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L'altro Sudafrica (Roma, 13 aprile 2013) - Lettera a CasaPound Italia PDF Stampa E-mail
Lunedì 08 Aprile 2013 07:07

 

Lettera aperta a CasaPound Italia

3 aprile 2013

Spett.le CasaPound Italia,
mi chiamo ******* ******* (“******”) e sono l'editore dei siti “volkstaat” (in italiano, inglese e afrikaans) che promuovono la causa indipendentista del volk boero (popolo-nazione boero).

http://www.volkstaat.eu/

In passato avevo già scritto al vostro ufficio stampa (così come a quelli di altre associazioni politiche italiane), per segnalare notizie e/o iniziative attinenti il volk boero. In ogni caso non ho mai ricevuto alcun tipo di riscontro da parte vostra.

L'altro Sudafrica (Roma, 13 aprile 2013)Oggi, vi scrivo in relazione alla vostra iniziativa “L'altro Sudafrica – Il dramma del popolo boero”, in programma per il 13 aprile 2013 presso la vostra sede di Roma, in via Napoleone III.

Sul vostro manifesto, a presentazione dell'iniziativa succitata, prima si parla di “dramma del popolo boero”, ma poi, più sotto, quando andate a presentare un vostro ospite, di “popolo boero-afrikaner”.
La differenza è evidente e sostanziale.
Il popolo boero non è il “popolo boero-afrikaner”.
L'identità di un popolo è precisa, o non è.

I termini “afrikaner” e “boero” non sono sinonimi.
Con il termine “afrikaner” si intendono i madrelingua afrikaans (senza distinzioni razziali). I boeri sono i discendenti biologici e spirituali dei trekboer (migranti seminomadi), dei voortrekker (pionieri) e dei cittadini delle libere Repubbliche boere .
I boeri fondarono, in totale, 15 Repubbliche. Le Repubbliche boere più famose furono la Repubblica del Transvaal (Zuid Afrikaanse Republiek, ZAR), lo Stato Libero di Orange, la Repubblica di Natalia e la Nuova Repubblica (Nieuwe Republiek). Le Repubbliche boere della ZAR (a cui si unirono varie Repubbliche boere più piccole) e dello Stato Libero di Orange, vennero riconosciute dal diritto internazionale.

Gli “afrikaner” non sono, e non sono mai stati, una nazione; i boeri sì.
Anche intendendo con “afrikaner” soltanto gli “afrikaner” bianchi, quindi dando al termine una specifica connotazione razziale, le cose non cambiano.
Gli anglofoni bianchi non sono una nazione, gli inglesi sì. I francofoni bianchi non sono una nazione, i francesi sì. I bianchi di lingua afrikaans (“afrikaner bianchi”) non sono una nazione, i boeri sì.

I boeri sono a tutti gli effetti africani (seppur bianchi), in quanto la loro nazione e la loro cultura si sono formate in Africa, su quella che era, a quel tempo, la frontiera del Capo (un'area che comprendeva i territori a nord di Paarl e ad est di Stellenbosch, fino ai fiumi Brak e Sundays).
Verso la fine del 1600 e per tutto il 1700, mentre la maggioranza dei bianchi che parlavano un proto-afrikaans rimanevano al Capo, felici di sottostare alla potenza coloniale nederlandese (e per questo vennero chiamati “olandesi del Capo”), un certo numero dei bianchi più poveri del Capo migrò verso nord e verso est, sulle frontiere del Capo, spinto da desiderio di libertà. Vennero chiamati “trekboer”, perché nomadi dediti alla pastorizia, uno stile di vita che furono costretti ad adottare per sopravvivere tra le difficili frontiere del Capo. Da questi uomini germinò la nazione boera, e la frontiera del Capo fu il crogiolo che la forgiò.
Il popolo boero, quindi, non si è sviluppato in Europa, né tra gli “olandesi del Capo” (la maggioranza dei bianchi che parlavano un primo proto-afrikaans, che erano rimasti al Capo), ma sulle frontiere del Capo.
Il Grande Trek (la grande migrazione voortrekker che portò alla fondazione delle libere Repubbliche boere) non ebbe origine da Città del Capo, ma partì quasi esclusivamente dalla frontiera del Capo, dove la popolazione boera si era sviluppata almeno 150 anni prima (con i trekboer).
Gli “olandesi del Capo”, durante la Seconda Guerra Anglo-Boera, combatterono contro i boeri sotto le insegne dell’Impero britannico, mosso dal capitalismo internazionale. I Ribelli del Capo, gli unici bianchi di “lingua afrikaans” della Colonia britannica del Capo che combatterono dalla parte delle Repubbliche boere, erano infatti in stragrande maggioranza boeri (venivano dalla frontiera del Capo, e tra l'altro parlavano una diversa lingua/dialetto).

