Boerevolkstaat
Sudafrica, prigioniero di guerra boero torturato. Wilhelm Pretorius, 2002 PDF Stampa E-mail
Mercoledì 16 Maggio 2012 07:07

Dichiarazione giurata di Wilhelm Pretorius, prigioniero di guerra boero imputato nel processo-farsa del cosiddetto “Boeremag”

Wilhelm Pretorius - Prigioniero di guerra boero

Traduzione in italiano a cura di Volkstaat.org
Il testo in verde, tra parentesi quadre, è di Volkstaat.org


Che la polizia [la polizia imperiale] utilizzi il metodo barbaro della tortura è vero al cento per cento. Io posso testimoniarlo personalmente.

Il 10 dicembre del 2002, io, Wilhelm Pretorius, uno studente di 25 anni, venni arrestato con accuse per reati politici e con particolare riferimento all'uso di armi, che comprendevano alto tradimento e cospirazione per un colpo di stato. Le accuse erano essenzialmente le stesse che durante gli anni dell'apartheid erano state mosse a dei membri dell'ANC [African National Congress], molti dei quali oggi sono membri del Parlamento del Sudafrica [“nuovo” Impero della Repubblica del Sudafrica (RSA)].

Venni arresto alle 20.00 (8 di sera) in un parco a Pretoria, mentre piovigginava. Le mie mani vennero legate dietro la schiena con cavi di plastica spessi, la stretta era così forte da impedirmi la circolazione del sangue alle mani. Per circa due ore rimasi a terra, sullo stomaco. Durante questo lasso di tempo, un poliziotto arrivò e mi calpestò il collo.

Dopo approssimativamente due ore, il capitano Johan Vice [Johannes Cornelius Vice – bianco di lingua afrikaans al servizio della polizia imperiale] mi portò ad un veicolo Ventura appartenente alle forze di polizia, avente i vetri oscurati. Quando salì a bordo del veicolo, alla cui guida vi era una donna bianca, il cap. Vice era seduto direttamente dietro di me, e un certo Lotter, un altro poliziotto, era seduto sul sedile di destra sempre dietro di me. Le mie mani erano ancora legate molto strette, e a causa di ciò avvertivo una sensazione di intorpidimento alle mani. Riconobbi che fu il cap. Vice a passarmi la sua camicia sopra la testa e a tirarla bruscamente all'indietro, con l'evidente intenzione di strangolarmi. Lottai con violenza e riuscii a liberare la testa dalla camicia, rimanendo completamente stordito per ciò che era appena accaduto. Non ero ancora preparato alla barbarie che sarebbe seguita. Il cap. Vice è alto circa 2 m. E' un uomo robusto, con due mani enormi. Mi afferrò alla gola con le sue mani gigantesche, spingendo il mio pomo d'Adamo all'indietro, fino a chiudermi la trachea, così che non potevo più respirare. Mi contorsi e lottai, ma le sue mani erano saldamente attaccate alla mia gola, come le zampe di un leone attorno alla gola di un impala. Lottai con tanta veemenza per poter respirare che alla fine atterrai sul sedile centrale del Venture.

A quel punto ero praticamente sdraiato sulle sue ginocchia, con le mani ancora legate dietro la schiena. Lui mi colpì ripetutamente su un lato del volto usando il suo pugno, chiedendomi dov'erano i miei fratelli. A quel tempo erano ancora ricercati dalla polizia, per lo stesso caso. Queste sue azioni continuarono a lungo. A forza mi spinse anche un suo dito nell'orecchio.

Ad un certo momento, ci fermammo a bordo della strada e Vice minacciò che se avessi tentato di togliere la camicia dagli occhi, mi avrebbe ucciso. Disse che aveva preso accordi particolari affinché un cosiddetto “Cafro” (uomo nero) mi stuprasse. “Desiderano della bella carne bianca da un bel po',” disse sogghignando. Qualcuno con l'alito che sapeva di alcol si chinò allora su di me, mentre ero sdraiato sul sedile centrale del Venture, e la portiera era aperta. Questa persona parlava in isizulu, e ripetutamente armeggiò accanto ai miei pantaloni e alla mia cintura. Più volte mi schiaffeggiò in volto. Non capii cosa stesse dicendo. In certi momenti mi parlò così vicino che potei sentire l'odore d'alcol nel suo fiato puzzolente. Successivamente riconobbi tale persona dalla voce, come uno dei poliziotti che mi interrogò molto tempo dopo. Il cap. Vice mi colpì nuovamente su un lato del viso, ancora e ancora. Mi venne chiesto ripetutamente se ero “vergine,” con riferimento al fatto che stavo per essere stuprato. Cosa, questa, che mi veniva continuamente ripetuta.

Poi mi portarono fuori dall'automezzo, e mi fecero stendere su un foglio di plastica vicino alla strada. Ebbi l'impressione d'essere in luogo deserto. Ero ancora bendato e non riuscii a vedere dove mi trovavo. I cavi di plastica iniziavano a tagliarmi la carne e le mani erano completamente insensibili, il cap. Vice venne a sedersi sopra di me e mi mise un pezzo di gomma in bocca e nel naso. Non potevo respirare. Questo trattamento andò avanti mentre gridavano e urlavano contro di me. Mi sdraiai sulle mani intorpidite, boccheggiando senza fiato. In certi momenti mi davo per vinto e mi lasciavo andare per poter morire, in altri, semplicemente, vedevo le stelle dal dolore. Sentivo i polmoni come se volessero scoppiare, mentre tutto il mio corpo era esausto per la mancanza di ossigeno. Continuavano a maledirmi e a minacciare di uccidermi. “Non ti sei ancora caga** addosso?” e altre cose simili, mi venivano gridate contro.

Durante la lotta atterrai sullo stomaco dopo esser riuscito a liberarmi dalla benda. Potei allora vedere chi era il barbaro che aveva compiuto tali atti barbari su di me. Lo stesso uomo venne a sedersi sopra di me. Mise la camera d'aria sulla mia bocca e sul mio naso, e iniziò a tirarmi il collo all'indietro, usando la forza bruta. Ad ogni istante che passava sentivo come se il mio collo potesse spezzarsi. Ero impotente e non potevo fare altro che sopportare. In alcuni momenti mi lasciai andare, e pensai che se il mio collo doveva rompersi, si sarebbe rotto. Inizialmente lottai contro quest'assassino con tutte le mie forze, ma poi rinunciai. “Se il mio collo si spezzasse ora, almeno sarebbe la fine di quest'inferno,” pensai. Rilassai così il mio intero corpo, affinché il collo potesse rompersi. Solo in seguito scoprii che uno degli uomini dell'AWB, Phil Kloppers, ancora carcerato al di d'oggi sopra una sedia a rotelle, era rimasto paralizzato da simili torture praticate dalla polizia.

Dopo questa sessione, la persona stava sulla parte inferiore della mia schiena e forzò violentemente le mie mani verso l'alto. Sentii come se le braccia mi venissero strappate via. La mia testa era ancora a terra, e il collo era stato allungato in modo tale che ancora una volta non riuscivo a respirare. Questo continuò per tutto il tempo, mentre mi urlavano domande su dov'erano i miei fratelli, su come comunicavamo, e quando si supponeva che li avrei rivisti. Non sapevo dov'erano e dovetti pensare ad una storia su come comunicavamo e su dov'erano, al fine di indurli a darmi un po' di riposo. Ma comunque, loro non mi consentirono alcun riposo. Dopo questa sessione di tortura, le spalle mi facevano così male che non potevo alzarle. Per due settimane, non potei alzare le braccia sopra le spalle, e due anni dopo, le spalle mi danno ancora problemi mentre faccio esercizio fisico. Il mio aguzzino mi aveva strappato completamente i legamenti delle spalle.

Atterrai nuovamente sulla schiena e venni nuovamente soffocato con la camera d'aria di gomma. Ad un certo punto, questa venne sostituita da una borsa di plastica. Quindi, strofinò ripetutamente e violentemente le sue nocche contro il mio sterno. Respirai un momento, e lui mi mise in piedi. Tra le 8 e le 10 volte mi colpì allo stomaco con tutta la sua forza, finché caddi a terra. C'era un uomo, un poliziotto dai capelli grigi che sarei capace di riconoscere, che mi teneva fermo mentre l'altro mi picchiava. Venni colpito allo stomaco, ancora e ancora.

Dopo aver terminato questa sessione, venni nuovamente bendato, questa volta con il nastro a strisce della polizia, del tipo usato per delimitare le scene dei crimini. Il nastro fu avvolto stretto attorno al mio volto. Ricordo Vice e Lotter, e vidi che c'erano due camioncini a sponde basse. Mentre il tutto avveniva, li sentivo aprire lattine di birra. Nel camioncino a sponde basse c'erano un sacco di lattine di birra vuote.

