Login





Boerevolkstaat
7. La Ribellione del 1914 PDF Stampa E-mail

 

Libro: Boerestaat, di Robert van Tonder
Prima edizione inglese [1977]

Sommario

Capitolo 7

La Ribellione del 1914

Generale Koos de la Rey

Il generale KOOS DE LA REY, leone del Transvaal occidentale e fervente patriota, che nel 1914 voleva ripristinare l'indipendenza delle Repubbliche Boere. Venne assassinato a Johannesburg, su ordine del generale Smuts, col pretesto di un raid contro la banda Foster.

Così come gli irlandesi videro nella prima guerra mondiale un'opportunità per liberarsi da secoli di dominio britannico, così il nostro volk Boero capì che era un'opportunità per riconquistare la nostra libertà. La Gran Bretagna era impegnata nella Grande Guerra contro la Germania e il nostro volk Boero colse l'occasione che portò alla epica Ribellione del 1914.
Ma due ex leader boeri anglicizzati, Louis Botha e Jan Smuts, si rivoltarono contro il loro stesso sangue e usarono truppe britanniche per sopprimere una rivolta popolare.

Durante i negoziati di pace di Versailles nel 1919 i nostri leader boeri tentarono, ancora una volta, di avere la nostra vecchia libertà repubblicana ripristinata. Woodrow Wilson, l'allora presidente degli Stati Uniti emise il suo celebre programma di 14 punti in cui la libertà di ogni volk, non importa quanto piccolo, veniva indicata come un diritto inalienabile. I nostri leader boeri del tempo inviarono una delegazione per la libertà a Versailles per chiedere il ripristino delle nostre ex Repubbliche Boere e, nota bene, NON per la trasformazione dell'Unione del Sudafrica in una Repubblica del Sudafrica! La delegazione era composta dal gen. J.B.M. Hertzog, dal dott. D.F. Malan, dal dott. E.G. Jansen, dal sig. N.C. Havenga, dal senatore A.D.W. Wolmarans, dal sig. A.T. Spies e dall'avvocato F.W. Beyers. I nostri leader compresero da quel momento che una Repubblica comprendente tutto il Sudafrica non avrebbe garantito la libertà ai Boeri. Ci sono voluti più di sessant'anni per riscoprire questa verità dopo aver 'provato' la cosiddetta libertà repubblicana nella R.S.A. progettata dai Britannici!

La delegazione non ebbe successo perché, su iniziativa del primo ministro britannico Lloyd George, il presidente Wilson rifiutò di riceverla per un colloquio. Comunque, tutte le altre delegazioni dei volk più piccoli vennero prontamente ricevute. Gli Irlandesi furono più fortunati grazie alla pressione che la influente comunità irlandese negli Stati Uniti d'America poté esercitare su Wilson affinché questi li aiutasse a riottenere l'indipendenza irlandese. L'Irlanda riacquistò la parziale indipendenza nel 1922 quando venne istituito l'indipendente Eire. Da allora hanno combattuto per liberare l'Irlanda del Nord e sembrerebbe che i Britannici stiano gradualmente soccombendo all'Esercito Repubblicano Irlandese [I.R.A. Ndr]. 20.000 soldati britannici sono tenuti continuamente impegnati in Irlanda del Nord!

La Delegazione per la Libertà - Febbraio 1919

Dopo il ritorno della delegazione per la libertà, i nostri leader boeri commisero un grave errore di giudizio. Fino a quel momento si erano battuti per la restaurazione delle nostre libere Repubbliche Boere. Ma a quel punto si rassegnarono ai termini a loro dettati da Lloyd George, accettando la struttura politica dell'Unione del Sudafrica progettata da Milner [15] come un fatto compiuto. Qui loro si allontanarono in modo sostanziale dall'ideale degli Emigranti Boeri (i Voortrekkers) che consisteva nel realizzare, specificatamente, un Libero e Indipendente Stato Boero. Dal 1919, perciò, il nostro volk Boero ha combattuto una futile battaglia come indefiniti [16] 'sudafricani' in un oceano multinazionale e multirazziale nel quale non c'è speranza di sopravvivenza.

I nostri leader, comunque, non dovrebbero essere giudicati troppo gravemente per l'errore di giudizio che compirono a quel tempo. Nel 1919 il nostro volk Boero era ancora in povertà, praticamente in miseria. Il regime britannico del generale Smuts perseguitava i Ribelli con veemenza. Questi venivano pesantemente multati e condannati a lunghe pene detentive, mentre il nostro volk era ancora in povertà, non essendosi ancora ripreso dalla distruzione della Guerra Britannica del 1899-1902 [II Guerra Anglo-Boera. Ndr], e i nostri leader dovevano scavare nel fondo delle loro tasche per cercare di aiutare i loro compatrioti. I nostri ideali vennero così temporaneamente accantonati al fine di provvedere al nostro popolo con lavoro e cibo.



15. Il pensiero di Milner prima della Guerra Britannica [II Guerra Anglo-Boera. Ndr]: ‘La guerra era l'unico mezzo. La Gran Bretagna avrebbe annesso entrambe le Repubbliche all'Impero. Che alla fine avrebbe ‘gettato sul fondo ˮla grande nazione  ‘Afrikander’ˮ nei secoli dei secoli, Amenʼ. ‘ll fine ultimo’, confidò al suo alleato Percy Fizpatrick, ‘è l'autogoverno della Comunità Bianca, da Città del Capo allo Zambesi, sostenuta dal lavoro dei neri, ben trattati e giustamente governati’. ‘The Boer War’ di Thomas Pakenham p. 118 - 119
16. IDENTIFICARE - 1 Accertare la natura o la supposta identità di. 2 Considerare o trattare come lo stesso o come identico.
IDENTITA' - 1 Essere identici o assolutamente gli stessi; identico.

Capitolo 6 - Sommario - Capitolo 8

Testo di Volkstaat.org

Tutta la storia dei Boeri, da quando essi germinarono come volk sulle Frontiere del Capo fino alla nascita delle principali Repubbliche Boere (Zuid Afrikaanse Republiek, Stato Libero di Orange, Vryheid), fu costellata di ribellioni contro i propri oppressori, a volte pacifiche (con la migrazione) a volte cruente (ad esempio: la piccola Ribellione di Slagtersnek del 1815-16). Ma tali episodi, insieme a battaglie e brevi esperienze repubblicane, sono da considerarsi parti di un periodo che si è concluso con l'indipendenza dei Boeri nelle loro Repubbliche storiche, e può essere identificato come Lotta d'Indipendenza Boera.

Alcuni sostenitori della Causa del volk Boero ritengono improprio il termine ribellione con riferimento alla Ribellione Boera del 1914-15, giacché i Boeri, in quanto volk, non erano ribelli ma una nazione che stava cercando di liberarsi per riconquistare l'indipendenza che forze straniere le avevano ingiustamente sottratto. Rimane comunque il fatto che i Boeri, in un periodo storico in cui non avevano più un proprio Stato, si ribellarono al giogo dello straniero, per cui il termine ribellione appare il più indicato, per classificare le differenti lotte di liberazione boere post-1902. La Ribellione Boera del 1914-15 può essere identificata come I Ribellione Boera, giacché ne seguirono altre, in tempi e modi diversi.

