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Boerevolkstaat
Balmoral, 13 ottobre 2013 PDF Stampa E-mail
Giovedì 17 Ottobre 2013 17:07

 

Balmoral, 13 ottobre 2013

Il 13 ottobre 2013, presso il cimitero del campo di concentramento di Balmoral, in Africa del sud, un gruppo di Boeri si è riunito per ricordare l'anniversario della nascita del Presidente Kruger (10 ottobre 1825); per posare una lapide in ricordo del Generale dello AWB Alexander Cruywagen (deceduto nel 2003); e per deporre fiori sulle tombe dei Boeri che trovarono la morte nel campo di concentramento.
Alla manifestazione, organizzata da Piet Rudolph, era presente anche Dirk van Vuuren della Dogter van Sion e diversi uomini del Ware Boere Weerstandsbeweging (BWB). Purtroppo, nessun membro dello AWB ha partecipato all'iniziativa, privandosi della possibilità di rendere omaggio a quello che fu uno dei più importanti Generali della movimento di resistenza.

Non ci poteva esser posto più appropriato di Balmoral, per una lapide per il Gen. Alexander Cruywagen.
Così scriveva “Storm”, il notiziario dello AWB, nel settembre del 2003, per ricordarlo:

Alec vide tanti rinunciare e dire che non ce la facevano. Fino all'ultimo cercò di mettere in guardia il suo popolo, affinché fosse preparato per ciò che l'attende. Quando il giorno del giudizio arriverà, e sarà chiesto “Caino, dov'è tuo fratello”, lui risponderà: sono insieme alla mia gente, qui al cimitero del campo di concentramento di Balmoral, dove la libertà chiese un prezzo così alto. Il suo nome merita un posto importante nella storia del nostro volk. Ha vissuto veramente per il suo Dio, per il volk Boero, e per la restaurazione delle Repubbliche boere.


 
AWB princìpi di base (lingua inglese, 1988) PDF Stampa E-mail
Lunedì 29 Luglio 2013 07:07


AWB Basic principles (lingua inglese)

Il testo a fine pagina è stato tradotto da un documento ufficiale dello Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB) in lingua inglese, di data imprecisata tra il 1988/1994. In esso sono riassunti i princìpi di base del Movimento, elencati e sviluppati nel documento 'Program van beginsels' (in afrikaans) del 1988, che sostituì il primo Programma dei Princìpi (reso pubblico nel 1979).

L'AWB nel 1988 aveva già abbandonato da anni il “nazionalismo” afrikaner bianco che l'aveva caratterizzato agli inizi, per diventare a tutti gli effetti un movimento indipendentista Boero, secondo gli insegnamenti di Robert van Tonder in 'Boerestaat' (del 1977).
Nel documento in oggetto si fa riferimento alla 'nazione Boera Afrikaner', dall'inglese 'Afrikaner Boer nation' ('Afrikaner-Boerevolk' in afrikaans), ma si chiede l'indipendenza sulle «terre che spettano di diritto alle Repubbliche Boere», dove «i princìpi spirituali delle Repubbliche Boere siano onorati». Ancora: si richiama il Voto di Paardekraal del 1986, dove l'AWB si impegnò in un duplice Patto, con Dio e tra i Boeri, per «rimanere fedeli gli uni agli altri fino alla morte nella restaurazione della nostra libertà in uno Stato Boero repubblicano cristiano ['Christelike Republikeinse Boerevolkstaat', nell'originale Afrikaans]». Nel Voto di Paardekraal del 1986 il termine 'afrikaner' non compare mai e l'unico riferimento è al 'Boerevolk' (volk Boero / nazione Boera).
L'utilizzo improprio della parola 'afrikaner' nel documento in oggetto, per accompagnare la 'Boer nation' (volk Boero / nazione Boera), aveva sicuramente precise finalità politiche (dopo che per decenni l'Unione e la Repubblica del Sudafrica avevano disinformato l'opinione pubblica, al fine di confondere l'identità Boera; si pensi allo stesso nome dello AWB); tale utilizzo, seppur sbagliato, non altera però il soggetto del discorso, che rimane inequivocabilmente il volk Boero, altrimenti il documento sarebbe in contraddizione con il Voto del 1986 e con sé stesso, giacché chiede la restaurazione delle Repubbliche Boere, e solo i Boeri (e non gli 'afrikaner') possono rivendicare ed ereditare i diritti delle Repubbliche Boere.

[L'AWB, seppur ancora formalmente attivo al di d'oggi (luglio 2013), ha cambiato indirizzo politico e si è notevolmente ridimensionato, fino ad essere uno dei tanti movimenti, tutti piccoli e con poco seguito, che nel momento contingente caratterizzano il panorama 'afrikaner bianco' e quello boero. Dal punto di vista storico l'AWB, come movimento indipendentista Boero capace di mobilitare un numero consistente di persone, è terminato nel 1996/1997.]

 

AWB

Posbus 4116, Pretoria 0001

1. PRINCIPI DI BASE
I princìpi e l’azione, gli scopi e la filosofia politica dell’Afrikaner Weerstandsbeweging (Movimento di Resistenza Afrikaner) poggiano sui seguenti pilastri:
* La sovranità della Santa Trinità e il Suo potere sul destino di uomini e nazioni è riconosciuto e professato.
* La Parola di Dio è ubbidientemente accettata come unica guida per tutte le espressioni di vita nazionale.
* La religione Protestante e la filosofia di vita Cristiano-nazionale, che scaturisce da essa, determinano la valorizzazione della vita nazionale in tutti i suoi settori.
* Il Voto del Fiume di Sangue, come riconfermato a Paardekraal il 29 Novembre 1986, simbolizza il legame e l'impegno della Nazione con Dio, ed è onorato con gratitudine per la Sua misericordiosa grazia.

