Afrikaner Volksfront (AVF) PDF Stampa E-mail
Venerdì 22 Aprile 2011 12:16

 

Simbolo dell'Afrikaner Volksfront (AVF)L’Afrikaner Volksfront (AVF – Fronte Afrikaner del Popolo-Nazione) fu ufficialmente fondato il 19 maggio del 1993. Riuniva molte organizzazioni “nazionaliste” afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans), l’Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB; a quel tempo grande movimento  nazionalista boero), e un gran numero di ex-generali delle Forze Armate e delle forze di Polizia dell'Impero della “vecchia” Repubblica del Sudafrica (RSA), che si opponevano alla nascita di un nuovo impero su tutta l’Africa del sud, e reclamavano l’indipendenza per il “popolo-nazione boero/afrikaner” (era questo il termine utilizzato prevalentemente) sulle terre delle Repubbliche Boere (circa il 16% di tutto il territorio), per formare il “Volkstaat” (letteralmente: “lo Stato del popolo-nazione”).

Periodo storico
Sul finire degli anni ’80 il capitalismo internazionale ritenne che i tempi fossero maturi per l’instaurazione di un grande Impero in Africa del sud, amministrato da un grande forza politica nera e comunista (l’ANC). Tale impero doveva sostituire quello della RSA, amministrato politicamente dagli afrikaner bianchi (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans), e inglobare vari Stati indipendenti o autonomi neri. Tale progetto ricevette il sostegno di tutte le forze capitaliste-comuniste internazionali, in tutte le loro molteplici forme ed espressioni.
Il 2 febbraio 1990 FW De Klerk (leader del Nasionale Party [NP] e presidente della RSA), annunciò nel Parlamento della RSA che l’African National Congress (ANC), il Pan Africanist Congress (PAC) e il South African Communist Party (SACP, Partito Comunista Sudafricano) – fino a quel momento combattuti in quanto terroristi - sarebbero stati riammessi alla legalità, e Nelson Mandela (condannato per terrorismo) scarcerato. La scarcerazione dei terroristi comunisti, com’era logico aspettarsi, fece aumentare drammaticamente gli episodi di violenza in tutta la regione. Ciononostante, nel giro di pochi mesi, tutte le leggi che rimanevano del sistema dell’Apartheid (già modificate durante gli anni ’80), vennero abolite. L’abolizione delle leggi dell’Apartheid (strumento capitalista responsabile di aver modificato demograficamente l’Africa del sud) decretava la fine della RSA (l’Impero “bianco” [con riferimento al colore della pelle]). Ma l’azione non era volta a liberare i popoli che tale Impero aveva soggiogato, a partire da quello boero (visto che varie nazioni nere si erano viste riconosciute l’autonomia o l’indipendenza), bensì a crearne uno nuovo, ancora più grande, che inglobasse sia la RSA sia vari altri Stati autonomi o indipendenti neri, per mettere tutte queste nazioni sotto un’unica forza politica comunista, che tutelasse gli interessi del capitalismo internazionale: l’ANC.
Nonostante la Costituzione della RSA fosse stata cancellata dall’abolizione di alcune sue leggi fondamentali, lo NP rimase al potere. Per darsi una parvenza di legittimità (che non aveva) nel marzo del 1992 tenne un referendum popolare, riservato a chi era stato classificato “bianco” (di qualsiasi nazionalità, ma avente la pelle piuttosto chiara) dall’impero della RSA. In esso, dopo un estenuante bombardamento mediatico finanziato dal capitalismo internazionale, si chiedeva di approvare la condotta di De Klerk volta a negoziare una nuova costituzione. La maggioranza di bianchi di madrelingua afrikaans (boeri e non boeri) votò “no”, ma la maggioranza totale dei bianchi [con riferimento al colore della pelle] votò “sì”.
Tra i vari movimenti che si erano schierati per il “no” vi erano anche: il Konserwatiewe Party (KP), lo Herstigte Nasionale Party (HNP), e l’Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB); che proprio grazie al fine comune, avevano iniziato a collaborare.
Lo HNP era un piccolo partito, ma aveva un leader molto rispettato: Jaap Marais.
Il KP, nelle elezioni della RSA del 1989, aveva ottenuto il 31,5% dei voti. Era la principale forza di opposizione parlamentare e si fondava su un voto prevalentemente afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans) molto forte nelle aree delle ex Repubbliche Boere. Raccoglieva circa il 43% del voto afrikaner (e solo il 7,5% circa di quello degli anglofoni), e controllava la maggior parte delle amministrazioni del Transvaal.
L’AWB era una grande forza nazionalista extraparlamentare dotata di strutture paramilitari, l’unica realmente capace di mobilitare uomini, politicamente e militarmente (tanti suoi uomini avevano combattuto durante la Guerra Sudafricana di Confine).
Queste tre forze, però, nel 1990 avevano ancora finalità diverse. L’AWB sosteneva l’indipendenza boera, mentre la maggioranza del KP sosteneva la RSA, così come lo HNP.
Tra il 1990 e 1993, l’Africa del sud fu teatro di una massiccia serie di attentati dinamitardi, azioni armate, e manifestazioni paramilitari di piazza, condotte dai nazionalisti boeri, allo scopo di forzare il Governo dell’Impero della RSA; i comunisti; e il capitalismo internazionale; a riconoscere l’indipendenza di uno Stato Boero sulla terra delle Repubbliche Boere.
Con il passare dei mesi, e il progredire dei negoziati per la creazione del nuovo Impero; l’idea di uno Stato indipendente sulle terre delle Repubbliche Boere iniziò a sembrare l’unica via percorribile anche al KP.
Nel settembre del 1992, il KP; l’Inkatha Freedom Party (IFP) degli zulu; lo Stato del Bophuthatswana; lo Stato del Ciskei; e lo Stato del KwaZulu; fondarono il COSAG (Concerned South Africa Group), che chiedeva la libertà per tutte le nazioni dell’Africa del sud.
La situazione, in tale periodo, era estremamente instabile. Gli zulu minacciavano la guerra, qualora non gli fosse stata riconosciuta l’indipendenza, e intanto si scontravano e si ammazzavano con l’ANC. I bianchi venivano uccisi dai terroristi neri. Le bombe dei nazionalisti boeri scoppiavano, e questi minacciavano di dare inizio alla loro Terza Guerra di Liberazione.
Il 10 aprile 1993, Janusz Waluś – anticomunista polacco emigrato in Africa del sud – uccideva Chris Hani, segretario del SACP ed ex capo dello stato maggiore del braccio armato della ANC. Si era sull’orlo di una guerra.