Mi misero nuovamente sull'automezzo, erano convinti che avrei incontrato i miei fratelli quella notte, e che loro avrebbero nascosto un messaggio per me, o che io ne avrei nascosto uno per loro, sotto una pietra presso un forte che conoscevo bene. Ci dirigemmo allora verso il forte, ma intanto non smisero di torturarmi. Lungo la strada, il cap. Vice mi colpì sul gomito con il calcio della sua pistola, mi picchiò sulla guancia e mi mise un dito nell'orecchio. Iniziò anche a colpirmi ripetutamente sulla coscia. A quel punto, non avevo più sensibilità alle mani. Anche i colpi alla testa mi avevano fatto vedere le stelle dal dolore, ma a quel punto non li sentivo più. Il fatto che potevo respirare di nuovo mi era vitale.

Ero sdraiato sul sedile centrale del camioncino a sponde basse. Li sentii armare le loro pistole da 9mm e correre verso il forte. Gridarono che avevano visto delle tracce e che probabilmente i miei fratelli erano lì. Non era così però, ci sono persone che visitano regolarmente tale forte, e i miei fratelli non mi avrebbero mai incontrato lì. Non avevamo fissato un appuntamento, e non sapevo dove fossero.

Ci allontanammo di nuovo sul mezzo. A quel punto avevo promesso di cooperare, nel tentativo d'ottenere un po' di riposo. La mia mente era stanca, avevo la gola secca, le mie mani erano intorpidite e il mio stato generale era provato. A quel punto Vice tagliò le corde di plastica, usando il suo coltello tascabile, e nel farlo mi produsse anche un taglio al polso sinistro. Nonostante i cavi mi fossero stati tolti, continuavo a non avere sensibilità. Mi comprarono una Coca-Cola. Avevo la gola così secca, che il gas mi si attaccò ad essa.

Andammo fino ai loro uffici presso il Piet Joubert building in Visagie Street. Lì mi venne ordinato di lavarmi la faccia. Rimasi sorpreso guardandomi il volto nello specchio. Il naso era coperto di sangue, e mio viso era talmente gonfio che pareva una zucca.

Salimmo le scale fino ad un ufficio. Lì, venni tempestato di domande. Ogni volta che davo una risposta che non gli piaceva, schiaffeggiavano la mia testa ripetutamente. Erano sempre il cap. Vice, Lotter, e il poliziotto dai capelli grigi, la cui voce riconobbi come quella della persona che si era finta l'uomo nero che mi avrebbe stuprato. Era presente anche uno zulu. Ad un certo momento ripresero ad urlarmi, dicendomi che dovevo andare con lo zulu, perché loro sanno come far parlare la gente. A quel punto entrò un certo colonnello Van Rooyen [anch'esso un bianco di lingua afrikaans al servizio della polizia imperiale] e mi prese da parte. Mi disse che suo padre condivideva le mie opinioni politiche. Però, dovevo collaborare con queste persone. Cercò di convincermi. Quando gli chiesi se avevo il diritto di rimanere in silenzio, diventò più aggressivo e mi disse che i criminali non hanno il diritto di rimanere in silenzio. Una volta che una persona ha commesso un reato, non ha più il diritto di rimanere in silenzio. Mi portò quindi indietro dagli altri. Mi schiaffeggiarono nuovamente diverse volte, quando non erano soddisfatti dalle risposte che gli fornivo. A quel punto arrivarono un certo commissario Pruis e un altro commissario. Anche loro mi tempestarono di domande. Lasciammo gli uffici approssimativamente alle 10:00 (antimeridiane). I poliziotti erano diventati gioviali. Non venni ammanettato. Andammo nel camioncino a sponde basse. Era lo stesso mezzo che avevamo usato per arrivare fin lì, e vidi anche i pezzi di nastro delimitatore che avevano usato per bendarmi.

Guidarono fino alla stazione di polizia di Hartebeesfontein, circa 300 km ad ovest di Pretoria. Lungo la strada, si fermarono ad un negozio di liquori in una cittadina. Gli stessi tre poliziotti mi chiesero se volevo andare a comprargli degli alcolici. Capii che se l'avessi fatto, avrebbero potuto sostenere che avevo cercato di scappare, e avrebbero potuto spararmi e ammazzarmi. Rifiutai, ma cercai di fingermi amichevole. Lotter, che sedeva di fianco a me nella parte posteriore, andò allora a comprare della birra. Diedero anche a me della birra, mentre loro si aprivano una birra dietro l'altra. Sulla via per Potchefstroom, passammo attraverso un posto di blocco, che li rese molto nervosi, perché avevano bevuto molto. Il mio rappresentante legale, Jaco van der Wateren, nel frattempo era riuscito a rintracciarmi al cellulare di Vice e io, finalmente, avevo avuto l'opportunità di parlargli. Lo chiamai anche successivamente dalla stazione di polizia. Vice mi disse che se collaboravo si sarebbe preso cura di me, viceversa “mi avrebbe messo con alcuni cafri.” “I cafri stanno venendo a s******i. Sei ancora vergine, Willempie?” mi disse burlandosi di me. Quando arrivammo alla stazione di polizia, telefonai immediatamente al mio avvocato, che mi consigliò di sporgere denuncia immediatamente. Senza indugio feci subito una denuncia.

Quella notte, venni richiuso da solo in una cella fredda ghiacciata, senza indumenti caldi. Tutto il mio corpo era in stato di shock. La coperta sporca e pelosa era insufficiente. Il mio collo era completamente privo di forza, e avevo difficoltà a mantenere la testa in posizione. Portai le braccia davanti a me in posizione ripiegata, perché non potevo alzarle. Iniziai a sentire come punture di spilli sulle mani. Avevo delle compresse di antidolorifici leggeri. Avevo la gola così gonfia per lo strangolamento che non potevo mangiare nulla. Potevo ingoiare solo con grande difficoltà. Ed ero stato rinchiuso nella cella senza acqua. Non potei chiamare mia moglie telefonicamente, e seppi solo in seguito che anch'ella era stata arrestata, come anche un mio amico. Passai la notte senza efficaci antidolorifici o qualsiasi altra medicazione. Solo il mattino seguente un poliziotto di Hartebeesfontein mi portò dal medico di zona. Questi mi visitò alla presenza del poliziotto, e io feci in modo che prendesse nota di tutte le mie ferite.

Fui poi informato che la porta di mia moglie era stata sfondata, mentre era spiata dalla polizia e stava telefonando al suo avvocato. L'avevano aggredita e le le avevano strappato il telefono di mano. Un mio amico che era sulla scena era stato maltrattato, e quando era arrivato alla sua auto, aveva visto che dei rivetti erano stati sparati nei suoi pneumatici per impedire che li seguisse e vedesse dove portavano mia moglie.

Il cap. Vice e Lotter sono ancora membri della squadra investigativa nel procedimento penale contro di me e altri, che è ormai in tribunale da circa tre anni. Ad oggi, niente è venuto dalla mia denuncia. Non ho mai incontrato il funzionario incaricato delle indagini. In realtà, nessuna investigazione è mai stata fatta. Al contrario, il cap. Vice siede in tribunale tutti i giorni. Si occupa di tutte le deposizioni scritte degli imputati, della nostra sicurezza in prigione, e delle visite da parte dei nostri famigliari. Siede quotidianamente in tribunale e ci guarda malevolmente. Non è questa una cosa irregolare per qualsiasi sistema giuridico?

L'ANC denuncia regolarmente che suoi membri vennero torturati da questi mostri, eppure l'ANC ha deliberatamente girato gli stessi “poliziotti” [tra cui un buon numero di bianchi di madrelingua afrikaans] contro i suoi oppositori politici. I suoi membri semplicemente girano la testa dall'altra parte mentre le stesse violazioni sono perpetrate contro di noi [i boeri]. Questa relazione riporta solo le torture fisiche che ho patito personalmente. Non si occupa delle raffinate torture psichiche a cui siamo sottoposti in prigione, giorno e notte. Non si può più parlare di giustizia in questo paese [Impero]. La brutalità della polizia è una mostruosa realtà che si perpetua grazie ad un silenzio politicamente motivato.