2. SCOPI
Il principale proposito dell’AWB è di assicurare la sopravvivenza della nazione Boera Afrikaner, libera nel suo Paese e spiritualmente e materialmente progressista. Gli altri obbiettivi supplementari che intendiamo perseguire sono:
* Creare una libera, Cristiana, repubblicana, nazione-stato Boera Afrikaner, separata dalla Repubblica del Sudafrica, sulle terre che spettano di diritto alle Repubbliche Boere, storicamente, anche secondo il diritto internazionale. Questa nazione-stato costituirà la nazione Boera Afrikaner, sul proprio suolo, sotto la propria autorità. Un stato altamente sviluppato, che sappia provvedere ai bisogni contemporanei della nazione e dove i princìpi spirituali delle Repubbliche Boere siano onorati.
* Osservare il Voto con fedele e costante commemorazione, la venerazione per esso dovrà essere trasmessa ai giovani come il carattere Sabbatico del Giorno del Voto.
* Promuovere nel popolo Boero Afrikaner una possente consapevolezza della sua discendenza ed eredità Bianca, promuovere uno spirito nazionalista basato sulla consanguineità e sull’importanza della purezza del sangue. Inculcare nei giovani l’importanza, il valore e l’utilità della tradizione e della storia, ed incoraggiarli a difendere e ad espandere la loro cultura Boera Afrikaner.
* Unire tutti i Boeri Afrikaner, anche con altri Cristiani che desiderino assimilarsi ai Boeri Afrikaner in una nazione Boera Afrikaner.
* Identificare, smascherare e combattere, con tutti i mezzi a disposizione, i nemici della nazione, come per esempio i magnati ostili, il liberalismo, l’umanesimo, il comunismo, il marxismo e altre dottrine.
* Instaurare effettive misure di sicurezza per garantire la difendibilità della nazione e la sua sovranità.
* Sostenere, coltivare e proteggere l’Afrikaans come lingua nazionale.
* Stabilire e sostenere la crescita e l’educazione Cristiano-nazionale dei giovani con lo scopo d’infondere in loro la devozione a Dio, così che essi possano amarLo ed onorarLo.
L’educazione dei giovani dovrà mirare anche ad inserirli nel mondo del lavoro indirizzandoli a svolgere il lavoro per cui siano più idonei e che più serva al popolo.

3. FILOSOFIA POLITICA. NAZIONE E GOVERNO
* La nazione Boera Afrikaner comincia ad esistere grazie alla Divina Provvidenza ed è chiamata a vivere servendoLa, con gratitudine per la Sua Grazia.
* In accordo con il diritto internazionale questa nazione ha diritto all’autodeterminazione, nella terra dei suoi padri con un proprio governo sovrano.
* Il governo riceve l’autorità da Dio ed è sottomesso ad Esso.
* La suprema vocazione del governo è di onorare e servire Dio con verità e giustizia, il governo deve difendere la dottrina Cristiana e la chiesa, proteggere la fede Cristiana, preservare i princìpi morali e i costumi, in accordo con la giustizia civile, e mantenere pace e ordine.
* Il governo deve impiegare la spada della giustizia, che gli è conferita, per mantenere legge e ordine e per proteggere i cittadini.
* Il governo deve mantenere e proteggere le libertà dei cittadini, inclusa la libertà di parola e di culto, delegando la propria autorità e rispettando i princìpi di sovranità interna, facendo si, comunque, che le libertà e i diritti dei cittadini non minaccino e non siano in contrasto con l’esistenza stessa della nazione Boera Afrikaner.

 
Massacro di Saint James Church, 25 luglio 1993 PDF Stampa E-mail
Giovedì 25 Luglio 2013 07:07

 

Massacro di Saint James Church, 25 luglio 1993

Il 25 luglio 1993 quattro uomini neri dello Azanian People's Liberation Army (APLA), l'ala militare del Pan Africanist Congress (PAC - il partito razzista comunista nero, che sostiene il falso concetto per cui tutto il continente africano apparterebbe solo ai neri), attaccarono la chiesa anglicana 'San Giacomo' di Kenilworth, a Città del Capo, durante la funzione della domenica sera, quando erano presenti circa 1.000 persone.
La chiesa era stata scelta come obbiettivo in quanto frequentata quasi esclusivamente da bianchi.
Due uomini dello APLA entrarono in chiesa lanciando bombe a mano e sparando sulla folla con fucili mitragliatori R4. Uccisero 11 persone e ne ferirono 58. Tra i morti, tutti bianchi, vi erano quattro marinai russi. Un altro marinaio, ucraino, perse entrambe le gambe e un braccio.
Il numero di vittime avrebbe potuto essere molto più elevato se un membro della congregazione, Charl van Wyk, non avesse risposto al fuoco con il suo revolver, ferendo uno degli assalitori. A quel punto, i due uomini dello APLA, decisero di abbandonare la chiesa e di non portare a compimento il piano originario, secondo il quale l'azione avrebbe dovuto concludersi lanciando quattro molotov tra i fedeli.

Massacro di Saint James Church, 25 luglio 1993

Massacro di Saint James Church, 25 luglio 1993

Massacro di Saint James Church, 25 luglio 1993

Massacro di Saint James Church, 25 luglio 1993

Massacro di Saint James Church, 25 luglio 1993

Massacro di Saint James Church, 25 luglio 1993

Massacro di Saint James Church, 25 luglio 1993

Massacro di Saint James Church, 25 luglio 1993

Massacro di Saint James Church, 25 luglio 1993

Massacro di Saint James Church, 25 luglio 1993

 
Stencil: Free J Waluś - Volkstaat.net (Polonia) PDF Stampa E-mail
Mercoledì 24 Luglio 2013 07:07

 

Stencil: Free J Waluś - Volkstaat.net (Polonia)

Le foto qui esposte, provenienti dalla Polonia, mostrano graffiti dedicati a Janusz Waluś, fatti con uno stencil.