Il termine “afrikaner” (il cui significato originario è “africano”) iniziò ad essere utilizzato per riferirsi ad un determinato gruppo di persone a partire dal 1880. In tale anno, infatti, mentre i boeri della Zuid Afrikaanse Republiek (letteralmente: “Repubblica Sudafricana”, Repubblica boera nella regione del Transvaal) si sollevavano in armi contro il dominio britannico, l'Afrikaner Bond, nella Colonia britannica del Capo, iniziò ad usare il termine “afrikaner” per riferirsi ai coloni (fino a quel momento conosciuti come “olandesi del Capo”) che parlavano un proto-afrikaans, oggi classificato come afrikaans del Capo Ovest (mentre i boeri avevano sviluppato una diversa lingua/dialetto, oggi classificato come afrikaans del Confine Orientale – con riferimento alla frontiera del Capo, dove la nazione boera germinò). L'Afrikaner Bond accettò la sovranità britannica, l'appartenenza all'Impero britannico, e fu nemico dei boeri.

Dopo la conquista delle Repubbliche boere da parte della Gran Bretagna, per conto del capitalismo internazionale, e la creazione del macro-stato/impero dell'Unione del Sudafrica nel 1910, che forzò insieme le ex-colonie britanniche e le Repubbliche boere conquistate, il termine “afrikaner” iniziò ad essere utilizzato per indicare tutti i bianchi madrelingua “afrikaans”, senza distinzioni tra afrikaner del Capo (precedentemente detti “olandesi del Capo”) e boeri.
Su questa classificazione, assolutamente artificiale ed errata, si fonda il cosiddetto “nazionalismo afrikaner bianco”.

In una fase ancora successiva, il termine “afrikaner” iniziò ad essere usato per definire un qualsiasi cittadino bianco dell'Unione del Sudafrica (poi Repubblica del Sudafrica).
Su questa classificazione, anch'essa artificiale e sbagliata, si fonda il cosiddetto “nazionalismo sudafricano bianco”.

Se quindi, in un primo tempo, la classificazione come “afrikaner” era semplicemente estranea e straniera ai boeri (in quanto riferita agli olandesi del Capo / afrikaner del Capo), nelle diverse fasi successive li ha compresi, al fine di negarne l'identità nazionale e il diritto all'indipendenza.

Il cosiddetto “nazionalismo sudafricano bianco” e il cosiddetto “nazionalismo afrikaner bianco”, sono falsi nazionalismi, ideati dal capitalismo internazionale in funzione anti-boera (dopo la conquista delle loro Repubbliche [1902]), per rendere i boeri minoranza, all'interno di gruppi stranieri numericamente più grandi.

Seppur oggigiorno un certo numero di discendenti biologici dei boeri utilizzi il termine “afrikaner” per definirsi, giustificando tale scelta con il fatto che significa “africano”, la cosa dimostra soltanto la crisi d'identità di queste persone, vittime da decenni dell'opera di disinformazione del capitalismo internazionale. Il termine “afrikaner” [così come “sudafricano”, nda] non può essere utilizzato per definire la nazione boera, che è distinta e indipendente da qualsiasi altra, e non può essere confusa con nessun’altra. [1]

La classificazione dei boeri come “afrikaner” o come semplici “sudafricani” è un atto di genocidio, perché finalizzato a cancellarne l'identità al fine di non riconoscergli il diritto alla libertà come nazione.
L'artificiale e arbitraria classificazione come “sudafricani” di tutti i diversi volk dell'Africa del sud (senza distinzioni di alcun tipo) è alla base dell'ultima creatura del capitalismo-comunismo internazionale: il “nuovo” Impero multirazziale della Repubblica del Sudafrica (la RSA post-aprile 1994).