Come si arrivò alla nascita dell’Afrikaner Volksfront (AVF)
Tra il 1991 e il 1992, alcuni ex-generali della RSA avevano dato vita a dei comitati (detti “comitati dei generali”) allo scopo dichiarato di voler favorire la nascita di uno Stato indipendente sulle terre delle Repubbliche Boere. Nel giugno del 1992, lo Eenheidskomitee 25 (EK25, il Comitato Unito dei 25), si ampliò in Volkseenheidskomitee (Vekom, il Comitato di Unità Nazionale). KP e HNP (dopo la sconfitta al referendum del 1992), aiutarono il VEKOM a stabilire comitati regionali nel Transvaal e nello Stato Libero di Orange.
Il VEKOM, dopo l’omicidio di Chris Hani, invitò tutte le organizzazioni afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans) e alcune organizzazioni nazionaliste boere ad unirsi, insieme a molti ex-generali della RSA. Tra questi figuravano: il gen. Constand Viljoen (ex capo delle Forze Armate della RSA), il gen. P.H. (“Tienie”) Groenewald (ex capo dei Servizi Segreti Militari della RSA), il gen. Koos Bischoff (ex capo delle operazioni dell’Esercito della RSA), il gen. Lothar Neethling (ex vice commissario della Polizia della RSA), e il gen. Kobus Visser (ex capo del Dipartimento di Investigazione Criminale).
Circa un mese dopo, a Pretoria, veniva fondato l’Afrikaner Volksfront (AVF).
Lo HNP all’ultimo momento si tirò indietro. Jaap Marais denunciò che il nome “afrikaner” dell’organizzazione era troppo generico. La cosa può sembrare curiosa, visto che proveniva da un paladino del cosiddetto “nazionalismo” afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans), ma in realtà voleva sottolineare un problema ben preciso: forze minoritarie, all’interno dell’AVF, con il termine “afrikaner” intendevano (correttamente) tutti i madrelingua afrikaans, senza distinzioni razziali/nazionali; per cui esse non miravano alla costituzione di uno Stato “boero/afrikaner”, ma di un Impero Afrikaans. Tali forze erano, in particolare, l’Afrikaner Volksunie (AVU) e l’Afrikaner Vryheidstigting (Avstig) del prof. Carel Boshoff; movimenti molto piccoli, ma molto influenti.
Il Boerestaat Party (BSP, Partito dello Stato Boero) di Robert van Tonder, e l’Orde Boerevolk (OB) di Piet “Skiet” Rudolph, non si unirono all’AVF. Questi due movimenti di liberazione boeri, nel progetto “boero/afrikaner” dell’AVF, non vedevano un modo per riunire e assimilare tutti i bianchi (quando assimilabili) in una nazione boera (come auspicava l’AWB), ma un falso nazionalismo, senza capo ne coda, capace solo di una cosa: annientare il vero nazionalismo (boero). Una nazione è sé stessa, non barra qualcos’altro. Parlare di popolo-nazione “boero/afrikaner” (utilizzando i due termini come sinonimi) quando la maggioranza degli afrikaner (con riferimento a tutti i bianchi di madrelingua afrikaans, boeri e non boeri) non furono trekboer; non parteciparono al Grande Trek; e combatterono a favore dell’Impero Britannico contro le Repubbliche Boere; poteva significare tutto e il contrario di tutto, mentre una nazione ha confini ben precisi: biologici e spirituali, storici e territoriali.