Janusz Waluś, originario della Polonia ed immigrato in Africa del sud, il 10 aprile del 1993, durante la Lotta Armata Boera per l'Indipendenza 1990-1994, sparò a Chris Hani uccidendolo. Chris Hani non era un pacifista e non era un combattente per la libertà, era il capo del South African Communist Party (SACP, il Partito Comunista Sudafricano) e capo dello stato maggiore della Umkhonto weSizwe (MK), l’ala armata dell’African National Congress (ANC).
Chris Hani era un comunista, che voleva imprigionare tutte le nazioni dell’Africa del Sud sotto un unico regime. E per raggiungere tale scopo combatté e uccise. Finché Janusz Waluś uccise lui.

Janusz Waluś era un membro dello Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB), a quel tempo il principale movimento indipendentista boero, e la sua azione rientra tra le centinaia di azioni armate relative alla Lotta Armata Boera per l'Indipendenza 1990-1994. Janusz Waluś è quindi un prigioniero di guerra, imprigionato per aver servito il volk Boero durante la sua ultima Ribellione.

Non ti abbiamo dimenticato
Libertà per Janusz Waluś!

Stencil: Free J Waluś - Volkstaat.net (Polonia)

 
Sudafrica. Mbokodo: i soldati della ANC nell’inferno della ANC PDF Stampa E-mail
Venerdì 05 Luglio 2013 07:07

Il testo che segue è stato tratto dal sito “Why we are white refugees”, aggiornamento del 16 settembre 2010.

 

Citazioni da: Mbokodo: Inside MK: Mwezi Twala - A Soldier’s Story
[in italiano: “Dentro lo MK: Mwezi Twala – La storia di un soldato”. Ndr]
[Mbokondo era il servizio di sicurezza della ANC.  MK è l’acronimo di Umkhonto weSizwe, l’ex ala militare della ANC. Ndr]

 

Mbokodo: Inside MK: Mwezi Twala - A Soldier's Story, di Mwezi Twala ed Ed BernardMbokodo: Inside MK: Mwezi Twala - A Soldier’s Story,
di Ed Bernard e Mwezi Twala […]

Più sotto seguono passi tratti dal libro di Mwezi Twala, Mbokodo: Inside MK: Mwezi Twala - A Soldier’s Story. Di seguito due passi come prefazione:

In “Women in the ANC and SWAPO: sexual abuse of young women in the ANC camps” [in italiano: “Donne nella ANC e nella SWAPO, abusi sessuali di giovani donne nei campi della ANC”. SWAPO è l’acronimo di “South West Africa People’s Organization”, organizzazione marxista che combatté contro la Repubblica Sudafricana (RSA) durante l’occupazione sudafricana dell’Africa del sud ovest (Namibia). Ndr], di Olefile Samuel Mngqibisa, ottobre 1993, Searchlight South Africa, No 11, pagine 11-16 [...]; Olefile Samuel Mngqibisa, un ex soldato dello Umkhonto we Sizwe, descrive l’educazione di un ufficiale dello Mbokodo in una poesia che presentò alla Commissione d’Inchiesta sugli abusi contro i diritti umani nei campi di detenzione della ANC, presieduta dal Sam Motsuenyane.

Date ad un ragazzo – di 16 anni – proveniente dal ghetto di Soweto, l’opportunità di guidare un’auto per la prima volta nella sua vita.
Questo ragazzo viene da una famiglia di poveri lavoratori.
Dategli soldi per comprarsi qualsiasi tipo di liquore o bene, vestiti costosi.
Questo ragazzo ha lasciato il Sudafrica durante la rivolta delle scuole di Soweto divampata nel 1976. Non ha mai saputo cos’è una datore di lavoro.
Non ha mai conosciuto lo sfruttamento.
Dategli il diritto di dormire con tutte queste donne.
Dategli l’opportunità di studiare nelle Scuole di Partito e nelle ricche accademie militari dell’est Europa.
Insegnateli il marxismo-leninismo e ditegli di difendere la rivoluzione dai controrivoluzionari.
Mandatelo alla Stasi affinché lo addestrino ad estorcere informazioni con la forza dagli agenti nemici. Si trasformerà in un torturatore e in un carnefice.
Tutti questi lussi sono un sogno insperato…
Il Servizio di Sicurezza diventa la legge.

In Mbokodo: Inside MK: Mwezi Twala - A Soldier’s Story, Mwezi Twala scrive:
Il tasso di mortalità crebbe in modo terrificante, alcuni morti erano per suicidio, ma soprattutto per omicidio. Altri impazzirono per lo stress costante e per la sofferenza incessante. Di volta in volta i che prigionieri erano rimossi dalle nostre celle, cercavamo di auto-convincerci che sarebbero stati trasferiti: cercavamo un lato positivo per non essere costretti ad affrontare la devastazione psicologica della probabile realtà… Nessuno sa quante persone furono macellate a Quatro e negli altri campi, neppure i capi della ANC. L’uso dei nomi del MK e dei nomi di Quatro creò ulteriore confusione nel tener traccia di chi era morto e di chi era vivo: ho sentito di un caso bizzarro dovuto alla confusione nei nomi in codice per cui un prigioniero sotto tortura aveva confessato di aver assassinato sé stesso. Un altro confessò di aver ucciso compagni che successivamente si scoprì erano vivi. Molte guardie (e prigionieri) erano giovani ragazzi e non erano molto responsabili. Il prigioniero più giovane di Quatro era un ragazzino di dieci anni chiamato Inzindlebe… perché era un “agente nemico”. (pag. 90)


Mbokodo: Inside MK: Mwezi Twala - A Soldier’s Story
di Mwezi Twala e Ed Bernard
Jonathan Ball Publishers
prefazione alle citazioni di Andrea Muhrrteyn

I seguenti passi sono tratti da “Inside MK: Mwezi Twala - A Soldier’s Story”, di Mwezi Twala e Ed Bernard. Le citazioni sotto includono dettagli di alcune atrocità commesse a Quatro dai Servizi di sicurezza della ANC / Mbokodo, tra le varie verificatesi a Quatro, e confronti fatti da Twala tra il Governo dell’Apartheid e l’ANC, riguardo al trattamento riservato ai propri prigionieri.