Sono ben cosciente che il vostro movimento, CasaPound, è un movimento specificatamente italiano, per cui posso immaginare abbia una conoscenza piuttosto superficiale dell'Africa del sud e dei boeri, ovvero di una terra e di un popolo così lontani. Seppur tenda a presumere la vostra buona fede, noto che alla vostra conferenza sul “dramma del popolo boero” non avete invitato un patriota boero o un sostenitore della Causa Boera, ma uno dei massimi esponenti contemporanei del “nazionalismo afrikaner bianco”, Hendrik van de Graaf.

Devo dire che la cosa non mi sorprende, cosciente dei rapporti tra voi e Solidarité – Identités, associazione fortemente legata a movimenti che sostengono il cosiddetto “nazionalismo afrikaner bianco”, impegnata a diffonderne le tesi in Europa, e anche in Italia.
L'iniziativa in oggetto, però, è firmata Casapound. E per tanto a voi mi rivolgo.

Hendrik (Henk) Van De Graaf è un membro di spicco del Verkennersbeweging; è stato candidato della Volksraad Verkiesing Kommissie (VVK, la Commissione Elettorale degli afrikaner bianchi); e oggi è “deputato” e segretario nel cosiddetto “Boere-Afrikaner Volksraad” (il “Parlamento afrikaner boero”).
La VVK, così come il “parlamento” che ha costituito, sono fondamentalmente una creatura del Verkennersbeweging, una nuova forma di Afrikaner Broederbond (la “Fratellanza Afrikaner”), una sorta di massoneria afrikaner bianca, che opera per confondere il vero nazionalismo (boero) con uno falso (afrikaner bianco). Così come i massoni, abitualmente, operano per confondere il Bene con il Male.
Il “nazionalismo afrikaner bianco” è una creatura massonica, ed essere asservito al giudaismo è nella sua natura. E questo vale anche per la VVK e il suo “parlamento” afrikaner bianco. A tal proposito vi segnalo due articoli di Volkstaat.org: “La natura della VVK” [2] (dove si mostrano vari personaggi di spicco che operano per diffondere il cosiddetto “nazionalismo afrikaner bianco”) e “La natura del 'volksraad' afrikaner della VVK” [3] (in quest'ultimo articolo è riportata un'interessante lettera di Paul Kruger, presidente della VVK e collaboratore del suo “parlamento”; la lettera, indirizzata ad un russo-giudeo, sostenitore dello Stato giudaico e del cosiddetto “nazionalismo afrikaner bianco”, pare quasi una dichiarazione di fedeltà della VVK e del suo “parlamento” al giudaismo e allo Stato giudaico in Palestina).

Il “parlamento” della VVK è assolutamente illegittimo, così come quello della Repubblica del Sudafrica. L'unico parlamento che può rappresentare i boeri è un parlamento boero.
La VVK sostiene di voler liberare gli “afrikaner boeri”, un volk che non esiste. Confondere l’identità di un volk non serve però a liberarlo, ma a distruggerlo. Anche questo è Genocidio Boero.