 
Chi erano i 27.000 boeri che morirono nei campi di concentramento? PDF Stampa E-mail
Lunedì 14 Maggio 2012 07:07

Bambini e donne boere nei campi di concentramento britannici

Il 9 maggio ho avuta un'interessante chiacchierata con Theuns Cloete, grande patriota boero e profondo conoscitore della storia boera, nonché direttore di Boervolk Radio. Tra le tante cose, Theuns mi ha fatto notare che c'è molta confusione riguardo i 27.000 boeri morti nei campi di concentramento britannici, in Africa del sud, durante il 1900-1902.
Generalmente si pensa che la maggior parte di questi 27.000 morti fossero donne. Forse perché vi sono vari monumenti che ricordano le donne boere, e quando si parla dei morti dei campi di concentramento si citano sempre prima le donne dei bambini. Ma la verità è un'altra.
Dei 27.000 morti: 24.000 erano bambini (al di sotto dei 16 anni); 2.200 erano donne; 800 erano uomini.
La popolazione boera, prima della II Guerra Anglo-Boera, era di circa 180.000 – 220.000 persone, di cui 50.000 erano bambini.
I campi di concentramento britannici, arma del capitalismo internazionale mosso alla conquista delle Repubbliche boere, sterminarono circa il 50% della popolazione infantile boera. Venne invertita la natura delle cose, e madri e padri videro morire i loro figli. Effettivamente, il modo migliore per cancellare un volk è quello di farne morire i figli.

Volkstaat.org

Lo sterminio della popolazione infantile boera

 
Nelson Mandela PDF Stampa E-mail
Giovedì 10 Maggio 2012 07:07

Il testo che segue (in gran parte già pubblicato sul sito dello HNP) è tratto dal libro “Die Mandela Legende – The Mandela Legend” del dott. P.W. Möller. E' una biografia di Nelson Mandela, storico terrorista comunista dell'African National Congress (ANC), e primo presidente nero del “nuovo” Impero della Repubblica del Sudafrica (RSA).
Il testo in verde è di Volkstaat.org.


Introduzione
Nelson MandelaWebster definisce una leggenda come “la storia di un personaggio in generale meraviglioso, raccontato come un santo”. C'è una base storica, ma spesso è imbottita e contaminata dalla fantasia. Nel caso di Mandela, quando i fatti sono osservati realisticamente e oggettivamente, qualsiasi persona di buon senso non vede più un santo, ma un'esplosione di fantasia che ha qualcosa di soprannaturale. Diventerà chiaro che una falsa immagine del cosiddetto caro Madiba è stata presentata al mondo. Egli non è affatto l'amante della pace, caro papà che si crede, ma solo un tiranno. Non ha trascorso 27 anni in prigione senza motivo, come continuamente si sostiene. Un esempio di racconti non veritieri è del London Independent del maggio 1993: “Nelson Mandela è un uomo nobile … imprigionato per 27 anni per la sua dedizione alla causa della maggioranza nera in Sudafrica”. E' difficile stabilire quanto abbia influito l'ingenuità di certi giornalisti pappagalli, e quanto abbia influito la propaganda capitalista e comunista, nel costruire quest'immagine del tutto errata. [E' errato anche parlare di “maggioranza nera”, che è un concetto assolutamente razzista anti-nazionale, giacché ogni volk (bianco o nero che sia) è indipendente dall'altro. Così com'è imperialista sostenere l'idea di “Sudafrica” Stato unitario, intendendo il vasto Impero costituito dal capitalismo internazionale dopo aver conquistato le Repubbliche boere.] La verità è che non venne imprigionato a Robben Island senza ragione – e non perché era un semplice oppositore dell'apartheid. Venne incarcerato per aver pianificato di rovesciare lo Stato causando, in tale processo, la morte violenta di migliaia di persone innocenti (neri compresi) – un crimine che prevedeva la pena di morte, per cui deve considerarsi fortunato che il cosiddetto regime dell'apartheid non l'abbia applicata. Nella sua autobiografia Lungo cammino verso la libertà, ha ammesso tra l'altro di aver dato l'ordine per la bomba di Church Street […], durante gli anni '80, nella cui strage morirono 11 persone innocenti e ne vennero ferite molte altre.

Nonostante questo è stato elevato ad icona, come “un uomo di riconciliazione”, come “essenzialmente moderato, un uomo di particolare discernimento, un coraggioso combattente per la libertà”. I suoi sostenitori internazionali sono arrivati a paragonarlo a Mosè e a George Washington. Ma il negro americano Jesse Jackson, che lo ha messo sullo stesso piano di Gesù Cristo li ha battuti tutti, arrivando fino alla blasfemia […]. E' importante ricordare che il governo imperiale del Sudafrica del dopo-1966 non provò praticamente mai a smascherare il vero Mandela, mostrando il suo coinvolgimento nella cospirazione di Rivonia o i suoi stretti legami con il SAKP (Suid Afrikaanse Kommunistiese Party. Partito Comunista del Sudafrica), e i veri obbiettivi di tale alleanza.

Da sinistra a destra: Winnie Mandela, Nelson Mandela e Yossel Slovo
Da sinistra a destra: Winnie Mandela, Nelson Mandela e Yossel Slovo.
Questa enorme bandiera comunista era esposta durante le manifestazioni di massa dell'ANC. Leader comunisti come il giudeo Joe Slovo non erano presenti come semplici dignitari, tant'è che in seguito occuparono posti chiave nel governo imperiale dell'ANC.


Preistoria di Mandela
Rolihlahla Dalibungu (“Nelson” fu aggiunto in seguito) Mandela è nato il 18 luglio 1918 a Mvezo (secondo la biografia pubblicata dalla Nelson Mandela Foundation) o a Qunu (secondo Aida Parker), vicino Umtata nel Transkei, come membro della famiglia reale Thembu. La sua formazione iniziò presso la scuola della missione locale, e da lì venne mandato all'istituto di Clarkebury per la licenza elementare. Dopodiché andò alla High School metodista di Healdtown dove arrivò ad iscriversi all'università. Secondo la biografia della Mandela Foundation (a cui faremo riferimento come “Biografia”), entrò poi all'Università di Fort Hare (un ex forte britannico, trasformato in scuola dai missionari bianchi “cristiani”, prima istituzione universitaria africana aperta ai non-bianchi. Dal 1916 fu un'istituzione chiave dell'Impero dell'Africa del sud [creato dal capitalismo internazionale mediante la potenza militare britannica], per fornire un alto grado di istruzione ai neri africani). Mandela entrò all'Università di Fort Hare come studente di legge, ma venne espulso per aver preso parte ad un boicottaggio di protesta. Nel 1941 si trasferì a Johannesburg, come afferma lui stesso, per sfuggire ad un matrimonio combinato. Lì Walter Sisulu lo prese sotto la sua ala, ospitandolo presso la casa di sua madre, aiutandolo finanziariamente e incoraggiandolo ad entrare nell'African National Congress (ANC), cosa che lui fece nel 1943. Secondo la biografia Sisulu fece in modo che svolgesse il suo tirocinio presso lo studio legale di un giudeo, Lazar Sidelsky. Ottenne la sua laurea in legge all'UNISA (Università del Sudafrica) nel 1942 e poco dopo si iscrisse all'Università del Witwatersrand per la specializzazione ma la lasciò nel 1948 senza aver ottenuto la qualifica. La ottenne però alcuni anni dopo, e nell'agosto del 1952 avviò una pratica legale a Johannesburg.
Il sistema educativo dell'Impero dell'Africa del sud lo istruì, fino a farne un avvocato.

Nel 1944 diventò un membro fondatore, probabilmente con Sisulu e Oliver Tambo, dell'ANC Youth League (la Lega giovanile dell'ANC), che ben presto si trasformò in un'organizzazione combattente finalizzata a dare copertura a potenziali comunisti ed esercitare pressioni sull'ANC affinché decidesse di praticare più violenza. Cinque anni dopo questi tre avevano il controllo della Lega giovanile e praticamente, quindi, anche quello dell'ANC. Mandela venne eletto nel 1949 al Comitato Esecutivo Nazionale dell'ANC e diventò presidente della Lega giovanile l'anno seguente. Nel 1952 come volontario venne messo a capo della “Campagna di Sfida”, finalizzata a promuovere la disobbedienza civile tra gli oppositori dalle “politiche di apartheid” dell'Impero della RSA. Queste attività gli procurarono regolarmente dei problemi e venne condannato varie volte con sospensione della pena, tali sentenze ridussero la sua libertà di movimento. Successivamente, nel 1952, fu eletto presidente provinciale dell'ANC per il Transvaal e vice-presidente dell'ANC. Nel frattempo, il suo mecenate, Sisulu, era diventato il primo segretario generale a tempo pieno dell'ANC. Dopo i fatti di Sharpeville il 21 marzo 1960, l'organizzazione fu dichiarata illegale e andò in clandestinità. […] Da allora Mandela emerse come il principale promotore della violenza come opzione per rovesciare il governo dell'Impero del Sudafrica, un datto confermato da Bruno Mtolo, uno zulu attirato dal SAKP che poi si unì all'Umkhonto we Sizwe e fu attivamente coinvolto in atti di sabotaggio nel Natal, come riportato nel suo libro Umkonto we Sizwe THE ROAD TO THE LEFT […].