Il libro “Mbokodo” è stato elencato nella lista di documenti sottoposti alle autorità come prove a sostegno della tesi per cui il concetto sostenuto dalla TRC [Truth and Reconciliation Commission, in italiano: Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Commissione del regime della ANC, volta a processare il regime precedente. Ndr] che “l’Apartheid è un crimine” è un falsificazione della storia; in Radical Honesty SA Amicus to Concourt […]. [Le note tra parentesi quadra, senza nessuna dicitura, sono da intendersi come commenti di “Why we are white refugees”, il grassetto è stato aggiunto per dare enfasi] [Le note di Volkstaat.it sono tutte segnate con “ndr”. Ndr]

Le carte di Viana e l’ammutinamento di Mkatashinga

Nel 1981 iniziò un periodo di terrore e morte per i membri della ANC in esilio. In febbraio un robusto entourage del Comitato Esecutivo Nazionale che comprendeva il presidente Tambo girò tutti i campi della ANC in Angola. I quadri furono avvertiti della presenza di una rete di spionaggio e la necessità di vigilare fu sottolineata. Agenti nemici e provocatori vennero rudemente avvertiti da Piliso in lingua xhosa, “…li impiccherò per le palle.” Venne generata una psicosi per il “nemico interno” e quando i capi della ANC visitarono i campi furono attentamente protetti. Molti uomini e donne vennero arrestati perché sospettati di dissidenza e furono sterminati brutalmente nei mesi che seguirono. Questo disilluse molti quadri dello MK che tornarono dalla Rhodesia [attuale Zimbabwe, ndr] dove inizialmente erano andati. (pag. 49)

Mi resi conto di queste situazioni attraverso il passaparola, ma in seguito scoprii, attraverso l’esperienza personale, il terrore di Quatro, tanto per citare un campo di sterminio. Persone vennero prese tra noi – da Quatro o Campo 13 – e sparirono per sempre senza alcun motivo. Molti di questi furono macellati in qualche modo e la loro ultima destinazione fu sottoterra. Abbiamo sentito di persone sepolte vive, e di tante altre tecniche inconcepibili per una mente civile. Quest’epurazione creò grande paura tra tutti noi, al punto anche che la più piccola critica, come ad esempio su come era preparato il cibo, veniva evitata, perché nessuno può mai essere sicuro che anche il proprio migliore amico tenga la bocca chiusa. (pag. 49)

I nostri addetti alla sicurezza diventarono estremamente arroganti, al punto che un lapsus innocente o anche un semplice gesto potevano farti finire in una cella di tortura a Quatro. Uomini della sicurezza dei livelli più bassi e di poca intelligenza – tra i 14 e 18 anni di età – diventarono i nostri padroni, avendo potere di vita e di morte. Agivano sicuri dell’impunità. (pag. 49 – 50)

...

Oliver Tambo visitò [campo] Pango al culmine del terrore. Il percorso dall’ingresso al palazzo principale era bordato – come in una scena di “Spartacus” – di uomini, sporchi e insanguinati, legati agli alberi. Quando il suo entourage arrivò all’amministrazione, dove io ero ufficiale di servizio, il capo dello staff di Tambo ci disse che ci sarebbe stata una riunione al “luogo” (una radura nella giungla… dove tenevamo incontri e discussioni). Staffette furono inviate ad avvisare tutti nei dintorni. Sulla via per il luogo [Oliver Tambo] passò ancor tra gli uomini appesi agli alberi. Come ufficiale in servizio, non potei andare alla riunione, ma ci andò il mio vice. Dopo un po’ vidi le guardie tornare dal luogo, liberare i prigionieri e portarli alla riunione. Lì, il mio vice mi disse, che invece di opporsi a quel trattamento, come avevo sperato, Tambo li aveva rimproverati per il loro comportamento da dissidenti ed era sembrato approvare quando Andrew Masondo aveva dichiarato che alla prossima visita del presidente loro si sarebbero trovati li vicino sottoterra. I prigionieri furono ricondotti ai loro alberi…  il presidente [Oliver Tambo] gli passò davanti per andarsene senza degnarli di uno sguardo, e loro rimasero li per altri tre mesi – seguiti da tre mesi di duro lavoro. (pag. 51 – 52)

...

Tambo era un uomo brillante e spietato...... Dopo la sua nomina a presidente vicario della ANC alla Conferenza di Morogoro [in Tanzania, ndr] del 1969, seguì una lotta di potere. Nel 1975, otto membri della dirigenza vennero rimossi… La successiva conferenza nazionale della ANC non si tenne fino al 1985 a Kabwe [in Zambia]… Tambo diventò effettivamente un dittatore… Un culto di Tambo come eroe era promosso e i quadri erano tenuti a cantarne le lodi in modo riverente, come se si trattasse di inni sacri… Gradualmente lo Mbokodo cercò di instillare nei quadri il credo che i vertici della ANC erano infallibili, e ogni quadro che rifiutava di accettare volontariamente questa premessa vi era costretto con le minacce. Mzwai Piliso sintetizzò questo approccio quando dichiarò: Se qualcuno punta il dito sui vertici della ANC, noi gli taglieremo l’intero braccio.” (pag. 52 – 53)

...