Louis Botha e Jan Smuts (Unione del Sudafrica)La Ribellione del 1914-15 contrappose i Boeri all'Unione del Sudafrica, il macrostato forgiato dal capitalismo internazionale in Africa australe dopo aver conquistato le Repubbliche Boere, mediante la forza militare britannica. Dopo aver combattuto contro l'esercito britannico due guerre (le guerre Anglo-Boere) i Boeri si trovarono di fronte un nemico diverso. Le insegne erano sempre quelle dell'Impero Britannico, ma sotto di esse servivano persone diverse: in maggioranza Olandesi del Capo, poi Britannici e alcuni ex Boeri (che presero le armi contro il proprio sangue, dimostrando di non far più parte del volk Boero).
Nel 1914, quando i Boeri si ribellarono all'Unione, il Gen. Louis Botha (Boero, ma nato nella Colonia britannica del Natal) era primo ministro dell'Unione del Sudafrica. I suoi governi erano composti da Olandesi del Capo e Britannici. La stragrande maggioranza dei ministri erano nati nella Colonia britannica del Capo, alcuni nella Colonia britannica del Natal. L'unico ministro nato in una Repubblica Boera, si era formato in diversi istituti britannici, in Africa del sud e a Londra [1], dove si era qualificato come come ingegnere minerario. Tra i ministri figuravano membri di spicco dello Afrikaner Bond e della Anglo-American Corporation, con stretti rapporti con gli Oppenheimer. Ovvero: tutti i poteri che avevano strangolato le Repubbliche Boere e sterminato i loro figli nei campi di concentramento.
Il gen. Jan Smuts (Olandese del Capo che aveva combattuto per la Causa Boera durante la II Guerra Anglo-Boera, così come tanti altri stranieri da tutto il mondo), alla scoppio della Ribellione Boera del 1914-15 era ministro della Difesa, dell'Interno e delle Finanze per l'Unione del Sudafrica. Fedele al suo nuovo Stato, il gen. Jan Smuts ordinò l'assassinio del generale boero Koos de la Rey [2].

La cosiddetta Delegazione per la libertà del 1919 venne formata dal Nasionale Party (NP). Non fu una delegazione Boera, perché composta quasi interamente da non-Boeri. Lo stesso J.B.M. Hertzog, a capo della delegazione, che pur aveva servito la Causa Boera in guerra, era un Olandese del Capo (diventerà poi, infatti, uno dei massimi sostenitori dell'Unione del Sudafrica). Tra i delegati non vi era alcun Boero reduce della Ribellione del 1914-15. Chi aveva partecipato alla I Ribellione Boera, infatti, o era stato assassinato (come il generale Koos de la Rey [2] o come “Jopie” Fourie, fucilato dalle forze armate dell'Unione del Sudafrica) o era stato condannato, multato, imprigionato, ed escluso dalla vita politica.
La delegazione del 1919 si attivò per liberare l'Africa del sud dal dominio britannico asservito al capitalismo internazionale. Chiese il ripristino dell'indipendenza delle Repubbliche Boere, com'erano prima della II Guerra Anglo-Boera (1899-1902), e l'autodeterminazione per il Natal e per il Capo [3]. Non uno Stato unitario, ma diversi Stati, indipendenti tra loro.

Jopie Fourie, martire Boero

L'invito a liberare tutta l'Africa del sud, quindi anche il Capo e il Natal, dal dominio britannico, era stato lanciato proprio al tempo della I Ribellione Boera (1914-15). Nel Proclama di Maritz, diffuso da S. G. Maritz il 16 dicembre 1914, tutti i bianchi dell'Africa australe erano chiamati a prendere le armi per liberare l'intera l'Africa del sud. Ma solo i Boeri si ribellarono, per seguire in guerra i loro leader: S. G. Maritz; Christiaan Rudolph de Wet (generale boero che aveva combattuto i britannici durante la I e la II Guerra Anglo-Boera, ed era stato presidente pro-tempore dello Stato Libero di Orange); Christian Frederick Beyers (generale boero che aveva combattuto per la Repubblica Boera Z.A.R. durante la II Guerra Anglo-Boera) e Jan Christoffel Greyling Kemp (generale Boero della II Guerra Anglo-Boera).

Il Gen. S. G. “Manie” Maritz, a capo della I Ribellione Boera, fu uno strenuo sostenitore della causa indipendentista boera. Nel 1940 - circa 38 anni dopo la conquista delle Repubbliche Boere, in uno Stato/Impero che aveva fatto di tutto per cancellare l'identità Boera, classificando indistintamente come 'afrikaner' sia gli Olandesi del Capo sia i Boeri - il Gen. Manie Maritz si mise alla guida dell'organizzazione politica nazionalsocialista Die Boerenasie, il cui obbiettivo principale era di tornare ad avere una repubblica Boera, specificatamente: il Boerestaat [4] (Stato Boero). Il Gen. “Manie” Maritz denunciò l'occupazione dello Ossewa Brandwag (OB) da parte della massoneria afrikaner (Broederbond) [5], finalizzata ad alterarne obbiettivi e natura. Per la sua attività politica fu osteggiato dalla stampa filo britannica e giudaica, e contrastato dai massoni.
Il Gen. Manie Maritz morì il 20 dicembre 1940, in un incidente stradale davanti alla prigione di Pretoria. Alcuni credono però sia stato un omicidio, e che il governo dell'Unione del Sudafrica sia stato il mandante. Molte sono le analogie con l'assassinio del Gen. De La Rey [2], ai tempi della I Ribellione Boera.

La morte del Gen. Manie Maritz, che aveva guidato i Boeri durante la loro I Ribellione, arrivò proprio durante una serie di eventi storici sudafricani  (contemporanei alla II Guerra Mondiale) che oggi possiamo classificare come II Ribellione Boera. Ribellione Boera e non 'afrikaner', perché nonostante fosse stato fatto di tutto per confondere e cancellare l'identità Boera, sostituendola con un'identità artificiale 'afrikaner' (comprendente anche gli Olandesi del Capo), i Ribelli del 1939-1945 erano Boeri (ovvero discendenti biologici e spirituali dei Trekboer, dei Voortrekker, e dei Boeri delle Repubbliche Boere), così come erano Boere le loro bandiere (quelle delle Repubbliche Boere), le loro commemorazioni (in particolare: il Grande Trek, Bloukrans, il Fiume di Sangue, Majuba, Paardekraal, Jopie Fourie [6]) e la loro Causa (quella dei Trekboer e dei Voortrekker [7]: il Boerestaat, le Repubbliche Boere [8]).

Generale Manie Maritz - Die Dappere Boodskapper

1. Evening Post, 6 ottobre 1913, pag. 3.
2. Boerestaat, di Robert van Tonder, 1977.
3. The Examiner, 19 giugno 1919.
4. Die Dappere Boodskapper, giornale ufficiale del Die Boerenasie op Nasionaal-Sosialistiese Grondslag, numero 4 del 27 gennaio 1941, pag. 5.
5. Die Dappere Boodskapper, giornale ufficiale del Die Boerenasie op Nasionaal-Sosialistiese Grondslag, numero 4 del 27 gennaio 1941, pag. 1.
6. The Rise of the Afrikanerdom, di T. Dunbar Moodie, 1975, pag. 224.
7. The Rise of the Afrikanerdom, di T. Dunbar Moodie, 1975, pag. 216.
8. Die Vaderland, 23 dicembre, 1942.

 
Nelson Mandela PDF Stampa E-mail
Venerdì 06 Dicembre 2013 07:07

 

Il testo che segue (in gran parte già pubblicato sul sito dello HNP) è tratto dal libro “Die Mandela Legende – The Mandela Legend” del dott. P.W. Möller. E' una biografia di Nelson Mandela, storico terrorista comunista dell'African National Congress (ANC), e primo presidente nero del “nuovo” Impero della Repubblica del Sudafrica (RSA).
Il testo in verde è di Volkstaat.org.


Introduzione
Nelson MandelaWebster definisce una leggenda come “la storia di un personaggio in generale meraviglioso, raccontato come un santo”. C'è una base storica, ma spesso è imbottita e contaminata dalla fantasia. Nel caso di Mandela, quando i fatti sono osservati realisticamente e oggettivamente, qualsiasi persona di buon senso non vede più un santo, ma un'esplosione di fantasia che ha qualcosa di soprannaturale. Diventerà chiaro che una falsa immagine del cosiddetto caro Madiba è stata presentata al mondo. Egli non è affatto l'amante della pace, caro papà che si crede, ma solo un tiranno. Non ha trascorso 27 anni in prigione senza motivo, come continuamente si sostiene. Un esempio di racconti non veritieri è del London Independent del maggio 1993: “Nelson Mandela è un uomo nobile … imprigionato per 27 anni per la sua dedizione alla causa della maggioranza nera in Sudafrica”. E' difficile stabilire quanto abbia influito l'ingenuità di certi giornalisti pappagalli, e quanto abbia influito la propaganda capitalista e comunista, nel costruire quest'immagine del tutto errata. [E' errato anche parlare di “maggioranza nera”, che è un concetto assolutamente razzista anti-nazionale, giacché ogni volk (bianco o nero che sia) è indipendente dall'altro. Così com'è imperialista sostenere l'idea di “Sudafrica” Stato unitario, intendendo il vasto Impero costituito dal capitalismo internazionale dopo aver conquistato le Repubbliche boere.] La verità è che non venne imprigionato a Robben Island senza ragione – e non perché era un semplice oppositore dell'apartheid. Venne incarcerato per aver pianificato di rovesciare lo Stato causando, in tale processo, la morte violenta di migliaia di persone innocenti (neri compresi) – un crimine che prevedeva la pena di morte, per cui deve considerarsi fortunato che il cosiddetto regime dell'apartheid non l'abbia applicata. Nella sua autobiografia Lungo cammino verso la libertà, ha ammesso tra l'altro di aver dato l'ordine per la bomba di Church Street […], durante gli anni '80, nella cui strage morirono 11 persone innocenti e ne vennero ferite molte altre.

