britannici di colonizzare i boeri portò alla Seconda Guerra Anglo-Boera del 1889 – 1902 (ancora una volta si può notare che è chiamata guerra Anglo-Boera e non guerra Anglo-Afrikaner). Questa guerra portò i boeri a sviluppare il metodo della guerriglia, da allora utilizzato da molti movimenti di liberazione in tutte le parti del mondo. Anche se i boeri combatterono coraggiosamente contro forze schiaccianti, i britannici utilizzarono un crudele, e fino a quel momento sconosciuto, metodo di combattimento – rastrellarono tutte le donne e i bambini boeri che poterono, e li rinchiusero in campi di concentramento sparsi per tutto il Sudafrica. In questi campi, come risultato di esecuzioni, fame, malattia e maltrattamenti, morirono circa 27.000 donne e bambini boeri – circa il 20 percento della popolazione boera di quel tempo.

6.20 I boeri non potevano combattere contro tali metodi disumani e, alla fine, i britannici riuscirono a realizzare il loro sogno di colonizzare l’intera Africa del sud, nel 1902, quando venne firmato il Trattato di Vereeniging, che metteva fine alla Seconda Guerra Anglo-Boera. Anche nella sconfitta, i boeri erano riconosciuti dal diritto internazionale.

6.21 La posizione degli olandesi del Capo e dei coloni inglesi durante questo conflitto va anche a dimostrare che questi non si unirono ai boeri. Anche se alcuni olandesi del Capo presero le armi e combatterono dalla parte dei boeri, (e per questa ragione furono conosciuti come “Ribelli del Capo” – ed erano severamente puniti se catturati) la stragrande maggioranza di olandesi del Capo e coloni inglesi nel Capo e nel Natal sostenne la colonizzazione britannica dell’Africa del sud, che comprendeva anche quei territori oggi conosciuti come Botswana, Zimbabwe, Zambia e anche terre più a nord.

6.22 Il Trattato di Vereeniging segna quindi la sottomissione dei boeri da parte dei padroni europei bianchi – un destino condiviso da molti altri popoli indigeni, mentre l’impero britannico, e così altri imperi europei, continuarono a considerare l’Africa e altre parti del mondo come loro proprietà. I boeri erano comunque unici in questo, in quanto erano l’unico popolo indigeno bianco ad essere stato sottomesso in tale modo – una nazione chiamata “White Tribe of Africa” [“Tribù Bianca d’Africa”, in italiano. Ndr] dalla British Broadcasting Corporation [la BBC, emittente televisiva britannica. Ndr].

7. GLI “AFRIKANER”

7.1 Così alla fine della Seconda Guerra Anglo-Boera vi erano tre distinti gruppi etnici tra l’intera popolazione bianca del Sudafrica:

(I) il popolo indigeno boero, riconosciuto internazionalmente;

(II) i coloni olandesi del Capo, fedeli all’Impero britannico; e

(III) i coloni bianchi anglofoni, anch’essi fedeli all’Impero britannico.

7.2 L’Impero britannico si rese conto che doveva portare i boeri sotto il proprio controllo una volta per tutte, mise quindi a punto un piano per neutralizzare le repubbliche boere – un piano affinché queste si unissero con gli altri due gruppi bianchi delle sue colonie in Sudafrica.

7.3 I padroni britannici dell’Africa del sud progettarono così la Convenzione Nazionale del 1908, che portò alla creazione dell’Unione del Sudafrica. Tale unione era composta dall’ex Colonia del Capo, dalla Colonia del Natal, e dalle due ex Repubbliche boere.

Tale unione non venne fatta semplicemente per comodità geografica, ma come piano deliberato per cercare di distruggere la mentalità indipendentista dei boeri, facendoli mescolare con gli olandesi del Capo e i coloni inglesi.

7.4 Vale la pena notare che l’Impero britannico utilizzò la stessa tecnica in altre parti d’Africa – ad esempio si può ricordare la federazione, di breve durata, tra Nyasaland (Malawi); Rhodesia Settentrionale (Zambia); e Rhodesia Meridionale (Zimbabwe), tanto per citarne uno.

7.5 Il primo rappresentante dell’Impero britannico in Africa del sud, sir Alfred Milner, si espresse così: “La nuova tattica (per soggiogare i boeri) deve essere quella di unire le diverse aree del Sudafrica britannico in una sola nazione. Anche se l’unificazione, inizialmente, consentirà ai boeri di avere il controllo politico dell’intero Sudafrica, questo, ironicamente, li condurrà al loro tracollo finale.”

7.6 Questo è esattamente quello che è successo – ma non fino a quando un nuovo nome fosse stato sviluppato per la nuova “nazione” di cui Milner parlava. Non potevano chiamare la nuova nazione uno “Stato boero”, perché i boeri erano stati soggiogati. Non potevano chiamarla Stato “olandese del Capo”, perché i colonialisti olandesi erano adesso colonialisti britannici, e non potevano chiamarla Stato britannico, per ovvi motivi. La soluzione fu quella di adottare un termine generico per tutti gli abitanti bianchi della nuova Unione – “afrikaner”. Anche se il significato originario della parola è “africano” fu politicizzata e propagandata da un gruppo di olandesi del Capo sotto SJ du Toit nel 1880 (lo stesso anno che i boeri presero le armi per combattere i colonialisti britannici) nella letteratura di quel tempo.