La VVK, nell'ottobre del 2012, ha prodotto un documento “Die Boere-Afrikanervolk se eis om selfbeskikking” (“La nazione afrikaner boera rivendica il diritto all'autodeterminazione”), in cui si nega la specificità del volk boero rispetto agli altri bianchi madrelingua afrikaans [4][5], il che è un falso storico. Le battaglie dei trekboer; la migrazione voortrekker; il Voto del Blood River; le Repubbliche boere; le Guerre di Liberazione; i morti nei campi di concentramento britannici; sono retaggio e patrimonio esclusivo di un solo volk: quello boero; l’unico volk bianco africano.
La VVK sostiene che la “vecchia” Repubblica del Sudafrica (1961-1994) sarebbe stata una continuazione delle Repubbliche boere [6], il che è un altro falso storico. La “vecchia” Repubblica del Sudafrica non fu figlia delle Repubbliche boere ma dell'Unione del Sudafrica (1910-1961), il dominion britannico forgiato dal capitalismo internazionale che aveva messo fine alle Repubbliche boere (1902), ed è stata la madre della “nuova” Repubblica del Sudafrica (post-aprile 1994).

I boeri si ribellarono all'Unione del Sudafrica nel 1914. La Ribellione fu soppressa dai britannici e dagli afrikaner del Capo.
I boeri dell'Ossewabrandwag (OB), movimento nazionalsocialista che arrivò ad avere 500.000 iscritti tra il 1940-1948, non supportavano l'Unione del Sudafrica ma chiedevano la restaurazione delle Repubbliche boere. L'OB fu smantellata con l'arrivo dei “nazionalisti” afrikaner bianchi al governo dell'Unione.
L'Indipendentismo boero armato (1990 – 1994) si contrappose alla Repubblica del Sudafrica nel tentativo di restaurare le Repubbliche boere, o almeno una parte di esse. I sostenitori del “nazionalismo afrikaner bianco” parteciparono alla fondazione del “nuovo” Impero.

Il documento “Die Boere-Afrikanervolk se eis om selfbeskikking” è stato classificato da Volkstaat.org come atto di Genocidio Boero.

Il documento della VVK, così come le tesi del cosiddetto “nazionalismo afrikaner bianco”, sono in completa antitesi con la documentazione [7] presentata nel 1995 all'ONU dalla Boere Republikeinse Verkiesingskommissie (BVK), la Commissione Elettorale Repubblicana Boera (di cui faceva parte anche l'Afrikaner Weerstandsbeweging [AWB], di Eugene Terre'Blanche. L'AWB infatti, seppur nato come movimento “nazionalista afrikaner bianco”, attorno al 1985 [a circa 12 anni dalla fondazione] arrivò al nazionalismo boero).
Fred Rundle (storico nazionalista boero e per anni portavoce dell'AWB) – come rappresentante della BVK - al suo ritorno in Africa del sud, dichiarò ai giornalisti: “Noi siamo indigeni della terra dove siamo nati”. “Non conosciamo nessun altro paese. Non chiediamo di rappresentare tutti i bianchi in Sudafrica. Noi rappresentiamo solo i boeri. Gli afrikaner sono nettamente distinti dai boeri. I boeri sono quelle persone che reclamarono il paese, e che combatterono i britannici.” “Non siamo interessati alle elezioni tenute dalla ANC. Le lasciamo al Vryheidsfront e al Konserwatiewe Party.” [8]

Il fatto che all'UNPO (Organizzazione delle nazioni e dei popoli non rappresentati) siano rappresentanti gli “afrikaner” (con riferimento a tutti i bianchi di lingua afrikaans), che non sono un volk, e non i boeri, che invece lo sono, è dovuto all'opera di disinformazione dei cosiddetti “nazionalisti” bianchi afrikaner, e in particolare del Vryheidsfront Plus (VF+ / Freedom Front Plus, FF+), il partito afrikaner che collabora con l’Impero della “nuova” RSA, quell'Impero che il VF+ ha contribuito a creare.
Basti pensare che il leader del VF+ è il dott. Pieter Mulder. Il dott. Pieter Mulder nel 1994 è stato eletto nel parlamento dell’Impero della “nuova” RSA e dal 2009 è vice ministro dell’Agricoltura nel governo imperiale. Che un esponente del governo imperiale sudafricano possa rappresentare un supposto “volk” che ne è prigioniero, seppur gravissimo, è talmente assurdo da apparire grottesco.
Il fatto che gli “afrikaner bianchi” abbiano ottenuto la rappresentanza all'UNPO utilizzando abusivamente la storia; le bandiere; e i martiri del volk boero; non solo è furto, ma un'atto di Genocidio Boero, perché derubare un volk della propria identità è un atto di genocidio.
Il 23 aprile 2011, il dott. Lets Pretorius (padre dei fratelli Pretorius, Wilhelm, Johan e Kobus, prigionieri di guerra boeri detenuti in Africa del sud), ha scritto una lettera [9] all'UNPO a nome del BVR (Boerevolk Verteenwoordigende Raad - Consiglio dei Rappresentanti della nazione Boera), per contestare l'utilizzo dell'identità boera per dare un'identità a una “nazione” artificiale, ribadendo la specificità del volk boero, e ricordando che i boeri (e solo i boeri) hanno già avuto due Repubbliche riconosciute a livello internazionale.