Nonostante questo è stato elevato ad icona, come “un uomo di riconciliazione”, come “essenzialmente moderato, un uomo di particolare discernimento, un coraggioso combattente per la libertà”. I suoi sostenitori internazionali sono arrivati a paragonarlo a Mosè e a George Washington. Ma il negro americano Jesse Jackson, che lo ha messo sullo stesso piano di Gesù Cristo li ha battuti tutti, arrivando fino alla blasfemia […]. E' importante ricordare che il governo imperiale del Sudafrica del dopo-1966 non provò praticamente mai a smascherare il vero Mandela, mostrando il suo coinvolgimento nella cospirazione di Rivonia o i suoi stretti legami con il SAKP (Suid Afrikaanse Kommunistiese Party. Partito Comunista del Sudafrica), e i veri obbiettivi di tale alleanza.

Da sinistra a destra: Winnie Mandela, Nelson Mandela e Yossel Slovo
Da sinistra a destra: Winnie Mandela, Nelson Mandela e Yossel Slovo.
Questa enorme bandiera comunista era esposta durante le manifestazioni di massa dell'ANC. Leader comunisti come il giudeo Joe Slovo non erano presenti come semplici dignitari, tant'è che in seguito occuparono posti chiave nel governo imperiale dell'ANC.


Preistoria di Mandela
Rolihlahla Dalibungu (“Nelson” fu aggiunto in seguito) Mandela è nato il 18 luglio 1918 a Mvezo (secondo la biografia pubblicata dalla Nelson Mandela Foundation) o a Qunu (secondo Aida Parker), vicino Umtata nel Transkei, come membro della famiglia reale Thembu. La sua formazione iniziò presso la scuola della missione locale, e da lì venne mandato all'istituto di Clarkebury per la licenza elementare. Dopodiché andò alla High School metodista di Healdtown dove arrivò ad iscriversi all'università. Secondo la biografia della Mandela Foundation (a cui faremo riferimento come “Biografia”), entrò poi all'Università di Fort Hare (un ex forte britannico, trasformato in scuola dai missionari bianchi “cristiani”, prima istituzione universitaria africana aperta ai non-bianchi. Dal 1916 fu un'istituzione chiave dell'Impero dell'Africa del sud [creato dal capitalismo internazionale mediante la potenza militare britannica], per fornire un alto grado di istruzione ai neri africani). Mandela entrò all'Università di Fort Hare come studente di legge, ma venne espulso per aver preso parte ad un boicottaggio di protesta. Nel 1941 si trasferì a Johannesburg, come afferma lui stesso, per sfuggire ad un matrimonio combinato. Lì Walter Sisulu lo prese sotto la sua ala, ospitandolo presso la casa di sua madre, aiutandolo finanziariamente e incoraggiandolo ad entrare nell'African National Congress (ANC), cosa che lui fece nel 1943. Secondo la biografia Sisulu fece in modo che svolgesse il suo tirocinio presso lo studio legale di un giudeo, Lazar Sidelsky. Ottenne la sua laurea in legge all'UNISA (Università del Sudafrica) nel 1942 e poco dopo si iscrisse all'Università del Witwatersrand per la specializzazione ma la lasciò nel 1948 senza aver ottenuto la qualifica. La ottenne però alcuni anni dopo, e nell'agosto del 1952 avviò una pratica legale a Johannesburg.
Il sistema educativo dell'Impero dell'Africa del sud lo istruì, fino a farne un avvocato.

Nel 1944 diventò un membro fondatore, probabilmente con Sisulu e Oliver Tambo, dell'ANC Youth League (la Lega giovanile dell'ANC), che ben presto si trasformò in un'organizzazione combattente finalizzata a dare copertura a potenziali comunisti ed esercitare pressioni sull'ANC affinché decidesse di praticare più violenza. Cinque anni dopo questi tre avevano il controllo della Lega giovanile e praticamente, quindi, anche quello dell'ANC. Mandela venne eletto nel 1949 al Comitato Esecutivo Nazionale dell'ANC e diventò presidente della Lega giovanile l'anno seguente. Nel 1952 come volontario venne messo a capo della “Campagna di Sfida”, finalizzata a promuovere la disobbedienza civile tra gli oppositori dalle “politiche di apartheid” dell'Impero della RSA. Queste attività gli procurarono regolarmente dei problemi e venne condannato varie volte con sospensione della pena, tali sentenze ridussero la sua libertà di movimento. Successivamente, nel 1952, fu eletto presidente provinciale dell'ANC per il Transvaal e vice-presidente dell'ANC. Nel frattempo, il suo mecenate, Sisulu, era diventato il primo segretario generale a tempo pieno dell'ANC. Dopo i fatti di Sharpeville il 21 marzo 1960, l'organizzazione fu dichiarata illegale e andò in clandestinità. […] Da allora Mandela emerse come il principale promotore della violenza come opzione per rovesciare il governo dell'Impero del Sudafrica, un datto confermato da Bruno Mtolo, uno zulu attirato dal SAKP che poi si unì all'Umkhonto we Sizwe e fu attivamente coinvolto in atti di sabotaggio nel Natal, come riportato nel suo libro Umkonto we Sizwe THE ROAD TO THE LEFT […].

[…]

L'attuale immagine di “uomo di pace” non si addice all'uomo che nel 1961, con Joe Slovo, fondò l'Umkhonto we Sizwe (MK), l'ala militare dell'ANC, come strumento principale finalizzato a lanciare una rivoluzione comunista in […] Africa del sud.

Nello stesso anno Mandela diventò comandante in capo e, secondo Joe Slovo nel suo libro “South Africa – No Middle Road”, poco dopo partì per l'Africa e per l'Europa, per raccogliere sostegno per la lotta armata e attrezzature per l'addestramento dei quadri dell'ANC. Lui stesso fu addestrato militarmente in Algeria, nel 1962. Verso la fine dello stesso anno, grazie agli sforzi di Mandela, vi erano già centinaia di giovani dell'ANC che ricevevano addestramento rivoluzionario a Cuba, Algeria, Egitto, Etiopia, Corea del Nord, Russia, Cina, Germania dell'Est e Cecoslovacchia. Questi giovani vennero grossolanamente ingannati dai loro reclutatori, la maggior parte di loro non sapevano che sarebbero stati spediti ad addestrarsi militarmente, afferma Bruno Mtolo. Le reclute non erano motivate politicamente, ma da spirito d'avventura. La prospettiva di vedere il mondo e studiare oltreoceano erano le esche usate per attrarli. Anche la maggior parte dei genitori era all'oscuro che molti di loro non avrebbero più rivisto i propri figli (B. Motolo, pagg. 8, 9, 52 e 88).

Nello stesso anno Mandela venne arresto per attività clandestine e carcerato per cinque anni. Nel processo di Rivonia (1963-1964) venne trovato colpevole e condannato all'ergastolo.

Mandela si è sposato tre volte ed ha divorziato due volte. Il suo primo matrimonio era stato con Evelyn Mase (secondo la biografia) o Ntoko (secondo Aida Parker) dal quale nacquero quattro bambini. Dal suo secondo matrimonio con Winnie Madikizela nel giugno del 1958 nacquero due figlie. Il giorno del suo 80esimo compleanno, nel 1998, ha sposato Graca Machel, vedova di Samora Machel del Mozambico.