[…]

L'attuale immagine di “uomo di pace” non si addice all'uomo che nel 1961, con Joe Slovo, fondò l'Umkhonto we Sizwe (MK), l'ala militare dell'ANC, come strumento principale finalizzato a lanciare una rivoluzione comunista in […] Africa del sud.

Nello stesso anno Mandela diventò comandante in capo e, secondo Joe Slovo nel suo libro “South Africa – No Middle Road”, poco dopo partì per l'Africa e per l'Europa, per raccogliere sostegno per la lotta armata e attrezzature per l'addestramento dei quadri dell'ANC. Lui stesso fu addestrato militarmente in Algeria, nel 1962. Verso la fine dello stesso anno, grazie agli sforzi di Mandela, vi erano già centinaia di giovani dell'ANC che ricevevano addestramento rivoluzionario a Cuba, Algeria, Egitto, Etiopia, Corea del Nord, Russia, Cina, Germania dell'Est e Cecoslovacchia. Questi giovani vennero grossolanamente ingannati dai loro reclutatori, la maggior parte di loro non sapevano che sarebbero stati spediti ad addestrarsi militarmente, afferma Bruno Mtolo. Le reclute non erano motivate politicamente, ma da spirito d'avventura. La prospettiva di vedere il mondo e studiare oltreoceano erano le esche usate per attrarli. Anche la maggior parte dei genitori era all'oscuro che molti di loro non avrebbero più rivisto i propri figli (B. Motolo, pagg. 8, 9, 52 e 88).

Nello stesso anno Mandela venne arresto per attività clandestine e carcerato per cinque anni. Nel processo di Rivonia (1963-1964) venne trovato colpevole e condannato all'ergastolo.

Mandela si è sposato tre volte ed ha divorziato due volte. Il suo primo matrimonio era stato con Evelyn Mase (secondo la biografia) o Ntoko (secondo Aida Parker) dal quale nacquero quattro bambini. Dal suo secondo matrimonio con Winnie Madikizela nel giugno del 1958 nacquero due figlie. Il giorno del suo 80esimo compleanno, nel 1998, ha sposato Graca Machel, vedova di Samora Machel del Mozambico.


Elevato a simbolo della lotta dell'ANC
Stando a quanto si dice fu deciso nel 1976 di “personalizzare” la cosiddetta lotta, che si tradusse nel glorificare Mandela come simbolo della lotta e come martire. Perché proprio lui è difficile da stabilire, in quanto sia Walter Sisulu sia Govan Mbeki, anch'essi condannati e carcerati a Robben Island, erano suoi superiori a tutti gli effetti.

Bruno Mtolo ritiene che che si stata la sua forte personalità a farlo emergere sopra tutti gli altri leader, ma anche come il SAKP sia stato determinante per passare il timone della guida da Albert Luthuli a Mandela (B. Mtolo, pp. 39-40). Chiaramente Mtolo non aveva molto rispetto per gli altri capi, perché vivevano nell'abbondanza ed erano scarrozzati in giro nelle loro auto lussuose, mentre i soldati di truppa soffrivano la più grande miseria. Li accusa anche di disonestà e di aver raggirato i propri seguaci (B. Mtolo, pagg. 11, 57, 58, 65, 74, 87, 130 e 153).

Winnie MandelaSembrerebbe come se l'immagine di Winnie Mandela, per com'era presentata a quel tempo, abbia avuto a che fare con questo. Con i suoi soprannomi come “Madre della nazione” (Mama Wetu) – quale nazione? -, “Regina guerriera”, “Evita nera” e “La Madonna della sinistra” i media capitalisti-comunisti locali e internazionali le costruirono una grande reputazione quasi fosse una dea. Al contrario, Albertina Sisulu, moglie di Walter e cugina di Mandela, era descritta come piuttosto monotona. L'autore non sa se la moglie di Mbeki sia mai apparsa in pubblico.

Non è ugualmente chiaro dove abbia avuto origine l'idea di costruire tale immagine. Il dott. Igor Glagolev, che per anni fu determinante affinché i movimenti terroristi dell'Africa meridionale ottenessero aiuti sovietici ma che successivamente passò all'Ovest, afferma che il Politburo russo (URSS) decise verso la fine del 1950 di avviare una campagna per prendere il controllo del Sudafrica. Questa di per sé non è certo una novità, visto che già il Congresso dell'Internazionale Comunista del 1928 istruì il Partito Comunista del Sudafrica (SAKP) di prestare particolare attenzione all'ANC, al fine di convertire l'organizzazione in un […] movimento rivoluzionario per rovesciare l'amministrazione bianca e instaurare un regime comunista filo-sovietico. Yusuf Dadoo, l'allora segretario del SAKP, svolse un ruolo importante in questi piani, avendo avuto dal 1950 il controllo non solo del SAKP ma anche dell'ANC. L'URSS sosteneva anche le guerre civili in Angola e Mozambico come il terrorismo nel resto dell'Africa del sud.

[…] Furono invece i paesi occidentali come Inghilterra, America e i paesi scandinavi che finanziarono i movimenti terroristi in Africa del sud negli ultimi anni. Parteciparono anche attivamente con la rete comunista internazionale nel costruire l'immagine di Mandela, facendovi riferimento come l'uomo che avrebbe salvato (l'Impero del) Sudafrica  - la venuta del Messia Nero […]. Il supporto attivo dei poteri occidentali all'ANC fece si che, in tutto il mondo, non vi fosse praticamente alcuna critica alla campagna di violenze dell'ANC. Quanto profondamente l'occidente fosse coinvolto è confermato dal fatto che la sede dell'ANC non era in un paese comunista, ma a Londra […].

Un bambino vittima di un omicidio con “collana”

Questo bambino è stato vittima di un omicidio con “collana”. Si prende un pneumatico, un po' di benzina, del fil di ferro per immobilizzare la vittima – e un fiammifero. L'unico contributo dell'ANC alla guerriglia moderna.

Winnie Mandela

“Con le nostre scatole di fiammiferi e le nostre collane libereremo questo paese” - Winnie Mandela.
“Libereremo questo paese” è da intendersi con il creare un impero capitalista-comunista su tutta l'Africa del sud.


Rivonia: una [...] cospirazione per rovesciare il governo dell'Impero del Sudafrica e instaurare un impero comunista su tutta l'Africa del sud
[…] Nel 1960 l'ANC venne dichiarata illegale e andò in clandestinità. Quando si seppe che l'Impero del Sudafrica sarebbe diventato una repubblica imperiale, l'ANC convocò la All African Conference dove venne deciso di insistere sulla creazione di un'assemblea […] imperiale, che rappresentasse tutti i gli abitanti dell'Africa del sud, senza distinzioni nazionali (ovvero: niente libertà per le nazioni dell'Africa del sud). Se negata, sarebbe stato proclamato uno sciopero in tutta l'Africa del sud. Questo si svolse nel maggio del 1961; i rivoltosi avevano ritenuto che lo scioperò averebbe dato inizio alla rivoluzione comunista in […] Africa del sud, (Mtolo, pag. 13), ma questo fu soppresso dal governo dell'Impero della RSA. L'ANC allora decise di continuare la sua protesta ma con metodi violenti e per questa ragione venne fondato lo MK (Lancia della Nazione [ma quale nazione?]). Il 16 dicembre 1961 l'ANC pubblicò un manifesto, che venne esposto principalmente nelle are dei neri, nel quale spiegava dettagliatamente la sua strategia violenta contro le istituzioni governative della RSA a mezzo di atti di sabotaggio. Lo stesso giorno l'Africa del sud fu scossa da atti di sabotaggio, che aumentarono progressivamente negli anni a venire. Durante il 1963 vennero distribuiti opuscoli anche tra i bianchi. Molti dei primi atti di sabotaggio vennero pianificati e coordinati nell'appartamento di Johannesburg del giudeo Ronnie Kasrils […] con Nelson Mandela e Joe Slovo coinvolti attivamente.