La Relazione [di Viana] fu molto diretta, nonostante l’approccio garbato. Era opinione assolutamente diffusa che la ANC in esilio avesse perso smalto e si era diffuso il disincanto per i suoi leader. Una conferenza fu richiesta per eleggere nuovi leader che rimettessero la ANC in pista. I quadri stavano affondando in fetidi campi angolani mentre i leader erano immersi nel lusso a Lusaka [nello Zambia, ndr]. C’erano gravi prove che fondi della ANC erano stati sottratti e impiegati impropriamente per usi personali dei leader, molti dei quali avevano acquistato costose proprietà immobiliari in paesi stranieri. Fu richiesta un’indagine contabile sui fondi della ANC. La corruzione era dilagante: alcuni leader della ANC stavano utilizzando personale e strutture della ANC per attività illegali quali lo spaccio di droga, il furto d’auto e il commercio illegale di diamanti, mentre altri abusavano della propria posizione per ottenere favori sessuali dai giovani quadri femminili. (pag. 55)

...

Io fui uno degli oratori più intransigenti… [il commissario nazionale Masondo] convocò una riunione a Viana [campo della ANC alla periferia di Luanda, in Angola. Ndr] e fu molto criticò in merito alla relazione. I suoi occhi mi trapassarono come raggi laser… Si scagliò contro di me e mi disse che dovevo essere cosciente del fatto che se cercavo di essere un “Lech Walesa” [riformatore polacco. Ndr] questo si sarebbe ritorto contro di me: se persistevo nello smuovere le acque sarei stato schiacciato. La mia risposta fu che non volevo creare problemi a nessuno e che la relazione era un onesto e veritiero riassunto dei fatti come noi li conoscevamo. Lui replicò arrabbiato: “Dovresti stare attento, perché di questi tempi, verità e fatti sono distruttivi e dovrebbero essere evitati.” (pag. 56)

L’ex presidente Nelson Mandela con il suo ministro della Difesa: Joe Modise… Tre uomini del Comitato Esecutivo Nazionale furono criticati particolarmente: Joe Modise, il comandante dello MK, che la maggior parte degli uomini giudicava incompetente e che era stato visto abusare della sua posizione per far soldi in imprese illegali invece di portare avanti la lotta contro l’apartheid; Mzwandile (Mzwai) Piliso, il capo dello Mbokodo, che era considerato un ideologo senz’anima deciso a sopprimere il dissenso e la democrazia dentro la ANC; e Andrew Masondo, che come commissario nazionale era responsabile dell’attuazione delle decisioni del Comitato Esecutivo Nazionale e della guida politica della ANC, ma che aveva abusato della sua autorità per difendere la corruzione. Oltre a Tambo, questi uomini erano i soli membri del Comitato Esecutivo Nazionale che avevano accesso diretto a Quatro. (pag. 61)

… [Dopo un altro ammutinamento dove vi partecipò, approssimativamente, il 90% dello MK, un’altra lista di richieste fu redatta, avanzata da un Comitato dei Dieci, che chiedeva (a) la sospensione dello Mbokodo, e una commissione per investigare le attività dello Mbokodo e a campo Quatro, (b) una revisione alla politica della ANC su apartheid e lotta armata; (c) una conferenza pienamente democratica per eleggere nuovi leader. Dopo il 16 febbraio 1984, a Twela fu sparato dallo Mbokodo su istruzione di Joe Modise e Chris Hani. Gli fu sparato nelle costole, e il colpo gli trapassò polmone e fegato. Il Comitato dei 10 fu portato al campo Nova Installacao.]


La Cospirazione e Nova Installacao


Le condizioni erano oltre ogni immaginazione. Tra le quattro mura c’era solo il letto, che era una lastra di cemento che sbucava dal pavimento per circa 30 centimetri.  Nessun materasso veniva fornito, e neppure una coperta. In un angolo c’era il water, intasato da feci e urina, circondato da una nuvola di mosconi e da un tanfo indescrivibile. E oltre al danno, la beffa: non c’era acqua. Mi fu detto che gli angolani erano stati istruiti per non darmi assistenza medica: “Non avrai niente qui, tu dovrai morirci qui!” (pag. 72)

[Un altro prigioniero, una femmina bianca cittadina angolana, in prigione per un reato civile, pagò le guardie per dargli assistenza medica e lui fu ricoverato. Rimase lì per circa 18 mesi, dopodiché venne informato che sarebbe stato trasferito a Quatro.]


Quatro

Inside Quatro: Uncovering the Exile History of the ANC and SWAPO [Dentro Quatro: Scoprendo la storia in esilio di ANC e SWAPO], di Paul TrewhelaTutti gli edifici di Quatro avevano tetti e pavimenti di cemento senza finestre…

Regole del Campo:

1. Nessun reclamo sarebbe stato tollerato e una severa punizione sarebbe stata inflitta ad ogni reclamo.
2. In nessun caso potevamo utilizzare buchi, crepe o altre aperture per osservare o comunicare con gli occupanti delle celle adiacenti. Infrangere questa regola era considerato un crimine molto grave.
3. Durante il periodo di detenzione a Quatro, l’unico rapporto umano permesso era quello con i compagni di cella.
4. I detenuti dovevano correre. Camminare era proibito.
5. Una severa punizione sarebbe stata inflitta a qualsiasi detenuto che quando fuori dalla sua cella, non fosse riuscito a nascondere il volto, o girarsi di schiena o a travisarsi quando in prossimità di un altro detenuto.
6. Era dovere di ogni detenuto mantenere una distanza minima di cinque metri da ogni guardia armata. L’inosservanza di questa regola era punita da un pestaggio.
7. Gli ordini impartiti in qualsiasi circostanza dalle guardie dovevano essere eseguiti immediatamente. Il mancato rispetto di tale norma era punito da un pestaggio.
8. Quando venivi punito con il pestaggio non dovevi parare i colpi e cercare di eluderli. Se lo facevi, ulteriori pene ti sarebbero state inflitte.
9. I detenuti avevano un solo diritto, obbedire tutte le volte alle regole e alle autorità che li controllavano. (pag. 82)

…La cella era lunga e stretta, in larghezza era appena sufficiente per permettere ad un uomo alto di sdraiarsi per tale verso, ed era vuota, fatta eccezione per un contenitore di plastica da quattro litri, nessuna bottiglia e nessun secchio, che doveva servire come toilette. L’unica fonte di luce e ventilazione erano i tre tubi da tre pollici che attraversavano il muro… La porta era di solido acciaio ma non era perfettamente inserita nel telaio, cosicché entrava un po’ di luce e di aria supplementari. Dalle 09.00 alle 15.00 la luce era poca; dopodiché la cella era buia. (pag. 82 – 83)

...