Elevato a simbolo della lotta dell'ANC
Stando a quanto si dice fu deciso nel 1976 di “personalizzare” la cosiddetta lotta, che si tradusse nel glorificare Mandela come simbolo della lotta e come martire. Perché proprio lui è difficile da stabilire, in quanto sia Walter Sisulu sia Govan Mbeki, anch'essi condannati e carcerati a Robben Island, erano suoi superiori a tutti gli effetti.

Bruno Mtolo ritiene che che si stata la sua forte personalità a farlo emergere sopra tutti gli altri leader, ma anche come il SAKP sia stato determinante per passare il timone della guida da Albert Luthuli a Mandela (B. Mtolo, pp. 39-40). Chiaramente Mtolo non aveva molto rispetto per gli altri capi, perché vivevano nell'abbondanza ed erano scarrozzati in giro nelle loro auto lussuose, mentre i soldati di truppa soffrivano la più grande miseria. Li accusa anche di disonestà e di aver raggirato i propri seguaci (B. Mtolo, pagg. 11, 57, 58, 65, 74, 87, 130 e 153).

Winnie MandelaSembrerebbe come se l'immagine di Winnie Mandela, per com'era presentata a quel tempo, abbia avuto a che fare con questo. Con i suoi soprannomi come “Madre della nazione” (Mama Wetu) – quale nazione? -, “Regina guerriera”, “Evita nera” e “La Madonna della sinistra” i media capitalisti-comunisti locali e internazionali le costruirono una grande reputazione quasi fosse una dea. Al contrario, Albertina Sisulu, moglie di Walter e cugina di Mandela, era descritta come piuttosto monotona. L'autore non sa se la moglie di Mbeki sia mai apparsa in pubblico.

Non è ugualmente chiaro dove abbia avuto origine l'idea di costruire tale immagine. Il dott. Igor Glagolev, che per anni fu determinante affinché i movimenti terroristi dell'Africa meridionale ottenessero aiuti sovietici ma che successivamente passò all'Ovest, afferma che il Politburo russo (URSS) decise verso la fine del 1950 di avviare una campagna per prendere il controllo del Sudafrica. Questa di per sé non è certo una novità, visto che già il Congresso dell'Internazionale Comunista del 1928 istruì il Partito Comunista del Sudafrica (SAKP) di prestare particolare attenzione all'ANC, al fine di convertire l'organizzazione in un […] movimento rivoluzionario per rovesciare l'amministrazione bianca e instaurare un regime comunista filo-sovietico. Yusuf Dadoo, l'allora segretario del SAKP, svolse un ruolo importante in questi piani, avendo avuto dal 1950 il controllo non solo del SAKP ma anche dell'ANC. L'URSS sosteneva anche le guerre civili in Angola e Mozambico come il terrorismo nel resto dell'Africa del sud.

[…] Furono invece i paesi occidentali come Inghilterra, America e i paesi scandinavi che finanziarono i movimenti terroristi in Africa del sud negli ultimi anni. Parteciparono anche attivamente con la rete comunista internazionale nel costruire l'immagine di Mandela, facendovi riferimento come l'uomo che avrebbe salvato (l'Impero del) Sudafrica  - la venuta del Messia Nero […]. Il supporto attivo dei poteri occidentali all'ANC fece si che, in tutto il mondo, non vi fosse praticamente alcuna critica alla campagna di violenze dell'ANC. Quanto profondamente l'occidente fosse coinvolto è confermato dal fatto che la sede dell'ANC non era in un paese comunista, ma a Londra […].

Un bambino vittima di un omicidio con “collana”

Questo bambino è stato vittima di un omicidio con “collana”. Si prende un pneumatico, un po' di benzina, del fil di ferro per immobilizzare la vittima – e un fiammifero. L'unico contributo dell'ANC alla guerriglia moderna.

Winnie Mandela

“Con le nostre scatole di fiammiferi e le nostre collane libereremo questo paese” - Winnie Mandela.
“Libereremo questo paese” è da intendersi con il creare un impero capitalista-comunista su tutta l'Africa del sud.


Rivonia: una [...] cospirazione per rovesciare il governo dell'Impero del Sudafrica e instaurare un impero comunista su tutta l'Africa del sud
[…] Nel 1960 l'ANC venne dichiarata illegale e andò in clandestinità. Quando si seppe che l'Impero del Sudafrica sarebbe diventato una repubblica imperiale, l'ANC convocò la All African Conference dove venne deciso di insistere sulla creazione di un'assemblea […] imperiale, che rappresentasse tutti i gli abitanti dell'Africa del sud, senza distinzioni nazionali (ovvero: niente libertà per le nazioni dell'Africa del sud). Se negata, sarebbe stato proclamato uno sciopero in tutta l'Africa del sud. Questo si svolse nel maggio del 1961; i rivoltosi avevano ritenuto che lo scioperò averebbe dato inizio alla rivoluzione comunista in […] Africa del sud, (Mtolo, pag. 13), ma questo fu soppresso dal governo dell'Impero della RSA. L'ANC allora decise di continuare la sua protesta ma con metodi violenti e per questa ragione venne fondato lo MK (Lancia della Nazione [ma quale nazione?]). Il 16 dicembre 1961 l'ANC pubblicò un manifesto, che venne esposto principalmente nelle are dei neri, nel quale spiegava dettagliatamente la sua strategia violenta contro le istituzioni governative della RSA a mezzo di atti di sabotaggio. Lo stesso giorno l'Africa del sud fu scossa da atti di sabotaggio, che aumentarono progressivamente negli anni a venire. Durante il 1963 vennero distribuiti opuscoli anche tra i bianchi. Molti dei primi atti di sabotaggio vennero pianificati e coordinati nell'appartamento di Johannesburg del giudeo Ronnie Kasrils […] con Nelson Mandela e Joe Slovo coinvolti attivamente.

All'inizio la Polizia imperiale del Sudafrica era a conoscenza dell'esistenza dello MK ma solo successivamente stabilì che tale organizzazione era responsabile degli atti di sabotaggio. Nonostante la polizia era riuscita ad arrestare molti degli insorti che avevano ricevuto addestramento militare fuori dal Sudafrica, spesso mentre cercavano di rientrare nel paese, non sapeva chi ne erano i capi. Nel frattempo l'ANC diventò più arrogante e dalla metà del 1962 iniziò a trasmettere le sue trasmissioni rivoluzionarie da Radio Freedom. La situazione cambiò una notte, quando un informatore fornì alle forze di sicurezza di Johannesburg dettagli precisi su dove si trovavano i capi dello MK. L'11 luglio 1963, in pieno giorno, 15 poliziotti comandati dal ten. Van Wyk fecero irruzione a Liliesleaf, la fattoria di 28 ettari del giudeo Arthur Goldreich a Rivonia, 16 km a nord di Johannesburg, e colsero di sorpresa un gruppo di comunisti composto da otto giudei, quattro neri e un indiano. Da quando Mandela era andato in carcere, Goldreich era diventato il cospiratore principale. Con lui e sua moglie Hazel, erano stati arrestati anche altri comunisti: Lionel Bernstein; l'avv. Bob Hepple; Dennis Goldberg; il consulente legale James Kantor e Harold Wolpe, suo cognato e socio; il dott. Fernstein; Govan Mbeki; Walter Sisulu; Raymond Mhlaba e Ahmed Kathrada. Goldreich, Wolpe e Hepple riuscirono ad abbandonare [...] l'Africa del sud. Il ruolo evidente dei giudei in questo complotto comunista appartiene ad un modello che è risultato evidente a partire dalla Rivoluzione russa del 1917. Il SAKP trasferì il suo quartier generale clandestino da Lilliesleaf a Londra.

Grazie ad ulteriori informazioni, poche settimane dopo la polizia dell'impero della RSA fu in grado di piombare su un'altra fattoria, Travallyn, a 14 km da Lilliesleaf. Tale fattoria si rivelò non solo un secondo rifugio, ma anche una fabbrica di armi. Un terzo nascondiglio fu scoperto a Mountain View, Pretoria.