All'inizio la Polizia imperiale del Sudafrica era a conoscenza dell'esistenza dello MK ma solo successivamente stabilì che tale organizzazione era responsabile degli atti di sabotaggio. Nonostante la polizia era riuscita ad arrestare molti degli insorti che avevano ricevuto addestramento militare fuori dal Sudafrica, spesso mentre cercavano di rientrare nel paese, non sapeva chi ne erano i capi. Nel frattempo l'ANC diventò più arrogante e dalla metà del 1962 iniziò a trasmettere le sue trasmissioni rivoluzionarie da Radio Freedom. La situazione cambiò una notte, quando un informatore fornì alle forze di sicurezza di Johannesburg dettagli precisi su dove si trovavano i capi dello MK. L'11 luglio 1963, in pieno giorno, 15 poliziotti comandati dal ten. Van Wyk fecero irruzione a Liliesleaf, la fattoria di 28 ettari del giudeo Arthur Goldreich a Rivonia, 16 km a nord di Johannesburg, e colsero di sorpresa un gruppo di comunisti composto da otto giudei, quattro neri e un indiano. Da quando Mandela era andato in carcere, Goldreich era diventato il cospiratore principale. Con lui e sua moglie Hazel, erano stati arrestati anche altri comunisti: Lionel Bernstein; l'avv. Bob Hepple; Dennis Goldberg; il consulente legale James Kantor e Harold Wolpe, suo cognato e socio; il dott. Fernstein; Govan Mbeki; Walter Sisulu; Raymond Mhlaba e Ahmed Kathrada. Goldreich, Wolpe e Hepple riuscirono ad abbandonare [...] l'Africa del sud. Il ruolo evidente dei giudei in questo complotto comunista appartiene ad un modello che è risultato evidente a partire dalla Rivoluzione russa del 1917. Il SAKP trasferì il suo quartier generale clandestino da Lilliesleaf a Londra.

Grazie ad ulteriori informazioni, poche settimane dopo la polizia dell'impero della RSA fu in grado di piombare su un'altra fattoria, Travallyn, a 14 km da Lilliesleaf. Tale fattoria si rivelò non solo un secondo rifugio, ma anche una fabbrica di armi. Un terzo nascondiglio fu scoperto a Mountain View, Pretoria.

Queste incursioni portarono alla luce molti documenti incriminanti, tra cui quello più importante che descriveva l'Operazione Mayibuye (“ritorno”) nel dettaglio – il piano generale per sovvertire il governo dell'Impero del Sudafrica. I documenti fornivano ampia testimonianza che Mandela era il capo cospiratore. Vennero trovati alcuni diari di Mandela, contenenti prove delle sue attività sovversive, del suo coinvolgimento in atti di sabotaggio, delle sue visite e discussioni con leader africani, della sua partecipazione ad incontri dell'Organisation of African Unity ad Addis Abeba e del suo discorso in cui implorava che tali Stati partecipassero alla sua lotta contro […] l'Impero del Sudafrica. Inoltre venne rinvenuta una grande quantità di attrezzature da impiegare per il lancio dell'Operazione Mayibuye.

Gli accusati comparvero in tribunale il 9 ottobre 1963 e ancora il 29 ottobre e il 25 novembre, ma a causa di cavilli legali il caso iniziò, veramente, solo il 3 dicembre 1963. Gli accusati erano Mandela, Sisulu, Goldberg, Mbeki, Bernstein, Hepple, Mhlaba, Kantor, Elias Motsoaledi e Andrew Mlangeni. Per salvarsi Hepple passò dalla parte dell'accusa ma scappò oltreoceano prima della sessione del 3 dicembre, mentre lui e la sua famiglia ricevevano ogni tipo di minacce. Anche Vernon Ezra, Julius First (figlio di Ruth, prima moglie di Slovo), Kasrils, Slovo, Oliver Tambo (primo presidente dell'ANC) e Strachan, lasciarono [...] l'Africa del sud prima di poter essere accusati.

Gli imputati ricevettero varie accuse per sabotaggio, tra cui l'aver compiuto atti di sabotaggio, l'aver commesso atti illegali, l'aver persuaso persone ad addestrarsi alla guerra, l'aver prodotto e utilizzato esplosivi allo scopo di commettere violenza e provocare distruzione (complessivamente vennero elencati 153 atti di violenza) e cospirato per intraprendere una guerra di guerriglia con l'aiuto di eserciti stranieri. I piani comprendevano la produzione di 48.000 mine antiuomo e di 210.000 bombe a mano, una grande quantità di candelotti, bombe incendiare e bombe molotov. Secondo J.P.J. Coetzer (Segretario alla Giustizia dell'Impero della RSA nel 1974-1979 e Direttore Generale di Giustizia nel 1979-1984) gli accusati dovevano acquistare ulteriori 1.500 inneschi per bombe ad orologeria, 144 tonnellate di nitrato d'ammonio, 26,6 tonnellate di polvere d'allumino e 15 tonnellate di polvere nera per lanciare la loro rivoluzione comunista (Coetzer, pag. 127 come anche HD Stadler: The Other Side of the Story). Queste quantità sarebbero state sufficienti per distruggere una città delle dimensioni di Johannesburg, e dovevano essere piazzate senza scrupoli; mimetizzate nei pacchetti più innocenti, come cassette di frutta, barattoli di caffè e di marmellata, e dislocati in posti molto semplici, come marciapiedi e ingressi di giardini, al fine di produrre il numero massimo di morti, di mutilati, e causare la massima distruzione.

Il dott. Percy Yutar (un giudeo) rappresentò l'accusa […] dell'Impero, mentre il giudice Quartus de Wet, presidente dei giudici per il Transvaal, presiedé la seduta. Gli accusati vennero rappresentati dagli avvocati A (Braam) Fischer, e VC Berrange, entrambi comunisti, A Chaskalson, G Bizos e JF Coaker (per Kantor). JJ Joffe (un giudeo) fu il consulente legale. Anche se […] l'Impero identificò 270 testimoni, fu necessario convocarne soltanto 173, giacché la prova documentale era schiacciante e perché gli imputati non contestarono mai l'autenticità dei documenti presentati, né i loro obbiettivi rivoluzionari. Tra i documenti vi erano 10 fogli manoscritti di Mandela, che spiegavano le basi della guerra, trattando la guerra di guerriglia cinese, operazioni militari segrete israeliane-filippine, e come località del Witwatersrand dovessero essere divise in quattro gruppi. Ulteriori divisioni in zone dovevano facilitare la formazione di cellule clandestine.

Uno schema allarmante venne fuori durante l'udienza. L'Operazione Mayibuye era senza dubbio un piano generale per la guerra su larga scala ed era chiaro che i suoi ideatori erano esperti in guerre rivoluzionarie. Molto probabilmente il piano era stato ideato in qualche paese comunista come Russia, Cina rossa, Cuba o Algeria, che già aveva avuto una storia di rivoluzione. Sia Mandela sia Goldreich erano visitatori regolari di questi paesi, dove molti coscritti dell'ANC erano addestrati nella produzione e nell'utilizzo di strumenti di distruzione. Per esempio, Goldreich, l'autore dell'Operazione Mayibuye, era stato addestrato sugli esplosivi in Russia, Cina e Germania, e molti altri dei suoi complici erano stati addestrati all'utilizzo di varie armi, nella lettura di mappe e bussola, in comunicazioni radio, metodi di segnalazione e realizzazione di imboscate.

Nella strategia dettagliata tutti gli aspetti rilevanti quali la pianificazione logistica e i trasporti erano completamente affrontati. Gli attacchi si sarebbero svolti principalmente in aree rurali e a tale fine […] l'Impero della RSA era stato diviso in quattro regioni. Ogni regione sarebbe stata invasa da una forza di guerriglia che avrebbe dovuto essere autosufficiente per circa un mese. All'arrivo gli uomini si sarebbero divisi in tre gruppi più piccoli di 10 uomini ciascuno e quindi, con l'inganno e l'intimidazione, avrebbero dovuto plagiare i locali fino ad incamerarli tra le proprie fila. Venne anche alla luce come l'ANC ingannava grossolanamente i suoi membri ordinari, giacché le ultime direttive erano state emesse direttamente dal SAKP. Mandela stesso in uno dei suoi fogli dichiarava che […] l'Impero della RSA sarebbe stato una terra di latte e miele sotto un regime comunista […].

I quadri locali dovevano continuare le loro attività clandestine, mentre una forza esterna di 7.000 uomini sarebbe stata equipaggiata e tenuta pronta in attesa di invadere […] l'Impero della RSA. Sarebbe stato nominato un governo ad interim, il quale avrebbe potuto contare sul supporto dei sindacati internazionali al fine di isolare la Repubblica del Sudafrica (Impero della RSA). Il comando supremo dell'Operazione Mayibuye (Mandela, Slovo e Joe Modise) era convinto che se il piano si fosse completato con un successo in sei mesi, sarebbero seguiti un'ondata di omicidi e una carneficina su larga scala, il che gli avrebbe permesso di raggiungere il loro obbietto. Un obbiettivo che non era la liberazione dei volk tenuti prigionieri nell'Impero della RSA, ma l'instaurazione di un Impero comunista (fedele al capitalismo internazionale) su tutta l'Africa del sud.

Le organizzazioni che cooperarono alla progettazione di questo diabolico piano erano parte della Congress Alliance e comprendevano l'ANC, il SAKP, il Congress of South African Trade Unions (COSATU), il Coloured People’s Congress e il Congress of Democrats.