La routine di Quatro era monotona. La sveglia era alle 05.00. Nel buio della cella ci svegliavamo per eseguire il nostro primo compito della giornata, avvolgere le nostre coperte (dormivamo sul pavimento, non c’erano letti). Successivamente, due di noi dovevano essere pronti a rimuovere il contenitore-toilette, riempito del suo ripugnante contenuto, agli ordini delle guardie. (pag. 86)

Alle 06.00 la porta della cella veniva aperta con fragore e guardie impazienti ci facevano cenno di prendere la “toilette” e iniziare a correre con il nostro carico verso il pozzo nero a qualche centinaio di metri dal cancello. Di per sé era un percorso facile, l’unico problema era che dovevamo correre, decidendo dove passare su un viale pieno di guardie, armate con un assortimento di bastoni, fruste, mazze da baseball e perfino sjambok [tradizionale frusta di cuoio del Sudafrica, che veniva utilizzata dalla polizia della RSA. Ndr], con le quali armi ci picchiavano mentre correvamo. Nonostante colpi implacabili piovessero su di noi, subivamo punizioni se inciampavamo e rovesciavamo il nostro “carico” mentre scendevamo giù per la collina in forte pendenza. Arrivati alla fossa svuotavamo il contenuto al suo interno, lasciando il contenitore a fianco della fossa per essere da noi ripreso più tardi, nel corso della giornata. Dopodiché ci giravamo e di corsa tornavamo alle celle. Il viaggio di ritorno era pieno di pericoli perché le guardie pensavano fosse un bel passatempo prendere un detenuto o due, e bastonarli o frustarli. Questi abusi erano inflitti esclusivamente in base al capriccio delle guardie, o per sfogare un rancore. Ammaccati e sanguinanti, i detenuti ritornavano alle loro celle. (pag. 86)

Il risultato significativo di questo compito con pestaggio era che il sevizio igienico in ogni cella veniva lasciato giù alla fossa. I detenuti che dovevano rimanere nelle loro celle per tutto il giorno rimanevano così senza il lusso di una toilette fino alle 17.00. Inoltre, non avevamo acqua o sapone per lavarci le mani, così uomini e celle degeneravano in condizioni piuttosto disgustose. A causa delle pessime condizioni igieniche in cui vivevamo, molte volte soffrivamo di diarrea ed era una grande agonia non potere usare la toilette durante il giorno. Non ci si poteva sedere, per evitare di farsela addosso! Ballavamo il “tip tap” tutto il giorno per evitare di farcela nei pantaloni o in cella. A parte l’imbarazzo, il disagio, l’umiliazione e, naturalmente, l’odore, se qualcuno aveva un “inconveniente”, le guardie lo picchiavano. A volte sentivo di essere stato degradato allo status di animale e dovevo sforzarmi di ricordare che la colpa era dello Mbokodo, non mia. Nessuno aveva intimità e riservatezza, e quando i contenitori da quattro litri sporchi di feci seccate all’interno e all’esterno ci venivano riportati nelle celle, dovevamo fare la coda per usarli. Il disagio fisico era così grande che perdevamo il senso della vergogna e dell’imbarazzo. (pag. 86 – 87)

Alle 07.00 colazione, mescolata in una teglia da 20 litri. Il “mix” variava, da un pezzo di pane al porridge, o legumi. La scelta tra mangiare o ricevere un trattamento medico era lasciata interamente al detenuto. (pag. 87)

Alle 07.30 iniziava il lavoro… come tagliare e trasportare grossi tronchi per costruire rifugi anti-bomba, tagliare legna, scavare trincee, trasportare un serbatoio russo da mille litri d’acqua su un pendio molto ripido compiendo un tragitto di circa 1.300 metri. (pag. 87)

[I pestaggi delle guardie erano considerati uno sport]

… Questa attività (o sport) raggiunse eccessi rivoltanti e si palesò grandemente quando una squadra di sei di noi fu assegnata a trascorrere una giornata di lavoro a raccogliere legna da ardere. Le guardie, armate di tutto, due per ogni detenuto, ci scortarono attraverso un terreno vicino alla giungla per scegliere gli alberi secchi più idonei. Quando un albero veniva avvistato avvisavamo le guardie. Se c’era la loro approvazione ci dirigevamo verso l’albero scelto. Prima di qualsiasi cosa una guardia incaricò uno di noi di tagliare gli arbusti nella boscaglia circostante, per tagliare l’albero velocemente. Venivamo chiamati “banditi”, e i “banditi” non si stancano. “Caffè o guava”? significava se preferivi essere picchiato con un ramo di caffè o di guava. Se decidevano che non avevi tagliato un albero abbastanza velocemente, semplicemente ci picchiavano con maggior furia… Siamo stati incitati e frustati come buoi mentre faticavamo nel caldo per tirare i materiali su per la collina fino a Quatro.