Queste incursioni portarono alla luce molti documenti incriminanti, tra cui quello più importante che descriveva l'Operazione Mayibuye (“ritorno”) nel dettaglio – il piano generale per sovvertire il governo dell'Impero del Sudafrica. I documenti fornivano ampia testimonianza che Mandela era il capo cospiratore. Vennero trovati alcuni diari di Mandela, contenenti prove delle sue attività sovversive, del suo coinvolgimento in atti di sabotaggio, delle sue visite e discussioni con leader africani, della sua partecipazione ad incontri dell'Organisation of African Unity ad Addis Abeba e del suo discorso in cui implorava che tali Stati partecipassero alla sua lotta contro […] l'Impero del Sudafrica. Inoltre venne rinvenuta una grande quantità di attrezzature da impiegare per il lancio dell'Operazione Mayibuye.

Gli accusati comparvero in tribunale il 9 ottobre 1963 e ancora il 29 ottobre e il 25 novembre, ma a causa di cavilli legali il caso iniziò, veramente, solo il 3 dicembre 1963. Gli accusati erano Mandela, Sisulu, Goldberg, Mbeki, Bernstein, Hepple, Mhlaba, Kantor, Elias Motsoaledi e Andrew Mlangeni. Per salvarsi Hepple passò dalla parte dell'accusa ma scappò oltreoceano prima della sessione del 3 dicembre, mentre lui e la sua famiglia ricevevano ogni tipo di minacce. Anche Vernon Ezra, Julius First (figlio di Ruth, prima moglie di Slovo), Kasrils, Slovo, Oliver Tambo (primo presidente dell'ANC) e Strachan, lasciarono [...] l'Africa del sud prima di poter essere accusati.

Gli imputati ricevettero varie accuse per sabotaggio, tra cui l'aver compiuto atti di sabotaggio, l'aver commesso atti illegali, l'aver persuaso persone ad addestrarsi alla guerra, l'aver prodotto e utilizzato esplosivi allo scopo di commettere violenza e provocare distruzione (complessivamente vennero elencati 153 atti di violenza) e cospirato per intraprendere una guerra di guerriglia con l'aiuto di eserciti stranieri. I piani comprendevano la produzione di 48.000 mine antiuomo e di 210.000 bombe a mano, una grande quantità di candelotti, bombe incendiare e bombe molotov. Secondo J.P.J. Coetzer (Segretario alla Giustizia dell'Impero della RSA nel 1974-1979 e Direttore Generale di Giustizia nel 1979-1984) gli accusati dovevano acquistare ulteriori 1.500 inneschi per bombe ad orologeria, 144 tonnellate di nitrato d'ammonio, 26,6 tonnellate di polvere d'allumino e 15 tonnellate di polvere nera per lanciare la loro rivoluzione comunista (Coetzer, pag. 127 come anche HD Stadler: The Other Side of the Story). Queste quantità sarebbero state sufficienti per distruggere una città delle dimensioni di Johannesburg, e dovevano essere piazzate senza scrupoli; mimetizzate nei pacchetti più innocenti, come cassette di frutta, barattoli di caffè e di marmellata, e dislocati in posti molto semplici, come marciapiedi e ingressi di giardini, al fine di produrre il numero massimo di morti, di mutilati, e causare la massima distruzione.

Il dott. Percy Yutar (un giudeo) rappresentò l'accusa […] dell'Impero, mentre il giudice Quartus de Wet, presidente dei giudici per il Transvaal, presiedé la seduta. Gli accusati vennero rappresentati dagli avvocati A (Braam) Fischer, e VC Berrange, entrambi comunisti, A Chaskalson, G Bizos e JF Coaker (per Kantor). JJ Joffe (un giudeo) fu il consulente legale. Anche se […] l'Impero identificò 270 testimoni, fu necessario convocarne soltanto 173, giacché la prova documentale era schiacciante e perché gli imputati non contestarono mai l'autenticità dei documenti presentati, né i loro obbiettivi rivoluzionari. Tra i documenti vi erano 10 fogli manoscritti di Mandela, che spiegavano le basi della guerra, trattando la guerra di guerriglia cinese, operazioni militari segrete israeliane-filippine, e come località del Witwatersrand dovessero essere divise in quattro gruppi. Ulteriori divisioni in zone dovevano facilitare la formazione di cellule clandestine.

Uno schema allarmante venne fuori durante l'udienza. L'Operazione Mayibuye era senza dubbio un piano generale per la guerra su larga scala ed era chiaro che i suoi ideatori erano esperti in guerre rivoluzionarie. Molto probabilmente il piano era stato ideato in qualche paese comunista come Russia, Cina rossa, Cuba o Algeria, che già aveva avuto una storia di rivoluzione. Sia Mandela sia Goldreich erano visitatori regolari di questi paesi, dove molti coscritti dell'ANC erano addestrati nella produzione e nell'utilizzo di strumenti di distruzione. Per esempio, Goldreich, l'autore dell'Operazione Mayibuye, era stato addestrato sugli esplosivi in Russia, Cina e Germania, e molti altri dei suoi complici erano stati addestrati all'utilizzo di varie armi, nella lettura di mappe e bussola, in comunicazioni radio, metodi di segnalazione e realizzazione di imboscate.

Nella strategia dettagliata tutti gli aspetti rilevanti quali la pianificazione logistica e i trasporti erano completamente affrontati. Gli attacchi si sarebbero svolti principalmente in aree rurali e a tale fine […] l'Impero della RSA era stato diviso in quattro regioni. Ogni regione sarebbe stata invasa da una forza di guerriglia che avrebbe dovuto essere autosufficiente per circa un mese. All'arrivo gli uomini si sarebbero divisi in tre gruppi più piccoli di 10 uomini ciascuno e quindi, con l'inganno e l'intimidazione, avrebbero dovuto plagiare i locali fino ad incamerarli tra le proprie fila. Venne anche alla luce come l'ANC ingannava grossolanamente i suoi membri ordinari, giacché le ultime direttive erano state emesse direttamente dal SAKP. Mandela stesso in uno dei suoi fogli dichiarava che […] l'Impero della RSA sarebbe stato una terra di latte e miele sotto un regime comunista […].

I quadri locali dovevano continuare le loro attività clandestine, mentre una forza esterna di 7.000 uomini sarebbe stata equipaggiata e tenuta pronta in attesa di invadere […] l'Impero della RSA. Sarebbe stato nominato un governo ad interim, il quale avrebbe potuto contare sul supporto dei sindacati internazionali al fine di isolare la Repubblica del Sudafrica (Impero della RSA). Il comando supremo dell'Operazione Mayibuye (Mandela, Slovo e Joe Modise) era convinto che se il piano si fosse completato con un successo in sei mesi, sarebbero seguiti un'ondata di omicidi e una carneficina su larga scala, il che gli avrebbe permesso di raggiungere il loro obbietto. Un obbiettivo che non era la liberazione dei volk tenuti prigionieri nell'Impero della RSA, ma l'instaurazione di un Impero comunista (fedele al capitalismo internazionale) su tutta l'Africa del sud.

Le organizzazioni che cooperarono alla progettazione di questo diabolico piano erano parte della Congress Alliance e comprendevano l'ANC, il SAKP, il Congress of South African Trade Unions (COSATU), il Coloured People’s Congress e il Congress of Democrats.

La maggior parte dei testimoni rifiutò di testimoniare sotto giuramento, per evitare l'esame incrociato. Mandela, come accusato numero uno, aveva un discorso dattiloscritto di 60 pagine, che venne distribuito in anticipo attraverso i canali del [...] capitalismo-comunismo al fine di suscitare simpatia per l'accusato, e che egli stesso recitò drammaticamente alla fine del procedimento penale.

Durante un'intervista del 1990 Mandela rivelò che il discorso “Sono pronto a morire” non l'aveva scritto lui, ma tutti gli imputati, e molto probabilmente i loro rappresentanti legali avevano dato una mano, e che Anthony Sampson, ex editore della rivista Drum e buon amico dell'arcivescovo Trevor Huddleston, su richiesta di Braam Fischer, era il responsabile dell'edizione finale.

