Strade afrikaner verso il nulla: da Orandeë ad Orania PDF Stampa E-mail
Mercoledì 30 Marzo 2011 01:15

 

Il testo che segue è tratto da “Hartseer land (extreem rechts in Zuid Afrika)”, in italiano: “Il mio amato Paese (estrema destra in Sudafrica)”, documentario del 1991 della regista olandese Saskia Vredeveld.

I commenti in blu sono di Volkstaat.it.

Carel Boshoff, Pretoria 1988. 150esimo del Grande Trek boeroPer alcuni di destra, il Grande Trek non è finito. [Il documentario confonde boeri e afrikaner (con riferimento ai bianchi di madrelingua afrikaans). Relativamente al Grande Trek: fu fatto dai boeri, mentre la stragrande maggioranza di bianchi di madrelingua afrikaans non vi partecipò]
Il teologo Carel Boshoff vuole un paese per gli afrikaner [difficile dire cosa intendesse il professor Carel Boshoff per “afrikaner”, se i soli bianchi di madrelingua afrikaans o tutti i madrelingua afrikaans, visto che le sue dichiarazioni in merito cambiarono drasticamente nel corso degli anni. Durante la realizzazione del documentario in oggetto, la definizione principale di “afrikaner” era comunque: bianchi di madrelingua afrikaans; ed era quella a cui, allora, faceva riferimento Carel Boshoff. Anche perché era l’unico modo per attrarre i bianchi di madrelingua afrikaans distraendoli dal nazionalismo boero].
Come i boeri dell’AWB i sostenitori di Boshoff lottano per creare uno Stato bianco.
Ma Boshoff non vuole le vecchie Repubbliche Boere [perché non voleva uno Stato boero; perché non voleva realmente uno Stato bianco africano indipendente (che può essere solo boero)].
Lui vuole una nuova terra. Una terra vuota. Una terra bianca [ma solo le nazioni hanno diritto all’indipendenza; per cui questa strada non può portare da nessuna parte. Non solo: una terra “bianca” in Africa c’è già, ed è quella delle Repubbliche Boere].
Una terra chiamata Orandeë.

Carel Boshoff, 1990

Carel Boshoff: “L’aspirazione del popolo afrikaner è di vivere come un popolo libero nella propria patria. Una terra deve essere trovata per questo [La patria – la terra dei propri padri – è sulla terra dei propri padri. Non altrove. Gli afrikaner (con riferimento ai bianchi di madrelingua afrikaans) non sono una nazione, e non hanno mai avuto uno Stato indipendente. I boeri invece sì!]. Qui sulla cartina geografica potete vedere i confini della Repubblica Sudafricana. Il nord, l’est e il sud sono le aree maggiormente popolate. A nord-ovest c’è una grande regione disabitata. Un’area deve essere fissata per essere sviluppata dagli afrikaner fino a diventare uno Stato afrikaner.”

Carel Boshoff, 1990. Area del futuro Volkstaat afrikaner

André Putter, 1990André Putter: “Mi chiamo André Putter. Io e mia moglie ci siamo trasferiti da Messina ad Olifantshoek [Messina è la città più settentrionale del Transvaal. Azania, il nuovo Impero capitalista-comunista che regna sulle nazioni dell’Africa del sud, ha cambiato nome alla regione in “Northern Transvaal”, poi in “Northern Province”, e quindi in “Limpopo”; alla città ha cambiato nome in “Musina”. Il genocidio boero è anche questo]. Sono 1.300 km. Siamo venuti per contribuire alla realizzazione dello Stato afrikaner che ci è stato promesso. Sono l’addetto alle pubbliche relazioni per l’Orandeë-Ontwikkelingskorps [OOK, in italiano: Corpo di Sviluppo di  Orandeë] che ha come finalità quella di costituire il volkstaat bianco afrikaner.
C’è grande interesse all’estero. Molti olandesi vogliono venire. 75 dal villaggio di Urk vogliono emigrare ad Orandeë. Persone vogliono venire dall’ex Germania Occidentale e da Panama. Riceviamo molte richieste d’informazioni anche dall’Australia. Penso che persone da tutto il mondo vogliano trasferirsi qui. Ci mancano 250.000 persone per formare una maggioranza bianca afrikaner qui. Ci sono 65.000 bianchi afrikaner e 265.000 tra coloured e neri. I coloured e i neri che adesso vivono in Orandeë non saranno deportati. Noi certamente non stiamo pianificando questo. Ma se rimarranno qui, dovranno servire il nostro Stato.”

Olifantshoek e Kuruman

[...]