La maggior parte dei testimoni rifiutò di testimoniare sotto giuramento, per evitare l'esame incrociato. Mandela, come accusato numero uno, aveva un discorso dattiloscritto di 60 pagine, che venne distribuito in anticipo attraverso i canali del [...] capitalismo-comunismo al fine di suscitare simpatia per l'accusato, e che egli stesso recitò drammaticamente alla fine del procedimento penale.

Durante un'intervista del 1990 Mandela rivelò che il discorso “Sono pronto a morire” non l'aveva scritto lui, ma tutti gli imputati, e molto probabilmente i loro rappresentanti legali avevano dato una mano, e che Anthony Sampson, ex editore della rivista Drum e buon amico dell'arcivescovo Trevor Huddleston, su richiesta di Braam Fischer, era il responsabile dell'edizione finale.

Il 4 marzo 1964 [...] l'Impero della RSA terminò le tesi dell'accusa e la corte si fermò per un mese per dare tempo alla difesa di preparare il caso. L'11 giugno 1964, esattamente 11 mesi dopo il raid a Lilliesleaf, il giudice De Wet annunciò il suo verdetto in tre minuti netti. Le motivazioni, rilasciate successivamente, si sviluppavano in 72 pagine. Solo Bernstein fu trovato non colpevole ma fu arrestato nuovamente appena lasciato il tribunale, per violazione del Suppression of Communism Act. Anche l'editore del Rand Daily Mail, fiero oppositore del sistema dell'Apartheid dell'Impero della RSA, dovette concordare che “le sentenze pronunciate dal giudice De Wet ieri alla conclusione del processo di Rivonia sono sagge e giuste”.

Questo non concluse le indagini di polizia. Entro un mese dalla fine del processo in più di 100 case vennero arrestate altre 40 persone, di cui 30 erano “bianche” (con riferimento al colore della pelle) e tra di loro molti erano giudei.

Anche se questo era un classico caso di tradimento punibile secondo la legge imperiale di quel tempo con la morte, il mondo intero rimase sorpreso quando il dott. Yutar annunciò all'inizio del processo che lo Stato aveva deciso di presentare accuse solo per sabotaggio. [...] Anche il giudice De Wet dichiarò che nonostante gli accusati fossero colpevoli di alto tradimento poteva emettere una sentenza solo per l'accusa di cospirazione, per cui il massimo della pena era il carcere a vita.

Il verdetto scatenò reazioni al vetriolo a livello mondiale e persino l'ONU insistette che gli accusati sarebbero stati condannati solo perché si opponevano al sistema dell'Apartheid dell'Impero della RSA, ma Amnesty International dichiarò che Mandela non poteva proclamarsi prigioniero politico, dal momento che era stato trovato colpevole di sabotaggi e violenze. Il governo dell'Impero del Sudafrica non cedette a nessuna delle pressioni e il dott. HF Verwoerd criticò aspramente il mondo per le sue politiche di due pesi e due misure, utilizzando diversi esempi per supportare tale tesi. Fece allora una dichiarazione profetica: “Quando loro dicono che  sono contenti che Mandela non è stato condannato a morte e che così forse, come Kenyatta [il capo dei Mau-Mau del Kenia] potrà diventare lui il capo [dell'Impero] – allora io dico: Dio non voglia”. (La principale fonte di informazioni riguardo il complotto di Rivonia è il libro di Lauritz Strydom Rivonia – Masker Af!)

Bomba di Church Street, 20 maggio 1983

Strage di Church Street – Nelson Mandela creò il gruppo terroristico chiamato “Umkhonto we Sizwe” (con acronimo MK). Lo MK uccise molte più persone nere che bianche, e molti più civili che poliziotti e militari, come con la bomba di Church Street a cui fa riferimento la foto sopra.


Mandela e il comunismo
Durante i colloqui tenuti da Mandela con leader africani agli inizi degli anni sessanta, al fine di convincerli a collaborare alla creazione di un esercito straniero che invadesse […] l'Africa del sud, lui li indusse a credere che i ribelli contro il governo dell'Impero del Sudafrica non erano comunisti. Fece questo perché tali capi di stato erano preparati a dare assistenza solo se i ribelli non erano comunisti. Disse anche ai suoi seguaci che tali leader, a causa del loro retaggio politico ed economico, non comprendevano realmente il marxismo (di Moses Levi Mordecai, giudeo nato in Germania; più noto come “Karl Marx” o “Carlo Marx”). “Lui ci mise in guardia affinché non lasciassimo che gli altri stati africani capissero che noi eravamo comunisti … .” (B. Mtolo, p. 38)

Uno dei documenti, da lui scritti di suo pugno, consegnato come prova nel processo si intitolava Come essere un Buon Comunista, nel quale egli stesso affermava categoricamente che la transizione dal capitalismo al […] comunismo non poteva realizzarsi con i lenti metodi proposti dai liberali, ma solo con la rivoluzione. In realtà il comunismo è l'avversario politicamente corretto che il capitalismo internazionale propone per sé stesso; in quanto ha la sua stessa origine e le sue stesse finalità.
Mandela
sosteneva inoltre che studiare la filosofia marxista è necessario al fine di controllare fermamente l'azione popolare rivoluzionaria (lotta) e continuava: “Il movimento comunista deve ancora affrontare potenti nemici che devono essere completamente schiacciati e cancellati dalla faccia della terra prima che un mondo comunista possa realizzarsi.” Questo punto di vista fu successivamente avallato da ogni comunista locale. Non sorprende quindi che Mosca assegnò a Mandela il Premio Lenin per la Pace nell'aprile 1990 (Vladimir Shubin: ANC – A View from Moscow, pag. 378). Durante gli anni della cosiddetta “lotta” Shubin, un comunista di primo piano, fu un importante collegamento tra l'ANC/SAKP e il Cremlino. Sul risvolto di copertina del suo libro si legge: “Quello che è innegabile, e che diventa subito evidente attraverso la narrazione di questo libro riccamente documentato, è che l'URSS vantava un grande credito nei confronti dell'ANC, per l'aiuto fornito così altruisticamente e senza esitazioni per così tanti anni” (Coetzer, pag. 331). Mandela confermò questa dichiarazione il 3 luglio 1991, quando alla delegazione sovietica disse: “Senza il vostro aiuto, noi oggi non saremmo dove siamo” (Coetzer, pag. 332).

Tuttavia, non tutti i membri dell'ANC furono colpiti positivamente dalle simpatie comuniste di Mandela. Gli anti-marxisti tra loro si “infuriarono per il modo in cui Mandela e gli altri capi dell'ANC avevano permesso che l'ex movimento nazionalista nero fosse controllato dal SAKP”. Quanto questi avevano ragione fu confermato in un articolo di Angela Davis, a capo del partito comunista degli USA, pubblicato nel dicembre del 1991 sull'organo ufficiale del Partito Comunista Americano. Lei citava Brian Dunning, un membro di lunga data del SAKP, che rivelava come ogni membro del SAKP fosse anche un membro dell'ANC.

Allo stesso modo il giovane e ambizioso leader dell'ANC e Segretario generale del National Union of Mineworkers, Cyril Ramaphosa, venne ai ferri corti con Walter Sisulu, in questo caso, relativamente alla futura leadership dell'ANC. Al consiglio di Lusaka tenutosi nel gennaio del 1990 dichiarò apertamente che molti altri avevano continuato la lotta mentre Mandela era in prigione e che “il sig. Mandela non può aspettarsi di essere al di sopra di quelli che hanno portato avanti la lotta”. Questo spiega perché Ramaphosa venne bloccato, sia da Mandela sia da Mbeki, e quindi mai considerato per la presidenza dell'ANC.

Mandela non ha mai fatto mistero degli stretti legami tra ANC e SAKP. Nel suo primo discorso dopo il rilascio del 1990 si riferì al suo amico e cognato, Joe Slovo, come “uno dei nostri migliori patrioti”. Il temine “patriota” è qui usato in modo assolutamente improprio. Joe Slovo – un giudeo comunista migrato dalla Lituania, storico leader del Partito Comunista del Sudafrica (SAKP) non difendeva la terra dei padri, così come non la difendeva Mandela. Entrambi miravano a costruire un impero comunista, che doveva negare il diritto alla patria ad ogni volk dell'Africa del sud.
A parte i suoi co-cospiratori a Rivonia e co-detenuti a Robben Island la preferenza di Mandela per i comunisti si mostrò chiaramente nel suo gabinetto e altri appuntamenti dopo il 10 maggio 1994. Steve Tshwete, Joel Netshitendze, Sidney Mufamadi, Valli Moosa, Trevor Manuel, Alfred Nzo, Cheril Carolus, John Nkadimeng e Tito Mboweni, secondo il notiziario di Aida Parker erano tutti comunisti. Chris Hani dichiarò che Mandela non aveva mai preso decisioni per conto suo, ma si era sempre consultato prima con i suoi confidenti, per essere sicuro di avere il supporto della maggioranza dei suoi compagni. Hani si espresse così nell'International Express del 4-10 febbraio 1993: “Per quanto l'Occidente possa ammirarlo e onorarlo come individuo coraggioso, Mandela ha debiti da pagare e forze da placare”.