Il 4 marzo 1964 [...] l'Impero della RSA terminò le tesi dell'accusa e la corte si fermò per un mese per dare tempo alla difesa di preparare il caso. L'11 giugno 1964, esattamente 11 mesi dopo il raid a Lilliesleaf, il giudice De Wet annunciò il suo verdetto in tre minuti netti. Le motivazioni, rilasciate successivamente, si sviluppavano in 72 pagine. Solo Bernstein fu trovato non colpevole ma fu arrestato nuovamente appena lasciato il tribunale, per violazione del Suppression of Communism Act. Anche l'editore del Rand Daily Mail, fiero oppositore del sistema dell'Apartheid dell'Impero della RSA, dovette concordare che “le sentenze pronunciate dal giudice De Wet ieri alla conclusione del processo di Rivonia sono sagge e giuste”.

Questo non concluse le indagini di polizia. Entro un mese dalla fine del processo in più di 100 case vennero arrestate altre 40 persone, di cui 30 erano “bianche” (con riferimento al colore della pelle) e tra di loro molti erano giudei.

Anche se questo era un classico caso di tradimento punibile secondo la legge imperiale di quel tempo con la morte, il mondo intero rimase sorpreso quando il dott. Yutar annunciò all'inizio del processo che lo Stato aveva deciso di presentare accuse solo per sabotaggio. [...] Anche il giudice De Wet dichiarò che nonostante gli accusati fossero colpevoli di alto tradimento poteva emettere una sentenza solo per l'accusa di cospirazione, per cui il massimo della pena era il carcere a vita.

Il verdetto scatenò reazioni al vetriolo a livello mondiale e persino l'ONU insistette che gli accusati sarebbero stati condannati solo perché si opponevano al sistema dell'Apartheid dell'Impero della RSA, ma Amnesty International dichiarò che Mandela non poteva proclamarsi prigioniero politico, dal momento che era stato trovato colpevole di sabotaggi e violenze. Il governo dell'Impero del Sudafrica non cedette a nessuna delle pressioni e il dott. HF Verwoerd criticò aspramente il mondo per le sue politiche di due pesi e due misure, utilizzando diversi esempi per supportare tale tesi. Fece allora una dichiarazione profetica: “Quando loro dicono che  sono contenti che Mandela non è stato condannato a morte e che così forse, come Kenyatta [il capo dei Mau-Mau del Kenia] potrà diventare lui il capo [dell'Impero] – allora io dico: Dio non voglia”. (La principale fonte di informazioni riguardo il complotto di Rivonia è il libro di Lauritz Strydom Rivonia – Masker Af!)

Bomba di Church Street, 20 maggio 1983

Strage di Church Street – Nelson Mandela creò il gruppo terroristico chiamato “Umkhonto we Sizwe” (con acronimo MK). Lo MK uccise molte più persone nere che bianche, e molti più civili che poliziotti e militari, come con la bomba di Church Street a cui fa riferimento la foto sopra.


Mandela e il comunismo
Durante i colloqui tenuti da Mandela con leader africani agli inizi degli anni sessanta, al fine di convincerli a collaborare alla creazione di un esercito straniero che invadesse […] l'Africa del sud, lui li indusse a credere che i ribelli contro il governo dell'Impero del Sudafrica non erano comunisti. Fece questo perché tali capi di stato erano preparati a dare assistenza solo se i ribelli non erano comunisti. Disse anche ai suoi seguaci che tali leader, a causa del loro retaggio politico ed economico, non comprendevano realmente il marxismo (di Moses Levi Mordecai, giudeo nato in Germania; più noto come “Karl Marx” o “Carlo Marx”). “Lui ci mise in guardia affinché non lasciassimo che gli altri stati africani capissero che noi eravamo comunisti … .” (B. Mtolo, p. 38)

Uno dei documenti, da lui scritti di suo pugno, consegnato come prova nel processo si intitolava Come essere un Buon Comunista, nel quale egli stesso affermava categoricamente che la transizione dal capitalismo al […] comunismo non poteva realizzarsi con i lenti metodi proposti dai liberali, ma solo con la rivoluzione. In realtà il comunismo è l'avversario politicamente corretto che il capitalismo internazionale propone per sé stesso; in quanto ha la sua stessa origine e le sue stesse finalità.
Mandela
sosteneva inoltre che studiare la filosofia marxista è necessario al fine di controllare fermamente l'azione popolare rivoluzionaria (lotta) e continuava: “Il movimento comunista deve ancora affrontare potenti nemici che devono essere completamente schiacciati e cancellati dalla faccia della terra prima che un mondo comunista possa realizzarsi.” Questo punto di vista fu successivamente avallato da ogni comunista locale. Non sorprende quindi che Mosca assegnò a Mandela il Premio Lenin per la Pace nell'aprile 1990 (Vladimir Shubin: ANC – A View from Moscow, pag. 378). Durante gli anni della cosiddetta “lotta” Shubin, un comunista di primo piano, fu un importante collegamento tra l'ANC/SAKP e il Cremlino. Sul risvolto di copertina del suo libro si legge: “Quello che è innegabile, e che diventa subito evidente attraverso la narrazione di questo libro riccamente documentato, è che l'URSS vantava un grande credito nei confronti dell'ANC, per l'aiuto fornito così altruisticamente e senza esitazioni per così tanti anni” (Coetzer, pag. 331). Mandela confermò questa dichiarazione il 3 luglio 1991, quando alla delegazione sovietica disse: “Senza il vostro aiuto, noi oggi non saremmo dove siamo” (Coetzer, pag. 332).

Tuttavia, non tutti i membri dell'ANC furono colpiti positivamente dalle simpatie comuniste di Mandela. Gli anti-marxisti tra loro si “infuriarono per il modo in cui Mandela e gli altri capi dell'ANC avevano permesso che l'ex movimento nazionalista nero fosse controllato dal SAKP”. Quanto questi avevano ragione fu confermato in un articolo di Angela Davis, a capo del partito comunista degli USA, pubblicato nel dicembre del 1991 sull'organo ufficiale del Partito Comunista Americano. Lei citava Brian Dunning, un membro di lunga data del SAKP, che rivelava come ogni membro del SAKP fosse anche un membro dell'ANC.

Allo stesso modo il giovane e ambizioso leader dell'ANC e Segretario generale del National Union of Mineworkers, Cyril Ramaphosa, venne ai ferri corti con Walter Sisulu, in questo caso, relativamente alla futura leadership dell'ANC. Al consiglio di Lusaka tenutosi nel gennaio del 1990 dichiarò apertamente che molti altri avevano continuato la lotta mentre Mandela era in prigione e che “il sig. Mandela non può aspettarsi di essere al di sopra di quelli che hanno portato avanti la lotta”. Questo spiega perché Ramaphosa venne bloccato, sia da Mandela sia da Mbeki, e quindi mai considerato per la presidenza dell'ANC.

Mandela non ha mai fatto mistero degli stretti legami tra ANC e SAKP. Nel suo primo discorso dopo il rilascio del 1990 si riferì al suo amico e cognato, Joe Slovo, come “uno dei nostri migliori patrioti”. Il temine “patriota” è qui usato in modo assolutamente improprio. Joe Slovo – un giudeo comunista migrato dalla Lituania, storico leader del Partito Comunista del Sudafrica (SAKP) non difendeva la terra dei padri, così come non la difendeva Mandela. Entrambi miravano a costruire un impero comunista, che doveva negare il diritto alla patria ad ogni volk dell'Africa del sud.
A parte i suoi co-cospiratori a Rivonia e co-detenuti a Robben Island la preferenza di Mandela per i comunisti si mostrò chiaramente nel suo gabinetto e altri appuntamenti dopo il 10 maggio 1994. Steve Tshwete, Joel Netshitendze, Sidney Mufamadi, Valli Moosa, Trevor Manuel, Alfred Nzo, Cheril Carolus, John Nkadimeng e Tito Mboweni, secondo il notiziario di Aida Parker erano tutti comunisti. Chris Hani dichiarò che Mandela non aveva mai preso decisioni per conto suo, ma si era sempre consultato prima con i suoi confidenti, per essere sicuro di avere il supporto della maggioranza dei suoi compagni. Hani si espresse così nell'International Express del 4-10 febbraio 1993: “Per quanto l'Occidente possa ammirarlo e onorarlo come individuo coraggioso, Mandela ha debiti da pagare e forze da placare”.