L'Africa del sud è attualmente tormentata da un problema gravissimo, il Genocidio Bianco, lo sterminio razzista dei bianchi (prevalentemente boeri). E questa è sicuramente una priorità. Di certo, però, il Genocidio Bianco non si risolve promuovendo la distruzione dell'identità dell'unico volk bianco africano, il volk boero.
E lo scopo di questa mia lettera è proprio questo: difendere l'identità del volk boero.

I sostenitori del cosiddetto “nazionalismo afrikaner bianco” accusano i boeri di voler creare “divisioni”. Ma difendere la propria identità nazionale è difendere la propria esistenza. Mescolanze che favoriscono la perdita della propria identità non sono utili a nessuno, perché non sono una via per la sopravvivenza ma per la distruzione.
Distruggere l'identità boera, confondendola con altre, non aiuterà i bianchi dell'Africa del sud. Sostenere il contrario sarebbe come dire che per il bene dell'Europa è necessario annullare le diverse identità dei popoli europei.

La storia d'Africa è molto chiara. L'unica nazione bianca indigena è quella boera.
I bianchi che vogliono una propria nazione in Africa del sud hanno solo una via: assimilarsi (quando assimilabili) ai boeri, nella nazione boera. Essere boeri.
Eugene Terre’Blanche, storico leader boero, spese la vita per riunire gli afrikaner (con riferimento ai bianchi di lingua afrikaans) e gli altri bianchi dell’Africa del sud, non certo per dividerli, ma per unirli sotto la bandiere della nazione boera, per farne dei boeri.

Oggi, 3 aprile, anniversario dell'assassinio di Terre'Blanche, credo valga la pena ricordare alcune sue parole:
“L’AWB, il movimento di resistenza, non è nato dall’odio per altri popoli o nazioni. Il movimento è nato per l’amore per il nostro paese e per la nostra nazione, la nazione boera. Il popolo boero è quello che lasciò il Capo, che era una colonia britannica, per cercare la propria libertà e una nuova terra. Quello che vogliamo, è che ci venga restituita la nostra terra. La terra dei boeri. Le due Repubbliche e la parte settentrionale del Natal. Non vogliamo l’intero Sudafrica.
Sappiamo che il Sudafrica non può continuare com’è ora. L’AWB, il movimento di resistenza, si sta preparando a continuare la lotta che i miei antenati hanno combattuto contro i tuoi antenati, contro i britannici. Sappiamo che il nostro governo si sta adoperando per vendere i bianchi in Sudafrica, ma noi non combatteremo, né inizieremo a dar battaglia per fini razzisti. Combatteremo secondo il diritto internazionale. Abbiamo diritto a rivendicare alcune parti del Sudafrica, le vecchie Repubbliche boere, e io voglio indietro la mia terra.” [10]

Ben vengano tutte le iniziative contro il Genocidio Bianco in Africa del sud, ma senza confondere l'identità del volk boero, altrimenti si trasformeranno in atti di Genocidio Boero. Perché un genocidio non è soltanto l'eliminazione fisica di un popolo, ma anche tutte le azioni volte a contaminarlo e a cancellarne o confonderne l'identità.