André Putter: “Questa è una delle prime bandiere. E’ stata fatta a mano. Nella nuova bandiera abbiamo rimosso il bordo giallo e abbiamo reso il verde leggermente più scuro. La bandiera sudafricana in arancione, bianco e blu ha le strisce orizzontali. Noi le abbiamo ruotate e le abbiamo fatte verticali. L’arancione simboleggia la libertà per gli afrikaner e la casa reale olandese. Il bianco è per gli africani bianchi e il blu per le origini reali. Noi vogliamo vivere in pace ed in armonia con il resto d’Africa. Ecco perché c’è una banda nera con l’arancione. Simboleggia la vita in armonia con le popolazioni nere. Noi non abbiamo niente contro di loro ma la nostra libertà è in pericolo se dobbiamo vivere in un paese con i neri. 2.500.000 bianchi non possono conservare la loro cultura, la loro lingua e la loro religione in un paese di 40 milioni di stranieri [questo è vero, ma com’è vero che non tutti i (veri) bianchi hanno la stessa cultura, la stessa lingua, la stessa religione e lo stesso spirito. Perché la nazione ha dei confini che vanno oltre quelli della razza].”

Bandiera di Orandeë

[Al centro della bandiera è presente il Voortrekker Monument stilizzato. Un monumento boero (e non semplicemente “afrikaner”), eretto per commemorare il Grande Trek, movimento migratorio a cui partecipò soltanto una minoranza dei bianchi di lingua afrikaans, appunto: i boeri.
L’utilizzo di simboli, monumenti e bandiere della nazione boera, è tipico del cosiddetto “nazionalismo” afrikaner (un nazionalismo artificiale, giacché gli afrikaner non sono una nazione), anche se assolutamente illegittimo; questo ne testimonia la natura, che è volta a cancellare il vero nazionalismo (boero)]


KurumanServizio televisivo: “Vicino Kuruman nella Provincia del Capo lo Orandeë-Ontwikkelingskorps ha simbolicamente inaugurato un’area di sviluppo bianca. Il professor Carel Boshoff ha scoperto una targa provvisoria e ha dichiarato che Orandeë dev’essere considerata come un’area di sviluppo di uno Stato afrikaner. Il professor Boshoff ha quindi piantato un albero d’olivo a Kuruman come simbolo di vita e di crescita nell’area di sviluppo.”

 

 

 

Carell Boshoff con cartello di Orandeë

André Putter: “Stiamo per piantare milioni di alberi ad Orandeë. E’ scientificamente provato che questo ci porterà più pioggia. Devieremo le correnti freddi del Golfo costruendo un muro nell’Oceano Atlantico. Questo cambierà il clima fino a 300 km nell’entroterra. Sono sicuro che potremo trasformare questo deserto in una terra fertile. Chiediamo al mondo di aiutarci a fare questo. Gli afrikaner non sono così male come il mondo pensa.”

[…]

André Putter: “Non abbiamo bisogno del permesso di nessuno per proclamare Orandeë. Ma abbiamo avviato dei negoziati e per ora li continueremo. Il resto del mondo non ci impedirà di raggiungere i nostri obbiettivi. Il governo sa esattamente quello che stiamo facendo. Se Orandeë sarà data agli afrikaner il Sudafrica eviterà molta tensione. Ma se qualcuno cercherà di fermarci ci saranno problemi. Sono terrorizzato a pensare che gli afrikaner dovranno combattere una guerra. Sarebbe una guerra sotterranea, invisibile, che impiegherebbe le forme più raffinate di terrorismo. Volkstaat o guerra.”

Solo i boeri (in particolare nell’AWB) hanno combattuto per la propria libertà.
Gli afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans non boeri) sono entrati nel parlamento dell’Impero capitalista-comunista che si è insediato in Africa del sud, sostenendolo contro i boeri, così come i loro avi (biologici e/o spirituali) avevano sostenuto l’Impero britannico.
Nel 1994 il professor Carel Boshoff fu, fin da subito, un membro e un candidato del Vryheidsfront (VF), il partito collaborazionista afrikaner che, con la scusa di una (impossibile) indipendenza per gli afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans), che sarebbe stata regalata dall’Impero dopo aver votato alle sue elezioni multinazionali, servì a disgregare ed indebolire il fronte indipendentista boero.
Orandeë, come il Vryheidsfront (VF), è stata una falsa alternativa (afrikaner) per impedire una vera opposizione all’Impero, che potessei portare all’indipendenza (boera).
Orandeë non è mai nata. E’ nata solo Orania, una piccola cittadina afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans), devota all’Impero.

Questo scritto inizia con una foto di Carel Boshoff, travestito da boero (a Pretoria nel 1988), durante la commemorazione di una ricorrenza boera, il “Grande Trek”, la grande migrazione che portò alla nascita delle Repubbliche Boere; e finisce con una dichiarazione
del 1990 di André Putter, suo collaboratore per tanti anni: “Io sono un orandees e non un afrikaner o un boero. La nostra lingua è l’orandees, una forma pura di afrikaans.” Da un nazionalismo artificiale (afrikaner) all’altro (orandees). Chi non conosce la propria bandiera, può prendere qualsiasi bandiera.
I veri nazionalisti conoscono la nazione a cui appartengono e lottano per preservarla e per tramandarla, per perpetuare biologicamente e spiritualmente sé stessi e i propri antenati. Ne conoscono il nome, la bandiera, la storia e confini.
I finti nazionalismi sono strade di perdizione, che servono solo ad allontanarsi dalla propria nazione.