Mandela non ha mai condannato la violenza
Mandela finge di essere un sostenitore della pace, che non ha pensieri di vendetta verso i suoi avversari, ma la realtà smentisce questa immagine. A parte i comunisti e […] razzisti anti-bianchi che, grazie ai suoi sforzi, sono stati collocati in posizioni di rilevo nel “nuovo” Impero dell'Africa del sud (“nuovo” Impero della RSA), l'aver promosso Peter Mokaba (celebre per Uccidi il boero, uccidi l'agricoltore) a vice-ministro dimostra inequivocabilmente il suo odio per i bianchi, e i boeri in particolare. Allo stesso modo, la nomina della cosiddetta Commissione per la Verità e la Riconciliazione, piena zeppa di oppositori del precedente governo imperiale, dimostra il suo atteggiamento verso […] i bianchi. Non è arrivata né verità né riconciliazione da questo circo presieduto da Desmond Tutu al solo scopo di umiliare […] i bianchi e riscrivere la storia.
Il tribunale dei nuovi imperatori era illegittimo, com'era illegittimo l'Impero di cui avevano preso il controllo.

E' chiaro che questa sua “pace” viene dalla canna di un AK47 [...]. Aida Parker dice che “raramente se non mai, compassione o sentimenti per le condizioni umane hanno avuto un peso nelle sue azioni”. Già nel 1961 Mandela dichiarò: “Io e alcuni miei colleghi siamo giunti alla conclusione che la violenza in questo paese è inevitabile, per cui sarebbe sbagliato e non realistico per leader africani continuare a predicare pace e non-violenza nel momento in cui il governo contrasta le nostre richieste pacifiche con la forza.” Anche questa dichiarazione riguardo l'azione del governo imperiale non era vera. Si possono trattare terroristi, sabotatori e sovversivi, con i guanti bianchi? Qualsiasi governo avrebbe fatto lo stesso.

Molte dichiarazioni simili rilasciate da Mandela portarono milioni di giovani neri a ritenere che gli ideali di ANC/SAKP sarebbero stati raggiunti solo con la violenza. Al fine di mobilitarli Mandela stesso gli disse che se volevano armi, dovevano entrare nello MK. Questo invito alla violenza fu un lasciapassare per l'anarchia, e Mandela dovrebbe assumersi piena responsabilità per la violenza che scoppiò in […] Africa del sud, e che continua ancor oggi. L'entità di questa carneficina è illustrata da queste statistiche relative a cinque anni, dal settembre 1984 all'agosto 1989: 1.700 scuole, 7.187 case di neri sospettati di non essere membri dell'ANC, 10.318 autobus, 152 treni, 12.188 veicoli privati, 1.256 negozi e fabbriche, 60 uffici postali, 47 chiese e 30 cliniche, distrutti. Durante lo stesso periodo, 300 neri vennero uccisi, molti dei quali col metodo barbaro delle “collane” [...].

Omicidi e caos non si sono più arrestati, e le ultime statistiche mostrano che 56 persone al giorno vengono ammazzate nel “nuovo” Impero del Sudafrica, per non parlare di stupri, rapine a mano armata, dirottamenti di automezzi e violazioni di domicilio. Due milioni di crimini vengono commessi annualmente e di questi meno della metà vengono risolti, perché molti poliziotti sono incompetenti e corrotti. [...]

Che la criminalità è molto diffusa venne riconosciuto già nel 2001 dall'allora Commissario della polizia imperiale, Jackie Selebi. Un giornale riferì che al momento erano attive 600 organizzazioni criminali in Sudafrica. Da allora le notizie ci raccontano regolarmente che la mafia siciliana e russa, come i signori della droga dalla Nigeria e non solo, stanno prosperando in Sudafrica, e come questo […] impero è diventato la Mecca della criminalità nel mondo. Questa è la meravigliosa eredità di Mandela e dell'ANC/SAKP. Nel frattempo bianchi e neri sono più poveri di prima, mentre una ristretta elite nera è diventata schifosamente ricca. E' uno stadio più avanzato di capitalismo-comunismo, con le grandi ricchezze dell'Africa del sud che sono rimaste nelle mani del capitalismo internazionale.

Dopo aver saputo che Mandela aveva ricevuto il premio Nobel per la pace, l'ANC pubblicò un dichiarazione secondo cui Mandela aveva sempre sostenuto generosamente il braccio armato dell'ANC finanziariamente, e che probabilmente gli avrebbe donato una parte considerevole dei suoi 3,1 milioni di rand. Questo è l'uomo che, secondo i media internazionali, sarebbe un ardente promotore della pace!

Questo bambino è stato una vittima delle mine-antiuomo dell'ANC

Questo bambino è stato una vittima delle mine-antiuomo dell'ANC. L'importazione clandestina di mine-antiuomo fu una delle accuse che condussero Mandela in prigione.


Il Nasionale Party (NP) e Mandela
Mandela go home: Transkei. Pretoria, 1990Il 2 febbraio 1990 FW de Klerk tenne il suoi ormai famoso discorso del Venerdì Rosso nel quale annunciò che Mandela sarebbe stato rilasciato, nonostante […] in Africa del sud continuasse la violenza. E' interessante notare che mentre tante lacrime sono state versate per i 27 anni passati da Mandela in carcere, Aida Parker ha fatto notare che già nel 1976 John Vorster aveva proposto che fosse rilasciato, purché si stabilisse nel Transkei (dov'era nato) con suo cognato Kaiser Matanzima. Mandela rifiutò l'offerta – perché pensava sarebbe stato come accettare la politica delle homeland dello NPpolitica afrikaner bianca che prevedeva una certa autonomia o l'indipendenza per ogni volk dell'Africa del sud, ad eccezione dell'unico volk bianco, il volk boero.
Aida Parker rivela anche che, poco dopo, il marxista MPLA offrì di scambiare un Maggiore delle Forzeè [...] della RSA, che era stato catturato a Cabinda, in cambio del rilascio di Mandela. Mandela rifiutò ancora.

Nel marzo del 1982 Mandela venne trasferito alla prigione Pollsmoor di Città del Capo. Nel 1984 vi furono serie discussioni all'interno dello NP per liberarlo, ma il clima rivoluzionario che era giunto in Sudafrica non lo permetteva. Sembra che Mandela sapesse tutto di queste discussioni e che questo lo abbia incoraggiato a prendere l'iniziativa di scrivere a Kobie Coetzee, ministro di giustizia. Poco dove venne trasferito in una singola cella e le discussioni tra lui e Coetzee cominciarono nel 1986. E' stato riportato che il governo arrivò persino a trasferirlo segretamente nella lussuosa casa a tre camere, fino ad allora occupata dal capo della prigione di  Pollsmoor, e che gli fornì tutti i mezzi necessari per comunicare con l'ANC in esilio. Anche uno chef venne messo a suo servizio, per cucinargli tutto ciò che desiderava. Durante il dicembre del 1988 venne trasferito alla prigione Victor Verster, vicino Paarl. Chris Hani, un comunista incallito e comandante dello MK che, come Mao Tse Tsung, credeva che il potere venisse dalla canna di una pistola, rivelò, durante gli anni  appena precedenti la capitolazione di De Klerk, che aveva libero accesso a Mandela e gli bastava alzare il telefono per prendere un'appuntamento, quando ne aveva voglia.

Anche PW Botha - Primo Ministro dell'Impero della RSA dal 1978 al 1984, e Presidente dal 1984 al 1989; predecessore di FW de Klerk e fedele servitore degli interessi USA in Africa - aveva desiderato liberale Mandela, tant'è che lo invitò a Tuynhuis il 5 luglio 1989 per dei colloqui. Botha era pronto a rilasciarlo dal momento in cui avesse condannato la violenza. Anche se Mandela disse che avrebbe voluto contribuire a creare un clima di pace, era difficile credergli, anche perché ciò era in contrasto con il suo carattere rivoluzionario e i suoi piani. Avrebbe significato anche ripudiare l'opzione della violenza dell'ANC, che aveva portato alla fondazione dello MK. Mandela non condannò mai la violenza, anche se De Klerk lo liberò l'11 febbraio 1990, e contemporaneamente riammise alla legalità organizzazioni come l'ANC e il SAKP. In ritardo, nel dicembre del 2010, De Klerk ha ammesso in un articolo pubblicato su un quotidiano locale che Mandela è stato disonesto durante il processo di [...] transizione (dal “vecchio” al “nuovo” Impero della RSA), e che non aveva mai rinunciato alla violenza. Nonostante quest'ammissione, l'articolo di De Klerk ha comunque presentato Mandela come un eroe. (Beeld, 27 dicembre 2010, FW De Klerk: Mandela tóé nie opreg oor geweld).