Afrikaner Volksfront (AVF), ottobre 1993, Pretoria. Gen. Constand ViljoenStruttura dell’Afrikaner Volksfront (AVF)
Presidente del consiglio esecutivo dell’AVF (composto da nove membri) venne eletto Ferdi Hartzenberg, leader del KP. Il consiglio esecutivo era però affiancato da un “direttorio” di quattro generali, guidato dal gen. Constand Viljoen; gli altri tre generali erano: Tienie Groenewald, Koos Bischoff e Kobus Visser. Così i generali, invece di avere un ruolo subalterno ai leader politici, come sarebbe stato logico, si erano installati ai vertici della coalizione (AVF), ritagliandosi importanti ruoli di rappresentanza (soprattutto nelle trattative esterne, più o meno segrete); quando il loro compito (teoricamente) doveva essere tutt’altro: operare affinché settori delle Forze Armate e di Polizia della RSA si dichiarassero fedeli al nascente “Volkstaat”.
Tra i vari movimenti che facevano parte dell’AVF vi erano: l’AWB, il KP, e varie organizzazioni minori.
Il KP aveva i voti; l’AWB aveva gli uomini; e i generali (si credeva) fossero pronti a mobilitare importanti  settori delle Forze Armate e di Polizia a favore della causa indipendentista.

Cosa sembrava l’Afrikaner Volksfront (AVF) nel 1993
[Dal sito dell’AWB, 2002]
Fu tenuto un incontro per riunire tutte le organizzazioni con la stessa identità nazionale, e a maggio del 1993 l’Afrikaner Volksfront (Fronte Afrikaner del Popolo-Nazione) fu formato. Rappresentava la stragrande maggioranza di tutte le organizzazioni e dei loro capi. Il generale Constand Viljoen, capo delle Forze Armate della RSA, diede assicurazione a tale assemblea che dietro di lui c’era la maggioranza dell’esercito. Con la proclamazione di uno Stato Nazionale i membri dell’esercito avrebbero formato l’esercito del Nuovo Volkstaat. Al fine di destabilizzare il paese [Africa del sud. Ndr], l’AWB avrebbe dovuto neutralizzare paesi e città del Sudafrica [nel Transvaal. Ndr].

Il gen. Tienie Groenewald, nel 1993, dichiarò pubblicamente che le forze indipendentiste “boere afrikaner” potevano contare su un esercito di 500.000 uomini, pronti a combattere per la liberazione del Volkstaat.

La partecipazione dei generali, le loro promesse e le loro assicurazioni, furono il collante per mettere insieme vari movimenti nazionalisti. Con il loro appoggio (che era credibile, in quella fase storica) l’indipendenza di afrikaner e boeri, su una buona parte delle terre che erano state delle Repubbliche Boere, pareva assolutamente realizzabile.

Attività dell’Afrikaner Volksfront (AVF)
Uno dei fondamenti dell’Afrikaner Volksfront (AVF) era che il diritto all’autodeterminazione non era negoziabile. L’AVF, subito dopo la sua costituzione, chiese al Governo della RSA di interrompere i negoziati con l’ANC e gli altri movimenti comunisti neri, e di muoversi per garantire il diritto all’autodeterminazione di tutti i popoli dell’Africa del sud. Qualora il diritto all’autodeterminazione non fosse stato garantito, l’AVF avrebbe proceduto all'indipendenza, con una Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza Boera nel Transvaal occidentale.