Mandela non ha mai condannato la violenza
Mandela finge di essere un sostenitore della pace, che non ha pensieri di vendetta verso i suoi avversari, ma la realtà smentisce questa immagine. A parte i comunisti e […] razzisti anti-bianchi che, grazie ai suoi sforzi, sono stati collocati in posizioni di rilevo nel “nuovo” Impero dell'Africa del sud (“nuovo” Impero della RSA), l'aver promosso Peter Mokaba (celebre per Uccidi il boero, uccidi l'agricoltore) a vice-ministro dimostra inequivocabilmente il suo odio per i bianchi, e i boeri in particolare. Allo stesso modo, la nomina della cosiddetta Commissione per la Verità e la Riconciliazione, piena zeppa di oppositori del precedente governo imperiale, dimostra il suo atteggiamento verso […] i bianchi. Non è arrivata né verità né riconciliazione da questo circo presieduto da Desmond Tutu al solo scopo di umiliare […] i bianchi e riscrivere la storia.
Il tribunale dei nuovi imperatori era illegittimo, com'era illegittimo l'Impero di cui avevano preso il controllo.

E' chiaro che questa sua “pace” viene dalla canna di un AK47 [...]. Aida Parker dice che “raramente se non mai, compassione o sentimenti per le condizioni umane hanno avuto un peso nelle sue azioni”. Già nel 1961 Mandela dichiarò: “Io e alcuni miei colleghi siamo giunti alla conclusione che la violenza in questo paese è inevitabile, per cui sarebbe sbagliato e non realistico per leader africani continuare a predicare pace e non-violenza nel momento in cui il governo contrasta le nostre richieste pacifiche con la forza.” Anche questa dichiarazione riguardo l'azione del governo imperiale non era vera. Si possono trattare terroristi, sabotatori e sovversivi, con i guanti bianchi? Qualsiasi governo avrebbe fatto lo stesso.

Molte dichiarazioni simili rilasciate da Mandela portarono milioni di giovani neri a ritenere che gli ideali di ANC/SAKP sarebbero stati raggiunti solo con la violenza. Al fine di mobilitarli Mandela stesso gli disse che se volevano armi, dovevano entrare nello MK. Questo invito alla violenza fu un lasciapassare per l'anarchia, e Mandela dovrebbe assumersi piena responsabilità per la violenza che scoppiò in […] Africa del sud, e che continua ancor oggi. L'entità di questa carneficina è illustrata da queste statistiche relative a cinque anni, dal settembre 1984 all'agosto 1989: 1.700 scuole, 7.187 case di neri sospettati di non essere membri dell'ANC, 10.318 autobus, 152 treni, 12.188 veicoli privati, 1.256 negozi e fabbriche, 60 uffici postali, 47 chiese e 30 cliniche, distrutti. Durante lo stesso periodo, 300 neri vennero uccisi, molti dei quali col metodo barbaro delle “collane” [...].

Omicidi e caos non si sono più arrestati, e le ultime statistiche mostrano che 56 persone al giorno vengono ammazzate nel “nuovo” Impero del Sudafrica, per non parlare di stupri, rapine a mano armata, dirottamenti di automezzi e violazioni di domicilio. Due milioni di crimini vengono commessi annualmente e di questi meno della metà vengono risolti, perché molti poliziotti sono incompetenti e corrotti. [...]

Che la criminalità è molto diffusa venne riconosciuto già nel 2001 dall'allora Commissario della polizia imperiale, Jackie Selebi. Un giornale riferì che al momento erano attive 600 organizzazioni criminali in Sudafrica. Da allora le notizie ci raccontano regolarmente che la mafia siciliana e russa, come i signori della droga dalla Nigeria e non solo, stanno prosperando in Sudafrica, e come questo […] impero è diventato la Mecca della criminalità nel mondo. Questa è la meravigliosa eredità di Mandela e dell'ANC/SAKP. Nel frattempo bianchi e neri sono più poveri di prima, mentre una ristretta elite nera è diventata schifosamente ricca. E' uno stadio più avanzato di capitalismo-comunismo, con le grandi ricchezze dell'Africa del sud che sono rimaste nelle mani del capitalismo internazionale.

Dopo aver saputo che Mandela aveva ricevuto il premio Nobel per la pace, l'ANC pubblicò un dichiarazione secondo cui Mandela aveva sempre sostenuto generosamente il braccio armato dell'ANC finanziariamente, e che probabilmente gli avrebbe donato una parte considerevole dei suoi 3,1 milioni di rand. Questo è l'uomo che, secondo i media internazionali, sarebbe un ardente promotore della pace!

Questo bambino è stato una vittima delle mine-antiuomo dell'ANC

Questo bambino è stato una vittima delle mine-antiuomo dell'ANC. L'importazione clandestina di mine-antiuomo fu una delle accuse che condussero Mandela in prigione.


Il Nasionale Party (NP) e Mandela
Mandela go home: Transkei. Pretoria, 1990Il 2 febbraio 1990 FW de Klerk tenne il suoi ormai famoso discorso del Venerdì Rosso nel quale annunciò che Mandela sarebbe stato rilasciato, nonostante […] in Africa del sud continuasse la violenza. E' interessante notare che mentre tante lacrime sono state versate per i 27 anni passati da Mandela in carcere, Aida Parker ha fatto notare che già nel 1976 John Vorster aveva proposto che fosse rilasciato, purché si stabilisse nel Transkei (dov'era nato) con suo cognato Kaiser Matanzima. Mandela rifiutò l'offerta – perché pensava sarebbe stato come accettare la politica delle homeland dello NPpolitica afrikaner bianca che prevedeva una certa autonomia o l'indipendenza per ogni volk dell'Africa del sud, ad eccezione dell'unico volk bianco, il volk boero.
Aida Parker rivela anche che, poco dopo, il marxista MPLA offrì di scambiare un Maggiore delle Forzeè [...] della RSA, che era stato catturato a Cabinda, in cambio del rilascio di Mandela. Mandela rifiutò ancora.

Nel marzo del 1982 Mandela venne trasferito alla prigione Pollsmoor di Città del Capo. Nel 1984 vi furono serie discussioni all'interno dello NP per liberarlo, ma il clima rivoluzionario che era giunto in Sudafrica non lo permetteva. Sembra che Mandela sapesse tutto di queste discussioni e che questo lo abbia incoraggiato a prendere l'iniziativa di scrivere a Kobie Coetzee, ministro di giustizia. Poco dove venne trasferito in una singola cella e le discussioni tra lui e Coetzee cominciarono nel 1986. E' stato riportato che il governo arrivò persino a trasferirlo segretamente nella lussuosa casa a tre camere, fino ad allora occupata dal capo della prigione di  Pollsmoor, e che gli fornì tutti i mezzi necessari per comunicare con l'ANC in esilio. Anche uno chef venne messo a suo servizio, per cucinargli tutto ciò che desiderava. Durante il dicembre del 1988 venne trasferito alla prigione Victor Verster, vicino Paarl. Chris Hani, un comunista incallito e comandante dello MK che, come Mao Tse Tsung, credeva che il potere venisse dalla canna di una pistola, rivelò, durante gli anni  appena precedenti la capitolazione di De Klerk, che aveva libero accesso a Mandela e gli bastava alzare il telefono per prendere un'appuntamento, quando ne aveva voglia.

Anche PW Botha - Primo Ministro dell'Impero della RSA dal 1978 al 1984, e Presidente dal 1984 al 1989; predecessore di FW de Klerk e fedele servitore degli interessi USA in Africa - aveva desiderato liberale Mandela, tant'è che lo invitò a Tuynhuis il 5 luglio 1989 per dei colloqui. Botha era pronto a rilasciarlo dal momento in cui avesse condannato la violenza. Anche se Mandela disse che avrebbe voluto contribuire a creare un clima di pace, era difficile credergli, anche perché ciò era in contrasto con il suo carattere rivoluzionario e i suoi piani. Avrebbe significato anche ripudiare l'opzione della violenza dell'ANC, che aveva portato alla fondazione dello MK. Mandela non condannò mai la violenza, anche se De Klerk lo liberò l'11 febbraio 1990, e contemporaneamente riammise alla legalità organizzazioni come l'ANC e il SAKP. In ritardo, nel dicembre del 2010, De Klerk ha ammesso in un articolo pubblicato su un quotidiano locale che Mandela è stato disonesto durante il processo di [...] transizione (dal “vecchio” al “nuovo” Impero della RSA), e che non aveva mai rinunciato alla violenza. Nonostante quest'ammissione, l'articolo di De Klerk ha comunque presentato Mandela come un eroe. (Beeld, 27 dicembre 2010, FW De Klerk: Mandela tóé nie opreg oor geweld).