[Pranzo dalle 12.30 fino alle 13.13, dopo di nuovo al lavoro fino alle 17.00] (pag. 87 – 88)

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Oliver Tambo e Nelson Mandela cantano l’inno della ANC a Johannesburg, dopo il rilascio di Mandela e il ritorno di Tambo dall’esilio

Il tasso di mortalità crebbe in modo terrificante, alcuni morti erano per suicidio, ma soprattutto per omicidio. Altri impazzirono per lo stress costante e per la sofferenza incessante. Di volta in volta i che prigionieri erano rimossi dalle nostre celle, cercavamo di auto-convincerci che sarebbero stati trasferiti: cercavamo un lato positivo per non essere costretti ad affrontare la devastazione psicologica della probabile realtà… Nessuno sa quante persone furono macellate a Quatro e negli altri campi, neppure i capi della ANC. L’uso dei nomi del MK e dei nomi di Quatro creò ulteriore confusione nel tener traccia di chi era morto e di chi era vivo: ho sentito di un caso bizzarro dovuto alla confusione nei nomi in codice per cui un prigioniero sotto tortura aveva confessato di aver assassinato sé stesso. Un altro confessò di aver ucciso compagni che successivamente si scoprì erano vivi. Molte guardie (e prigionieri) erano giovani ragazzi e non erano molto responsabili. Il prigioniero più giovane di Quatro era un ragazzino di dieci anni chiamato Inzindlebe… perché era un “agente nemico”. (pag. 90)

Sentì che il becchino di Quatro era stato spesso costretto a scavare la tomba di una vittima dello Mbokodo a mano. Spesso, mentre eseguiva questa operazione, rinveniva i resti di precedenti vittime dello Mbokodo sepolte a poca profondità. I leader della ANC, autorità di comando e corti internazionali della ANC hanno successivamente negato con veemenza che tutto questo sia mai successo, ma io ero uno di quelli che era la, e ho visto quello che succedeva. Sono stato personalmente internato a Quatro e brutalizzato per la maggior parte di quattro lunghi anni. (pag. 90)

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La disumanizzazione dei detenuti guastò, com’era nelle intenzioni, l’animo più profondo degli uomini. Ho visto giovani uomini in salute trasformarsi in vegetali senza più voglia di vivere. Diventare poco più che dei robot, completamente idioti. Non gli importava più della mancanza di acqua e sapone per lavarsi le mani, sporche giorno dopo giorno di escrementi. Il fetore crescente finì per passare inosservato e diventò una condizione di vita. Potevamo non sentirlo più. L’igiene personale non era più riconosciuto e a tutti noi vennero bolle, le labbra screpolate peggiorarono, le punture di insetti si trasformarono in ulcere e i problemi ai piedi dilagavano. Quando i dolori erano particolarmente acuti tant’è che alcuni uomini preferivano andare carponi invece di camminare anche se questo stimolava la crudeltà della guardie, che frustavano le schiene esposte, creando ferite ancor più profonde. (pag. 94)

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La vera e propria tortura, praticata a Quatro da specialisti della sicurezza, fu tale che i bestiali Khmer Rossi della Cambogia avrebbero potuto imparare una cosa o due. Potevano, e lo hanno fatto, tenere in isolamento i detenuti fino a quattro anni senza permettergli di avere materiale di lettura e senza apparente motivo, e per nessuna ragione era permesso al detenuto di avere il conforto di una Bibbia. Uno degli eventi più orrendi connessi con la tortura si verificò durante il mio soggiorno a Quatro, che coinvolse uno dei nostri quadri che era riuscito a scappare da Viana a un campo profughi a Luanda. Questo disgraziato aveva deciso di lasciare l’ANC dando le dimissioni. Era andato all’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati (UNHCR) per chiedere protezione, protezione che gli era stata accordata… Sotto gli occhi delle autorità dello UNHCR lui [e un altro quadro della ANC che voleva dare le dimissioni] fu rapito dalle forze di sicurezza della ANC e portato a Quatro, dove furono rinchiusi in celle d’isolamento separate. Quello che aveva lasciato il campo di Viana fu sottoposto a pesanti interrogatori per giorni… e poco dopo il suo corpo fu gettato nella nostra cella. Il suo nome a Quatro era Pudi. (pag. 95)

A prima vista quasi svenni per l’orrore, e così accadde anche i miei compagni di cella. La sua testa era in decomposizione e l’odore era indescrivibile. Si potrebbe anche dire che il fetore della sua testa era al di sopra di quello delle celle. Aveva una cicatrice bianca da ustione che partiva da quella che era stata l’attaccatura dei capelli fino al suo naso. I suoi occhi erano gonfi e chiusi e l’unico suono che usciva dalle sue labbra deformate e malconce era un lamento straziante. Il suo povero corpo era scosso come se fosse epilettico. Abbiamo fatto del nostro meglio per confortarlo e per una tortuosa mezzora ci disse dolorante che i suoi sequestratori l’avevano portato a Quatro, l’avevano interrogato, picchiato e gli avevano versato acqua bollente sulla testa continuamente fino a quando aveva perso conoscenza. Quando si era svegliato alcuni giorni dopo, la ferita al suo cuoio capelluto non era stata trattata. Di conseguenza, come potevamo vedere, l’infezione si era putrefatta in un pasticcio marcio. (pag. 96)

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Ci disse che l’amico che era stato rapito con lui non poteva camminare perché gli uomini della sicurezza gli avevano bruciato le piante dei piedi con dei carboni ardenti, dopodiché l’avevano costretto a stare in piedi per lunghi periodi. Non abbiamo mai saputo dove l’amico fosse tenuto a Quatro, così presumemmo fosse “scomparso”, come tanti altri. (pag. 96)

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Appena le guardie si accorsero che il nostro compagno gravemente ustionato stava migliorando, fecero irruzione nella nostra cella, lo trascinarono fuori, lo portarono ad uno degli alberi li vicini, gli fecero afferrare il tronco e iniziarono a spingergli la testa contro l’albero, volta dopo volta, finché le sue ferite da ustioni si riaprirono con gravi conseguenze. Cadde a terra privo di coscienza e in quello stato fu selvaggiamente picchiato sulla testa e sul viso con dei bastoni. Quando le guardie furono troppo stanche per continuare, trascinarono il suo corpo lontano, vivo o morto non lo posso dire, ma è sparito per sempre, quasi certamente in una fossa sottoterra. (pag. 97)