L’Afrikaner Volksfront era parte della “Freedom Alliance” (in italiano: Alleanza per la Libertà, ex COSAG), l’alleanza multinazionale che chiedeva la libertà per tutte le nazioni dell’Africa del sud. L’AWB (componente maggioritaria dell’AVF) si era ufficialmente alleata con l’Inkata Freedom Party (IFP) nel novembre del 1993.

Le dichiarazioni dei vari esponenti dell’AVF, a partire da Constand Viljoen e da Tienie Groenewald, per vari mesi furono molto bellicose. Promettevano guerra, qualora il Volkstaat non avesse avuto l’indipendenza.
Contemporaneamente, però, Constand Viljoen ed alcuni esponenti politici minori dell’AVF, rilasciavano dichiarazioni estremamente contraddittorie sulla natura della nazione per cui dicevano di volere l’indipendenza. Invece di parlare di nazione boera, sulla terre delle Repubbliche boere (come faceva l’AWB); parlavano talvolta di “nazione bianca”, relativamente al solo colore della pelle (ben sapendo che il solo colore delle pelle non fa una nazione), dando l’impressione di rivolere un nuovo impero della RSA, e per di più su un territorio non ben identificato. Tutto questo serviva solo a depotenziare la causa dell’unica vera nazione bianca, l’unica che aveva, ed ha, diritto all’indipendenza e all’autodeterminazione: la nazione boera.

Il 25 giugno 1993, mentre l’AWB invadeva e occupava il World Trade Center di Kempton Park a Johannesburg, dove si tenevano i negoziati multipartitici (gli stessi che l’AVF aveva chiesto di interrompere) Constand Viljoen, invano, cercava di fermare i nazionalisti boeri.

Nel dicembre del 1993, durante l’occupazione di Fort Schanschop da parte di uomini del Pretoria Boere Kommando (PBK) guidati dal comandante Willem Ratte, Constand Viljoen e Kobus Visser (dell’AVF), intervenivano per consigliare i nazionalisti boeri di lasciare immediatamente il Forte, per evitare un conflitto con le forze della RSA. L’iniziativa voleva protestare contro l’insediamento del Transitional Executive Council (TEC), il governo di transizione che doveva portare alla nascita del nuovo impero.

Il 29 gennaio 1994 l’AVF inaugurò il Volksverteenwoordigende Rand (VVR, Consiglio dei Rappresentanti): il Parlamento del popolo-nazione. Presidente del VVR fu nominato Ferdi Hatzenberg; che a sua volta nominò Constand Viljoen ministro della Difesa ed Eugene Terre’Blanche ministro degli Interni. Lo stesso giorno, però, Constand Viljoen, presidente del “direttorio” dell’AVF, contraddicendo tutto ciò che aveva sostenuto pubblicamente fino a quel momento, propose di partecipare alle elezioni multinazionali che avrebbero portato alla nascita del nuovo Impero. Il VVR, nella sua prima seduta del 10 febbraio 1994, decise ufficialmente di non partecipare a tali elezioni, in quanto estranee al popolo-nazione “boero-afrikaner”.

Volksverteenwoordigende Rand (VVR), 1994. A sinistra Eugene Terre'Blanche. Da destra: il gen. Tienie Groenewald e Ferdi Hartzenberg

Il 5 marzo 1994 il Volksverteenwoordigende Rand (VVR) respinse a stragrande maggioranza la decisione del generale Constand Viljoen di registrare (il giorno prima) un nuovo partito (il Vryheidsfront, VF) per partecipare alle elezioni del nuovo Impero, programmate per il 27 aprile.
Terre’Blanche, visibilmente contrariato e provato, dichiarò quel giorno: “Non mi interessa più vivere, non più. Non ci sono motivi per vivere, se devo vivere in un sistema comunista.”

Il 10 marzo 1994 la Boere Krisis Aksie (BKA; in quel frangente comandata dai generali dell’AVF) e l’AWB entrarono in armi nello Stato indipendente del Bophuthatswana, su invito del presidente Lucas Mangope, alleato nella Freedom Alliance (FA), per aiutarlo a resistere contro un colpo di stato comunista, e per difendere l’indipendenza del Bophuthatswana. Il comandante della BKA, colonnello Jan Breytenbach (ex comandante del 32esimo Battaglione dell'Impero della “vecchia” Repubblica del Sudafrica - RSA), nominato da Constand Viljoen (ancora al suo posto nonostante tutto!), negò aiuti e rifornimenti agli uomini dell’AWB in Bophuthatswana. Quattro uomini dell’AWB furono uccisi durante il ritorno nel Transvaal occidentale; tre di loro (tra cui il generale della Wenkommando a capo della missione) vennero assassinati l’11 marzo 1994 davanti alle telecamere, dopo essersi arresi.
Qualche giorno prima dell’azione, il gen. Constand Viljoen era stato nel Bophuthatswana in compagnia dell’allora capo dell’Esercito della RSA, il generale George Meiring!