Durante una visita negli Stati Uniti, su invito del Partito comunista di quel paese, Hani predisse che l'Impero del Sudafrica avrebbe avuto un governo comunista. E' impensabile che il governo dell'Impero del Sudafrica non ne abbia avuto notizia. Eppure De Klerk era così ansioso di negoziare con quest'organizzazione terrorista, che non voleva che i bianchi fossero informati sulla vera natura dell'ANC, né su dichiarazioni simili di Hani e di altri radicali nell'ANC/SAKP. Così lo NP fece tutto quello che era in suo potere per presentare un'immagine moderata dell'ANC agli elettori. Anche i Servizi di Intelligence ricevettero ordini di non investigare e di non rivelare qualsiasi attività dell'ANC che potesse comprometterne l'immagine. Quando il bollettino di Aida Parker volle pubblicare gli orribili dettagli degli infernali campi dell'ANC, proprio loro cercarono di impedirglielo, fortunatamente senza successo. Ovviamente lo NP fece passare sotto silenzio, anche i dettagli dei piani rivoluzionari previsti dall'Operazione Mayibuye che erano emersi durante il processo di Rivonia.

Noi stiamo ancora beneficiando dei risultati di questa politica di resa. Non solo l'Africa del sud è stata distrutta, passando da essere un paese del primo ad uno del terzo mondo, ma il processo prosegue senza sosta. Adesso sembra che regni l'anarchia causata da scioperi e proteste violente contro i livelli troppo bassi dei servizi (messi in atto per lo più da persone che non pagano neppure questi servizi!) ma è una cortina fumogena, mentre ci stiamo dirigendo verso la seconda rivoluzione, come pianificato da ANC/SAKP. [...]

Anche osservatori stranieri hanno sottolineato come il regime imperiale dell'ANC è corrotto e incompetente. Poco dopo la presa del potere da parte dell'ANC, lo storico britannico Paul Johnson espresse il suo punto di vista in Spectator del febbraio 1995: “Il Sudafrica è un paese [Impero. Ndr] afflitto da criminalità e corruzione, con le norme che cadono a pezzi e la popolazione destinata alla povertà”. [...] Mandela aveva promesso una terra di latte miele, ma invece non è arrivato nulla. Come può un terrorista, che ha lottato per creare un Impero comunista, essere considerato un eroe?

Collana della morte


Conclusione
Dal 1994 non solo il degrado è aumentato a tutti i livelli, ma 30.000 [altre fonti dicono più di 40.000] bianchi sono stati ammazzati, spesso nei modi più orribili. L'omicidio di Eugene Terre'Blanche […] avvenuto recentemente (aprile 2010) ne è un buon esempio. La politica di “azione affermativa” è la discriminazione razziale più inumana contro i bianchi. Il fatto che così tanti [...] bianchi, prevalentemente boeri, abbiano perso il loro lavoro, e non possano per legge trovare un nuovo impiego, ha causato sofferenze indicibili, mentre il numero di milionari neri aumenta annualmente. E' stato stimato che il 10% […] dei bianchi di lingua afrikaans si sono ridotti a vivere in baracche abusive, con tutti i problemi che ciò comporta. La stragrande maggioranza di loro sono boeri. [...]

E' grottesco pensare che il 18 luglio è stato dedicato a Mandela a livello internazionale, com'è grottesco che il premio Nobel per la pace sia stato conferito a Mandela e De Klerk. Adesso può sembrare più chiaro quello che […] JHWH rivela nelle Sacre Scritture, che ci saranno tempi difficili per [...] i Suoi figli, tempi […] in cui il giusto sarà sbagliato e la menzogna sarà considerata verità.

 
4. La Repubblica di Natalia PDF Stampa E-mail

Libro: Boerestaat, di Robert van Tonder
Prima edizione inglese [1977]

Sommario

Capitolo 4

La Repubblica di Natalia

Nel 1837 Retief e i suoi seguaci emigrarono nel Natal e negoziarono con il capo supremo degli zulu, in merito all'acquisto di terreni. Dingane gli assegnò l'area tra i fiumi Tugela e Umzimvubu, a condizione che questi gli recuperassero varie migliaia di capi di bestiame, rubati da un altro capo nero di nome Sekonyela. Retief riuscì nell'impresa e il terreno [...] fu concesso loro.

Dingane, incitato dal reverendo Robert Owen, di stanza a Umgungundlhovu, e dal capitano Gardiner, il Commissario britannico di Port Natal, che lo minacciava politicamente, violò l'accordo uccidendo Retief e il suo gruppo di 65 uomini e 5 ragazzi, durante una “festa in loro onore”. Dopodiché mandò il suo esercito per assassinare i boeri ovunque li avessero trovati. I boeri si raggrupparono sotto Andries Pretorius e incontrarono gli zulu alla grande battaglia del Fiume di Sangue, del 16 dicembre 1838.

Successivamente, noi boeri, anche se avremmo potuto prendere tutta la terra di Dingane per il riconosciuto diritto di conquista, ci stabilimmo solo sulla terra che era stata acquisita con l'accordo tra Retief e Dingane. Nel 1840 fondammo la Repubblica di Natalia con Pieter Maritzburg come capitale. Giacimenti di carbone vennero scoperti poco dopo e scavati. George Napier, il governatore britannico della Colonia del Capo, venne informato di questo e nel gennaio del 1842 Sir George Napier rilasciò una dichiarazione relativa all'annessione del Natal. Gli replicò, a nome del Consiglio del Volk, JN Boshoff, che più tardi diventò presidente della Repubblica dello Stato Libero di Orange, riassumendo come segue le ragioni che portavano all'emigrazione:

“Per citare alcuni esempi: chi fu colui che ci impose di praticare la schiavitù nonostante i pessimi risultati? Chi fu che ci assicurò i nostri diritti di proprietà in tal senso? Non fu lo stesso Governo che poi ci spogliò dello stesso, in modo tale che non sapemmo neppure quale sarebbe stata la procedura migliore e più idonea? Chi ci promise un risarcimento integrale per i nostri schiavi? Non fu lo stesso Governo che ci derubò dei due terzi del valore effettivo e quindi ci espose ai concessionari affamati di profitto che si arricchirono a nostre spese? Chi fu che ci impiegò, senza stipendio e a nostre spese, per proteggere i confini della Colonia contro i cafri [neri. Ndr] ostili, bellicosi e rapaci? Non fu lo stesso Governo che poi ci negò il diritto a qualsiasi rimborso, con la falsa asserzione che noi stessi avevamo provocato la vendetta dei cafri derubandoli? Chi ci privò del miglior Governatore che mai avevamo avuto, solo perché egli, come uomo con una coscienza, difese i bistrattati coloni del Capo e, punendo i loro distruttivi nemici, cercò d'assicurargli l'essenziale sicurezza e protezione? Chi ci gravò di speculatori politici, mandati ad imporci accordi di confine che ci esponevano continuamente ad essere derubati e minacciati impunemente dai cafri, e da costi troppo alti, per essere recuperati dai contadini già rovinati? Non fu il Governo che, aprendo il paese ai vagabondi senza fissa dimora, promosse uno stile di vita senza lavoro e selvaggio, dove tali persone prendevano il proprio sostentamento dal bestiame e da altre proprietà dei contadini già fin troppo penalizzati? Con tutto questo i contadini, bloccati senza lavoro, o se avevano lavoro, privati di qualsiasi autorità - cosa della quale i coloni continuano a lamentarsi - venivano privati di tutte le speranze, mentre le loro rimostranze e petizioni venivano ignorate e rimanevano senza risposta; erano così lasciati con un tragico futuro all'orizzonte.”

“Tutti questi problemi noi li riconduciamo ad una causa, vale a dire la mancanza di un governo rappresentativo che ci è stato negato dal potere esecutivo dello stesso volk che considera tale privilegio uno dei suoi più sacri diritti civili e per il quale ogni vero britannico darebbe la vita.”

Dal 1845 a noi boeri venne data la speranza di raggiungere un accordo ragionevole con i britannici e così la migrazione oltre i Berg [10] nel territorio di Potgieter – il Transvaal e lo Stato Libero [di Orange. Ndr] – ebbe luogo.


10. I Drakensberg

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