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Una tortura particolarmente sadica utilizzata a Quatro era quella di prendere un sacchetto, metterci dentro un topo vivo, e quindi legare il sacchetto alla testa della vittima. (pag. 98)

[Twela confronta la reclusione sotto la ANC con i carceri dell’Apartheid]

… Ho riflettuto sul viaggio che avevo fatto per essere un soldato, per fare la mia parte per liberare il mio popolo dal giogo dell’apartheid. Tutto quello che ho ottenuto è stato di essere sottoposto ad un altro genere di repressione, carcere e tortura. Se fossi rimasto nella Repubblica [RSA, ndr] combattendo una mia guerra personale contro il regime, avrei ottenuto molto di più in una settimana di quello che ho ottenuto nei quindici anni passati in Angola, Mozambico e Zambia sotto i vertici comunisti della ANC. Anche nel caso fossi stato catturato dalle autorità sudafricane, avrei affrontato un regolare processo giudiziario e sarei stato condannato ad una pena detentiva. (pag. 100)

La prigione sarebbe stata con un letto pulito e una coperta, e avrei avuto vestiti decenti. Pasti ragionevolmente caldi sarebbero stati cucinati. Celle igieniche, pulite, con un rubinetto per l’acqua, un servizio igienico per persone civilizzate, e un box doccia. Oltre a questo ci sarebbe stato un lavoro onesto da svolgere nella struttura, in grado di generare un piccolo ma importante reddito, da permettermi il lusso di comprare le sigarette e il dentifricio. Avrei potuto avere la possibilità di studiare, come Nelson Mandela ha fatto, su quasi tutti gli argomenti, con l’accesso alla biblioteca del carcere. Avrei anche ricevuto assistenza medica per ferite e malattia, oltre al conforto spirituale da un cappellano del carcere della confessione che ho scelto. In nessun modo avrei subito abusi, sarei stato picchiato e torturato, per il capriccio o la voglia di vendetta di un guardiano. (pag. 100)

Se il governo sudafricano [dell’apartheid] mi ha tratto male la metà di quello che ha fatto l’ANC, si potrebbe giustificarlo in qualche modo, perché avevo infranto le leggi sudafricane. Nel caso della ANC, non ci sono giustificazioni razionali. E’ praticamente impossibile trovare un detenuto che avesse commesso un crimine ben definito contro il sistema, perché non c’era un sistema. Ho concluso che le politiche dei vertici della ANC erano basate sull’ambizione personale e la paura. (pag. 100)

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Ritorno sul suolo sudafricano

Mwezi Twala[Twala riesce finalmente a tornare in Sudafrica]

Come la mia famiglia ha ascoltato le mie avventure ha cominciato a vedere che c’erano delle similitudini che iniziavano a manifestarsi anche nelle township [borgate nere alla periferie delle città della RSA, ndr]. Intolleranza, strutture politiche antidemocratiche e totalitarie supportate dall’intimidazione, dalla violenza e dalle collane della morte [un pneumatico bagnato di benzina è messo al collo della vittima, dopodiché viene incendiato. Ndr], erano all’ordine del giorno, quasi la norma. E infatti, non passo molto tempo che mi fu detto che avevo “perso il diritto a vivere nelle township”, dopo una riunione dei “compagni” ad Evaton [una township nera di Vanderbijlpark, città a sud di Johannesburg. Ndr]. I “compagni” dichiararono orgogliosamente al Weekly Mail (8-14 giugno del 1990), “abbiamo ordinato alla famiglia, che stava visitando, di cacciarlo subito”. Cacciato da casa mia. (pag. 153)

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[Due suoi colleghi, vittime dello Mbokodo - Sipho Phungulwa e Nicholas Dyasop – vanno nel Transkei [[stato indipendente xhosa fino al 1994, ndr]] per far visita alla sorella di uno di loro. Dopo aver partecipato ad una riunione con i vertici della ANC del Transkei, sono catturati in un agguato, Sipho è assassinato ma Nicholas riesce a fuggire. Un anno dopo Nicholas identifica i presunti assassini durante un riconoscimento di polizia, al che i presunti assassini della ANC sono arrestati.]

Andranno in tribunale, solo per essere rilasciati su cauzione nominale, e non andranno mai a giudizio! La verità è che il Transkei era degenerato nella stessa situazione dell’Angola, dello Zambia e della Tanzania, dove i governi sostenevano ed erano complici delle torture e degli omicidi dei dissidenti della ANC. (pag. 155)

Un mese dopo l’omicidio di Sipho Phungulwa, Nelson Mandela ricevette la documentazione completa del caso, insieme alla richiesta di un’indagine sulla ANC. Tutto è caduto nel vuoto. (pag. 155)

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La storia mostra che quando l’ANC ha avuto autorità, ha dato vita ad una storia che si è caratterizzata per incompetenza, corruzione, crudeltà e disprezzo cinico per la democrazia e i diritti umani. Con la tutela del SACP [South African Communist Party, Partito Comunista Sudafricano. Ndr], lo Mbokodo trasformò l’ANC di Albert Luthuli [1898 –1967, ndr] in quella di Oliver Tambo, che Nelson Mandela ha ritenuto opportuno conservare. Ha infatti ignorato le raccomandazioni e i consigli delle due commissioni di inchiesta della ANC, e ha deciso che nessun risarcimento sarà devoluto, e che lo Mbokodo non sarà punito. L’ANC ha liquidato la faccenda nello stesso modo con cui trattata i dissidenti in esilio. (pag. 160)

Estratti da: Mbokodo: Inside MK: Mwezi Twala - A Soldier’s Story [in italiano: “Dentro lo MK: Mwezi Twala – La storia di un soldato”. Ndr]

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