La mia lettera non vuole fare polemica, ma aiutarvi a conoscere il popolo boero, quel popolo di cui parlate all'inizio del vostro manifesto.
Mi auguro ripenserete, in modo radicale, la vostra iniziativa del 13 aprile.
Rimango a vostra disposizione per ulteriore chiarimenti.

Cordiali saluti,
*****
tel. ***.*******


1. I boeri non sono gli afrikaner. Articolo di Ron per Republican Trekker Volk. Tradotto in italiano da Volkstaat.org.
2. La natura della VVK, di Volkstaat.org, settembre 2011, http://www.volkstaat.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1134:la-natura-della-vvk&catid=50:volksraad-verkiesing-kommissie&Itemid=68
3. La natura del “volksraad” afrikaner della VVK, di Volkstaat.org, maggio 2012, http://www.volkstaat.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1253:la-natura-del-volksraad-afrikaner-della-vvk&catid=50:volksraad-verkiesing-kommissie&Itemid=68
4. Punto n. 1, “Die Boere-Afrikanervolk se eis om selfbeskikking”.
5. Punto n. 24, “Die Boere-Afrikanervolk se eis om selfbeskikking”.
6. Punto n. 3, “Die Boere-Afrikanervolk se eis om selfbeskikking”.
7. L'identità della nazione boera. Documento della Boere Republikeinse Verkiesingskommissie (BVK, la Commissione Elettorale Repubblicana Boera), presentato all'ONU nel luglio del 1995. http://www.volkstaat.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1095:la-nazione-boera-dellafrica-del-sud-boere-republikeinse-verkiesingskommissie&catid=113:commissione-elettorale-repubblicana-boera-bvk&Itemid=182
8. I boeri all'ONU – 1995, di Volkstaat.org, http://www.volkstaat.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1233:i-boeri-allonu-1995&catid=113:commissione-elettorale-repubblicana-boera-bvk&Itemid=182
9. Lettera della nazione boera all'UNPO - Lets Pretorius, 23 aprile 2011 http://www.volkstaat.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1154:lettera-della-nazione-boera-allunpo-lets-pretorius-23-aprile-2011&catid=45:afrikanereboeri&Itemid=64
10. 1990. Terre’Blanche: “la nostra nazione, la nazione boera”, da “AWB, South Africa’s neo-Nazis” (1990), http://www.volkstaat.it/index.php?option=com_content&view=article&id=952:1990-terreblanche-la-nostra-nazione-la-nazione-boera&catid=52:awb&Itemid=70

 
La Prinsevlag non è una bandiera boera PDF Stampa E-mail
Venerdì 05 Aprile 2013 20:00

 

Prinsevlag

La Prinsevlag fu la bandiera degli indipendentisti nederlandesi, ispirata ai colori di Gugliemo I principe d’Orange, durante la Guerra degli Ottant’anni (1568-1648). E’ quindi una bandiera storica nederlandese.
Tale bandiera si pensa sia stata usata anche da Van Riebeeck in Africa del sud. Ma Jan van Riebeeck non fu un amico dei boeri, fu un oppressore dei loro antenati. La nazione boera ebbe la sua genesi sulla frontiera del Capo, dopo la migrazione dei propri antenati (che vennero chiamati “trekboer” perché sulla frontiera del Capo diventarono nomadi dediti alla pastorizia), indisponibili a sottostare alla dittatura della Compagnia olandese delle Indie Orientali (Vereenigde Oostindische Compagnie - VOC), alla ricerca di una terra dove essere liberi.
La Prinsevlag non fu mai utilizzata dai boeri, al contrario fu utilizzata nel 1927 come base per la nuova bandiera dell’Unione del Sudafrica, l’impero messo insieme dal capitalismo internazionale mediante la forza militare britannica, dopo aver sconfitto e inglobato le libere Repubbliche Boere.

 
Tre anni senza Eugene Terre'Blanche PDF Stampa E-mail
Mercoledì 03 Aprile 2013 00:00

 

Tre anni fa, il 3 aprile 2010, a Ventersdorp, due neri assassinavano Eugene Terre’Blanche; l'ultimo grande leader boero.
Volkstaat.org lo ricorda pubblicandone una immagine. Terre’Blanche era, ed è, un simbolo di libertà del volk boero.