Durante una visita negli Stati Uniti, su invito del Partito comunista di quel paese, Hani predisse che l'Impero del Sudafrica avrebbe avuto un governo comunista. E' impensabile che il governo dell'Impero del Sudafrica non ne abbia avuto notizia. Eppure De Klerk era così ansioso di negoziare con quest'organizzazione terrorista, che non voleva che i bianchi fossero informati sulla vera natura dell'ANC, né su dichiarazioni simili di Hani e di altri radicali nell'ANC/SAKP. Così lo NP fece tutto quello che era in suo potere per presentare un'immagine moderata dell'ANC agli elettori. Anche i Servizi di Intelligence ricevettero ordini di non investigare e di non rivelare qualsiasi attività dell'ANC che potesse comprometterne l'immagine. Quando il bollettino di Aida Parker volle pubblicare gli orribili dettagli degli infernali campi dell'ANC, proprio loro cercarono di impedirglielo, fortunatamente senza successo. Ovviamente lo NP fece passare sotto silenzio, anche i dettagli dei piani rivoluzionari previsti dall'Operazione Mayibuye che erano emersi durante il processo di Rivonia.

Noi stiamo ancora beneficiando dei risultati di questa politica di resa. Non solo l'Africa del sud è stata distrutta, passando da essere un paese del primo ad uno del terzo mondo, ma il processo prosegue senza sosta. Adesso sembra che regni l'anarchia causata da scioperi e proteste violente contro i livelli troppo bassi dei servizi (messi in atto per lo più da persone che non pagano neppure questi servizi!) ma è una cortina fumogena, mentre ci stiamo dirigendo verso la seconda rivoluzione, come pianificato da ANC/SAKP. [...]

Anche osservatori stranieri hanno sottolineato come il regime imperiale dell'ANC è corrotto e incompetente. Poco dopo la presa del potere da parte dell'ANC, lo storico britannico Paul Johnson espresse il suo punto di vista in Spectator del febbraio 1995: “Il Sudafrica è un paese [Impero. Ndr] afflitto da criminalità e corruzione, con le norme che cadono a pezzi e la popolazione destinata alla povertà”. [...] Mandela aveva promesso una terra di latte miele, ma invece non è arrivato nulla. Come può un terrorista, che ha lottato per creare un Impero comunista, essere considerato un eroe?

Collana della morte


Conclusione
Dal 1994 non solo il degrado è aumentato a tutti i livelli, ma 30.000 [altre fonti dicono più di 40.000] bianchi sono stati ammazzati, spesso nei modi più orribili. L'omicidio di Eugene Terre'Blanche […] avvenuto recentemente (aprile 2010) ne è un buon esempio. La politica di “azione affermativa” è la discriminazione razziale più inumana contro i bianchi. Il fatto che così tanti [...] bianchi, prevalentemente boeri, abbiano perso il loro lavoro, e non possano per legge trovare un nuovo impiego, ha causato sofferenze indicibili, mentre il numero di milionari neri aumenta annualmente. E' stato stimato che il 10% […] dei bianchi di lingua afrikaans si sono ridotti a vivere in baracche abusive, con tutti i problemi che ciò comporta. La stragrande maggioranza di loro sono boeri. [...]

E' grottesco pensare che il 18 luglio è stato dedicato a Mandela a livello internazionale, com'è grottesco che il premio Nobel per la pace sia stato conferito a Mandela e De Klerk. Adesso può sembrare più chiaro quello che […] JHWH rivela nelle Sacre Scritture, che ci saranno tempi difficili per [...] i Suoi figli, tempi […] in cui il giusto sarà sbagliato e la menzogna sarà considerata verità.

 
Attentato di Church street, 20 maggio 1983 - Immagini di un massacro dell'ANC PDF Stampa E-mail
Venerdì 06 Dicembre 2013 07:07

 

L'attentato di Church street venne compiuto dall'Umkhonto we Sizwe, l'ala militare dell'African National Congress (ANC), il 20 maggio 1983 a Pretoria. La bomba esplose in Church street alle 16.30 di venerdì. L'attentato uccise 19 persone e ne ferì 217.
L'azione che produsse l'attentato di Church street venne comandata da Aboobaker Ismail; e venne autorizzata e diretta da Oliver Tambo e Joe Slovo, con l'approvazione di Nelson Mandela. L'attentato di Church street uccise sia persone nere che bianche, e molti più civili che poliziotti e militari.

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

Attentato di Church street, 20 maggio 1983

 
Dott. Lets Pretorius (prigioniero Boero) aggredito in carcere PDF Stampa E-mail
Giovedì 14 Novembre 2013 11:25

 

Dott. Lets Pretorius

COMUNICATO STAMPA: NAZIONALE [14 novembre 2013]
AGGRESSIONE CON COLTELLO: Dott. Lets Pretorius: Boeremag: Prigione centrale di Pretoria


Il dott. Lets Pretorius sta scontando una condanna per tradimento nel carcere di cui sopra.
In un'apparente tentativo di rapina è stato aggredito con un coltello. E' riuscito a fuggire riportando lesioni lievi. I suoi due figli, il dottor Johan e Wilhelm Pretorius, sono corsi in suo aiuto.
Una lettera di protesta sarà inviata al Ministro dei Servizi Correzionali riguardo questa questione.

Piet Rudolph
per il Boere Versorgingskomitee.

 
Sudafrica, 29 ott 2013: condanne "Boeremag" PDF Stampa E-mail
Mercoledì 30 Ottobre 2013 17:00

 

Prigionieri Boeri

Ieri, 29 ottobre 2013, a Pretoria, un tribunale del Regime imperiale dell'Africa del Sud, ha emesso le condanne contro gli imputati del caso “Boeremag”.
Tra gli imputati figuravano anche dei nazionalisti Boeri, alcuni dei quali si erano già da tempo dichiarati Prigionieri di Guerra.

Gli imputati sono stati condannati, tra le altre cose, per Alto Tradimento. Un'accusa palesemente ridicola quando riferita ai Boeri, perché questi non possono “tradire” uno Stato che gli è straniero e nemico, ed illegittima, perché lo Stato imperiale della Repubblica del Sudafrica (RSA) non ha diritti sul Volk Boero.

Gli imputati del caso “Boeremag” vennero arrestati nel 2002/2003 (per cui hanno già trascorso più di 10 anni in prigione). 11 di loro non hanno mai lasciato il carcere. 2 sono morti.

Tutte le condanne del 29 ottobre 2013:
Tom Vorster; Herman van Rooyen; Johan Pretorius; Wilhelm Pretorius e Rudi Gouws: 35 anni.
Mike du Toit; Dirk Hanekom; Dott. Lets Pretorius e Kobus Pretorius: 30 anni.
André du Toit e Deon van den Heever: 20 anni.
Rooikoos du Plessis e Jurie Vermeulen: 15 anni.
Vis Visagie: 5 anni di lavori sociali.
Adriaan van Wyk; Giel Burger; Jacques Olivier; Pieter van Deventer and Jacques Jordaan: 10 anni.
(Fritz Naudé è ancora ricoverato, dopo aver patito diversi ictus. Sarà condannato prossimamente).


I Boeri che portano le catene della RSA non sono criminali, ma patrioti, al servizio del proprio VOLK. Essere fedeli al proprio volk non è tradimento. Ricordiamo Jopie Fourie!
Il prezzo della lotta è spesso molto grande, ma non è inutile.
Il loro sacrificio sia di stimolo alla Ribellione e alla Resistenza.
Libertà per il VOLK BOERO!

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 6 di 21

Speciali

Banner
Banner

Amici

Banner

Chi è online

 12 visitatori online