Fu allora deciso di provare a confondere i boeri con gli olandesi del Capo e i bianchi anglofoni, chiamandoli tutti afrikaner invece di far riferimento alle loro reali basi etniche.

7.7 Questo è il motivo per cui il mondo a cominciato a sentir parlare di “afrikaner” – anche se solo 80 anni fa tale parola non esisteva nel vocabolario internazionale.

7.8 Forzando i boeri nell’Unione del Sudafrica, i britannici li resero corresponsabili per la politica di segregazione razziale, che era stata fissata e promulgata dal governo coloniale britannico.

7.9 I nuovi “afrikaner” – in realtà una coalizione di olandesi del Capo, anglofoni bianchi e alcuni boeri – cercarono di fare del loro meglio nell’affrontare l’eredità razziale e geografia, lasciatagli nelle forme dei tempi del colonialismo britannico – e fu da tale disastro che venne sviluppata la politica dell’apartheid.

7.10 E’ di suprema importanza notare che i boeri furono trascinati controvoglia nell’Unione del Sudafrica – e alla prima opportunità che gli si presentò provarono a liberarsi con la forza delle armi. Questo accadde durante la fallita Rivolta boera del 1914, che si concluse quando alcuni generali boeri, che avevano servito durante la Guerra Anglo-Boera, furono uccisi o imprigionati dal governo filo-britannico dell’Unione del Sudafrica.

7.11 E’ veramente ingiusto che a livello internazionale i “boeri” siano considerati responsabili di quello che è successo in Sudafrica durante la seconda parte del 20esimo secolo – i boeri sono stati solamente vittime delle potenze coloniali, come lo furono tutti gli altri popoli indigeni d’Africa.

7.12 Le parole di Milner (vedi il punto 7.5, sopra) erano vere – forzando i boeri nella falsa Unione del Sudafrica, li forzò ad essere sottomessi all’interno della grande colonia britannica dell’Africa del sud.

8. UN POPOLO INDIGENO

8.1 La falsa Unione del Sudafrica condusse direttamente al tentativo di mantenere ed estendere la politica, di origine britannica, di separazione razziale in Sudafrica – un tentativo conclusosi con le elezioni del 1994 e l’avvento al potere dell’African National Congress in Sudafrica.

8.2 Questo cambiamento ai vertici del potere non significa comunque che le cause della caduta dell’Unione del Sudafrica (poi Repubblica del Sudafrica) siano state rimosse. Ci sono ancora tutte – ovvero numerosi gruppi etnici raggruppati nella grande Africa del sud, tutti in lotta per stabilire il proprio territorio e il proprio spazio.

8.3 La nazione boera è uno di questi gruppi. I boeri non sono scomparsi – l’Impero britannico e il suo stato unitario hanno cercato di cancellarne l’esistenza, ma questo non è avvenuto.

8.4 L’esistenza della nazione boera non ha niente a che fare con il razzismo o l’Apartheid – per altro, i boeri esistevano molto prima dell’Apartheid. I boeri sono un gruppo indigeno ben definito che combatterono le prime guerre anti-coloniali in Africa. Non importa che anche i colonialisti fossero bianchi. Se i boeri fossero stati, come il mondo sembra ritenerli, solo dei “razzisti bianchi”, allora non sarebbero mai entrati in guerra con i colonialisti bianchi!

8.5 La sottomissione dei boeri non cancella comunque il fatto che i boeri sono, da soli, un popolo – hanno una propria storia, le loro tradizioni, le proprie festività, sistema politico, filosofia politica, avevano i loro territori (Stati), propri simboli, proprie bandiere, inni e così via – TUTTI SVILUPPATI IN AFRICA! Questo è quindi veramente un popolo indigeno – in contrasto con gli altri due gruppi etnici bianchi del Sudafrica, che non svilupparono niente di nuovo o originale, ma rimasero fedeli ai simboli e alle tradizioni dei loro padroni coloniali.

8.6 I boeri non vogliono uno Stato o territorio per i “bianchi” del Sudafrica. Questa è una falsità che occorre dissipare una volta per tutte. Tutto quello che vogliono i boeri è un proprio territorio indipendente, proprio come avevano prima che i colonialisti bianchi glielo portassero via. Niente di più, niente di meno. Noi lo ripetiamo: questo non ha niente a che fare con la razza o il razzismo – è semplicemente il desiderio di un popolo indigeno di essere sé stesso e di auto-governarsi nel proprio territorio.

9. CONCLUSIONE

9.1 Il Boervolk concorda pienamente con i 42 articoli del Progetto di Dichiarazione della Sottocommissione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni e intende svolgere un ruolo di supporto per ottenere che quegli ideali per i quali si qualifica siano riconosciuti.

9.2 I boeri sono l’unica nazione bianca in Sudafrica che può pretendere lo status di popolo indigeno che può legittimamente autogovernarsi in una propria area geografica.

9.3 La Commissione Elettorale Boera è stata istituita nel 1995 per coordinare gli sforzi atti a garantire che i rappresentati democraticamente eletti della nazione boera possano partecipare a qualsiasi dibattito a nome della nazione boera, e per essa parlare ed agire. Un delegato del Consiglio Elettorale Boero e della successiva Camera dei Rappresentati, potrà essere, ad esempio, alle Nazioni Unite, per cui vi sarà sempre un rappresentante eletto dalla nazione boera e non di un partito politico.

9.4 Al momento non si sa esattamente quando le prime elezioni boere potranno avere luogo, ma fin da ora può essere dato ascolto ad un organo rappresentativo temporaneo.