Noi ti ricordiamo, Terre’Blanche - Piet Rudolph [2011]

Terre’Blanche 2011 (italiano)

Eugene Terre'Blanche. Klerksdorp, 09 ottobre 1993

 
Cappelli Volkstaat.org PDF Stampa E-mail
Lunedì 11 Febbraio 2013 07:07

 

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Sudafrica: lettera di Wilhelm Pretorius, prigioniero di guerra boero (7 gen 2013) PDF Stampa E-mail
Giovedì 31 Gennaio 2013 16:00

Wilhelm Pretorius con Anje Pretorius

La lettera che segue (tradotta dall'inglese all'italiano) è di Wilhelm Pretorius, prigioniero di guerra boero detenuto, insieme ai suoi fratelli (Johan e Kobus), nel carcere di Pretoria (Local Prison).


7 gennaio 2013

Il mio nome è Wilhelm Pretorius. Ho 35 anni e sono sposato dal 2000. Faccio parte di un gruppo di 24 uomini in Sudafrica che nel 2002 sono stati accusati di Tradimento, nel caso “Boeremag”. Siamo stati incarcerati nel 2002 come detenuti in attesa di giudizio, e nel maggio del 2003 è cominciato il nostro processo. 10 anni dopo stiamo ancora aspettando la fine del processo. Questo sarà il nostro 11° anno in prigione mentre il processo è ancora in corso. Non è questa una violazione dei diritti umani?

Abbiamo inoltrato una mozione per essere trattati come prigionieri di guerra, in quanto accusati di condurre una guerra d'indipendenza per il popolo boero contro il Sudafrica. La mozione è stata respinta con una serie di errori da parte del giudice e  dell'Autorità di procedura penale del Sudafrica. Il giudice dell'Alta corte, prima della nostra mozione, non era neppure a conoscenza del diritto internazionale, e abbiamo dovuto mostrargli le relative leggi internazionali.

Attraverso varie testimonianze è venuto alla luce che siamo stati manovrati dalle stesse persone della Polizia sudafricana che stanno seguendo l'inchiesta. L'intero caso è stato orchestrato da agenti dell'Intelligence Criminale. Loro, non solo hanno progettato il tutto, ma mediante loro agenti hanno spinto persone a prendere parte ad azioni illegali, rimanendo immobili per mesi, nonostante fossero già in possesso di tutte le informazioni che gli servivano, rimanendo ad osservare altre persone innocenti che entravano nel “Boeremag”, mentre gli agenti ricevevano altri soldi dal fondo segreto. Durante il processo, hanno ascoltato le conversazioni riservate tra cliente/avvocato, oltre a spiare le nostre celle e i locali per i colloqui con i nostri legali.

Al mio arresto sono stato torturato per circa 10 ore e nessuna investigazione è mai stata fatta al riguardo. I funzionari di Polizia di alto rango che mi hanno torturato sono ancora in servizio in Polizia e hanno fatto parte, addirittura, della squadra investigativa.

http://www.volkstaat.net/index.php?option=com_content&view=article&id=1251%3Asouth-africa-boer-prisoner-of-war-tortured-wilhelm-pretorius-2002&catid=81%3Aprisoners-boer&Itemid=140

Negli ultimi 10 anni siamo stati rinchiusi in carcere in condizioni disumane. Non ci è stato permesso ricevere nessuna visita dai nostri famigliari e amici.

Chiediamo il vostro aiuto per portare all'attenzione della comunità internazionale queste continue violazioni dei diritti umani, affinché esse abbiano fine.

La seconda cosa che desidero portare alla vostra attenzione è la voce degli altri boeri rinchiusi in carcere come prigionieri politici. Alcuni di loro sono qui da prima del 1994. Le loro richieste per la libertà vigilata vengono ancora rifiutate unicamente per motivi politici, seppur siano ben oltre il loro periodo di detenzione iniziale.

 
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