Dell’AVF non c’è niente altro di interessante da raccontare. L’unico movimento che combatterà realmente per l’indipendenza boera sarà l’AWB, e lo farà da sola.


Gli uomini dell’Afrikaner Volksfront (AVF)
Il gen. Constand Viljoen è stato il leader del VF fino al 2001.
Il gen. Tienie Groenewald, nel 1994, è stato eletto senatore per il VF nel parlamento dell’Impero dell’Africa del sud.
Il gen. Kobus Visser; il dott. Wally Grant (membro dell’AVSTIG, tra i promotori dei comitati che poi portarono alla nascita dell’AVF); Anna e Carel Boshoff IV (moglie e figlio del professor Carel Boshoff); nel giugno del 1994 sono stati nominati dal VF come membri del “Volkstaat Council”, organismo nato dagli accordi tra il VF e l’ANC.
Pieter Mulder, già membro del KP e parlamentare della RSA, nel 1994 è stato eletto nel parlamento del nuovo Impero; dal 1994 al 2001 è stato il presidente nazionale del VF; nel 2001 è stato eletto nuovo leader del VF; e dal 2009 è vice ministro dell’Agricoltura nel governo dell’Impero.
Ferdi Hartzenberg, nel 1994, dopo aver saputo della fondazione del VF e della sua partecipazione alle elezioni dell’Impero, comunicò all’AWB che il KP non avrebbe più appoggiato la
Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza Boera. Nel 2004 il KP è confluito nel VF, dando vita al Vryheidsfront Plus (VF+). Ferdinand Hartzenberg, figlio di Ferdi, è stato candidato del VF+.

Afrikaner Volksfront (AVF). Andries Terre'Blanche, Pieter Mulder, Ferdi Hartzenberg

Afrikaner Volksfront (AVF). Pieter Mulder, Eugene Terre'Blanche, Andries Terre'Blanche

Eugene Terre’Blanche è stato condannato a 6 anni per terrorismo; ha trascorso circa 3 anni e 7 mesi in carcere per altre accuse; ed è stato assassinato da due neri il 3 aprile 2010.

Il senso dell’Afrikaner Volksfront (AVF)
Il giorno delle prime elezioni del nuovo Impero, Viljoen e altri 35 ex-generali (31 dell’Esercito della RSA e 4 della Polizia della RSA) se ne andarono a votare presso il seggio della base militare di Voortrekkerhoogte, a Pretoria (la città che l’AVF, a fine gennaio, aveva dichiarato capitale del Volkstaat).
Proprio a Voortrekkerhoogte, anni prima, ad una riunione dell’Afrikaner Broederbond (AB), Viljoen si era espresso a favore di uno Stato unico in Africa del sud, che avesse compreso tutte le nazioni che lo abitano (quindi un impero). Il giorno era arrivato.
Oggi la base militare si chiama “Thaba Tshwane”.
Che il gen. Constand Viljoen, a capo del direttorio dei generali dell’AVF (una coalizione che aveva contribuito a creare, teoricamente, per liberare afrikaner e boeri, evitando fossero inglobati dal nuovo Impero), abbia fondato e registrato un partito politico (a cui diedero immediatamente sostegno tantissimi ex generali della RSA, politici, militari, intellettuali e imprenditori) proprio per diventare parte di tale Impero, contravvenendo le decisioni del Parlamento di cui era membro (VVR), e il Governo in cui era Ministro, palesa una chiara strategia, volta ad unificare il fronte indipendentista afrikaner e boero, per controllarlo, e poi disgregarlo e sottometterlo. E così è stato. Una nuova strategia afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans non boeri), per sottomettere la nazione boera all’Impero. Un tempo a quello britannico, poi a quello della RSA, e poi a quello di Azania.

Robert van Tonder, leader del Boerestaat Party, a pochi giorni dalle elezioni imperiali del 1994, dichiarò che chi votava per il parlamento dell’Impero non era un boero, perché i boeri (in sangue e in spirito) non avrebbero votato per un Impero straniero, contro la propria libertà. La differenza tra un semplice bianco di madrelingua afrikaans e un boero è anche questa.